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Discussione: Intervista a Raphael

  1. #1
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    Predefinito Intervista a Raphael

    Domanda (D): Può dirmi chi è lei?
    Raphael (R): Io sono te.
    (D): Può dirmi la sua età?
    (R): Non ho il concetto di tempo.
    (D): La Conoscenza Tradizionale le è stata impartita in India?
    (R): La Conoscenza non dipende dallo spazio e dal tempo.
    (D): Lei ritiene di essere un Illuminato?
    (R): L'ego ritiene di essere questo o quello, ma quando l'ego se ne è andato anche tutti i problemi di distinzione e di qualificazione sono finiti.
    (D): Generalmente i Guru affermano che i metodi da loro proposti siano i migliori e che la loro Conoscenza sia la sola a condurre alla
    trascendenza. Lei crede che i suoi metodi e la sua Conoscenza siano i migliori?
    (R): Non ho un ego che possa affermare qualcosa del genere.
    (D): Dunque, chi è Raphael?
    (R): Raphael è l'essenza della Dottrina.
    (D): Ma chi è la persona che sta di fronte a me?
    (R): Quello che vedi con i tuoi sensi è, di fatto, la Dottrina.
    (D): Che cos'è "La via del Fuoco"?
    (R): E' l'arte ti scoprire sé stessi.
    (D): Ma su cosa si fonda la "Via del Fuoco"?
    (R): Si fonda sulla Conoscenza Tradizionale.
    (D): E' lei che ha inventato questo tipo di Conoscenza?
    (R): La Conoscenza Tradizionale è la Realtà stessa.
    (D): Raphael ha avuto un Guru?
    (R): Certamente.
    (D): Può dirmi il nome del suo Guru?
    (R): Questo è il punto: nome e forma; questo è tutto quello che si desidera: spesso perdiamo di vista la realtà che è Brahman.
    (D): Senza qualcuno che mi guidi potrei perdermi. Vorrà essere la mia guida?
    (R): Tu hai già la tua guida. Che altra guida vuoi?
    (D): Spiace contraddirla, ma io non ho una guida.
    (R): Perché dici questo, se la tua infallibile guida è proprio dentro di te?
    (D): Può mostrarmi la via per trovare la mia guida interiore?
    (R): Tutto quello che devi fare è guardare dentro te stesso, interrogarti; devi soltanto diventare consapevole del fatto di essere tu l'Atman.
    (D): Ma perché non vuole aiutarmi a rimuovere la mia ignoranza? Certamente sarebbe molto più semplice per me.
    (R): Io sono già dentro di te; Raphael sei tu, Raphael è tutti noi. Chiedere qualcosa a Raphael è chiederla a sé stessi. Raphael è uno stato di
    coscienza.
    (D): Come posso evocare la Consapevolezza?
    (R): Potrei chiederti: come hai evocato l'ignoranza?
    (D): Raphael, mi aiuterà o non mi aiuterà nella mia sadhana? Vorrei una risposta precisa.
    (R): E' possibile che la tua stessa natura, la tua vera essenza rifiuti di rivelare sé stessa? Io non credo. Probabilmente è il tuo ego che non ha
    compreso e non sa come interrogarsi nel giusto modo.
    (D): Ma il mio ego è colmo di ignoranza, quale risposta risolutiva può darmi?
    (R): Ora siamo nella giusta direzione. L'ego è ignoranza, mentre il Sé è Conoscenza; dunque si deve ricercare il Sé. Il Sé è
    Essere-Intelligenza-Pienezza.
    (D): E come posso trovare il Sé? Come può vedere, stiamo tornando alla domanda originaria.
    (R): Morendo all'ignoranza. E come puoi morire all'ignoranza, se quella continua a chiacchierare e a mordersi la coda? Nessuna risposta
    corretta e chiara può arrivare da un ego ignorante. Se desideriamo restare fermi mentre stiamo camminando, cosa dobbiamo fare?
    (D): Dobbiamo fermarci, restare fermi, smettere di camminare.
    (R): Molto bene. Quindi, perché non smetti e resti fermo? Perché non riduci la tua mente al silenzio?
    ADVAITA. Maestro e Discepolo
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    Benvenuto Aristocle e grazie del contributo, è sempre un piacere leggere Raphael, consiglio a tutti la sua traduzione (con il commento) della Bhagavad Gita
    Ultima modifica di Zed; 16-11-09 alle 10:32
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    " Quando parliamo dell’ Advaita Vedanta, facciamo riferimento a tre stati dell’essere, più un quarto, Turya o l’Assoluto, che si situa al di là della manifestazione. Platone esprime la stessa idea quando tratta del mondo dell’Essere, che corrisponde esattamente allo stato di Ishwara [4] nell’ Advaita Vedanta. Platone parla dell’ “Uno-Uno”, che è al di là dell’Essere e che equivale al “Nirguna” dell’ Advaita Vedanta. Proprio come nelle due altre Tradizioni, l’albero Sephirotico della Kabbala comporta tre livelli differenti,più uno chiamato Ain Sof situato al di là della manifestazione.

    Tutte le differenti branche della Tradizione portano esattamente alla stessa conclusione: esiste qualcosa al di là della manifestazione, e d’altra parte, solo l’Unità è. Si ritrova questa stessa nozione nella filosofia di Parmenide. Il suo insegnamento è molto sintetico perché non ci resta molto. Ma il poco che abbiamo conservato di lui si congiunge esattamente con i testi di Gaudapada o Shankara. Parmenide dice:” L’essere è e non diventa, perciò è Realtà assoluta”, “La manifestazione non è niente altro che apparenza. Essa appare all’orizzonte poi scompare”. E’ precisamente la stessa nozione che quella di Maya [5] nel Vedanta.

    Uno stato di coscienza è totalmente impersonale. L’ego o “l’io” appare a partire dal momento in cui c’è identificazione per il gioco di riflesso della Coscienza nel corpo fisico che dice “io sono questo” Questo “io” dirà:” io sono il corpo” “io sono sentimento”. In Francia, voi avete Descartes con il suo famoso “penso dunque sono”, “dubito, dunque sono”. La Tradizione va in un senso diametralmente opposto a questo punto di vista, che cambia in “sono, dunque penso”. Questo a creato tante divisioni in Occidente, benché oltretutto Descartes sia stato credente. Se vi identificate con un veicolo, perdete la vostra identità. Proprio come nel mito di Narciso, dove Narciso, riflettendosi nell’acqua, vede la sua immagine e se ne innamora, cade nell’acqua e muore. In Occidente abbiamo dei simboli carichi di significato molto importanti dal punto di vista della realizzazione. Il racconto del figliol prodigo ha anch’esso un profondo significato tradizionale. Questo si allontana da suo padre, dunque l’Unità, va per il mondo, fa numerose esperienze, di cui molte negative, poi torna da suo padre, dunque all’Unità.

    Il Vedanta dice: "Voi non siete questo, voi siete Quello”, “Tat tvam Asi, Quello voi siete”. Questo sembra molto semplice, ma disgraziatamente, è difficilissimo da realizzare, in quanto esiste un inconscio collettivo che attira costantemente al livello delle forme."


    (Da un'intervista a Raphael di Anne e Darrel Newberg.)
    Ultima modifica di primahyadum; 16-11-09 alle 10:15
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    Qui trovate una parte del libro "Di là dal dubbio"sul Bardo Thötröl Post-mortem e Bardo Thötröl (Raphael)

  5. #5
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    " Quando parliamo dell’ Advaita Vedanta, facciamo riferimento a tre stati dell’essere, più un quarto, Turya o l’Assoluto, che si situa al di là della manifestazione. Platone esprime la stessa idea quando tratta del mondo dell’Essere, che corrisponde esattamente allo stato di Ishwara [4] nell’ Advaita Vedanta. Platone parla dell’ “Uno-Uno”, che è al di là dell’Essere e che equivale al “Nirguna” dell’ Advaita Vedanta. Proprio come nelle due altre Tradizioni, l’albero Sephirotico della Kabbala comporta tre livelli differenti,più uno chiamato Ain Sof situato al di là della manifestazione.

    Tutte le differenti branche della Tradizione portano esattamente alla stessa conclusione: esiste qualcosa al di là della manifestazione, e d’altra parte, solo l’Unità è. Si ritrova questa stessa nozione nella filosofia di Parmenide. Il suo insegnamento è molto sintetico perché non ci resta molto. Ma il poco che abbiamo conservato di lui si congiunge esattamente con i testi di Gaudapada o Shankara. Parmenide dice:” L’essere è e non diventa, perciò è Realtà assoluta”, “La manifestazione non è niente altro che apparenza. Essa appare all’orizzonte poi scompare”. E’ precisamente la stessa nozione che quella di Maya [5] nel Vedanta.

    Uno stato di coscienza è totalmente impersonale. L’ego o “l’io” appare a partire dal momento in cui c’è identificazione per il gioco di riflesso della Coscienza nel corpo fisico che dice “io sono questo” Questo “io” dirà:” io sono il corpo” “io sono sentimento”. In Francia, voi avete Descartes con il suo famoso “penso dunque sono”, “dubito, dunque sono”. La Tradizione va in un senso diametralmente opposto a questo punto di vista, che cambia in “sono, dunque penso”. Questo a creato tante divisioni in Occidente, benché oltretutto Descartes sia stato credente. Se vi identificate con un veicolo, perdete la vostra identità. Proprio come nel mito di Narciso, dove Narciso, riflettendosi nell’acqua, vede la sua immagine e se ne innamora, cade nell’acqua e muore. In Occidente abbiamo dei simboli carichi di significato molto importanti dal punto di vista della realizzazione. Il racconto del figliol prodigo ha anch’esso un profondo significato tradizionale. Questo si allontana da suo padre, dunque l’Unità, va per il mondo, fa numerose esperienze, di cui molte negative, poi torna da suo padre, dunque all’Unità.

    Il Vedanta dice: "Voi non siete questo, voi siete Quello”, “Tat tvam Asi, Quello voi siete”. Questo sembra molto semplice, ma disgraziatamente, è difficilissimo da realizzare, in quanto esiste un inconscio collettivo che attira costantemente al livello delle forme."


    (Da un'intervista a Raphael di Anne e Darrel Newberg.)

    Non nego che nei testi di Parmenide e Platone possano emergere affinità e 'contaminazioni' legate all'influsso di una forma di sapienza tradizionale, ma invito caldamente a fare tutte le distinzioni del caso..perchè poi si rischia di cadere in fraintendimenti..le conclusioni a cui questi due pensatori sono condotti scaturiscono dall'utilizzo della dialettica..Parmenide nega il molteplice e il divenire per fedeltà al logos, il Parmenide e il Sofista di Platone sono due capolavori della logica..i risultati a cui si perviene rappresentano i frutti non più embrionali della razionalità..
    Poi si tratta di capire se effettivamente questo loro sforzo sia esente da errori, cioè se siano riusciti veramente a rendere onore alla coerenza del loro discorso..e qui, per quanto mi riguarda, ci sarebbe molto da discutere, in particolare si potrebbero sollevare obiezioni che svilupperebbero i loro sentieri portandoli ben distante dall'Oriente e dalle sue discipline..
    Non si vuole affermare che la filosofia greca sia stata estranea a certi temi tradizionali, ma se si crede di vedere il Brahman nell'Essere dell'Eleate non bisogna dimenticare che egli perviene ad esso per ben altre vie, e si tratta di capire se le abbia seguite poi in modo corretto..e dunque non basta credere di vedere similitudini e vicinanze laddove metodi e criteri differiscono in modo profondo..si tratta piuttosto di riconoscere la diversità che sta al fondo delle apparenti congruenze e di avere il coraggio di tirare tutte le conseguenze del caso, anche qualora portino altrove rispetto ai propri auspici o a ciò che si crede di vedervi inizialmente..
    Quanto al cogito cartesiano mi pare che la questione sia velata da parecchie incomprensioni, come spiegavo tempo fa a testadiprazzo per altro..
    Ultima modifica di Platone; 16-11-09 alle 23:59
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    Su advaita vedanta e metafisica platonica ho trovato anche questo articolo interessante:

    Advaita Vedanta e metafisica platonica (Paolo Scroccaro)

    Ovviamente questo thread su Raphael non vuol essere solo celebrativo (così ho capito, almeno), ma occasione di dibattito fecondo.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Non nego che nei testi di Parmenide e Platone possano emergere affinità e 'contaminazioni' legate all'influsso di una forma di sapienza tradizionale, ma invito caldamente a fare tutte le distinzioni del caso..perchè poi si rischia di cadere in fraintendimenti..le conclusioni a cui questi due pensatori sono condotti scaturiscono dall'utilizzo della dialettica..Parmenide nega il molteplice e il divenire per fedeltà al logos, il Parmenide e il Sofista di Platone sono due capolavori della logica..i risultati a cui si perviene rappresentano i frutti non più embrionali della razionalità..
    Poi si tratta di capire se effettivamente questo loro sforzo sia esente da errori, cioè se siano riusciti veramente a rendere onore alla coerenza del loro discorso..e qui, per quanto mi riguarda, ci sarebbe molto da discutere, in particolare si potrebbero sollevare obiezioni che svilupperebbero i loro sentieri portandoli ben distante dall'Oriente e dalle sue discipline..
    Non si vuole affermare che la filosofia greca sia stata estranea a certi temi tradizionali, ma se si crede di vedere il Brahman nell'Essere dell'Eleate non bisogna dimenticare che egli perviene ad esso per ben altre vie, e si tratta di capire se le abbia seguite poi in modo corretto..e dunque non basta credere di vedere similitudini e vicinanze laddove metodi e criteri differiscono in modo profondo..si tratta piuttosto di riconoscere la diversità che sta al fondo delle apparenti congruenze e di avere il coraggio di tirare tutte le conseguenze del caso, anche qualora portino altrove rispetto ai propri auspici o a ciò che si crede di vedervi inizialmente..
    Quanto al cogito cartesiano mi pare che la questione sia velata da parecchie incomprensioni, come spiegavo tempo fa a testadiprazzo per altro..
    mi stavo giusto preoccupando per la tua assenza
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

  8. #8
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    Guarda che la logica non appartiene solo al mondo "occidentale"..
    Per quanto riguarda Platone non credere che la sua filosofia sia solo il frutto di ragionamenti dialettici e mentali. È molto probabile che dietro ci fosse anche una pratica spirituale esoterica.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    Citazione Originariamente Scritto da Da conversazione con Raphael

    D: Tutti possono decidere di risvegliarsi, o succede spontaneamente,
    senza preparazione?

    R: Il risveglio naturalmente, non è qualcosa che potete compiere semplicemente con la sola forza della volontà e con lo sforzo. Avviene da solo. Ma dobbiamo essere pronti nel momento in cui avviene. Anche nella vostra vita quotidiana, a scuola per esempio, studiamo un considerevole numero di materie, la maggior parte di loro non sono di nessuna utilità per la nostra professione. Ma questa specie di esercizio prepara il nostro spirito a qualcosa che assomiglia all'intuizione: esercita a un modo migliore di scegliere le cose e così via. In questo, la preparazione che offrono i nostri studi è utile. Allora, per tornare alla vostra domanda, la preparazione porta ad accogliere questa specie di avvenimento spontaneo. Non si può forzare nulla, ogni violenza su di noi sarebbe totalmente inutile.

    ...la preparazione porta ad accogliere questa specie di avvenimento spontaneo.

    Parole sublimi...
    Ho citato questo passo dell'intervista perchè sento che si possa approfondire questo punto.

    Tutti i Veri Maestri hanno parlato di questo avvenimento.
    Questo avvenimento deve avvenire mentre siamo vivi e stiamo sperimentando la nostra vita.
    Non c'è un'altro modo.

    Già qui ci sarebbe molto da dire : "Com'è possibile che i discepoli di questi Maestri abbiano lasciato passare il fraintendimento che "questa cosa" sarebbe avvenuta dopo morti o in un "fantomatico" regno dei cieli, o in un paradiso.
    E' brutto da dire , ma probabilmente questa cosa in questi discepoli non è avvenuta.
    Puoi essere stato abbracciato al Maestro per tutta la vita , ma non è che questo cambiamento si ottiene per induzione....magari....ci facciamo tutti i darshan possibili e immaginabile ed il gioco è fatto,....siamo a posto per tutta la vita.
    Allo stesso modo molti altri pensano che leggendo i libri di questi Maestri si possa avere quel'ispirazione per fare questo salto di qualità.
    Perchè, come dice Raphael , se siamo fatti tutti della stessa "pasta" questo risveglio spontaneo non avviene ?
    Perchè partiamo subito con l'handicap che siamo nati in una società civile con scuole e cultura affermata e quando sentiamo la parola "preparazione" già qui inizia per noi un fraintendimento, perchè siamo stati abituati nella nostra vita che di fronte a una qualsiasi prova, che non possiamo fallire, dobbiamo essere preparati.
    Incominciamo ad assumere quell'atteggiamento di capire bene il senso delle parole e nel peggiore dei casi a fare dei confronti con quello che dicono i vari Maestri.
    Prendiamo appunti per fissare bene i concetti, non abbiamo scampo, ce l'hanno insegnato fin da bambini, se non capiamo una parola dobbiamo subito chederne il significato...

    Come può avvenire spontaneo ascoltare chichessia mantenendo il nostro elettroencefalogramma piatto?

    Giustamente Raphael dice: ogni violenza su di noi sarebbe totalmente inutile.
    Il brutto è che non abbiamo più nemmeno la capacità di percepire la violenza.
    Prendete la lista di tutti i libri spirituali : i Veda , la Gita, la Bibbia ecc...ebbene sono tutti libri violenti: fanno più danno loro che una rivista di Playboy.
    Alla rivista di Playboy non gli facciamo un esame di anatomia per comprenderlo.
    Invece quando leggiamo quei libri che ho citato li analizziamo nei minimi particolari, in maniera che possano nutrire di concetti il nostro padrone di casa, saranno anche concetti spirituali , ma è in quel momento che diventani per noi violenti.

    La violenza non è in realtà in questi scritti, ma lo diventano quando subiscono la nostra mediazione mentre li leggiamo.
    Abbiamo sempre creduto che un Maestro o il libro dei Veda fosse il Mediatore tra noi e la Verità, in realtà questi sono la Verità, il Mediatore è dentro di noi.
    E' per lui che tutto ci sembra duale.
    E' lui che trasforma, nel momento della mediazione, la Verità in violenza.
    E' lui che trasforma, nel momento della mediazione, la Verità in Bene e Male.
    Chi l'ha creato ? Da dove è saltato fuori il nostro "Spirito Critico" ?
    Per noi una volta non esisteva , quindi di fatto non esiste.
    Si deve tornare a quando il mediatore non esisteva.
    Questo è il percorso di preparazione per essere pronti ad accogliere quel risveglio da tutti auspicato.
    Sat Cit Ananda.
    Ultima modifica di Z4rdoz; 17-11-09 alle 14:46

  10. #10
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    Predefinito Rif: Intervista a Raphael

    Citazione Originariamente Scritto da Z4rdoz Visualizza Messaggio
    ...la preparazione porta ad accogliere questa specie di avvenimento spontaneo.

    Parole sublimi...
    Ho citato questo passo dell'intervista perchè sento che si possa approfondire questo punto.

    Tutti i Veri Maestri hanno parlato di questo avvenimento.
    Questo avvenimento deve avvenire mentre siamo vivi e stiamo sperimentando la nostra vita.
    Non c'è un'altro modo.

    Già qui ci sarebbe molto da dire : "Com'è possibile che i discepoli di questi Maestri abbiano lasciato passare il fraintendimento che "questa cosa" sarebbe avvenuta dopo morti o in un "fantomatico" regno dei cieli, o in un paradiso.
    E' brutto da dire , ma probabilmente questa cosa in questi discepoli non è avvenuta.
    Puoi essere stato abbracciato al Maestro per tutta la vita , ma non è che questo cambiamento si ottiene per induzione....magari....ci facciamo tutti i darshan possibili e immaginabile ed il gioco è fatto,....siamo a posto per tutta la vita.
    Allo stesso modo molti altri pensano che leggendo i libri di questi Maestri si possa avere quel'ispirazione per fare questo salto di qualità.
    Perchè, come dice Raphael , se siamo fatti tutti della stessa "pasta" questo risveglio spontaneo non avviene ?
    Perchè partiamo subito con l'handicap che siamo nati in una società civile con scuole e cultura affermata e quando sentiamo la parola "preparazione" già qui inizia per noi un fraintendimento, perchè siamo stati abituati nella nostra vita che di fronte a una qualsiasi prova, che non possiamo fallire, dobbiamo essere preparati.
    Incominciamo ad assumere quell'atteggiamento di capire bene il senso delle parole e nel peggiore dei casi a fare dei confronti con quello che dicono i vari Maestri.
    Prendiamo appunti per fissare bene i concetti, non abbiamo scampo, ce l'hanno insegnato fin da bambini, se non capiamo una parola dobbiamo subito chederne il significato...

    Come può avvenire spontaneo ascoltare chichessia mantenendo il nostro elettroencefalogramma piatto?

    Giustamente Raphael dice: ogni violenza su di noi sarebbe totalmente inutile.
    Il brutto è che non abbiamo più nemmeno la capacità di percepire la violenza.
    Prendete la lista di tutti i libri spirituali : i Veda , la Gita, la Bibbia ecc...ebbene sono tutti libri violenti: fanno più danno loro che una rivista di Playboy.
    Alla rivista di Playboy non gli facciamo un esame di anatomia per comprenderlo.
    Invece quando leggiamo quei libri che ho citato li analizziamo nei minimi particolari, in maniera che possano nutrire di concetti il nostro padrone di casa, saranno anche concetti spirituali , ma è in quel momento che diventani per noi violenti.

    La violenza non è in realtà in questi scritti, ma lo diventano quando subiscono la nostra mediazione mentre li leggiamo.
    Abbiamo sempre creduto che un Maestro o il libro dei Veda fosse il Mediatore tra noi e la Verità, in realtà questi sono la Verità, il Mediatore è dentro di noi.
    E' per lui che tutto ci sembra duale.
    E' lui che trasforma, nel momento della mediazione, la Verità in violenza.
    E' lui che trasforma, nel momento della mediazione, la Verità in Bene e Male.
    Chi l'ha creato ? Da dove è saltato fuori il nostro "Spirito Critico" ?
    Per noi una volta non esisteva , quindi di fatto non esiste.
    Si deve tornare a quando il mediatore non esisteva.
    Questo è il percorso di preparazione per essere pronti ad accogliere quel risveglio da tutti auspicato.
    Sat Cit Ananda.
    bentornato Z4rdoz...ti rileggo con piacere
    che cosa aggiungere?
    affidiamoci alla poesia di Bharadvaja


    Oltre la presenza dell’io, della fede in Dio, oltre la tua essenza di creatura del Creato, oltre la Porta del cuore che chiami amore, nel posto non situato dove l’Assoluto ti annulla. È lì, è così, l’Amato Nulla che tutto contiene.
    Nulla, parola di sterile aridità da questa parte di vuote illusioni delle forme, ma Sublime Condizione nell’Assoluto a cui tendiamo, dove Lui ti coglie e ti illumina.
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

 

 
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