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Gli ultimi aggiornamenti sulla scoperta delle statue-menhir
In un libro i 30 anni di ricerche a Laconi e dintorni dell'archeologo Enrico Atzeni
In Europa, tra la fine del Neolitico e l'inizio dell'età del Rame, la preistoria conobbe uno straordinario fenomeno: dal Mar Nero all'Anatolia, alla Grecia, alla Sardegna, alla Corsica, alla Lunigiana, alle Alpi, alla Francia, alla Penisola Iberica, si sviluppò in modo sorprendente la cultura dei menhir antropomorfi e delle statue-stele. Una cultura che si espresse, in Danimarca, in Irlanda, in Inghilterra, sino alle lontane Isole Orcadi, anche con ciclopici circoli di pietra, i cosiddetti cromlech, come il famoso ed enigmatico monumento di Stonehenge, nello Wiltshire. A questa cultura la nostra isola partecipò, circa 5000-4700 anni fa, in modo tutt'altro che marginale. Ora, dopo 30 anni d'intensa ricerca, Enrico Atzeni, il più importante studioso del megalitismo neo-eneolitico sardo, offre un quadro aggiornato degli studi, delle scoperte, dei monumenti che raccontano la storia affascinante di "uomini e dèi di pietra", dentro la nuova ideologia che vide sovrapporsi sul credo religioso della dea madre neolitica il mito del pastore-guerriero-eroe. Questo quadro è stato raccolto, in modo organico, a cura dell'archeologo Giorgio Murru, direttore del museo di Laconi, in una nuova pubblicazione di circa 250 pagine, La scoperta delle Statue-Menhir. Trent'anni di ricerche archeologiche nel territorio di Laconi, di cui è autore lo stesso Atzeni. Edita dalla Cuec, verrà presentata a Laconi, sabato alle 17,30, nel Centro Culturale di via S.Ambrogio. I contenuti del volume, anticipati da un'interessante e approfondita prefazione del curatore, ripercorrono le tappe fondamentali delle acquisizioni scientifiche, puntualmente
codificate, a partire dal 1972, in riviste specializzate e in pubblicazioni di settore. In tutto sono riportati 16 contributi, riproposti ?precisa Murru- nel pieno rispetto della successione cronologica originaria". Il libro riporta, nelle ultime pagine, nell'appendice dedicata alle "Ricerche in corso sul fenomeno della statuaria preistorica antropomorfa", pure le nuove, recenti scoperte, compiute nel corso del 2004, a Sorgono, nella località di Biru 'e Concas, dove è stato individuato un sito megalitico che raccoglie, come scrive Atzeni, "uno straordinario assembramento di monoliti, nella connotazione di un santuario all'aperto, in prossimità di riaffioranti circoli lapidei, ricco di oltre un centinaio di sculture in gruppi e allineamenti". Nel sito sono state individuate anche statue-menhir di "inedita tipologia", con il volto non a bassorilievo, come in quelle di Laconi, ma inciso e con un pugnale privo di pomolo nel manico, graffito orizzontalmente all'altezza della cintola. Il maggiore interesse, però, sempre nell'appendice, si concentra, sul capitolo che propone una prima attenta descrizione, anche se sintetica, del circolo megalitico di Circuìttus, individuato in territorio di Laconi, non lontano dalla strada asfaltata per Asuni. "Al centro della piana di Circuìttus-Mandareddu ? evidenzia Atzeni - è attualmente in corso il rilevamento di un inedito contesto megalitico di precipuo carattere cultuale, imperniato su una sorta di cromlech di grandi massi portati anche da notevoli distanze". Il circolo megalitico è "affiancato da allineamenti di menhir protoantropomorfi" (che richiamano, cioè, la sagoma umana, ma non hanno ancora alcun elemento antropomorfo), ben sagomati, con affioramenti di probabili tombe e di "una singolare struttura subquadrangolare a elementi ortostatici, di probabile carattere cerimoniale". Frammenti ceramici e strumenti in ossidiana rinvenuti nell'area richiamano la cultura eneolitica di Abealzu-Filigosa, che mostra di sovrapporsi su un più antico contesto di cultura Ozieri, cui apparterrebbero i menhir protoantropomorfi. L'ipotesi che il cromlech di Circuìttus, in analogia con altre realtà megalitiche europee, potesse avere la funzione, oltre che di struttura cultuale, anche di un possibile "calendario di pietra", nel capitolo non viene detto, ma in altri contesti, sebbene con molta prudenza, il delicato tema è stato più volte accennato. Saranno i prossimi scavi, più volte proposti e caldeggiati da Atzeni, a confermare o smentire la presenza anche in Sardegna di circoli megalitici-calendari in grado di "leggere il cielo", di registrare l'alternarsi di solstizi ed equinozi e il succedersi delle stagioni, come sembra ormai certo per Stonehenge e, sempre in Inghilterra, pure per un suggestivo "cromlech del mare", scoperto in anni recenti, formato però da grossi tronchi di quercia capovolti, che appare e scompare, a seconda della marea, sulle coste della contea di Norfolk, nei pressi del villaggio di Holme-next-the-sea. Spicca, al centro di questo insolito circolo, una quercia gigantesca, anch'essa capovolta, con le radici rivolte verso il cielo. Un'arcaica simbologia, questa, che sembra portare l'eco lontana di altri capovolti: quelli dei petroglifi di Sas Concas di Oniferi e, soprattutto, quelli che danno fascino e mistero, nel museo di Laconi, alle statue-menhir maschili, armate di pugnale. Quanto sia affascinante e ricca di sorprese l'archeologia preistorica della Sardegna tra il IV e il III millennio a. C., nei secoli che videro il passaggio dall'età della pietra alla cultura dei metalli, è proprio Enrico Atzeni a ribadirlo con l'instancabile lavoro di ricerca che continua a portare avanti soprattutto nel versante centro-meridionale, da Laconi, a Nurallao, a Isili, ad Asuni, a Sant'Antonio Ruinas, a Senis, ad Allai, a Meana Sardo, a Sorgono, a Goni, ma anche in altre realtà dell'isola, da San Giovanni Suergiu a Samassi, a San Vero Milis, a Silanus, a Fonni, a Mamoiada, a Sassari. Un'importante tappa di questa ricerca fu il ritrovamento, 32 anni fa, nelle campagne di Laconi, a Genna Arrele, "su un altopiano pastorale", a circa 5 chilometri dal paese, di una prima e inedita statua-menhir. "La statua, in trachite bruno-rosa locale, alta 1,45 metri -scriveva Atzeni su una rivista scientifica-, raffigura, con efficace, espressiva sintesi, un personaggio maschile, guerriero o divinità". La scoperta rivoluzionò, come evidenzia Giorgio Murru, "il punto di vista sulla Sardegna preistorica". "Dai raffronti con la Francia, la Svizzera, l'arco alpino, la Lunigiana ?prosegue Murru- emerge da quel momento un'isola protagonista delle vicende, non soltanto culturali, del Mediterraneo, che si contrappone a una visione che la voleva relegata ai margini di tale processo, con un ruolo poco nitido." Ancora qualche decennio fa era prevalente la falsa equazione, espressa anche da autorevoli studiosi, secondo cui "l'insularità geografica sarebbe coincidente con l'isolamento culturale ? rimarca Murru - mai consapevoli che proprio il mare è stato il luogo attraverso il quale le popolazioni sarde sono venute a contatto con altri popoli mediterranei." Grazie a questi contatti, già nel primo Neolitico, i sardi "hanno assorbito il pensiero e le tecnologie di altre genti ?conclude il curatore-, restituendo però principi, spiritualità e tecniche rielaborate e affinate, come dimostra appunto in particolare il mondo dei menhir". Quanto questa nuova verità sia fondata è proprio la ricerca archeologica a confermarlo. "Le comunità neolitiche sarde, che con tutta probabilità facevano già uso della vela, ebbero modo, lungo le rotte dell'ossidiana verso occidente ? spiega Atzeni - di scambiare e confrontare conoscenze, capacità tecniche, modelli di vita e di cultura, aprendosi all'ideologia megalitica di tipo dolmenico ed elaborando in modo originale le nuove acquisizioni." Il risultato di questa rielaborazione, nel tardo Neolitico, è il naturale passaggio alla successiva fase eneolitica di Abealzu-Filigosa, come dimostra ormai chiaramente il lavoro scientifico di Atzeni.
Gino Camboni
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ti torru gràtzias!!!!!
