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Discussione: trasmigrazione

  1. #21
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    Ci sono un mucchio di risposte e mi perdonerete se magari con la mia presente non faccio altro che ripetere qualcosa di gia' detto...
    La questione della reincarnazione non riguarda altro che il se',da vedersi come una sorta di centro coagulatore dell'anima a sua volta del corpo...
    Quando uno muore corpo ed anima si disfanno,l'ultima molto piu' lentamente ed in un piano "sottile"...
    E' il se' a reincarnarsi(a rivestirsi di un io per via delle scorie non dissolte),sia in questo mondo che in un altro piano esistenziale, dal quale poi liberarsi potrebbe benissimo anche non essere ne' piu' facile ne' difficile che qui sulla terra...
    Il se' e' impersonale,quindi non e' sbagliato considerare falsa l'idea di un ritorno della persona defunta,seppur sotto spoglie diverse...
    Questa l'idea che mi sono fatta circa le idee del Guenon...

  2. #22
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    sia in questo mondo che in un altro piano esistenziale, dal quale poi liberarsi potrebbe benissimo anche ****essere ne' piu' facile ne' difficile che qui sulla terra...
    [/B][/QUOTE]

    C'era un "non" di troppo...

  3. #23
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    In Origine Postato da Jehan
    Questa l'idea che mi sono fatta circa le idee del Guenon...
    ...apunto, parliamo di idee.
    La morte è un fatto.Un evento storico. Precisamente, il momento del decesso (in questo caso, di un essere umano), incastonato in precise coordinate spazio temporali.
    Come l'inizio è un fatto.La nascita.Il nascituro viene portato dal nesso comunale che ne registra la nascita, e quindi il suo ingresso nella comunità civile.Legislativamente è un vivo.
    Verrà poi battezzato, se i genitori lo riterranno oppurtuno.E quindi, sottoposto al rito del battesimo, al cui lo stesso Cristo si è dovuto sottoporre, secondo il magistero degli Esseni.

    Quindi la reincarnazione sarebbe una sorta di palestra per zucconi ripetenti, dove si sale e si scende dalla giostra...in fondo, il luna park piace a tutti, specialmente se i biglietti sono poco onerosi e la giornata serena, che permette le gite fuori porta, ora più che mai doverose, in tema di pasquetta.

    Questa idea, in fondo, non mi dispiacerebbe.Rinfrancherebbe il fenomeno dei dejavù altrimenti non spiegabili.

    Insomma, si gira intorno al problema, è giustamente si avanzano delle riflessioni...resta che la morte è intimamente connessa alla vita...non è un caso che dove ho seppellito il mio cane, oggi fioriscano dei bellissimi fiori, frutto del liquido putrefattivo che impermea la terra dove è sepolta la povera carcassa, del mio segugio, che un automobilista assassino ha rimasto sul selciato...


    La vita è piena di morte, ovunque, e mentre qualcuno muore, un altro nasce...non posso far altro che ricordare mente al bellissimo dialogo tra Brancaleone e la Morte, che alla fine deve pur prendersi il suo "dazio", prendendosi la morosa di Branca che si reincarna in una cornacchia, se la memoria non mi inganna...

    Tant'è, essendo un lucido pessimista, ritengo la vita una sorta di esperienza, che nonostante tutti i dolori, và vissuta tutta, fino in fondo, fino alla FINE.

    Del resto, se vorrei proprio fare del male a qualcuno, cosa che per indole paciosa, evito, dato che l'unica cosa che amo, quando non lavoro, è oziare nel mio studiolo, impestando l'aria di sigari, ricordando il mio primo amore che mi spezzò il cuore a metà; dicevo, lo condannerei all'Eternità terrena.Che disgrazia, vivere per sempre, mentre le persone che amiamo, invecchiano e muoiono...

    La morte è necessaria, è la giusta conclusione, ad ogni manifestazione di vita in questo preciso Universo.

    Tutto ciò che ha un principio, ha anche una fine.

    E' lo stesso logos vivente, il Cristos, affermò: "Io sono l'Alfa e l'Omega".

    Il cerchio si chiude, tranne poi che il respiro si dipana in un successivo Ciclo Cosmico...

    ...nel frattempo, mi accendo un altro sigaro, ricordando quando ragazzino, la vedevo uscire da scuola, e lei mi sorrideva...
    geom.antonio



    ...i tuoi occhi mi rimandano il tuo amore, e sei la cosa più bella che mi è capitato...nonostante tutto, rimarrai sempre un geometrino da quattro soldi...che si dimentica pure di lavarsi il collo...


  4. #24
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    In Origine Postato da Senatore
    Sono interessato...
    sapevo che Guenon si rifaceva a Matgioi, ma non ho letto niente del metafisico taoista (poi se non sbaglio convertitosi negli ultimi anni).
    Potresti gentilmente esprimere più apertamente, anche in sintesi estrema, che cosa caratterizza la dottrina cinese della trasmigrazione?
    Scusate il mio colpevole ritardo.
    Purtroppo però ho affrontato Matgioi qualche anno fa... e la memoria ha un pericoloso margine di imprecisione. Ho dovuto pertanto "rivedere" nel dettaglio i suoi scritti, in modo da presentarveli nel modo più aderente possibile. Ne ho approfittato per rimuovere qualche detrito dai ricordi del testo da me segnalato. Ve ne riporto ampi stralci.
    Piccola premessa. Il lavoro del Matgioi si riserva di esprimere la Dottrina Esoterica del Taoismo con cui era venuto in contatto attraverso alcuni esponenti legittimi di tale tradizione durante la sua permanenza in Indocina nei primi anni del XX Secolo, in qualità di Ufficiale della Legione Straniera.
    Tale esposizione ha una impronta chiaramente Cosmologica, pur essendo strettamente Metafisica. Riguarda infatti il livello in cui l'Ineffabile (Infinito Metafisico o Non-Manifesto), una volta espresso e impropriamente "definito", si "polarizza" attraverso la discesa nella sfera della Manifestazione.
    La Polarizzazione successiva, all'interno della Manifestazione, altro non è che il Tao.

    Desidero precisare inoltre che il Conte Albert-Eugène Puyou de Pouvourville (1861-1940), oltre che iniziato taoista con il nome di MATGIOI (Occhio del Sole), fu anche Vescovo Gnostico di Tiro e dell'Oriente, con il nome di T Simon.
    Ebbe stretti contatti con Leon Champrenaud, anch'esso Vescovo Gnostico (T Theophane) convertitosi all'Islam col nome di Abd el Haqq. Nel 1934 pubblicò, con imprimatur ecclesiastico, un'agiografia dal titolo Sainte Thérèse de Lisieux, dove si poteva leggere che Santa Teresa annoverava parecchi devoti fra i "pagani" dell'Asia. Ciò indusse il Guénon a dire che, se Albert de Pouvourville era ancora vivo, Matgioi poteva ormai essere considerato morto.

    MATGIOI - LA VIA METAFISICA

    CAP. III - I GRAFICI DI DIO

    La Perfezione è Una e inintellegibile all'uomo: perché se ne possa parlare, bisogna che essa divenga intellegibile, o almeno che si supponga che essa possa diventarlo. E così la si rappresenta mediante due grafici differenti. Tuttavia c'è una sola e unica Perfezione, una sola causa iniziale.
    Teniamo bene presente che il nostro spirito afferra soltanto il numero; esso non è atto a cogliere l'Unità e meno ancora lo zero, che è l'unità prima ancora di ogni manifestazione.
    [...]
    C'è un'unica Perfezione, un'unica idea di Dio, un'unica "causa iniziale di tutte le cose". Questa Perfezione, che è detta "attiva", è generatrice e riserva potenziale di ogni attività, essa però non agisce affatto. E' e permane in sé, senza manifestazione possibile, è dunque inintelleggibile all'uomo, allo stato presente del composto umano. (Tale Perfezione Attiva è detta KHIEN)
    Quando questa Perfezione si è manifestata, essa ha subìto, senza cessare di essere sé stessa, la modificazione che la rende intellegibile allo spirito umano; poco importa che questa manifestazione sia un semplice atto di volontà o un'azione vera; per il fatto stesso che la perfezione ha agito essa è tale che può entrare nella concettualità; si chiama allora la Perfezione Passiva (KHUE'N)

    CAP. VI - LE LEGGI DELL'EVOLUZIONE

    Dare la vita è una delle traduzioni di "scorrere nella corrente delle forme": una delle forme nelle quali gli esseri trascorrono può benissimo essere la vita quale noi esseri terrestri la intendiamo, ma essa è solo uno degli innumerevoli aspetti delle nostre modificazioni; la vita non è dunque un corollario indispensabile, ma solo un 'accidente' della creazione.
    [...]
    L'Umanità è una delle forme della corrente lungo la quale gli esseri trascorrono (attività) differenziandosi dall'Essere, formalmente e non essenzialmente. Essa è dunque uno degli aspetti della Perfezione passiva e una delle modificazioni attraverso cui l'Universo tende alla trasformazione, ossia al meccanismo della reintegrazione. Così la Perfezione è la generatrice dell'Umanità (causalità), come la materia una - e di conseguenza eterna e senza forma - è la generatrice della materia divisibile, diversa e temporanea. Sono, queste, modalità oggettive della soggetività.
    [...]
    Noi siamo tutti quanti come i punti sulla superficie di un cilindro (*), che possono in apparenza appartenere a una retta o a un piano tangenti a tale superficie, ma che tuttavia fanno parte integrante non solo della superficie, ma del volume del cilindro in quanto funzioni di questo volume.
    [...]
    L'Universo non ha che la propria Essenza; la materia non ha che il proprio sostrato; vi sono pure la natura e la qualità; e col sostrato, ecco gli aspetti della Triade Metafisica.
    [...]
    Nella Triade Metafisica, solo l'Essenza si avvale della Perfezione; ma la natura e la qualità dipendono dalla corrente delle modificazioni; come queste ultime, esse sono temporanee e proteiche e non possono dunque per nulla appartenere all'Infinito; gli esseri di cui esse sono condizioni e funzioni contingenti, ma obiettivamente indispensabili, non potrebbero confondersi con l'Infinito.
    [...]
    Quello che ci distingue da Dio non è l'essenza, poichè noi siamo d'essenza divina; sono invece la natura e la qualità rispettivamente secondo e terzo termine della Triade Metafisica. Questa natura e questa qualità sono appunto appannaggio degli esseri trascorsi nella corrente delle forme; sono questi termini che, nella successione delle modificazioni, precisano la forma. Si può dire che ai nostri occhi sono essi stessi la forma. Ma che cos'è dunque la forma ? La forma, geometricamente (e filosoficamente) parlando, è il contorno: è l'apparenza del limite. Limite e forma: ecco cos'è che ci determina, ci specifica, ci divide.
    [...]
    Così l'Universo passa, fino alla trasformazione definitiva, per tutte le modificazioni che la corrente delle forme attraversa. Determiniamo le leggi di questa corrente. Esse sono conformi ai princìpi di (1) attività, di (2) armonia e di (3) bene nei quali si manifesta la Perfezione...
    [...]
    In nome del principio d'attività non si passa due volte attraverso la stessa corrente delle forme. E ci è del tutto impossibile credere alla metempsicosi, quanto meno a quella metempsicosi brutale e grossolana che viene ricavata con grande fatica dalle dottrine buddhiste e pitagoriche, nelle quali essa non si trova affatto.
    [...]
    Infine la quarta legge vuole che il movimento continuo, vario ed armonico sia benefico e conduca l'Universo alla Perfezione...
    ... non c'è differenza essenziale nella sorte degli esseri in modificazione ... Il passaggio degli esseri attraverso le modificazioni dell'Universo è dunque un'ascesa regolare, continua, armonica e benefica;
    [...]
    La necessità della raffigurazione si riassumono dunque così: una linea (principio di causalità) indefinita, che non passa mai due volte per un medesimo punto (principio di attività), determina delle curve e delle intersezioni di superficie avvolgentisi le une al di sopra delle altre (principio del bene); una linea in cui tutti i punti di un elemento sono ugualmente distanti dai punti corrispondenti dell'elemento superiore e dell'elemento inferiore (principio d'armonia). Non c'è nessuna superficie che soddisfi a questi dati all'infuori dell'elicoide cilindrica;
    [...]
    Quand'è che si esaurirà la serie delle modificazioni ? L'universo che le percorre lo saprà quando saprà non solo il passo dell'elica, cioè della forza attrattiva della divinità, ma quando saprà la distanza che, sull'altezza del cilindro ideale, lo separa dalla Perfezione.
    [...]
    Il cilindro simbolico (*) intorno al quale si avvolge l'elica evolutiva secondo il principio di attività sale all'infinito. Ora, le parallele si incontrano all'infinito, sicché la superficie laterale e l'altezza del cilindro si incontrano anch'esse all'infinito in un solo punto: il limite del cilindro è dunque un cono.
    [...]

    CAP. VII - I DESTINI DELL'UMANITA'

    Il ciclo umano è uno degli elementi dell'elica; è verosimilmente una delle sue spire...
    [...]
    La legge dell'attività spinge l'Umanità, fin dalla sua nascita, lungo la spirale della sua evoluzione particolare; l'Umanità non resta mai immobile su un punto di questa spirale e non passa mai due volte per il medesimo punto. Significa, questo, che il ciclo umano si compone soltanto della vita terrestre e che dopo la morte non dovremo più tornare sul pianeta ? Sarebbe un presuntuoso chi volesse dare una risposta definitiva, quale che fosse, a tale interrogativo.
    [...]
    Noi governiamo gli animali, le piante e i metalli; perché, se non per effetto dell'orgolio più ridicolo, dovremmo rifiutare di essere governati a nostra volta da qualcun altro e dovremmo respingere l'ipotesi che fra Dio e noi vi sia una qualche altra forma dell'Universo ? Ciò è del tutto illogico e comincia anche a essere contrario alle recenti scoperte delle scienze mentali e psichiche. Questi esseri superiori, queste entità indiscutibili, benché sconosciute, quedste forme assolutamente normali dell'Universo, sono o non sono Umanità sublimate ? Chi dunque oserà dire una parola sicura ? Ma chi oserà dire che è una cosa impossibile ?
    [...]
    Così, per l'Umanità, essere su questa terra con altri elementi organici, con un'altra Vita, oppure passare a un'altra modificazione con organi analoghi ma perfezionati: ecco due variazioni, egualmente accettabili, della legge delle Rinascite. Tale è la metempsicosi buddhista e pitagorica che tutta l'antichità ammette che noi ammettiamo con essa, come un corollario, perfettamente logico e dimostrato, delle Leggi dell'Evoluzione.
    [...]
    L'Umanità è una spira dell'elica; la specie umana attuale è uno dei punti della spira.
    [...]
    La vita umana terrestre è uno dei punti del ciclo umano; è una delle forme dell'Umanità; e l'Umanità, per effetto della legge delle rinascite, attraversa la stasi umana presente, senza permanervi e senza ritornarvi. Ma se la specie umana è perduta per l'uomo dopo la morte individuale, l'Umanità rimane nell'Uomo collettivo.
    [...]
    Non c'è differenziazione, nell'Umanità, fra i destini dei diversi elementi che la compongono. Gli elementi che, in un dato punto, entrano simultaneamente - armonicamente - in una modificazione, escono insieme da questa modificazione ed entrano insieme in un'altra. Inoltre, tutti gli elementi percorrono tutte le modificazioni nel medesimo ordine. Infine, il loro termine è il medesimo per tutti, come la loro origine.
    [...]
    Notiamo di sfuggita che , in virtù dell'applicazione dell'Armonia, così come in virtù dell'applicazione del'Attività, non è lecito ammettere la brutale metempsicosi sostenuta dai mediocri successori di Pitagora. Alcuni elementi non potrebbero rimanere in una modificazione - conservando o mutando le loro forme - mentre altri elementi, entrati insieme con loro in questa modificazione, la attraversano o la abbandonano, gli uni non potrebbero avanzare, mentre gli altri retrocedono, sotto il pretesto delle sanzioni, infatti, diciamolo una volta per tutte, le sanzioni riferite agli atti temporanei sono necessariamente oggettive e non possono applicarsi alle leggi consequenziali della soggettività. tutti gli esseri sguono, nella corrente delle forme, un movimento armonico e regolare; ed è la legge del 'bene' quella che, sola, determina la direzione di questo movimento.
    [...]
    L'Armonia riguarda tutti gli esseri nella loro passività e regolarizza la loro emissione nelle forme. Non vi è dunque creazione imprevista; non c'é generazione spontanea; gli esseri sono esistiti tutti quanti nello stesso tempo e il primo giorno in cui noi constatiamo la loro esistenza non è il giorno della loro nascita; una siffatta pretesa nasce dall'orgolio di cervelli umani serviti da un'intelligenza imperfetta e da organi sensoriali in realtà assai mediocri;
    [...]
    Se esistesse eternamente una sofferenza al di fuori di Dio, Dio non conterrebbe tutto; non sarebbe infinito; non sarebbe Dio. Se esistesse eternamente una sofferenza all'interno di Dio, Dio non sarebbe infinitamente buono; non sarebbe Dio. La sofferenza eterna non esiste dunque né in Dio né al di fuori di Dio. Vale a dire che non esiste affatto e non 'può' esistere. Le minacce più eloquenti, le vituperazioni più interessate, non usciranno da questo semplice dilemma, entro il quale si trova rinchiusa tutta la ragione.
    [...]
    Ogni volontà che eguagli quella divina è identica ad essa; dunque nessuna volontà può, su piede di parità, ergersi contro la volontà divina. Non vi è dunque volontà che trionfi su quella divina; non c'è dunque libertà contro l'Attività del cielo.
    [...]
    Questo ritorno alla Perfezione Totale, che è determinato dalla Fine del Limite, moralmente e fisicamente, ossia dalla fine della corrente delle forme e dalla fine dell'individualità delle particelle, possiamo intuire che cosa sia grazie a questa determinazione stessa: è il "ritorno nel seno di Dio", la "Perdita del Gran Tutto", il "Cielo", il "Paradiso". E', per dirla con una parola che riassume tutto il pensiero sull'argomento, il 'Nirvana' che le razze gialle chiamano 'Nibban'.
    [...]
    Non pensare che la Via del Fuoco si compendi nello studiare la scienza degli astri, della guarigione, della magia e cose di questo genere (per quanto ogni cosa, al proprio livello, trovi il suo giusto posto). La Via dell'Immortalità non si ottiene mendicando qualche briciola di erudizione fenomenica, qualche modesto potere psichico appariscente, qualche medaglia conferita da un'organizzazione "spirituale" o pseudo esoterica, da appendere al muro per inorgoglire l'Io accattone. La Via dell'Immortalità si svela a chi, con Dignità, sa "morire" stando in piedi.

  5. #25
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    Mille grazie per la risposta. Adesso la leggerò con calma

  6. #26
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    idem
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  7. #27
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    In Origine Postato da Havismat
    Questo ritorno alla Perfezione Totale, che è determinato dalla Fine del Limite, moralmente e fisicamente, ossia dalla fine della corrente delle forme e dalla fine dell'individualità delle particelle, possiamo intuire che cosa sia grazie a questa determinazione stessa: è il "ritorno nel seno di Dio", la "Perdita del Gran Tutto", il "Cielo", il "Paradiso". E', per dirla con una parola che riassume tutto il pensiero sull'argomento, il 'Nirvana' che le razze gialle chiamano 'Nibban'.
    [...]

    Io speriamo che me la cavo.


 

 
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