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Discussione: I "risparmi" del Cav.

  1. #1
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    Predefinito I "risparmi" del Cav.

    Roma. Il Cav. si muove secondo le previsioni.
    Ha annunciato per il 2006 un nuovo intervento sul fisco per 12 miliardi di euro rivolto a famiglie e imprese.
    Tecnicamente ha detto di voler ricorrere a due strumenti: eliminazione degli sprechi nelle pieghe della spesa pubblica, e rispetto del tetto fissato per l’aumento dei capitoli di bilancio.
    Spiega Luigi Casero, responsabile economico di Forza Italia che sta lavorando sui tagli: “La voce sprechi comprende anche l’impegno a incrementare la produttività pubblica a parità di servizi erogati, e la sostituzione del pubblico con il privato (dalla scuola al sociale) dove è più conveniente.
    Sul tetto per i singoli capitoli di bilancio, c’è bisogno anche di una selezione qualitativa.
    Per esempio: evitare il rifinanziamento automatico di leggi diventate inutili, magari per emergenze che non sono più tali. Ovvio, tutto questo può funzionare se l’andamento dei conti pubblici sarà favorevole”.
    Per esempio, ieri l’Istat ha diffuso una stima sulla crescita del pil – il dato definitivo corretto arriverà a marzo – inferiore alle previsioni di tre decimali. Potrebbe valere un minore gettito
    fiscale di un miliardo e mezzo di euro.
    Ma anche se i conti pubblici dovessero andare alla perfezione, basterà stringere la borsa? Secondo i primi calcoli la caccia ai risparmi potrebbe portare al massimo 6 miliardi di euro (compreso
    il superbonus pensionistico).
    Sono altre due le voci che garantirebbero al governo libertà d’azione: un accordo sul patto di stabilità in senso elastico che consenta margini per un punto di pil. Oppure una manovra sul patrimonio dello Stato: con il collocamento di fondi immobiliari a investitori istituzionali internazionali (sul modello di quello che sarà collocato a marzo: un fondo immobiliare da 3,6 miliardi di euro), nuove cartolarizzazioni, o altre operazioni finanziarie.
    C’è chi chiede anche più rigore. Dice Luigi Paganetto, professore di Economia internazionale all’università di Tor Vergata:
    “Un ragionamento sui tagli fiscali deve essere accompagnato dall’assunzione di responsabilità politica su una corrispondente riduzione della spesa, solo così si può realizzare una manovra fiscale che sia fondata su una diversa struttura del bilancio”.

    Il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito ....e quelli di Prodi

    Roma. La riforma fiscale del governo Berlusconi, compreso il taglio delle imposte, non è del tutto un bluff. La retromarcia, rispetto alle critiche ad alzo zero del centrosinistra, arriva dal neonato sito dei prodiani governareper.it.
    Il sito, come viene definito negli ambienti dell’Unione, è un
    “serbatoio di idee-guida, analisi e proposte ad uso di chi, nel centrosinistra, vuole interrogarsi su come e perché governare”. Diretto da Arturo Parisi, che ha la responsabilità editoriale, e da Rodolfo Brancoli, che ha la responsabilità della direzione, governareper.it ha esordito da qualche giorno con un minisaggio che analizza le riforme tributarie in Italia e negli Stati Uniti.
    Ecco il passo clou che sta animando il dibattito negli ambienti dell’ex Ulivo:
    “La politica del taglio alle tasse fine a se stesso non è stata fallimentare sotto il profilo del consenso, né per Bush né per Berlusconi”.
    Sia il presidente degli Stati Uniti, sia il premier italiano, prosegue lo studio, “hanno seguito una scaltra strategia comunicativa”.
    A metterlo nero su bianco non sono due politici liberal ma tre economisti considerati vicini all’ex presidente della Commissione europea: Paolo Bosi, Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra.
    Bosi è docente di Scienza delle Finanze all’Università di Modena e Reggio Emilia, oltre a essere l’autore di uno dei manuali di Diritto finanziario più adottati nelle facoltà italiane.
    Silvia Giannini, nella stessa università dove insegna Bosi, ha l’incarico di professore straordinario di Scienza delle Finanze. Maria Cecilia Guerra, specializzata a Cambridge, è docente sempre in Scienza delle finanze in varie università, ed è fra i collaboratori fissi della Voce.info, il sito degli economisti liberal fondato da Francesco Giavazzi e Tito Boeri.
    Il parallelo tra Bush e Berlusconi è inoltre così descritto dai tre autori:
    “Bush ha introdotto nella sua riforma anche alcune misure a favore di alcune specifiche tipologie di famiglia del ceto medio (coppie con due o più figli sotto i diciotto anni, non abbastanza povere da non pagare le tasse). Lo stesso ha fatto Berlusconi, con la previsione di un qualche allargamento dei benefici per famigliari a carico”.
    Non mancano ovviamente, nel saggio degli esperti, accenni critici all’ispirazione della riduzione fiscale voluta dalla Casa delle libertà, ma anche in questo caso non viene stroncata del tutto la manovra del centrodestra.
    “Entrambi i premier –scrive governareper.it – si sono via via allontanati dallo slogan che il taglio delle tasse sia in grado di dare una scossa all’economia, e hanno dato sempre maggiore enfasi all’idea che esso sia necessario per ridimensionare l’invadenza dello Stato: la politica dell’affamare la bestia di reaganiana memoria”.
    Un obiettivo non condiviso dagli economisti, che però concordano sulla necessità di colpire gli sprechi. E fare questo, scrivono,
    “significa compiere una paziente opera di ricostruzione della pubblica amministrazione, valutando dove gli sprechi si annidano e mettendo a punto, settore per settore, politiche adeguate”. Un’opera, è l’avvertenza degli autori verso i vertici dell’Unione, che deve investire il centrosinistra, “che non potrà e non vorrà cavarsela con facili slogan”.
    Tutt’altra musica, insomma, rispetto ai commenti a caldo, dopo la decisione dell’esecutivo, di Romano Prodi (“Riduzione delle tasse? Pagheremo sei miliardi di euro in più”) e del segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino (“Messaggio disarmante, si dimostra l’incapacità di governare”).
    Che il fisco sia un tema col quale tutti i partiti dello schieramento capeggiato da Romano Prodi devono fare i conti, anche dopo l’intervento del governo Berlusconi, è attestato anche dalle discussioni interne ai movimenti dell’Unione.
    E’ il caso dei pour parler in corso tra gli esperti economici dei Democratici di sinistra e di Rifondazione. Tra i quali, secondo indiscrezioni che circolano in questi giorni, ci sarebbe una prima intesa di massima da sottoporre poi ai vertici dei due partiti. La rimodulazione delle aliquote e i relativi scaglioni di reddito sarebbe così concepita:
    23 per cento fino a 18,5 mila euro; 30 per cento da 18,5 a 33,5 mila euro; 40 per cento da 33,5 a 70 mila euro; 45 per cento da 70 mila euro in su.
    Un’impostazione che rispetto all’attuale sarebbe più pesante per i redditi più alti, e anche per lo scaglione compreso tra i 18,5 e i 33,5 mila euro (ora l’aliquota più bassa è del 23 per cento come nell’ipotesi Ds-Prc ma fino a 26 mila euro, e quella più alta è del 39 per cento per i redditi superiori ai 33,5 mila euro, contro una proposta del 45 per cento).
    Ma rispetto al fisco pre-Berlusconi costuirebbe comunque un calo complessivo della pressione fiscale.
    A conferma del fatto che il tema politico introdotto dal Cav. è servito a far cadere un tabù: le tasse possono essere tagliate.

    Il Foglio del 16 febbraio

    saluti

 

 

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