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  1. #11
    EuRussia vs AmeriCina
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    “Nella lunga serie dei secoli, dalla fondazione della chiesa di Roma in poi, il papato, sempre e poi sempre, è stato il naturale nemico di Roma e d’Italia”. (A. Reghini)
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: la rivolta degli Ebrei contro la morale

    In origine postato da codino
    Hai letto troppo Evola, e solo quello
    Veramente ne ho letto qualcuno in più.
    Ma non è che leggendo Tommaso d'Aquino o Pascal uno automaticamente si converte !

  2. #12
    EuRussia vs AmeriCina
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    In origine postato da Adriano1897
    Mai fidarsi di chi ha letto un solo libro!

    Ad esempio i monoteisti.

  3. #13
    EuRussia vs AmeriCina
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    In origine postato da Felix
    avevo postato lo stesso brano sul forum di tradizione cattolica e il 3d è stato chiuso, mah....
    E che ti aspettavi ? Se l'avessero tenuto aperto, ad un certo punto sarebbero stati costretti a difendersi dalla critica di essere spiritualmente semiti come disse un papa di cui non ricordo il nome. E la foglia di fico di ridurre l'ebraismo al talmudismo e alla cabala sarebbe saltata via in men che non si dica !

  4. #14
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    Secondo me, per colpa di quegli evoliani che mettono Evola dappertutto, altri ce lo vedono anche dove non c'è.
    Non c'è certo bisogno di Evola per individuare nella cristianizzazione dell'Europa (soprattutto nella sua versione protestante) la base della decadenza e il prodotto dell'infezione giudaica.
    Semmai era proprio Evola che distingueva un ebraismo originario valido, in quanto partecipe, secondo lui, di una supposta Tradizione universale (il concetto di Tradizione universale è già di per sé molto opinabile) da un ebraismo corrotto che, fra le altre cose, avrebbe prodotto il cristianesimo.
    Io invece credo che tutto ciò che viene dai giudei sia viziato ab origine e che il problema ebraico non è contingente e storico ma metafisico e sovrastorico.
    In ogni caso il discorso di Nietzsche si riferiesce piucchealtro al protestantesimo: Nietzsche esaltava, giustamente secondo me, il cattolicesimo romano come continuazione dei valori della classicità e come quasi rinnegamento del cristianesimo originario, a cui, non è un caso, la maggior parte delle eresie hanno sempre preteso di rifarsi, compresa la pestilenziale eresia modernista che si è impossessata della Chiesa contemporanea.
    Evola in tuto questo c'entra poco secondo me, perché Evola non difendeva il Rinascimento e neanche la classicità più alta e grandiosa, ma il medioevo e la classicità arcaica, esprimendo proprio quella sensibilità ostile alle espressioni più sublimi della cultura e della bellezza, che era la stessa avversione che Nietzsche individuava e disprezzava negli ebrei, nel cristianesimo e nel luteranesimo in particolare.
    Evola va preso molto con le molle, come vanno presi molto con le molle i suoi critici, che contro la mitizzazione (che già è criticabile) costruiscono una mitizzazione rovesciata che è altrettanto criticabile, in quanto non aiuta a uscire dallo schema (anzi, lo conferma, sia pure da una prospettiva opposta) e a vedere le cose nella loro complessità.

  5. #15
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    In origine postato da Peucezio
    Nietzsche esaltava, giustamente secondo me, il cattolicesimo romano come continuazione dei valori della classicità e come quasi rinnegamento del cristianesimo originario,
    Non lo sapevo. Dove, se ti ricordi?
    Comunque la tua analisi è condivisibile "formalmente". Solo che, in molti casi, il mio giudizio è speculare al tuo. Mi riferisco a classicità-arcaismo. Visto che per me è sempre il principio a valere e non l'evoluzione, non posso essere che per l'arcaico.
    Saluti

  6. #16
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    In origine postato da Senatore
    Non lo sapevo. Dove, se ti ricordi?
    Comunque la tua analisi è condivisibile "formalmente". Solo che, in molti casi, il mio giudizio è speculare al tuo. Mi riferisco a classicità-arcaismo. Visto che per me è sempre il principio a valere e non l'evoluzione, non posso essere che per l'arcaico.
    Saluti

    Dall'Anticristo: "A questo punto è necessario accennare a un ricordo ancora cento volte più penoso per i Tedeschi. I Tedeschi hanno defraudato l'Europa dell'ultima grande mèsse di civiltà che fosse dato all'Europa di raccogliere — cioè del Rinascimento. Si comprende infine, si vuole comprendere che cosa è stato il Rinascimento? La trasvalutazione dei valori cristiani, il tentativo intrapreso con tutti i mezzi, con tutti gli istinti, con ogni genialità, di portare alla vittoria gli anti-valori, i valori aristocratici... Non c'è stata fino a oggi che questa grande guerra, non c'è stata, fino a oggi, nessun'altra posizione dei problemi più decisiva di quella del Rinascimento — il mio problema è lo stesso suo problema —: non c'è neppure mai stata una forma più fondamentale e più diretta di attacco, un'asprezza maggiore di quella con cui venne sferrato su tutto il fronte e in direzione del centro! Attaccare nel punto decisivo, nella sede stessa del cristianesimo, portare qui sul trono i valori aristocratici, voglio dire portarli dentro gli istinti, nei più profondi bisogni e desideri di coloro che vi seggono... Scorgo dinanzi a me una possibilità, di un fascino e di un incanto di colori assolutamente ultraterreni — si direbbe che essa scintilli con tutti i tremori di una raffinata bellezza e che sia all'opera in essa un'arte così divina, così diabolicamente divina, che invano si cercherebbe nei millenni una seconda possibilità del genere; vedo uno spettacolo così ricco di significato, così meravigliosamente paradossale al tempo stesso, che tutte le divinità dell'Olimpo avrebbero avuto motivo per una risata immortale — Cesare Borgia papa... Mi si intende?... Orbene, sarebbe stata questa la vittoria alla quale solo io oggi anelo —: in tal modo il cristianesimo sarebbe stato liquidato! — Che accadde invece? Un monaco tedesco, Lutero, venne a Roma. Questo monaco, con dentro il petto tutti gli istinti di vendetta d'un prete malriuscito, a Roma si indignò contro il Rinascimento... Invece di comprendere con estrema gratitudine la cosa immensa che era accaduta, il superamento del cristianesimo nella sua sede, — il suo odio seppe trarre da questo spettacolo soltanto il proprio nutrimento. Un uomo religioso pensa esclusivamente a sé. — Lutero vide la corruzione del papato, mentre si poteva toccar con mano esattamente il contrario: sul seggio papale non stava più l'antica corruzione, il peccatum originale, il cristianesimo! Sibbene la vita! Sibbene il trionfo della vita! Sibbene il grande sì a ogni cosa elevata, bella, temeraria!... E Lutero restaurò nuovamente la Chiesa: la attaccò... Il Rinascimento — un avvenimento senza senso, una grande inutilità! — Ah, questi Tedeschi, quanto già ci sono costati! Inutilità — è sempre stata questa l'opera dei Tedeschi. — La Riforma; Leibniz, Kant; e la cosiddetta filosofia tedesca; le guerre di liberazione; l'impero — sempre un'inutilità in cambio di qualcosa che già esisteva, di qualcosa che non si può far ritornare... Sono i miei nemici, lo confesso, questi Tedeschi: io disprezzo in loro ogni sorta di sordidezza nelle idee e nei valori, ogni specie di viltà di fronte a qualsiasi onesto sì e no. Da quasi un millennio essi hanno arruffato e ingarbugliato tutto ciò che hanno toccato con le loro dita, hanno sulla coscienza tutte le cose fatte a metà — ridotte in tre ottavi! — di cui l'Europa è malata — hanno sulla coscienza anche la più sporca specie di cristianesimo che esista, la più inguaribile, la più inconfutabile, il protestantesimo... Se non la faremo finita col cristianesimo, sarà colpa dei Tedeschi...".

    Chiaramente non si tratta di una posizione filocattolica nel senso della matrice cristiana del cattolicesimo, ma al contrario, di un'esaltazione della Chiesa nella misura in cui ha rinnegato il cristianesimo e quindi la sua originaria missione.
    E' la Chiesa dei papi considerati corrotti, delle indulgenze, che hanno permesso la creazione delle opere d'arte più splendide e grandiose che tutti oggi ammiriamo.

    Sulla tua posizione su arcaicità ed evoluzione io mi pongo così: anch'io amo molto l'arcaicità, però tendo a vedere nelle civiltà storiche una parabola di sviluppo con una fase primitiva, un apice e una decadenza. Preferisco di gran lunga la fase primitiva a quella decadente, però se devo scegliere, più che un arcaista preferisco considerarmi un classicista: certe civiltà superiori, raggiunto il proprio apice, esprimono un equilibrio e una perfezione tale da collocarsi, in quella fase, fuori dal tempo e da creare opere appunto classiche, quindi eterne, in quanto esprimono un equilibrio perfetto, che trascende la contingenza storica.
    Con tutto ciò io mi sento più in sintonia con l'arte romanica per esempio (e medievale in genere) che con quella rinascimentale, che non mi emoziona nella stessa misura. E amo i poemi omerici più della letteratura greca di epoca classica.
    Però mi sento anche molto distante da un certo gusto un po' moralisticheggiante che inneggia a certe forme di sobrietà che invece io classificherei come mera povertà, come l'ammirazione per Sparta rispetto alla decadente e molle Atene (cosa mai ricorderemmo della Grecia e cosa le dovremmo se avesse espresso Sparta e non Atene), oppure un certo fascino primitivista che certa Roma decadente avvertiva per i Germani (penso a Tacito), che per me erano (e sono) solo barbari.
    Tutto ciò mi ricorda un po' una certa sensibilità illuminista,per cui si ammirava il buon selvaggio e si vedeva nella storia e nella tradizione l'accumularsi di artifici, alienazioni e fonti di infelicità e mi ricorda anche un certo gusto, peraltro artificioso e di maniera, dei giovani del mondo contemporaneo, dal '68 in poi, per il primitivismo, lo spontaneismo e un'insofferenza per lquelle che essi vedevano come le incrostazioni della civiltà, della storia e delle convenzioni sociali e culturali, che invece sono a mio avviso manifestazioni di complessità e quindi di ricchezza.
    La mia critica alla modernità infatti è proprio la critica alla perdita di complessità e di pluralismo del mondo tradizionale e delle civiltà storiche, ma anche preistoriche, su cui non sappiam quasi nulla, ma che forse sono state ancor più grandiose di quelle che ci sono storicamente note.

 

 
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