
Originariamente Scritto da
primahyadum
" Quando parliamo dell’ Advaita Vedanta, facciamo riferimento a tre stati dell’essere, più un quarto, Turya o l’Assoluto, che si situa al di là della manifestazione. Platone esprime la stessa idea quando tratta del mondo dell’Essere, che corrisponde esattamente allo stato di Ishwara [4] nell’ Advaita Vedanta. Platone parla dell’ “Uno-Uno”, che è al di là dell’Essere e che equivale al “Nirguna” dell’ Advaita Vedanta. Proprio come nelle due altre Tradizioni, l’albero Sephirotico della Kabbala comporta tre livelli differenti,più uno chiamato Ain Sof situato al di là della manifestazione.
Tutte le differenti branche della Tradizione portano esattamente alla stessa conclusione: esiste qualcosa al di là della manifestazione, e d’altra parte, solo l’Unità è. Si ritrova questa stessa nozione nella filosofia di Parmenide. Il suo insegnamento è molto sintetico perché non ci resta molto. Ma il poco che abbiamo conservato di lui si congiunge esattamente con i testi di Gaudapada o Shankara. Parmenide dice:” L’essere è e non diventa, perciò è Realtà assoluta”, “La manifestazione non è niente altro che apparenza. Essa appare all’orizzonte poi scompare”. E’ precisamente la stessa nozione che quella di Maya [5] nel Vedanta.
Uno stato di coscienza è totalmente impersonale. L’ego o “l’io” appare a partire dal momento in cui c’è identificazione per il gioco di riflesso della Coscienza nel corpo fisico che dice “io sono questo” Questo “io” dirà:” io sono il corpo” “io sono sentimento”. In Francia, voi avete Descartes con il suo famoso “penso dunque sono”, “dubito, dunque sono”. La Tradizione va in un senso diametralmente opposto a questo punto di vista, che cambia in “sono, dunque penso”. Questo a creato tante divisioni in Occidente, benché oltretutto Descartes sia stato credente. Se vi identificate con un veicolo, perdete la vostra identità. Proprio come nel mito di Narciso, dove Narciso, riflettendosi nell’acqua, vede la sua immagine e se ne innamora, cade nell’acqua e muore. In Occidente abbiamo dei simboli carichi di significato molto importanti dal punto di vista della realizzazione. Il racconto del figliol prodigo ha anch’esso un profondo significato tradizionale. Questo si allontana da suo padre, dunque l’Unità, va per il mondo, fa numerose esperienze, di cui molte negative, poi torna da suo padre, dunque all’Unità.
Il Vedanta dice: "Voi non siete questo, voi siete Quello”, “Tat tvam Asi, Quello voi siete”. Questo sembra molto semplice, ma disgraziatamente, è difficilissimo da realizzare, in quanto esiste un inconscio collettivo che attira costantemente al livello delle forme."
(Da un'intervista a Raphael di Anne e Darrel Newberg.)