IL SANTORO RISARCITO
Le sentenze dei tribunali del popolo

di Giovanni M. Mischiati
28/01/2005

Ma siamo sicuri che tutti i tapini tartassati dal capoufficio o sbeffeggiati dai colleghi si identificheranno con quel tale giornalista d'assalto reintegrato ieri nel posto di lavoro da una giudichessa pietosa, persuasa altresì che l'azienda persecutrice debba risarcire il poveretto con tre miliardi di lire? Non capita tutti i giorni che i diritti conculcati di un lavoratore ricevano un così clamoroso riconoscimento, oltretutto indirizzato verso un tizio che reclama il danno biologico dopo avere condotto una furibonda campagna elettorale, conclusasi con il trionfale ingresso nel tempio della divinità mastriccionica, dove gli sono bastati pochi giorni per ambientarsi, al punto di risultare determinante nello sputtanamento del governo del proprio Paese, mortificato dalla bocciatura del commissario proposto agli affari di giustizia, resa possibile anche dall'ostracismo di alcuni pezzi da novanta dell'opposizione italiana, fra i quali pare essersi distinto proprio il personaggio di cui parliamo, vale a dire Michele Santoro. Memore del titolo della trasmissione condotta da costui all'epoca dell'interruzione del suo rapporto con la RAI, la toga romana Stefania Billi gli ha lustrato le scarpe da provetto 'sciuscià', suscitando l'entusiastica acclamazione della sinistra, che aveva fatto del ritorno del suo più valente agit-prop in sella al cavallo di Viale Mazzini un vero e proprio cavallo di battaglia. Quella del tribunale civile di Roma è la prima sentenza che interviene sull'allontanamento dell'arcangelo dei girotondini dall'emittente di stato: il suo microfono fiammeggiante tornerà dunque a balenare dagli studi dell'Eden, pardon, della RAI occupata militarmente dalle forze del male, rappresentate dal CdA nominato da Pera e Casini, sconfiggendo così il Serpente bulgaro? I vertici dell'azienda non sembrano voler impugnare la pretesa santoriana di rientrare sotto i riflettori, ma negano che si possa attribuire al giornalista lo sproposito di cifra determinato dal giudice, dato che l'ipotesi di 'mobbing' risulterebbe traballare alquanto proprio in virtù della conservazione dell'equilibrio psicofisico dimostrata da Santoro stesso con l'essersi accollato il peso della candidatura all'europarlamento con tutti gli annessi e connessi del caso. Insomma, Michelino non ha 'sbarellato' per la pedata nel preterito inflittagli da mamma RAI, anzi, è riuscito a sfruttare fino in fondo l'aureola di martire di cui si era accreditato, rifiutando in svariate occasioni di discutere con i dirigenti dell'emittente le proposte concrete avanzate da costoro per la conduzione da parte del 'reprobo' di programmi di approfondimento politico-culturale. Si è comportato, in definitiva, da quell'uomo furbo e intelligente che è, obliando peraltro il piccolo particolare che, lungi dall'essere una sentenza 'monca', in quanto non gli restituisce né 'Sciuscià', né la fascia oraria già occupata, il pronunziamento della dottoressa Billi non avrebbe potuto imporre all'azienda una correzione degli attuali palinsesti, pena la lesione del diritto di impresa, laddove è ricompresa la facoltà della stessa di determinare la propria linea editoriale. Santoro non è un impiegatino privato delle amate scartoffie e scrivania, altrimenti il giudice avrebbe potuto obbligare la RAI a ridargli la stessa tribuna donde per anni ha pontificato. Santoro è un privilegiato, uno al quale è stato concesso per lunga fiata di scatenare i propri mastini, i propri Ruot-weiler contro obiettivi invisi ai suoi referenti politici. Ha scelto, in piena avvertenza e deliberato consenso, di distinguersi da altri vesponi catodici dal pungiglione più morbido, e oggi si deve acconciare a mettersi in fila per recuperare uno spazio (tanto non dovrà aspettare molto). Noi troviamo ingiusto che si porti a casa una paccata di soldi estorti ai contribuenti con la truffa del canone-tassa patrimoniale camuffata, per il semplice motivo che nessuno ne ha certificato uno stato di depressione in conseguenza del 'black out' subito (o cercato?). Se volessimo proseguire sulla strada della farsa, potremmo invocare per lui il riconoscimento di una maniacalità ostentata, con la complicazione di una sindrome persecutoria. Cose da psichiatri, insomma. Santoro è forse un matto? O varrà per lui una sorta di comma 22 che reciti: "Solo un pazzo può chiedere una trasmissione in prima serata, ma chi chiede una trasmissione in prima serata non è pazzo"?