….a Pera
Gentile presidente Pera, il governo ha presentato al Senato il 10 maggio del 2004 il disegno di legge sulla riforma profonda della legge 309 del 1990 in materia di disciplina degli stupefacenti.
Il testo è all’esame delle commissioni riunite Sanità e Giustizia. Non è questa la sede e l’occasione per discutere la proposta nel merito anche se destano preoccupazioni forti alcuni punti.
La scelta di annullare i risultati del referendum del 1993, che abrogò le norme più odiose della legge Jervolino-Vassalli, non può essere data per pacifica e scontata.
La riduzione delle tabelle delle diverse sostanze a una sola (annullando la differenza scientifica e di trattamento penale tra droghe leggere e pesanti), porrebbe l’Italia in controtendenza rispetto all’Europa.
La condanna per spaccio presunto per la detenzione di sostanze stupefacenti al di sopra della quantità determinata per legge (250 milligrammi per la cannabis) andrebbe contro ogni principio del garantismo e delle regole del giusto processo.
Io condivido quanto Lei assieme al senatore Manconi scriveva sul Foglio del 14 novembre del 1996 sull’opportunità di una svolta razionale rispetto a una “guerra” insensata. L’appello per affrontare la questione senza pregiudizi è ancora valido.
Ora il governo ha annunciato la convocazione a Pescara per il prossimo settembre della Quarta Conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope.
Il comma 15 dell’articolo 1 del Dpr 309 prescrive la convocazione ogni tre anni di questa conferenza.
Fin qui tutto bene, se si sorvola sul ritardo nella convocazione della conferenza stessa, sollecitata forse dal Convegno promosso dalla Regione Emilia-Romagna e dal Cartello di associazioni e comunità che si oppongono alla scelta proibizionista e punitiva dell’on. Gianfranco Fini.
Il comma 15 si chiude con queste parole:
“‘Le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa”.
La legge è chiara e mi pare che, dal punto di vista formale che è sostanza, non si possa che sospendere l’esame dei disegni di legge seppure in fase preliminare, per riprenderli dopo l’esito della conferenza di Pescara.
Chiedo a Lei di intervenire per far rispettare la legge, per non compiere un lavoro inutile, per mettere in condizione il Parlamento e il Senato che affronta un testo complesso in prima lettura di utilizzare i contenuti che emergeranno.
Agire altrimenti costituirebbe un paradosso perché renderebbe la Conferenza inutile o addirittura una sede di propaganda di scelte fondate non sulle prassi ma sulla più vieta ideologia.
Franco Corleone su Il Foglio del 16 febbraio
saluti




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