Dimissioni immediate del Cda Rai e nessuna revisione della par condicio. Di fronte alla «grave emergenza democratica» in atto, l’Unione va all’attacco su informazione e gestione della tv pubblica. Ieri Romano Prodi ha voluto incontrare a Santi Apostoli i parlamentari dell’opposizione che fanno parte della commissione Vigilanza.

Ha ascoltato, ha fatto un lungo e dettagliato intervento, e poi la riunione è stata sciolta con l’impegno a valutare nelle prossime settimane la possibilità di organizzare una giornata per la libertà di informazione.

«La parzialità, e talvolta persino la faziosità, della nostra informazione televisiva, e purtroppo anche di quella affidata al servizio pubblico, sono sotto gli occhi di tutto il Paese. È un problema per l’Italia, è un problema per la nostra democrazia, è un problema per l’effettività stessa dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione», è stato il ragionamento che Prodi ha fatto ai parlamentari annunciando l’intenzione di mettere la questione tra i primi punti dell’agenda politica della coalizione: «Riguarda le pari opportunità, deve uscire dal recinto degli addetti ai lavori e dobbiamo trovare anche le modalità per segnalare ai cittadini la situazione».

Da qui l’idea di dar vita a un’iniziativa ad hoc, anche se prima di decidere di che tipo (manifestazione, incontro-dibattito o altro) andranno valutati diversi aspetti organizzativi e, se si opterà per i tempi brevi, il peso degli impegni per la campagna delle regionali.

Ciò per cui bisogna invece attivarsi al più presto, è stata la decisione presa unanimamente alla riunione di Santi Apostoli, è chiedere un dibattito parlamentare per procedere alla sostituzione di un Cda che, come ha osservato il diessino Giuseppe Giulietti, «è scaduto, monocolore, responsabile di gravi epurazioni e di un avvelenamento del servizio pubblico».
Tanto più, ha fatto notare il responsabile Informazione della Quercia Fabrizio Morri, che lo strumento per farlo è già a disposizione: la legge Gasparri.

Prodi si è detto pronto a garantire l’«impegno del centrosinistra a lavorare unitariamente per assicurare alla tv pubblica un vertice autonomo e autorevole». Ma lanciando un messaggio al centrodestra ha anche detto che questa operazione andrà avviata subito, perché quelli che vengono «sono anni troppo importanti perché noi possiamo affrontarli con un sistema radiotelevisivo e, soprattutto, con un servizio pubblico che funzionino e operino come quelli attuali».

Chiaro il riferimento alle politiche del 2006, ma non solo, essendo in agenda anche il referendum sulla riforma costituzionale e importanti appuntamenti internazionali.
«Il modo col quale è disciplinato il sistema radiotelevisivo, e in particolare il modo col quale funziona il sistema pubblico generale radiotelevisivo, costituiscono aspetti determinanti della competizione politica. Di più: essi toccano direttamente il funzionamento della democrazia», ha detto Prodi ricordando anche i richiami sull’«importanza di una informazione corretta e pluralista» rivolti dal presidente Ciampi al Parlamento e agli operatori del settore.

Non erano ancora state chiuse le ultime questioni alla riunione di Santi Apostoli che la Cdl ha reagito, con Paolo Romani (responsabile Informazione di Forza Italia) che ha parlato di «tentativo di destabilizzare la Rai» e con Domenico Nania (An), che ha detto: «Basta vedere e ascoltare ogni giorno i tg della Rai per rendersi conto che Prodi e compagni dicono bugie e mistificano la realtà».
da www.unita.it