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Risultati da 1 a 10 di 23

Discussione: Poesia

  1. #1
    Roscetta
    Ospite

    Predefinito Poesia

    Sentite che bella questa poesia di Vittorio Gassman(almeno a me è piaciuta molto)

    Dove trovarti, stanarti,
    se non fra le cose più usate?
    Le parole. Ho trascorso
    la mia vita a berle, sorsi simili a un morso,
    parole degradate e azzerate.
    Ma da quel mucchio ora balzi,
    tu (mi) innalzi e ridai senso al discorso,
    e in quelle parole-fole già spente
    vagamente risuona il suono
    della Parola che tu hai riposta e nascosta
    per proteggerla, e sono
    pronto a leggerla anch’io.
    Taccio. E tu pronunciala, Dio.

    Vittorio Gassman

  2. #2
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
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    Predefinito Re: Poesia

    Senza confini


    Senza confini
    tale è l'amore che ci lega
    non esistono altre parole per descriverlo
    che siano in grado di far capire
    che l'uno senza l'altro siamo fragili
    ed infinatamente soli.
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

  3. #3
    Roscetta
    Ospite

    Predefinito

    ...mica l'avavo letta....è bellissima, ma chi l'ha scritta?

  4. #4
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    Predefinito

    Io, invece, voglio raccontarvi una favola. Sì, una favola. Una di quelle favole che oggi tutti disprezzano e che nessuno racconta più ai bambini. Ma prima, voglio che mi facciate una promessa: racconterete ai vostri figli (attuali e futuri) favole fino a quando avranno vent'anni. Me le ricordo tutte quelle che hanno raccontato a me. Adesso so benissimo che sono favole, eppure sono le cose che ricordo con maggior gioia e che mi aiutano a superare le svolte più dure della vita.


    IL GIGANTE EGOISTA


    Ogni pomeriggio, appena uscivano dalla scuola, i bambini avevano l'abitudine di andare a giocare nel giardino del Gigante.

    Era un grazioso e vasto giardino, con erba soffice e verde. Qua e là sull'erba c'erano bellissimi fiori che sembravano stelle, e dodici alberi di pesco che in primavera fiorivano di bianco e rosa, e in estate davano frutti succosi. Gli uccelli si posavano sugli alberi e cantavano così dolcemente che i bambini interrompevano i loro giochi per ascoltarli.

    "Come siamo felici qui!" gridarono gli uni agli altri.

    Un giorno il Gigante tornò. Era stato a visitare suo fratello, l'Orco di Cornovaglia, e si era trattenuto con lui per sette anni.

    Dopo sette anni aveva detto tutto quanto aveva da dire e si era deciso a ritornare nel suo castello. Quando arrivò, vide i bambini che giocavano nel giardino.

    "Che cosa state facendo laggiù?" gridò con voce burbera, e i bambini scapparono via.

    "Il mio giardino è mio! - proclamò il Gigante. - Chiunque può capirlo, e non permetterò a nessun altro di giocarci". Così vi costruì un alto muro tutt'intorno, e mise un cartello:

    VIETATO L'INGRESSO

    I TRASGRESSORI SARANNO PERSEGUITI A TERMINI DI LEGGE

    Era veramente egoista quel Gigante.

    I poveri bambini ora non avevano un posto dove giocare. Provarono a giocare sulla strada, ma la strada era veramente sporca e piena di polvere e sassi acuminati, e a loro non piaceva. Erano soliti gironzolare intorno alle mura invalicabili dopo l'orario di lezione, parlando tra loro dello stupendo giardino all'interno.

    "Come eravamo felici lì!" si dicevano.

    Poi arrivò la Primavera, e in tutto il paese spuntarono deliziosi fiorellini sui quali svolazzavano gli uccellini novelli. Soltanto nel giardino del Gigante Egoista era ancora inverno. Gli uccelli non si preoccupavano di cantare perché non c'erano i bambini, e gli alberi si dimenticarono di fiorire. Un solo bellissimo fiore mise la sua testolina fuori dall'erba, ma quando vide il cartello fu così dispiaciuto per i bambini che si infilò nuovamente nella terra, e ritornò a dormire. I soli contenti furono la Neve e il Gelo.

    "La Primavera ha dimenticato questo giardino esclamarono, - cosicché noi potremo viverci tutto l'anno".

    La Neve coprì l'erba con il suo grande mantello bianco, e il Gelo dipinse d'argento tutti gli alberi. Quindi invitarono il Vento del Nord a stare con loro, ed egli venne. Era avvolto in una pelliccia, e ruggì dal mattino alla sera nel giardino, e abbatté i comignoli.

    "Questo è un posto piacevolissimo - disse, - dobbiamo invitare la Grandine".

    E la Grandine arrivò. Ogni giorno per tre ore questa crepitò sul tetto del castello finché non ebbe rotto la maggior parte delle tegole, e allora si mise a correre senza mai fermarsi intorno al giardino, più forte che poteva. Era vestita di grigio, e il suo alito era di ghiaccio.

    "Non capisco proprio come mai la Primavera tardi così tanto ad arrivare - disse il Gigante Egoista guardando dalla finestra il suo giardino freddo e coperto di neve, - spero che il tempo possa cambiare presto".

    Ma la Primavera non arrivò, e nemmeno l'Estate.

    L'Autunno portò frutti dorati in tutti i giardini ma non in quello del Gigante.

    "E' troppo egoista" disse l'Autunno. Così là era sempre Inverno, e il Vento del Nord, la Grandine, il Gelo, la Neve danzavano qua e là fra gli alberi.

    Una mattina il Gigante stava disteso nel suo letto, sveglio, quando sentì una musica dolcissima. Gli sembrò così dolce che pensò dovessero essere i musicanti che passavano. In realtà era soltanto un piccolo fanello che cantava davanti alla finestra, ma era da tanto tempo che non sentiva cantare un uccello nel suo giardino, che quella gli sembrò la musica più soave del mondo.

    Allora la Grandine smise di ballargli sulla testa, e il Vento del Nord cessò di ruggire, e un delizioso profumo entrò attraverso i battenti aperti.

    "Credo che sia veramente arrivata la Primavera" disse il Gigante; e saltò giù dal letto per guardar fuori.

    Che cosa vide?

    Vide una scena stupenda. Da un piccolo buco nel muro i bambini si erano insinuati nel giardino, e stavano seduti sui rami degli alberi. Su ogni albero che poteva vedere c'era un bambino. E gli alberi erano così felici di avere di nuovo i bambini con loro, che si ricoprirono di germogli, e agitavano delicatamente i rami sulla testa dei bambini. Gli uccelli stavano volando qua e là cinguettando allegramente, e i fiori occhieggiavano tra l'erba verde e ridevano. Era una scena deliziosa: solo in un angolo era ancora inverno. Era l'angolo più lontano del giardino e lì un bambino stava dritto in piedi. Era così piccolo che non riusciva a raggiungere i rami degli alberi, e vi girava tutt'intorno, piangendo amaramente.

    Il povero albero era ancora coperto di neve e gelo, e il Vento del Nord soffiava e ruggiva tutt'intorno.

    "Sali, bambino!" disse l'albero, e piegò i rami più che poté; ma il ragazzo era troppo piccolo.

    E il cuore del Gigante a quella vista si squagliò immediatamente.

    "Come sono stato egoista! - esclamò. - Ora so perché la Primavera tardava a venire. Metterò quel povero bambino in cima all'albero, e destinerò per sempre il mio giardino ai giochi dei bambini".

    Era davvero molto dispiaciuto per quello che aveva fatto.

    Così scese furtivamente e aprì senza rumore il portone di fronte, uscendo dal giardino. Ma quando i bambini lo videro si spaventarono talmente che scapparono via, e nel giardino ritornò l'Inverno. Soltanto il bambino più piccolo non fuggì perché aveva gli occhi così pieni di lacrime che non poté vedere il Gigante avvicinarsi. E il Gigante gli si avvicinò da dietro, lo prese gentilmente per mano e lo sollevò sull'albero. E l'albero fece immediatamente sbocciare i fiori, e gli uccelli si posarono cantando sui rami, e il bambino tese le braccia e le gettò al collo del Gigante e lo baciò. E gli altri bambini, quando videro il Gigante che non era più cattivo come un tempo, tornarono di corsa e con loro tornò la Primavera.

    "Bambini, il giardino è vostro ora" disse il Gigante, e prese una grande scure e abbatté il muro. E alle dodici, quando la gente uscì per andare al mercato, trovò il Gigante che giocava con i bambini nel giardino più bello che avessero mai visto.

    Tutto il giorno giocarono e la sera tornarono dal Gigante a salutarlo.

    "Ma dov'è il vostro piccolo compagno? - domandò. - Il bambino che ho messo sull'albero". Il Gigante lo amava più di tutti gli altri perché era stato lui a baciarlo.

    "Non lo sappiamo - risposero i bambini, - è andato via".

    "Dovete dirgli di stare tranquillo e di venire domani" disse il Gigante. Ma i bambini risposero che non sapevano dove abitava, e che non l'avevano mai visto prima di allora; e il Gigante si sentì molto triste.

    Tutti i pomeriggi, quando la scuola terminava, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma il bambino che il Gigante amava non si fece mai più vedere. Il Gigante era gentilissimo con tutti i bambini, eppure quel suo piccolo primo amico gli mancava moltissimo, e chiedeva spesso sue notizie.

    "Come vorrei vederlo ancora!" era solito ripetere.

    Passarono gli anni, e il Gigante divenne molto vecchio e debole.

    Non poteva più partecipare ai giochi, così, seduto su una grande poltrona, si limitava ad osservarli e ad ammirare il giardino.

    "Ho tanti fiori bellissimi ma i fiori più belli di tutti sono i bambini" esclamava ogni tanto.

    Una mattina d'inverno guardò fuori dalla finestra mentre si vestiva. Ora non odiava più l'Inverno, perché sapeva che era semplicemente la Primavera addormentata, e sapeva che i fiori si stavano solo riposando.

    Improvvisamente si strofinò gli occhi e guardò con meraviglia. Era certamente una visione incredibile. Nell'angolo più nascosto del giardino c'era un albero completamente coperto di fiori bianchi. I suoi rami, dai quali pendevano frutti d'argento, erano interamente d'oro, e sotto c'era il bambino che il Gigante aveva amato.

    Il Gigante corse al piano inferiore, con il cuore colmo di gioia, e uscì in giardino.

    Attraversò velocemente il prato e si diresse verso il bambino.

    Quando arrivò vicino al suo viso, si fece rosso dall'ira, e chiese:

    "Chi ha osato ferirti?".

    Sulle palme delle mani del bambino c'erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano anche sui suoi piedini.

    "Chi ha osato ferirti? - gridò il Gigante. - Dimmelo affinché io possa prendere la mia grande spada e ucciderlo".

    "No! - rispose il bambino. - Queste sono le ferite dell'Amore".

    "Chi sei tu?" domandò il Gigante, mentre uno strano timore lo prendeva, e si inginocchiò davanti al bambinetto.

    Il bambino sorrise al Gigante e gli disse:

    "Tu una volta mi hai permesso di giocare nel tuo giardino, oggi verrai con me nel mio giardino, che è il Paradiso".

    E quando i bambini, quel pomeriggio, vennero a giocare trovarono il Gigante che giaceva morto sotto l'albero, tutto coperto di fiori bianchi.

  5. #5
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  6. #6
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    Originally posted by Roscetta
    ...mica l'avavo letta....è bellissima, ma chi l'ha scritta?
    L'ho scritta io. Sono un cavaliere romantico.
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  7. #7
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    Originally posted by Roscetta
    ...mica l'avavo letta....è bellissima, ma chi l'ha scritta?
    Non mi piace.



  8. #8
    Radicalpignolo
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    Uomo

    Uomo, sebbene io sia un uomo
    tu non mi degni del tuo saluto
    e se mi incontri per caso per strada
    fai finta che neanche io sia nato
    Uomo, io non ho un lavoro
    e a vent'anni non ho un futuro
    ma almeno ho capito che niente è gratuito
    perchè niente mi han mai regalato
    Uomo, ho anche studiato
    e con tutte le forze ho sempre lottato
    ma non c'è posto per i giusti e i buoni
    il posto è degli altri, è degli imbroglioni
    Uomo, questo mondo è sbagliato
    perchè c'è chi nasce povero e chi ricco sfondato
    perchè c'è chi lotta per un pezzo di pane
    e c'è chi lo butta se gliene rimane
    Uomo, guardami in faccia
    e dimmi se in me vedi un altro uomo
    dimmi che credi che da uno a dieci
    per te io valgo meno di zero
    Uomo, apri il tuo cuore
    e dammi una mano d'aiuto
    e se apri gli occhi magari ti accorgi
    che quello che hai io non l'ho mai avuto

    Ho diritto ad avere una vita
    e ne ho una voglia infinita
    Io conosco i diritti e i doveri
    ma i primi son falsi e i secondi son veri ....


    In realtà si tratta di una canzone che ho scritto qualche tempo fa.

  9. #9
    Radicalpignolo
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  10. #10
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    Originally posted by LIBERAMENTE
    Uomo

    Uomo, sebbene io sia un uomo
    tu non mi degni del tuo saluto
    e se mi incontri per caso per strada
    fai finta che neanche io sia nato
    Uomo, io non ho un lavoro
    e a vent'anni non ho un futuro
    ma almeno ho capito che niente è gratuito
    perchè niente mi han mai regalato
    Uomo, ho anche studiato
    e con tutte le forze ho sempre lottato
    ma non c'è posto per i giusti e i buoni
    il posto è degli altri, è degli imbroglioni
    Uomo, questo mondo è sbagliato
    perchè c'è chi nasce povero e chi ricco sfondato
    perchè c'è chi lotta per un pezzo di pane
    e c'è chi lo butta se gliene rimane
    Uomo, guardami in faccia
    e dimmi se in me vedi un altro uomo
    dimmi che credi che da uno a dieci
    per te io valgo meno di zero
    Uomo, apri il tuo cuore
    e dammi una mano d'aiuto
    e se apri gli occhi magari ti accorgi
    che quello che hai io non l'ho mai avuto

    Ho diritto ad avere una vita
    e ne ho una voglia infinita
    Io conosco i diritti e i doveri
    ma i primi son falsi e i secondi son veri ....


    In realtà si tratta di una canzone che ho scritto qualche tempo fa.
    è BELLISSIMA AMO'!!! davvero!!!

    ci vorrei scrivere qualcosa pure io... ma la mia vena poetica in genere partorisce prosa... e quella prosa che partorisce sempre in genere fa a botte con i cattolici e con il credo religioso in generale... quindi eviteri... però muoio dalla voglia di sentirtela cantare...
    cla

 

 
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