Quali le nostre origini razziali?


Quali le nostre origini razziali?
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Tutti i popoli della Padania discendono dagli stessi progenitori e dagli stessi popoli originari. Questi possono essere identificati in tre gruppi principali. Il primo e più antico è formato dai Garalditani, dai Liguri, dai ProtoCelti Golasecchiani e da tutte le altre popolazioni a essi assimilabili (Camuni, Salassi, Leponzi, Carni, Reti, Histri eccetera) che costituiscono il più profondo substrato etnico di tutte le comunità padane e che ancora oggi contribuiscono in maniera determinante alla formazione del nostro patrimonio genetico: molta parte dell'aspetto fisico dei Padani deriva da questi antichi progenitori. Il secondo gruppo è formato dai Celti e dai Veneti che, pur provenendo da diverse aree geografiche, avevano caratteri somatici, costumi e culture così simili da non poter essere distinti se non per la lingua. A queste due popolazioni i Padani devono buona parte dei loro caratteri culturali, del loro amore per l'arte, per le autonomie, per l'avventura e per la forte vita comunitaria. L'ultimo gruppo è costituito dai Goti, dai Longobardi e da tutte le altre popolazioni germaniche che con loro si sono stanziate su queste terre. Questi hanno condizionato i caratteri fisici degli abitanti di alcune zone e hanno lasciato come eredità comune l'attaccamento per le autonomie locali e la forte aspirazione alla libertà. Le attuali differenze fra le varie comunità padane sono date dal diverso dosaggio di queste tre componenti principali che sono assieme presenti solo qui e che ci distinguono decisamente da ogni altra comunità di popoli, in particolare da quelli che vivono nella penisola italiana al di sotto dell'Appennino tosco-emiliano. Gli Italiani sono infatti gli eredi degli Etruschi, dei Greci e delle popolazioni italiche che si erano stanziate nel Meridione. Questa divisione è oggi puntualmente confermata dalle più moderne e attendibili indagini scientifiche che mostrano una penisola divisa in tre grandi aree dove dominano rispettivamente il residuo genetico dei Liguri, degli Etruschi e dei Greci.
Tratto da "Le 50 ragioni della Padania
di Gilberto Oneto e Giancarlo Pagliarini (marzo 1998)"
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Scrive Ciola"La Roma repubblicana doveva conoscere un tipo fisico decisamente settentrionale, di chiara impronta nordica; ne fanno testimonianza le numerose figure scultoree, che presentano dei tratti somatici inconfondibilmente ariani. "
La decadenza avvenne quando i Latini di impronta nordica ( es:Cesare, Augusto, Silla,...)si meticciarono con le plebi pelasgiche e con i liberti di origine asiatica ed africana.
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Pregasi motivare le scelte.Grazie/Danke.
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Io ho scelto Celtiche-Germaniche poichè è indubbio che il substrato genetico delle Popolazioni Padano-Alpine sia tale.
Tuttavia nel DNA dei Padanp-Alpini si possono riscontrare anche tracce di tracce genetiche Latine ed in misura minore Slave.
ps: per Latine non intendo gli attuali romani ( che sono un caos etnico derivante dal misucglio tra pelasgici, mnordafricani e latini) ma gli antichi latini .
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


http://www.laliberacompagnia.org/pub..._pdf/qp_10.pdf
Quaderni Padani numero 10
Anno III, N. 10 - Marzo-Aprile 1997 Quaderni Padani - 9
Dalla pietra ai metalli
Per avere un quadro sufficientemente preciso
della genesi delle popolazioni padane, è necessario
risalire molto indietro nel tempo, partendo
addirittura dal nostro antenato diretto più antico,
l’uomo di Cro-Magnon, la cui presenza è attestata
per la prima volta in Liguria, nelle grotte dei Balzi
Rossi presso Ventimiglia. Costui era caratterizzato
dall’elevatissima statura media (più di 1,80
m), e viveva in piccole tribù, praticando la caccia,
la pesca e raccogliendo vegetali commestibili.
L’intera Padania era allora popolata, da poche
migliaia d’individui, con una densità addirittura
inferiore a 0,1 abitante per km2.
Di quel remotissimo periodo, va soprattutto ricordata
la divisione che si generò in Europa, a
causa dell’ultima glaciazione, che per la sua intensità,
che fu massima circa 18.000 anni fa, determinò
quasi una spaccatura nella popolazione
dell’Europa centrale, fra la parte occidentale (quella
dei Cro-Magnon) e quella orientale. Il termine
Cro-Magnon è riferibile ad una località francese
dove furono ritrovati i resti di un uomo sapiens
sapiens, vecchi di circa 40.000 anni, di quel periodo
cioè normalmente definito Paleolitico Superiore.
Altre località comunque dell’Europa occidentale
hanno documentato la sua presenza, quali
Combe-Capelle, Chancelade, Lascaux ed Altamira,
evidenziandone tra l’altro lo spiccato senso
artistico e religioso, attraverso incisioni rupestri
come quelle di Lescaux in Dordogna (Francia),
risalenti al 15.000 circa a.C. e contraddistinte dalla
straordinaria tecnica a colori, che denota la grande
abilità degli artisti che le fecero; ancora più
perfezionate appaiono quelle di Altamira nella regione
basca, con la presenza di immagini di animali
in movimento, definite con grande precisione
di dettagli e quasi a grandezza naturale. Oltre
a espressioni di arte parietale tipiche della cultura
primitiva, troviamo statuette in pietra, in avorio
o fittili (cioè in argilla) alte in genere 10-15
cm, rappresentanti donne le cui fattezze esaltano
la fertilità: sono le cosiddette “Veneri”, simbolo di
divinità che dovevano proteggere i nuclei familiari
e propiziare la fecondità. Tutte le statuette, ne
sono state ritrovate una settantina, hanno caratteristiche
comuni: piccole dimensioni, linee stilizzate,
assenza dei tratti del viso.
L’attuale Liguria fu la porta d’ingresso di questo
tipo umano in Padania e le grotte dei Balzi
Rossi furono la sua prima dimora, in un periodo
riferibile a circa 20.000 anni fa. In esse furono ritrovate
statuine di “Veneri” e l’incisione rappresentante
distintamente il profilo di un cavallo della
steppa (detto anche cavallo di Przewalskij) che era
frequente nella fauna di clima freddo degli ultimi
stadi della glaciazione di Wurm.
Tra le sepolture resta un unicum quella duplice
di un giovane di circa 15-17 anni ed una vecchia
deposti in posizione rannicchiata: le loro caratteristiche
antropologiche infatti, li hanno fatti attribuire
ad una razza che era e rimane ancora senza
confronti nell’ambito del Paleolitico Superiore
europeo. Questa razza è stata chiamata di “Grimaldi”
e presenta spiccati tratti negroidi(solo alcuni tratti,e poi furono spazzati), come il cranio molto allungato, il naso largo ed il mento
sfuggente. Le altre undici sepolture rinvenute (alcune
multiple) presentavano tutte individui del
tipo Cro-Magnon, spesso adagiati e ricoperti da
uno strato di ocra rossa, insieme a ornamenti quali:
collane di conchiglie marine, vertebre di pesci,
denti di cervo e pendagli d’osso o d’avorio, conchiglie
dovevano poi decorare anche gli indumenti
di cui non è rimasta traccia. Di grande interesse
archeologico, i numerosissimi utensili di pietra e
soprattutto le quindici “Veneri” in stetite, dall’accentuata
adiposità, forse simbolo o auspicio di fertilità
e abbondanza.
A poche decine di chilometri dai Balzi Rossi,
nella grotta delle Arene Candide, vicino a Finale
Ligure (SV), è stato attestato un altro sito abitato
dai primi uomini sapiens sapiens in Liguria, in
un periodo compreso fra i 20.000 e i 12.500 anni
fa. Sedici le tombe rinvenute, due delle quali duplici,
coi defunti tutti distesi su uno strato di ocra
rossa, a conferma di un rituale funebre comune
con le genti dei Balzi Rossi, nelle sepolture intatte
inoltre, grosse pietre ricoprivano le teste e i piedi
dei corpi.
Eccezionale per la ricchezza degli ornamenti,
la sepoltura di un individuo giovane, un adolescente
di circa 14 anni, appartenente alla razza
detta di Combe-Capelle, di struttura robusta e di
statura superiore a 1,70 m, col cranio di forma
allungata (dolicocefala). La giovane età unita all’abbondanza
del corredo funerario, hanno fatto
definire questa sepoltura come quella del “Principe”.
Col mesolitico (8.500 ÷ 6.000 a.C.) si conclude
l’ultima glaciazione, con grandi sconvolgimenti
climatici, ambientali e faunistici: al posto delle
steppe e delle tundre, sorsero boschi e foreste, i
grossi animali si diressero verso nord insieme a
una parte della popolazione. Ciò comportò ulteriori
differenziazioni tra le popolazioni dell’Europa
centroccidentale e il resto del continente. Coloro
che restarono si adattarono alla nuova situazione,
armando gli archi con minuscole frecce
adatte a colpire animali di taglia minima, oppure
spostandosi sui monti sulle tracce di branchi di
cervi transumanti e, nel caso della cerchia alpina,
anche di stambecchi e camosci. L’innalzamento
della temperatura favorì poi, con ogni probabilità
gli insediamenti all’aperto, da sfruttare soprattutto
nella bella stagione e possibilmente in prossimità
del mare, come quello recentemente scoperto
nella località Mortola sullo sperone orientale dei
Balzi Rossi.
Le limitate risorse alimentari furono senza dubbio
il regolatore più efficace, nel mantenere ridotta
e costante per millenni, la popolazione in
Padania e nel resto d’Europa.
Tutto cambiò radicalmente con l’avvento dell’agricoltura,
che ancora una volta compare dapprima
in Liguria agli inizi del V millennio a.C.,
per poi estendersi verso occidente e verso nord,
ad una velocità che gli esperti, hanno calcolato
poter essere di circa 1 Km all’anno in linea d’aria.
L’agricoltura per quanto concerne l’area mediterranea,
nasce nella cosiddetta “Mezzaluna fertile”,
quell’area cioè compresa tra l’Anatolia, la Palestina
e la Mesopotamia ed abitata allora, da popolazioni
dall’incerta origine. La sua diffusione fu essenzialmente
dovuta alla sovrasaturazione della
popolazione, a causa delle aumentate disponibilità
alimentari, che automaticamente, obbligava le
giovani generazioni ad emigrare alla ricerca di
nuovi territori da sfruttare. In circa 4.000 anni
essa unì il Mediterraneo al Mare del Nord, gettando
quindi le premesse per la nascita della civiltà
europea.
Questo periodo, che è universalmente definito
Neolitico, vede l’evolversi di tecniche e costumi,
col nascere della ceramica, dei telai e di tutta una
serie di nuovi utensili. In campo religioso domina
la figura della grande dea madre mediterranea,
simbolo della fecondità della terra. Alla fine del V
millennio a.C. appare nel cuore del Mediterraneo
a Malta e nell’estremo occidente europeo (Portogallo,
Bretagna), il fenomeno del megalitismo
(monumenti costituiti da grandi massi di pietra),
legato al culto religioso dei morti; seppur in maniera
meno eclatante esso è comunque presente
in Padania: in Liguria, nell’Ossola e soprattutto
nell’area cultuale di Saint-Martin-de-Corléans
presso Aosta, in situazioni databili a partire dall’inizio
del III millennio a.C.
Il fenomeno però più caratterizzante per l’area
padana, resta sicuramente quello della Cultura dei
Vasi a Bocca Quadrata, che si diffonde dalla Liguria
e che per oltre cinquecento anni, dall’inizio,
fino alla seconda metà del IV millennio a.C., distinguerà
nettamente la Padania dall’Italia e dal
resto d’Europa, in un periodo in cui si andranno
ad accentuare sempre più, i processi di sedentarizzazione
delle popolazioni. Etnicamente la Padania,
resta comunque strettamente legata all’Europa
occidentale, come recentemente ha confermato
l’eminente etnologo francese Jean Cuisenier,
basandosi su studi ematologici compiuti da A.E.
Mourant, che vedono quest’area caratterizzata
Monte Bego: “Stele del capo tribù”.
Probabile figura teomorfa costituita da elementi
antropomorfi e motivi zoomorfi associata a figure
cornute, pugnali e motivi scaliformi.
dalla prevalenza nella popolazione di sangue del
gruppo “0”; in questo Cuisenier vede l’antica eredità
neolitica e concordando con un altro studioso,
Gavin de Beer, definisce ligure il popolo che
occupò l’Occidente Europeo durante il Neolitico.
I contatti tra Liguria e Lombardia sono inoltre
evidenti, verso la fine del IV e gli inizi del III millennio
a.C., quando entrambe risultano inserite
in una “koinè” culturale, definita di Chassey-Lagozza-
Cortaillod dal nome di tre siti rispettivamente
in Francia, in provincia di Varese ed in Svizzera
e che si estende in un’area che comprende la
Provenza, la Padania occidentale e la regione dei
laghi svizzeri.
Più o meno nello stesso periodo gruppi provenienti
dalla Transcaucasia, dal Medio Oriente e
dall’Anatolia, si muovono via terra e via mare, risalendo
il corso di grandi fiumi come il Dnepr, il
Dnestr, il Danubio, il Rodano e solcando tutto il
Mediterraneo e l’Atlantico fino alla Bretagna e all’isola
di Guernesey. Cercano probabilmente rame
e sono forse spinti da problemi di sovrappopolamento,
si muovono su carri trainati da asini o su
veloci imbarcazioni a più file di remi. Conoscono
già sia le rotte che le strade, percorse entrambe
dai loro antenati neolitici e ripercorse poi da almeno
due millenni di commerci. Forse erano guidati
da un ”Lugal” come i Sumeri loro contemporanei,
di certo portarono agli europei fermi ancora
all’età della pietra: “l’uso dei metalli, dell’aratro,
probabilmente del carro da trasporto e a livello
sociale un’organizzazione civile e religiosa
molto complessa” (1). Si contraddistinguono inoltre,
per la ceramica a scanalature e le tombe a cista,
cui in alcuni si associa il rito dell’incenerazione.
Una remota e comune origine per tutti i
gruppi appartenenti alla grande “famiglia” delle
ceramiche a scanalature, si deve probabilmente
individuare nelle culture dell’Antica Età del Bronzo
Iniziale dell’Armenia e della Transcaucasia (Kalicz
1963), caratterizzate appunto da ceramiche a
scanalature e coppellette. Oltre che per la ceramica
essi possono essere identificati per le cosiddette
statue-stele, rappresentazione su lastre di
pietra di figure eroiche o divine, atte a rappresentare
una sorta di pantheon arcaico, ma già essenzialmente
configurato e cristallizzato. Proprio
grazie alla ceramica ed alle stele antropomorfe, è
possibile identificare il percorso di queste genti:
la valle del Danubio ad esempio, a partire da Cernavoda
in Romania, è costellata in Bulgaria, Jugoslavia,
Ungheria ed Austria, dei segni del loro
passaggio, fino ad arrivare alla Svizzera, alla Padania
ed alla valle del Rodano, attraverso i passi di
Resia, S. Candido e del Grande e Piccolo S. Bernardo.
La loro presenza in Padania è archeologicamente
dimostrata, dai ritrovamenti già citati,
di S. Martin-de-Corleans ed a quelli in Sud Tirolo
e Lunigiana, cronologicamente riferibili ad un
periodo che inizia nel 3.000 a.C., circa. Un particolare
da non sottovalutare è dato dalla contiguità
tra i siti agricoli del Neolitico e quelli metallurgici
della prima Età del Rame: come quello di Spilamberto
a pochi chilometri dai centri neolitici di
Chiozza e Fiorano, in provincia di Modena. Va
comunque precisato che l’espressione cultuale
delle stele antropomorfe, si inserisce perfettamente
nel fenomeno del megalitismo, a cui si assocerà
in seguito quello del vaso campaniforme, in un
orizzonte di grande unitarietà dalla Crimea ad est,
alla Scandinavia a nord, al Portogallo ed all’Irlanda
ad ovest. Lo stanno a dimostrare i numerosi
riscontri toponomastici come ad esempio Istria
antica città alla foce del Danubio anticamente
chiamato Istro, vicino a Cernovoda, sito di ritrovamento
di statue stele e l’Istria padana, all’estremo
opposto, che costruisce il suo nome sull’etnico
Istri, entrambe chiaramente riferibili in origine
al fiume e ad una comune radice linguistica,
anche se distanti migliaia di chilometri, così come
Iria (Voghera) ha lo stesso nome di Iria, vicino
all’attuale Padron in Galizia (Spagna) e la stessa
radice della città basca di Iruna (Pamplona), o
ancora di Albairate, paese vicino a Busto Arsizio
in Lombardia, sede tra l’altro di una necropoli del
Tardo Bronzo, nonché prossima ad un isola linguistica
ligure, in quest’ultimo caso in associazione
con un altro famosissimo toponimo ligure:
Alba, che ha riscontri oltre che in Padania, nel
Lazio, in Provenza e in Galizia, così come già rilevò
Schulten. E continuando sul tema, ecco Iruacco,
località dell’antica Liguria ed Irumna, fiume
della Bretagna, oggi Ironne, che sfocia presso Nantes.
Si potrebbe poi continuare con Briga, la cui
radice è assolutamente preindoeuropea (inizia e
finisce con un’occlusiva sonora) come anche nel
caso precedente ( iniziava con una vocale) e che
fuori dai confini padani è presente nell’etnico Brigantii
in Inghilterra e Francia, dove pure è in quello
dei Segobriges (attestati nel VI secolo a.C., quando
i Celti erano ancora ben lontani dalla Provenza),
ma soprattutto in Spagna, dove assommano a
(1) Franco Mezzena, Le Stele Antropomorfe, Elementi per uno
Studio Organico del Fenomeno, in Atti del Congresso: La Statuaria
Antropomorfa in Europa dal Neolitico alla Romanizzazione.
Sarzana: Istituto Internazionale di Studi Liguri, 1988,
pag. 328
9
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CONTRO MONOTEISMO
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.Etnicamente la Padania,
resta comunque strettamente legata all’Europa
occidentale, come recentemente ha confermato
l’eminente etnologo francese Jean Cuisenier,
basandosi su studi ematologici compiuti da A.E.
Mourant, che vedono quest’area caratterizzata
Monte Bego: “Stele del capo tribù”.
Probabile figura teomorfa costituita da elementi
antropomorfi e motivi zoomorfi associata a figure
cornute, pugnali e motivi scaliformi.
dalla prevalenza nella popolazione di sangue del
gruppo “0”; in questo Cuisenier vede l’antica eredità
neolitica e concordando con un altro studioso,
Gavin de Beer, definisce ligure il popolo che
occupò l’Occidente Europeo durante il Neolitico.
I contatti tra Liguria e Lombardia sono inoltre
evidenti, verso la fine del IV e gli inizi del III millennio
a.C., quando entrambe risultano inserite
in una “koinè” culturale, definita di Chassey-Lagozza-
Cortaillod dal nome di tre siti rispettivamente
in Francia, in provincia di Varese ed in Svizzera
e che si estende in un’area che comprende la
Provenza, la Padania occidentale e la regione dei
laghi svizzeri..
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Originally posted by Der Wehrwolf
Io ho scelto Celtiche-Germaniche poichè è indubbio che il substrato genetico delle Popolazioni Padano-Alpine sia tale.
Tuttavia nel DNA dei Padanp-Alpini si possono riscontrare anche tracce di tracce genetiche Latine ed in misura minore Slave.
ps: per Latine non intendo gli attuali romani ( che sono un caos etnico derivante dal misucglio tra pelasgici, mnordafricani e latini) ma gli antichi latini .
Per il resto condivido quanto sopra e aggiungo che le tracce latine sono veramente minime in quanto guerre e pestilenze dell'alto medioevo hanno praticamente spazzato via tutta la popolazione dell'età romana.
Onore ai nostri antenati Liguri e Garalditani però!
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CONTRO MONOTEISMO
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Geneticamente noi Padani orientali ci caratterizziamo fisicamente per una forte brachicefalia plano-occipitale, l'alta statura, il fisico robusto mai brevilineo, la pelle poco pigmentata accompagnata spesso da lentiggini. Il biondismo, specialmente i Romagna, ha un'occorrenza molto bassa. Queste caratteristiche sono la sommatoria di più Genti che hanno generato il nostro Popolo. La brachicefalia è di tipo dinarico così come la statura e la corporatura, comunque ingentilite dalla componente nordica -TriGallia per noi romagnoli- e latino/etrusca. L'incarnato chiaro e le lentiggini sono attribuibili a tutte queste componenti e sono la conferma di una irrilevante presenza semitica. Io ho riportato le caratteristiche fisiche prevalenti in quella parte di Romagna, già individuata da Renato Biasutti, quale territorio dove maggiore è la presenza dell'elemento dinarico. Mi riferisco in particolare al Forlivese, al Ravennate, al Faentino, all'Imolese, alla Romagna Estense ed al Bolognese. Ma credo che, seppure con componenti diverse, queste caratteristiche siano proprie di tutti i Padani orientali, con l'aggiunta di buona parte dei Toscani, del CentroNord delle Marche e del Nord dell'Umbria.


Di Liguri in Romagna e Senonia se ne sono mai visti?
Originally posted by Gallo Senone
L'incarnato chiaro e le lentiggini sono attribuibili a tutte queste componenti e sono la conferma di una irrilevante presenza semitica![]()
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Proprio alcune caratteristiche della personcina che un anno fa ti dissi di cercare..P.S: per una forte brachicefalia plano-occipitale, l'alta statura, il fisico robusto mai brevilineo, la pelle poco pigmentata accompagnata spesso da lentiggini. Il biondismo,Saputo + nulla?
E' da molto tempo che non ti facevi vedere da queste parti: tutto bene nel Montefeltro?
Qui in Insubria non mi lamento.
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