Apro questa discussione per dimostrare come il revisionismo sia un'attitudine diffusissima a livello storico e per chiarire come sul versante ''crimini'' [lasciando stare ovviamente la considerazione sul fatto che oggi pare che la storia sia ridotta, sciaguratamente, a storia ''criminale'', cosa sulla quale ci sarebbe da discutere a parte] il revisionismo operi a 360°.
Ovviamente, gli esempi che riporto non è che li condivida tutti [a partire dal primo...]
Nel testo di Dieter Haegermann, ''Carlo Magno. Il signore dell'Occidente'', Einaudi, 2004, pp. 127-130, si ritrova una revisione sul massacro dei Sassoni a Verden nel 782. Per Haegermann non è affatto vero che ben 4500 prigionieri sassoni siano stati fatti massacrare da Carlo; in realtà ne vennero giustiziati pochissimi, ossia, in pratica, i ''capi'' e gli ''agitatori''.
Ancora un altro esempio: Linda Colley, nel suo ''Prigionieri. L'Inghilterra, l'Impero e il mondo 1600-1850'', Einaudi, 2004, pp. 276-278, smonta uno dei ''miti fondanti'' [definizione dell'autrice] dell'India britannica, ossia la morte nelle prigioni di Calcutta, in una sola notte, di 120 soldati e ufficiali britannici rinchiusi in una sola cella per ordine di Siraj-ud-Daulah, rajah di Delhi. Questo ''grande crimine memorabile per la sua crudeltà'', come lo definì Lord Macaulay [frase riportata dall'autrice] in realtà 1) contò un massimo di 50 vittime, neanche tutte britanniche e 2) soprattutto non venne affatto deliberatamente provocato da una volontà ''di massacro'' da parte del rajah.


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