...lo vogliono
Roma. “Quando una cosa gira, gira”. I collaboratori più stretti di Bertinotti non fanno neanche finta di trattenere la soddisfazione. Perché la cosa che gira, per la precisione, è proprio il compagno segretario.
Una trottola. Un’astronave. Uno yo-yo.
Impazza, smarca, salta, zompa, acchiappa. E Bertinotti qua, e Bertinotti là. Tutti lo vogliono e tutti, quando possono, se lo pigliano.
Bruno Vespa, secondo Magazine-Corriere della Sera, praticamente si è accasato con lui, ospitandolo ben 47 volte a Porta a porta: se vuole una scrivania, un tavolinetto, un fratino per firmare il contratto con Prodi…
Lo bramano gli scapestrati dei centri sociali.
Lo ambiscono i monsignori delle sale diocesane.
Se lo litigano alle mostre, alle prime e alle seconde.
Prodi se lo tiene stretto, Fassino se lo tiene stretto, Rutelli prova a non stare troppo stretto a lui e rimedia una legnata politica. Quasi un fenomeno, più che un leader.
Nel dibattito in vista del congresso di Venezia sembrava messo maluccio (“Si decide anche con il 51 per cento”, annunciava decisionista), adesso è al 60 per cento. Sta in gloria, il Compagno Pimpante.
Come dicono nella capitale, gli va l’acqua per l’orto, molto gli riesce facile e quasi tutto bene.
Appunto, quando una cosa gira, gira.
Dicono i suoi, ovviamente, che non è tanto un fatto di fortuna o di inattesa irrigazione. Strategia, piuttosto, lungimiranza, fatica.
Sentite un po’: “La candidatura di Nichi Vendola in Puglia e il voto dell’Unione sull’Iraq: queste due cose bastano e avanzano per vincere il congresso”.
Perché, dicono i bertinottiani, “Fausto ha dimostrato agli avversarsi interni non solo che la sinistra radicale esiste, ma che può vincere. E può persino egemonizzare l’altra sinistra”.
La faccenda irachena ne è la prova. A parte quelli del centrodestra, che in Parlamento parlando di “Prodinotti”, ieri bastava scorrere i titoli dei giornali per farsi un’idea neanche tanto approssivamativa delle scariche di adrenalina che il leader deve aver piacevolmente ricevuto.
Genere: “L’Unione si compatta sulla linea Bertinotti”, “Diessini con Bertinotti per piegare i dissidenti”, il portavoce di Forza Italia, Sandro Bondi, che dice che domani non andrà in piazza perché “in quel corteo il capo è Bertinotti”, e persino il Secolo d’Italia che titola ironicamente sul “maestro Bertinotti”.
E poi gli oppositori interni della Margherita che accusano Rutelli di avere “l’ossessione di Bertinotti”, e i rutelliani che accusano Prodi di essere “ossessionato da Bertinotti”, mentre la timida destra diessina se la prende con Fassino, troppo “attento a Bertinotti”. Uomo di lotta e di copertina, Fausto annota e intanto gode.
Pur essendo persona avvertita sui rischi che si corre a troppo frequentare i media (“Un bel combattimento, un corpo a corpo sempre vissuto a occhi spalancati”, ha detto in un’intervista che va in onda oggi su Radio Uno Rai), generosamente se può il Compagno Pimpante si concede, transita su Ballarò, va a Primopiano, c’è memoria di un’apparizione a Parlamento In, c’è Giovanni Masotti che lo inseguiva prima in coppia con Daniela Vergara, ora da solo, per un Punto e a capo, e Fausto resiste, come fa con il Processo di Biscardi e i giornali sportivi, che sul compagno milanista tanto vorrebbero inzuppare – che molto si può, ma non tutto è concesso.
Spiegano a Rifondazione: “Sono tante le cose che filtriamo. Fausto è ricercatissimo, ma si dà un limite. Non etico, ma un limite e basta”.
Lui si darà pure un limite, ma dove ti giri lo vedi, dove punti l’orecchio senti parlare di lui. Per dire, la stessa persona va a discutere di fede e politica con monsignor Carlo Molari (“La gente che stava lì si aspettava che dicesse: mi sono convertito. Ma non l’ha detto”), e di Bertold Brecht con Curzio Maltese.
Ma soprattutto, negli ultimi mesi, Rifondazione ha inagurato una campagna che si potrebbe definire di frenetica gentilezza: i manifesti con le facce allegre dei militanti, industriali della pasta che mettono l’orecchino come Vendola, il quotidiano Liberazione affidato a Piero Sansonetti.
Dicono i suoi che “finalmente il tappo è saltato”, ed è stato per anni, questo tappo, il ricordo del colpo inferto al governo Prodi, gli anni duri e difficili, dove la diffidenza era generalizzata, “e invece adesso anche gente come Marcello Cini e Alberto Asor Rosa non sono più bloccati dal ricordo di quella rottura, le riserve nei nostri confronti sono cadute”.
Persino l’invenzione destrorsa del “Prodinotti”, giudicata “la schiuma di tutta la vicenda”, alla fine i bertinottiani volgono in positivo, “vuol dire che non c’è sensazione di pericolo nel rapporto che abbiamo con Prodi”.
Continuando a pensare che “esiste una diffusa radicalità nella società”, che molti voti può portare, e che fa transitare tra un cardinale e una sezione, tra Vespa e il Gambero Rosso.
Ché, se può, sempre dà. Il Compagno Pimpante.
da Il Foglio
saluti




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