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  1. #1
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    Predefinito Perchè il listone conviene.

    Amici, sul sole 24 ore è uscita un'analisi che conferma i miei calcoli: la lista Uniti nell'Ulivo alle europee ha preso più dei singoli partiti alle provinciali, non molto, ma di più: lo 0,2%, pari a 33.000 voti.

    Interessante è vedere come sono ripartiti questi voti: al Nord (dove l'elettorato è più di opinione) il listone è vincente, specie in Lombardia, prende più di DS e Margherita messi insieme, molto di più.

    Al centro Italia le differenze sono minime.

    Il problema è al Sud: lì il listone ha perso rispetto ai partiti.

    Pero' noi sappiamo per esperienza che le novità attecchiscono prima al Nord e poi al Sud: è sempre stato così, da Tangentopoli al fenomeno Leghista all'ascesa di berlusconi al declino del pollismo, tutto è cominciato al Nord.

    All'Ulivo si tratta di lavorare per portare al sud l'entusiasmo per il cambiamento.





    Il Sole 24 Ore 19.12.04
    Verso il voto di primavera / Le scelte del Centro-sinistra

    Listone vincente se l'Ulivo ci crede

    Un sicuro «valore aggiunto» nelle Regioni del Nord
    Ma con una buona campagna l'iniziativa piacerebbe anche al Sud


    di ROBERTO D'ALIMONTE

    Continua l'incertezza sulla presentazione della lista Uniti nell'Ulivo alle prossime elezioni regionali. Le posizioni sono note. Da una parte ci sono la maggioranza dei Ds, la minoranza della Margherita, lo Sdi e i repubblicani europei che vorrebbero presentare la lista unitaria in tutte le Regioni o quanto meno nella grande maggioranza. In concreto, in tutte le Regioni del Nord e del Centro-nord e in alcune Regioni del Centro-sud e del Sud. Dall'altra parte ci sono la maggioranza della Margherita e la minoranza dei Ds che preferirebbero non presentare la lista unitaria affatto o presentarla solo nelle Regioni del Nord e del Centro-nord.

    Entrambi gli schieramenti hanno delle buone ragioni da far valere. Per gli «unitari» la lista non è solo uno strumento elettorale ma un progetto politico di medio-lungo periodo che punta a ristrutturare e semplificare l'area di Centro-sinistra attraverso la creazione di una forza politica capace di coagulare i consensi dell'elettorato riformista.

    Tra l'altro un primo passo importante in questa direzione è stato fatto a ottobre con la definizione da parte di un'apposito gruppo di lavoro, degli organi, delle regole e delle competenze di questo nuovo soggetto politico, denominato «Federazione dell'Ulivo». Si tratta di un vero e proprio statuto che nei prossimi mesi, salvo ripensamenti, dovrebbe essere approvato dagli organi dei partiti coinvolti.

    I «separatisti». quelli della Margherita. non mettono apertamente in discussione la validità di questo progetto ma ne mettono in luce i costi elettorali di breve periodo. Secondo loro, in molte Regioni - e, soprattutto. in quelle dal Lazio e Abruzzo in giù - la lista unitaria prenderebbe alle prossime regionali meno voti dei quattro partiti divisi, mettendo a repentaglio una possibile vittoria elettorale. Questo ragionamento non è infondato. Conce abbiamo dimostrato sulle pagine di questo giornale all'indomani delle elezioni dello scorso giugno, la lista unitaria ha certamente migliori possibilità di successo al Nord. Allora mettemmo a confronto i voti della lista unitaria alle europee con quelli dei quattro partiti alle provinciali. Venne fuori chiaramente che la lista unitaria ha preso più voti rispetto ai quattro partiti solo al Nord mentre nel resto del Paese è successo esattamente il contrario.

    Da un punto di vista strettamente elettorale questo è certamente un problema, soprattutto nelle Regìonì del Sud. Infatti, in Emilia, Toscana, Umbria e Marche la lista unitaria non è andata bene alle europee ma qui la vittoria alle prossime regionali non è in discussione in ogni caso. Al Sud, invece, non hanno torto Marini e Rutelli a dire che pochi voti potrebbero fare la differenza tra vittoria e sconfitta. Ma a questa conclusione si possono muovere due obiezioni di fondo. La prima è di carattere partigiano. Perché i Ds dovrebbero accettare una strategia elettorale che lì vedrebbe uniti alla Margherita nelle Regioni dove sono forti e separati nelle Regioni a rischio? L'altra obiezione è più rilevante. Che credibilità ha un progetto politico che viene presentato a macchia di leopardo e a seconda delle convenienze del momento? Certo, vincere è importante, ma è anche vero che sei partiti della lista non si presentano uniti a livello elettorale che senso ha fare una federazione?

    Da una parte si mette in moto un processo per crea re un nuovo soggetto politico con poteri autonomi dai partiti costituenti, dall'altra - nel momento cruciale della competizione elettorale - il nuovo soggetto sparisce per far posto nuovamente ai singoli partiti? Difficile che gli elettori possano capire. In questo modo si rischia di far naufragare nell'ambiguità una novità politica importante per il Centro-sinistra e per il paese. Con buona pace di chi crede ancora che l'Ulivo sia qualcosa di più di un semplice cartello elettorale. Molto meglio sarebbe, invece, investire politicamente su questo progetto per farne il perno della strategia del Centro-sinistra non solo alle regionali ma anche in vista delle politiche del 2006.

    Alla fine non è detto che una campagna elettorale ben orchestrata non riesca a creare anche al Sud un terreno più favorevole alla lista unitaria. Se veramente esiste la volontà di far crescere la federazione è un rischio che merita di correre.

    Ma forse il punto è proprio questo: esiste o no questa volontà? Gli elettori hanno diritto di sapere

  2. #2
    Sospeso/a
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    Predefinito

    I DS alle europee hanno avuto 13 eletti su 25 del listone, con i due terzi dei voti, non mi pare che ne abbiano beneficiato troppo.

    Chi ne ha beneficiato è stata la Margherita, che ha nascosto il calo di consensi che sicuramente avrebbe avuto se si fosse presentata da sola.

  3. #3
    Fedele alla Linea
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    Predefinito

    E' vero brunik, ma devi considerare che abitualmente l'elettorato dei Democratici di Sinistra è molto più identitario di quello della Margherita. Solitamente i DS ottengono una percentuale di preferenze molto bassa se paragonata a quella di DL-M., quindi aver ottenuto comunque la maggioranza degli eletti mi sembra un buon risultato.

    Mi interessa, anche se è stato sviscerato a lungo, il tema del listone, e mi interessa farlo alla luce di alcuni fatti nuovi.

    Se noi cominciamo una gara di rincorsa al centro, noi rischiamo di creare una “prateria” nella quale chi, come oggi fa Rifondazione Comunista, si propone di costruire magari un soggetto politico diverso e più ampio rischia di conquistare spazi che noi dobbiamo invece presidiare con la nostra identità.
    Una grande forza di sinistra, dunque, riformista, che sa fare della radicalità dei suoi obiettivi la sua identità.


    Questa è parte dell'intervento di Walter Veltroni al II congresso DS, a Pesaro, nell'autunno del 2001. L'appello lanciato dal mio sindaco pare, purtroppo, essere stato inascoltato, così come molte delle parole d'ordine di quel congresso.

    Fassino aveva parlato di Bad Godesberg dei DS, in cui (come l'SPD 50 anni prima) saremmo definitivamente approdati alla socialdemocrazia. Oggi apprendiamo da Rutelli che la socialdemocrazia è una sorte di lotta-di-classe edulcorata ed è tutta da buttare.

    Abbiamo deciso che l'approdo di una parte (culturalmente minoritaria) del centro-sinistra, è un partito che non ha eguali in Europa (dove i DS sono con i socialisti e la Margherita ha fondato l'eurogruppo democratico con un pezzo di Destra gollista franceese), quello riformista, inteso non come prassi politica inclusiva, ma come forma identitaria ( ) esclusiva, volta a tagliar fuori chi è troppo radicale.

    Abbiamo, soprattutto, aperto una prateria a sinistra, in cui sguazzano gli scarti del vecchio PCI (Diliberto, Berinotti, Pecoraro Scanio), spalleggiati da chi (legittimamente) non vuole rinunciare ad un partito moderno, riformista e di sinistra (non centro-sinistra).

    Cosa succede? Vendola batte Boccia, o meglio Vendola batte il Listone.

    Fassino dice che il riformismo vive nei Partiti Socialisti, ma non ci spiega perché vuole mettere in soffitta la rosa del PSE.
    Mussi (capocorrente della sinistra diessina) annuncia che la sinistra DS non farà parte di un futuro eventuale partito riformista.

    Così con la scusa di rendere più unita la coalizione procuriamo ulterori scissioni, proprio in quel partito fondamentale del centrosinistra, che con la sua organizzazione e con il suo radicamento territoriale regge la baracca della coalizione.

    Curioso, soprattutto pensando al fatto che il grido del popolo dell'Ulivo era "Unità...Unità", non "Unicità...Unicità"...

    Dici che il Listone conviene?
    Alle pur disastrose elezioni del 2001 ciò che si muoveva a sinistra dei DS si aggirava sull'8%.
    Dopo tre anni, alle europee, siamo arrivati quasi al 15%, grazie alla geniale operazione del Listone.

    Pensi sia più affidabile per vincere le elezioni, ma soprattutto per governare il paese, un asse DS - Margherita oppure un asse Listone - sinistra antagonista?

 

 

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