Visualizza Risultati Sondaggio: E' utile per l'italia ridare il potere a Berlusconi? L'alternativa "Veltroni" è ok?

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Risultati da 1 a 10 di 11
  1. #1
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    Predefinito Origini razziali dei Popoli Padano-Alpini

    Quali le nostre origini razziali?
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    Tutti i popoli della Padania discendono dagli stessi progenitori e dagli stessi popoli originari. Questi possono essere identificati in tre gruppi principali. Il primo e più antico è formato dai Garalditani, dai Liguri, dai ProtoCelti Golasecchiani e da tutte le altre popolazioni a essi assimilabili (Camuni, Salassi, Leponzi, Carni, Reti, Histri eccetera) che costituiscono il più profondo substrato etnico di tutte le comunità padane e che ancora oggi contribuiscono in maniera determinante alla formazione del nostro patrimonio genetico: molta parte dell'aspetto fisico dei Padani deriva da questi antichi progenitori. Il secondo gruppo è formato dai Celti e dai Veneti che, pur provenendo da diverse aree geografiche, avevano caratteri somatici, costumi e culture così simili da non poter essere distinti se non per la lingua. A queste due popolazioni i Padani devono buona parte dei loro caratteri culturali, del loro amore per l'arte, per le autonomie, per l'avventura e per la forte vita comunitaria. L'ultimo gruppo è costituito dai Goti, dai Longobardi e da tutte le altre popolazioni germaniche che con loro si sono stanziate su queste terre. Questi hanno condizionato i caratteri fisici degli abitanti di alcune zone e hanno lasciato come eredità comune l'attaccamento per le autonomie locali e la forte aspirazione alla libertà. Le attuali differenze fra le varie comunità padane sono date dal diverso dosaggio di queste tre componenti principali che sono assieme presenti solo qui e che ci distinguono decisamente da ogni altra comunità di popoli, in particolare da quelli che vivono nella penisola italiana al di sotto dell'Appennino tosco-emiliano. Gli Italiani sono infatti gli eredi degli Etruschi, dei Greci e delle popolazioni italiche che si erano stanziate nel Meridione. Questa divisione è oggi puntualmente confermata dalle più moderne e attendibili indagini scientifiche che mostrano una penisola divisa in tre grandi aree dove dominano rispettivamente il residuo genetico dei Liguri, degli Etruschi e dei Greci.

    Tratto da "Le 50 ragioni della Padania
    di Gilberto Oneto e Giancarlo Pagliarini (marzo 1998)"

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito

    Scrive Ciola"La Roma repubblicana doveva conoscere un tipo fisico decisamente settentrionale, di chiara impronta nordica; ne fanno testimonianza le numerose figure scultoree, che presentano dei tratti somatici inconfondibilmente ariani. "
    La decadenza avvenne quando i Latini di impronta nordica ( es:Cesare, Augusto, Silla,...)si meticciarono con le plebi pelasgiche e con i liberti di origine asiatica ed africana.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    Pregasi motivare le scelte.Grazie/Danke.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
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    Predefinito

    Io ho scelto Celtiche-Germaniche poichè è indubbio che il substrato genetico delle Popolazioni Padano-Alpine sia tale.
    Tuttavia nel DNA dei Padanp-Alpini si possono riscontrare anche tracce di tracce genetiche Latine ed in misura minore Slave.
    ps: per Latine non intendo gli attuali romani ( che sono un caos etnico derivante dal misucglio tra pelasgici, mnordafricani e latini) ma gli antichi latini .
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    Predefinito ERRORE!mancano i Liguri e i garalditani!

    http://www.laliberacompagnia.org/pub..._pdf/qp_10.pdf



    Quaderni Padani numero 10


    Anno III, N. 10 - Marzo-Aprile 1997 Quaderni Padani - 9



    Dalla pietra ai metalli
    Per avere un quadro sufficientemente preciso
    della genesi delle popolazioni padane, è necessario
    risalire molto indietro nel tempo, partendo
    addirittura dal nostro antenato diretto più antico,
    l’uomo di Cro-Magnon, la cui presenza è attestata
    per la prima volta in Liguria, nelle grotte dei Balzi
    Rossi presso Ventimiglia. Costui era caratterizzato
    dall’elevatissima statura media (più di 1,80
    m), e viveva in piccole tribù, praticando la caccia,
    la pesca e raccogliendo vegetali commestibili.
    L’intera Padania era allora popolata, da poche
    migliaia d’individui, con una densità addirittura
    inferiore a 0,1 abitante per km2.
    Di quel remotissimo periodo, va soprattutto ricordata
    la divisione che si generò in Europa, a
    causa dell’ultima glaciazione, che per la sua intensità,
    che fu massima circa 18.000 anni fa, determinò
    quasi una spaccatura nella popolazione
    dell’Europa centrale, fra la parte occidentale (quella
    dei Cro-Magnon) e quella orientale. Il termine
    Cro-Magnon è riferibile ad una località francese
    dove furono ritrovati i resti di un uomo sapiens
    sapiens, vecchi di circa 40.000 anni, di quel periodo
    cioè normalmente definito Paleolitico Superiore.
    Altre località comunque dell’Europa occidentale
    hanno documentato la sua presenza, quali
    Combe-Capelle, Chancelade, Lascaux ed Altamira,
    evidenziandone tra l’altro lo spiccato senso
    artistico e religioso, attraverso incisioni rupestri
    come quelle di Lescaux in Dordogna (Francia),
    risalenti al 15.000 circa a.C. e contraddistinte dalla
    straordinaria tecnica a colori, che denota la grande
    abilità degli artisti che le fecero; ancora più
    perfezionate appaiono quelle di Altamira nella regione
    basca, con la presenza di immagini di animali
    in movimento, definite con grande precisione
    di dettagli e quasi a grandezza naturale. Oltre
    a espressioni di arte parietale tipiche della cultura
    primitiva, troviamo statuette in pietra, in avorio
    o fittili (cioè in argilla) alte in genere 10-15
    cm, rappresentanti donne le cui fattezze esaltano
    la fertilità: sono le cosiddette “Veneri”, simbolo di
    divinità che dovevano proteggere i nuclei familiari
    e propiziare la fecondità. Tutte le statuette, ne
    sono state ritrovate una settantina, hanno caratteristiche
    comuni: piccole dimensioni, linee stilizzate,
    assenza dei tratti del viso.
    L’attuale Liguria fu la porta d’ingresso di questo
    tipo umano in Padania e le grotte dei Balzi
    Rossi furono la sua prima dimora, in un periodo
    riferibile a circa 20.000 anni fa. In esse furono ritrovate
    statuine di “Veneri” e l’incisione rappresentante
    distintamente il profilo di un cavallo della
    steppa (detto anche cavallo di Przewalskij) che era
    frequente nella fauna di clima freddo degli ultimi
    stadi della glaciazione di Wurm.
    Tra le sepolture resta un unicum quella duplice
    di un giovane di circa 15-17 anni ed una vecchia
    deposti in posizione rannicchiata: le loro caratteristiche
    antropologiche infatti, li hanno fatti attribuire
    ad una razza che era e rimane ancora senza
    confronti nell’ambito del Paleolitico Superiore
    europeo. Questa razza è stata chiamata di “Grimaldi”
    e presenta spiccati tratti negroidi(solo alcuni tratti,e poi furono spazzati), come il cranio molto allungato, il naso largo ed il mento
    sfuggente. Le altre undici sepolture rinvenute (alcune
    multiple) presentavano tutte individui del
    tipo Cro-Magnon, spesso adagiati e ricoperti da
    uno strato di ocra rossa, insieme a ornamenti quali:
    collane di conchiglie marine, vertebre di pesci,
    denti di cervo e pendagli d’osso o d’avorio, conchiglie
    dovevano poi decorare anche gli indumenti
    di cui non è rimasta traccia. Di grande interesse
    archeologico, i numerosissimi utensili di pietra e
    soprattutto le quindici “Veneri” in stetite, dall’accentuata
    adiposità, forse simbolo o auspicio di fertilità
    e abbondanza.
    A poche decine di chilometri dai Balzi Rossi,
    nella grotta delle Arene Candide, vicino a Finale
    Ligure (SV), è stato attestato un altro sito abitato
    dai primi uomini sapiens sapiens in Liguria, in
    un periodo compreso fra i 20.000 e i 12.500 anni
    fa. Sedici le tombe rinvenute, due delle quali duplici,
    coi defunti tutti distesi su uno strato di ocra
    rossa, a conferma di un rituale funebre comune
    con le genti dei Balzi Rossi, nelle sepolture intatte
    inoltre, grosse pietre ricoprivano le teste e i piedi
    dei corpi.
    Eccezionale per la ricchezza degli ornamenti,
    la sepoltura di un individuo giovane, un adolescente
    di circa 14 anni, appartenente alla razza
    detta di Combe-Capelle, di struttura robusta e di
    statura superiore a 1,70 m, col cranio di forma
    allungata (dolicocefala). La giovane età unita all’abbondanza
    del corredo funerario, hanno fatto
    definire questa sepoltura come quella del “Principe”.
    Col mesolitico (8.500 ÷ 6.000 a.C.) si conclude
    l’ultima glaciazione, con grandi sconvolgimenti
    climatici, ambientali e faunistici: al posto delle
    steppe e delle tundre, sorsero boschi e foreste, i
    grossi animali si diressero verso nord insieme a
    una parte della popolazione. Ciò comportò ulteriori
    differenziazioni tra le popolazioni dell’Europa
    centroccidentale e il resto del continente. Coloro
    che restarono si adattarono alla nuova situazione,
    armando gli archi con minuscole frecce
    adatte a colpire animali di taglia minima, oppure
    spostandosi sui monti sulle tracce di branchi di
    cervi transumanti e, nel caso della cerchia alpina,
    anche di stambecchi e camosci. L’innalzamento
    della temperatura favorì poi, con ogni probabilità
    gli insediamenti all’aperto, da sfruttare soprattutto
    nella bella stagione e possibilmente in prossimità
    del mare, come quello recentemente scoperto
    nella località Mortola sullo sperone orientale dei
    Balzi Rossi.
    Le limitate risorse alimentari furono senza dubbio
    il regolatore più efficace, nel mantenere ridotta
    e costante per millenni, la popolazione in
    Padania e nel resto d’Europa.
    Tutto cambiò radicalmente con l’avvento dell’agricoltura,
    che ancora una volta compare dapprima
    in Liguria agli inizi del V millennio a.C.,
    per poi estendersi verso occidente e verso nord,
    ad una velocità che gli esperti, hanno calcolato
    poter essere di circa 1 Km all’anno in linea d’aria.
    L’agricoltura per quanto concerne l’area mediterranea,
    nasce nella cosiddetta “Mezzaluna fertile”,
    quell’area cioè compresa tra l’Anatolia, la Palestina
    e la Mesopotamia ed abitata allora, da popolazioni
    dall’incerta origine. La sua diffusione fu essenzialmente
    dovuta alla sovrasaturazione della
    popolazione, a causa delle aumentate disponibilità
    alimentari, che automaticamente, obbligava le
    giovani generazioni ad emigrare alla ricerca di
    nuovi territori da sfruttare. In circa 4.000 anni
    essa unì il Mediterraneo al Mare del Nord, gettando
    quindi le premesse per la nascita della civiltà
    europea.
    Questo periodo, che è universalmente definito
    Neolitico, vede l’evolversi di tecniche e costumi,
    col nascere della ceramica, dei telai e di tutta una
    serie di nuovi utensili. In campo religioso domina
    la figura della grande dea madre mediterranea,
    simbolo della fecondità della terra. Alla fine del V
    millennio a.C. appare nel cuore del Mediterraneo
    a Malta e nell’estremo occidente europeo (Portogallo,
    Bretagna), il fenomeno del megalitismo
    (monumenti costituiti da grandi massi di pietra),
    legato al culto religioso dei morti; seppur in maniera
    meno eclatante esso è comunque presente
    in Padania: in Liguria, nell’Ossola e soprattutto
    nell’area cultuale di Saint-Martin-de-Corléans
    presso Aosta, in situazioni databili a partire dall’inizio
    del III millennio a.C.
    Il fenomeno però più caratterizzante per l’area
    padana, resta sicuramente quello della Cultura dei
    Vasi a Bocca Quadrata, che si diffonde dalla Liguria
    e che per oltre cinquecento anni, dall’inizio,
    fino alla seconda metà del IV millennio a.C., distinguerà
    nettamente la Padania dall’Italia e dal
    resto d’Europa, in un periodo in cui si andranno
    ad accentuare sempre più, i processi di sedentarizzazione
    delle popolazioni. Etnicamente la Padania,
    resta comunque strettamente legata all’Europa
    occidentale, come recentemente ha confermato
    l’eminente etnologo francese Jean Cuisenier,
    basandosi su studi ematologici compiuti da A.E.
    Mourant, che vedono quest’area caratterizzata
    Monte Bego: “Stele del capo tribù”.
    Probabile figura teomorfa costituita da elementi
    antropomorfi e motivi zoomorfi associata a figure
    cornute, pugnali e motivi scaliformi.
    dalla prevalenza nella popolazione di sangue del
    gruppo “0”; in questo Cuisenier vede l’antica eredità
    neolitica e concordando con un altro studioso,
    Gavin de Beer, definisce ligure il popolo che
    occupò l’Occidente Europeo durante il Neolitico.
    I contatti tra Liguria e Lombardia sono inoltre
    evidenti, verso la fine del IV e gli inizi del III millennio
    a.C., quando entrambe risultano inserite
    in una “koinè” culturale, definita di Chassey-Lagozza-
    Cortaillod dal nome di tre siti rispettivamente
    in Francia, in provincia di Varese ed in Svizzera
    e che si estende in un’area che comprende la
    Provenza, la Padania occidentale e la regione dei
    laghi svizzeri.
    Più o meno nello stesso periodo gruppi provenienti
    dalla Transcaucasia, dal Medio Oriente e
    dall’Anatolia, si muovono via terra e via mare, risalendo
    il corso di grandi fiumi come il Dnepr, il
    Dnestr, il Danubio, il Rodano e solcando tutto il
    Mediterraneo e l’Atlantico fino alla Bretagna e all’isola
    di Guernesey. Cercano probabilmente rame
    e sono forse spinti da problemi di sovrappopolamento,
    si muovono su carri trainati da asini o su
    veloci imbarcazioni a più file di remi. Conoscono
    già sia le rotte che le strade, percorse entrambe
    dai loro antenati neolitici e ripercorse poi da almeno
    due millenni di commerci. Forse erano guidati
    da un ”Lugal” come i Sumeri loro contemporanei,
    di certo portarono agli europei fermi ancora
    all’età della pietra: “l’uso dei metalli, dell’aratro,
    probabilmente del carro da trasporto e a livello
    sociale un’organizzazione civile e religiosa
    molto complessa” (1). Si contraddistinguono inoltre,
    per la ceramica a scanalature e le tombe a cista,
    cui in alcuni si associa il rito dell’incenerazione.
    Una remota e comune origine per tutti i
    gruppi appartenenti alla grande “famiglia” delle
    ceramiche a scanalature, si deve probabilmente
    individuare nelle culture dell’Antica Età del Bronzo
    Iniziale dell’Armenia e della Transcaucasia (Kalicz
    1963), caratterizzate appunto da ceramiche a
    scanalature e coppellette. Oltre che per la ceramica
    essi possono essere identificati per le cosiddette
    statue-stele, rappresentazione su lastre di
    pietra di figure eroiche o divine, atte a rappresentare
    una sorta di pantheon arcaico, ma già essenzialmente
    configurato e cristallizzato. Proprio
    grazie alla ceramica ed alle stele antropomorfe, è
    possibile identificare il percorso di queste genti:
    la valle del Danubio ad esempio, a partire da Cernavoda
    in Romania, è costellata in Bulgaria, Jugoslavia,
    Ungheria ed Austria, dei segni del loro
    passaggio, fino ad arrivare alla Svizzera, alla Padania
    ed alla valle del Rodano, attraverso i passi di
    Resia, S. Candido e del Grande e Piccolo S. Bernardo.
    La loro presenza in Padania è archeologicamente
    dimostrata, dai ritrovamenti già citati,
    di S. Martin-de-Corleans ed a quelli in Sud Tirolo
    e Lunigiana, cronologicamente riferibili ad un
    periodo che inizia nel 3.000 a.C., circa. Un particolare
    da non sottovalutare è dato dalla contiguità
    tra i siti agricoli del Neolitico e quelli metallurgici
    della prima Età del Rame: come quello di Spilamberto
    a pochi chilometri dai centri neolitici di
    Chiozza e Fiorano, in provincia di Modena. Va
    comunque precisato che l’espressione cultuale
    delle stele antropomorfe, si inserisce perfettamente
    nel fenomeno del megalitismo, a cui si assocerà
    in seguito quello del vaso campaniforme, in un
    orizzonte di grande unitarietà dalla Crimea ad est,
    alla Scandinavia a nord, al Portogallo ed all’Irlanda
    ad ovest. Lo stanno a dimostrare i numerosi
    riscontri toponomastici come ad esempio Istria
    antica città alla foce del Danubio anticamente
    chiamato Istro, vicino a Cernovoda, sito di ritrovamento
    di statue stele e l’Istria padana, all’estremo
    opposto, che costruisce il suo nome sull’etnico
    Istri, entrambe chiaramente riferibili in origine
    al fiume e ad una comune radice linguistica,
    anche se distanti migliaia di chilometri, così come
    Iria (Voghera) ha lo stesso nome di Iria, vicino
    all’attuale Padron in Galizia (Spagna) e la stessa
    radice della città basca di Iruna (Pamplona), o
    ancora di Albairate, paese vicino a Busto Arsizio
    in Lombardia, sede tra l’altro di una necropoli del
    Tardo Bronzo, nonché prossima ad un isola linguistica
    ligure, in quest’ultimo caso in associazione
    con un altro famosissimo toponimo ligure:
    Alba, che ha riscontri oltre che in Padania, nel
    Lazio, in Provenza e in Galizia, così come già rilevò
    Schulten. E continuando sul tema, ecco Iruacco,
    località dell’antica Liguria ed Irumna, fiume
    della Bretagna, oggi Ironne, che sfocia presso Nantes.
    Si potrebbe poi continuare con Briga, la cui
    radice è assolutamente preindoeuropea (inizia e
    finisce con un’occlusiva sonora) come anche nel
    caso precedente ( iniziava con una vocale) e che
    fuori dai confini padani è presente nell’etnico Brigantii
    in Inghilterra e Francia, dove pure è in quello
    dei Segobriges (attestati nel VI secolo a.C., quando
    i Celti erano ancora ben lontani dalla Provenza),
    ma soprattutto in Spagna, dove assommano a
    (1) Franco Mezzena, Le Stele Antropomorfe, Elementi per uno
    Studio Organico del Fenomeno, in Atti del Congresso: La Statuaria
    Antropomorfa in Europa dal Neolitico alla Romanizzazione.
    Sarzana: Istituto Internazionale di Studi Liguri, 1988,
    pag. 328
    9

  7. #7
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    Predefinito

    .Etnicamente la Padania,
    resta comunque strettamente legata all’Europa
    occidentale, come recentemente ha confermato
    l’eminente etnologo francese Jean Cuisenier,
    basandosi su studi ematologici compiuti da A.E.
    Mourant, che vedono quest’area caratterizzata
    Monte Bego: “Stele del capo tribù”.
    Probabile figura teomorfa costituita da elementi
    antropomorfi e motivi zoomorfi associata a figure
    cornute, pugnali e motivi scaliformi.
    dalla prevalenza nella popolazione di sangue del
    gruppo “0”; in questo Cuisenier vede l’antica eredità
    neolitica e concordando con un altro studioso,
    Gavin de Beer, definisce ligure il popolo che
    occupò l’Occidente Europeo durante il Neolitico.
    I contatti tra Liguria e Lombardia sono inoltre
    evidenti, verso la fine del IV e gli inizi del III millennio
    a.C., quando entrambe risultano inserite
    in una “koinè” culturale, definita di Chassey-Lagozza-
    Cortaillod dal nome di tre siti rispettivamente
    in Francia, in provincia di Varese ed in Svizzera
    e che si estende in un’area che comprende la
    Provenza, la Padania occidentale e la regione dei
    laghi svizzeri.
    .

  8. #8
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    Originally posted by Der Wehrwolf
    Io ho scelto Celtiche-Germaniche poichè è indubbio che il substrato genetico delle Popolazioni Padano-Alpine sia tale.
    Tuttavia nel DNA dei Padanp-Alpini si possono riscontrare anche tracce di tracce genetiche Latine ed in misura minore Slave.
    ps: per Latine non intendo gli attuali romani ( che sono un caos etnico derivante dal misucglio tra pelasgici, mnordafricani e latini) ma gli antichi latini .


    Per il resto condivido quanto sopra e aggiungo che le tracce latine sono veramente minime in quanto guerre e pestilenze dell'alto medioevo hanno praticamente spazzato via tutta la popolazione dell'età romana.

    Onore ai nostri antenati Liguri e Garalditani però!

  9. #9
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    Geneticamente noi Padani orientali ci caratterizziamo fisicamente per una forte brachicefalia plano-occipitale, l'alta statura, il fisico robusto mai brevilineo, la pelle poco pigmentata accompagnata spesso da lentiggini. Il biondismo, specialmente i Romagna, ha un'occorrenza molto bassa. Queste caratteristiche sono la sommatoria di più Genti che hanno generato il nostro Popolo. La brachicefalia è di tipo dinarico così come la statura e la corporatura, comunque ingentilite dalla componente nordica -TriGallia per noi romagnoli- e latino/etrusca. L'incarnato chiaro e le lentiggini sono attribuibili a tutte queste componenti e sono la conferma di una irrilevante presenza semitica. Io ho riportato le caratteristiche fisiche prevalenti in quella parte di Romagna, già individuata da Renato Biasutti, quale territorio dove maggiore è la presenza dell'elemento dinarico. Mi riferisco in particolare al Forlivese, al Ravennate, al Faentino, all'Imolese, alla Romagna Estense ed al Bolognese. Ma credo che, seppure con componenti diverse, queste caratteristiche siano proprie di tutti i Padani orientali, con l'aggiunta di buona parte dei Toscani, del CentroNord delle Marche e del Nord dell'Umbria.

  10. #10
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    Di Liguri in Romagna e Senonia se ne sono mai visti?
    Originally posted by Gallo Senone
    L'incarnato chiaro e le lentiggini sono attribuibili a tutte queste componenti e sono la conferma di una irrilevante presenza semitica

    P.S: per una forte brachicefalia plano-occipitale, l'alta statura, il fisico robusto mai brevilineo, la pelle poco pigmentata accompagnata spesso da lentiggini. Il biondismo,
    Proprio alcune caratteristiche della personcina che un anno fa ti dissi di cercare.. Saputo + nulla?


    E' da molto tempo che non ti facevi vedere da queste parti: tutto bene nel Montefeltro?

    Qui in Insubria non mi lamento.

 

 
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