Guénon si rfà più precisamente a Matgioi (Albert de Pouvourville) per quella specifica parte della dottrina della metempsicosi.
Da fonte taoista dunque.
Basta confrontare La Via Metafisica.
Guénon si rfà più precisamente a Matgioi (Albert de Pouvourville) per quella specifica parte della dottrina della metempsicosi.
Da fonte taoista dunque.
Basta confrontare La Via Metafisica.
Non pensare che la Via del Fuoco si compendi nello studiare la scienza degli astri, della guarigione, della magia e cose di questo genere (per quanto ogni cosa, al proprio livello, trovi il suo giusto posto). La Via dell'Immortalità non si ottiene mendicando qualche briciola di erudizione fenomenica, qualche modesto potere psichico appariscente, qualche medaglia conferita da un'organizzazione "spirituale" o pseudo esoterica, da appendere al muro per inorgoglire l'Io accattone. La Via dell'Immortalità si svela a chi, con Dignità, sa "morire" stando in piedi.


Sono interessato...In Origine Postato da Havismat
Guénon si rfà più precisamente a Matgioi (Albert de Pouvourville) per quella specifica parte della dottrina della metempsicosi.
Da fonte taoista dunque.
Basta confrontare La Via Metafisica.
sapevo che Guenon si rifaceva a Matgioi, ma non ho letto niente del metafisico taoista (poi se non sbaglio convertitosi negli ultimi anni).
Potresti gentilmente esprimere più apertamente, anche in sintesi estrema, che cosa caratterizza la dottrina cinese della trasmigrazione?
-Comunque Guenon nega la reicarnazione in modo assiomatico, matematico. Concetti, concrezioni come "io", la vita, l'individualità, sono strttamente lagati all'esistere qui e ora. Per Guenon dopo la morte non è possibile che una tale concrezione si mantenga salda, ma anzi l'ego si dissolve. In pratica non ammette l'immortalità dell'anima. E si capisce perchè il francese tende all'uno, allo zero, al non-uno. Chissà cosa pensano davvero gli induisti: io non lo so. Però la matematica di Guenon mi convince.
Saluti


Purchè diamo alla parola "anima" il suo giusto significato, intendendo con questa parola l'elemento psichico di ogni essere umano (ogni essere umano è "tripartito" in corpo, anima, e spirito). In questo caso non solo Guènon non ammette l'immortalità dell'anima, ma ovviamente non la ammette neanche nessuna delle dottrine tradizionali.In Origine Postato da Senatore
Per Guenon dopo la morte non è possibile che una tale concrezione si mantenga salda, ma anzi l'ego si dissolve. In pratica non ammette l'immortalità dell'anima.
Diversa cosa è lo Spirito (ovvero ciò che i moderni chiamano generalmente "anima"), e questo invece è indiscutibilmente immortale per tutte le forme tradizionali, e pertanto anche per Guènon.
Detto questo, resto anch'io in attesa di saperne di più in merito a quanto ha detto Havismat, visto che la cosa mi incuriosisce molto.
Un saluto.
“Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”
Proverbio arabo


Più che altro, volevo dire, il significato che Guenon assegna a quella parola. Ma per un occidentale, che sul destino dell'anima ha presente soprattutto il lascito di Platone e del cristianesimo, questa prospettiva è un pò più problematica. A stretto giro di logica è convincente, ma ha il problema di togliere di mezzo l'escatologia (individuale). per me è un pò come levare il terreno di sotto i piedi.In Origine Postato da Talib
Purchè diamo alla parola "anima" il suo giusto significato,
Ricambio il saluto.


QUOTE]In Origine Postato da Senatore
Sono interessato...
sapevo che Guenon si rifaceva a Matgioi, ma non ho letto niente del metafisico taoista (poi se non sbaglio convertitosi negli ultimi anni).
Potresti gentilmente esprimere più apertamente, anche in sintesi estrema, che cosa caratterizza la dottrina cinese della trasmigrazione?
++++In attesa che Havismat risponda, sicuramente con maggiore erudizione e precisione di me, provo ad accennare qualcosa anch'io riguardo al tuo quesito. C'è comunque da rilevare, almeno da ciò che mi risulta, che la tesi reincarnazionista non riveste una parte importante all'interno della dottrina taoista, e questo sia facendo riferimento al taoismo più propriamente filosofico (Tao-chia) che a quello religioso (Tao-chiao). Difatti, come sai, nel taoismo,sprattutto in quello filosofico, ciò che importa è il riuscire a "conformarsi" armoniosamente con la natura, o col creato che dir si voglia, al fine di realizzare in sè il ritorno all'origine (FU). Quello che conta quindi è il perseguimento del wei wu-wei, dell'azione senza azione, e non tanto la distruzione del principio di causalità che, invece, riveste grande importanza in altre vie quali il buddhismo o l'induismo.
Ciò premesso, quando un essere umano s'incarna per prima cosa in lui si manifestano le due polarità dell'Essere unico che sono Sing e Ming.Il primo è la natura individuale connessa col principio vitale, spirituale e psichico. Il secondo è, invece l'insieme delle pulsioni, degli istinti, delle esigenze carnali che, in un certo qual modo, determinano il destino.
Nel momento in cui avviene la nascita queste due polarità, inevitabilmente si dividono (sarà poi compito di chi vuole ripristinare l'unità originaria, tentare di riunirle).
Esse poi si espletano nel piano inferiore dell'essere individuale attraverso il Ch'i che è l'energia vitale che pervade ed anima tutte le cose (analogicamente al Pranha), e il Tsin che è l'insieme dei fluidi corporei quali il seme, il sangue.
Infine la polarità individuale Sing si esprime generando tre anime sottili, Hun, che regolano le funzioni psichiche più elevate, mentre l'espressione psichica dei principi vitali Ch'i e Tsin produce sette anime P'o che regolano le funzioni corporee inferiori.
Quando Huen e P'o lasciano il corpo esso muore. Allora Huen torna verso il cielo di cui è, in un certo senso, espressione (ed infatti la sua natura è Yang), mentre P'o si inabissa nella terra a cui idealmente appartiene essendo elemento Yin, e dà origine a tutta una serie di demoni e fantasmi.
A questo punto Hun passa attraverso una specie di tribunale universale collocato su più mondi e presieduto da più divinità le quali in dipendenza degli atti compiuti dal defunto ne determinano la nuova l'incarnazione in uno dei tre mondi (divino, umano, infernale). E questo avviene fino a quando o viene ottenuta, come insegnato nel Tao-chia, la realizzazione del Ta-i, cioè dell'Uomo Supremo coincidente col Tao stesso, oppure, come auspicato dal Tao-chiao, viene ottenuta l'immortalità fisica in questo mondo.
QUOTE]In Origine Postato da Senatore
-Comunque Guenon nega la reicarnazione in modo assiomatico, matematico. Concetti, concrezioni come "io", la vita, l'individualità, sono strttamente lagati all'esistere qui e ora. Per Guenon dopo la morte non è possibile che una tale concrezione si mantenga salda, ma anzi l'ego si dissolve. In pratica non ammette l'immortalità dell'anima. E si capisce perchè il francese tende all'uno, allo zero, al non-uno. Chissà cosa pensano davvero gli induisti: io non lo so. Però la matematica di Guenon mi convince.
Saluti [/QUOTE]
++++Quello affermato da Guenon circa la reincarnazione coincide con ciò che, dal punto di vista puramente metafisico, per l'appunto, viene asserito anche nell'induismo e nelle varie scuole buddhiste (non dico tutte perchè non ho una conoscenza tanto ampia). Infatti come può reincarnarsi qualcosa se non esiste un io individuale che possa farlo?In poche parole cosa si reincarna se Atman e Brahman fondamentalmente coincidono?
E, parimenti, poichè anche per il buddhismo non esiste realmente un io individuale, come può questo reincarnarsi quando tutto ciò che attiene al Samsara è in realtà frutto della visione deformante della mente?Una volta, infatti, sospeso il pensiero discriminante col quale la mente deforma e distorce la realtà credendo che essa sia realmente come la percepisce, una volta cioè attinta la vera natura della realtà, che è vacua, non vi è più distinzione tra illusione, illuminazione, reincarnazione, liberazione, Samsara, Nirvana...Tutte queste categorie, queste polarità, scompaiono.
Poi, ovviamente, sul piano del contingente è un altro paio di maniche...
Ciao


Grazie Yggdrasil per la risposta, che mi è stata preziosa. Sicuramente le affermazioni ricordate di Guenon e Coomaraswamy devono essere interpretate come dici tu. Poi in concreto le cose sono sempre più complicate (e forse più interessanti)perchè i punti di vista relativi sono quelli da cui ciascuno prende le mosse.
Ciao


In Origine Postato da haham
Non è che Guénon contesti il ritorno (per quanti non hanno ottenuto lo stadio di liberazione) il ritorno al samsara. Quello che contesta è l'identificazione del samsara con il nostro mondo, il nostro specifico stato di esistenza, in altre parole che sia possibile la reincarnazione nel significato etimologico del termine (riacquistare un nuovo corpo). Il samsara per Guénon (ma ritengo che su questo si rifaccia ai testi), è composto da un insieme di mondi (loka) da una catena indefinita di mondi uno diverso dall'altro, piazzati (se così possiamo dire) su piani di esistenza differenziati. Per l'essere non liberato il destino che si prefigura è la trasmigrazione da uno stato di esistenza ad un altro, da un loka ad un altro, e quindi l'idea di un ritorno "su questa terra" è per Guénon "metafisicamente una impossibilità".
Ora, quello che sto cercando di scoprire (dal momento che Guénon dice di rifarsi ai Veda e ai suoi più illustri esegeti) è su quelle passo dei testi esattamente si rifà per una tale interpretazione.
Per altro, mi sembra che, anche se non esplicitamente, anche Danielou e Coomaraswamy, accettenino questa interpretazione.
haham
Effettivamente il Samsara non è prettamente collegato alla nostra, umana, sfera d'esistenza. A lui sono sottoposti tutti gli esseri che non hanno raggiunto la liberazione, moksha, la quale però, almeno da quanto mi risulta, dovrebbe essere ottenibile solo durante l'incarnazione umana.
I Loka poi, a parte quelli dottrinari di cui esistono precise descrizioni e rappresentazioni, sono effettivamente dati come di numero indefinito, è quindi possibilissimo che la reincarnazione avvenga in mondi e stati molto diversi tra loro. Del resto basti pensare a quanto asserito nell'induismo circa la possibilità di passare,senza apparente soluzione di continuità, da uno stato divino ad uno brutale. Lo stesso viene enunciato nel buddhismo, basta visionare il Bardo Thodol, ad esempio, per sincerarsene.
Circa "l'impossibilità metafisica" di un ritorno esattamente nel medesimo loka... Bè, effettivamente credo che l'ipotesi di lavoro proposta da Otto debba essere presa seriamente in considerazione nel tentativo di rispondere al tuo quesito.


In Origine Postato da Senatore
Poi in concreto le cose sono sempre più complicate (e forse più interessanti)perchè i punti di vista relativi sono quelli da cui ciascuno prende le mosse.
Ciao [/B]
Impossibile darti torto.
Ciao


***Siparietto musicale ***
Vite parallele
Mi farò strada tra cento miliardi di stelle
la mia anima le attraverserà
e su una di esse vivrà eterna.
Vi sono dicono cento miliardi di galassie
tocco l'infinito con le mani
aggiungo stella a stella
sbucherò da qualche parte,
sono sicuro, vivremo per l'eternità.
Ma già qui vivo vite parallele
ciascuna con un centro, con un'avventura
e qualcuno che mi scalda il cuore.
Ciascuna mi assicura
addormentato o stanco
braccia che mi stringono.
Credo nella reincarnazione
in quel lungo percorso
che fa vivere vite in quantità
ma temo sempre l'oblìo
la dimenticanza.
Giriamo sospesi nel vuoto
intorno all'invisibile, ci sarà pure un Motore immobile.
E già qui vivo vite parallele
ciascuna con un centro, una speranza
la tenerezza di qualcuno.
Tu pretendi esclusività di sentimenti
non me ne volere
perché sono curioso, bugiardo e infedele.
Qui vivo vite parallele
ciascuna con un centro, con un'avventura
e qualcuno che mi scalda il cuore.
F. Battiato


Ecchediamine!In Origine Postato da Otto Rahn
***Siparietto musicale ***
Giriamo sospesi nel vuoto
intorno all'invisibile, ci sarà pure un Motore immobile.
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