brano scritto da Shelburn
“Eccoli” esclamò eccitato Aulo Vegezio, puntando la mano verso l’orizzonte “”per Ercole, quanti sono!”
Centinaia di robuste vele fatte di pelli apparvero lungo la costa dei Veneti.
Lucio Popilio Lenate gli dette una pacca sulla spalla per rassicurarlo
“Quanti siano, ce li pappiamo tutti, sta a vedere”
“Non sarei così sicuro, ti sei forse scordato quante volte le nostre navi si sono arrenate per la bassa marea, o si sono schiantate contro qualche scoglio, travolte da onde furiose, mentre loro se la svignavano veloci e tranquilli come niente fosse?”
“Certo, conoscono ogni fondale, e ogni corrente, e, a casa loro, si muovono a loro agio. Eppure sento che prima o poi gliela faremo vedere.”
“Sanno come affrontare questi mari”
“Ma non sanno come affrontare noi” e rise. Aulo lo guardò, divertito e rassicurato dalla sicurezza dell’amico, ma già qualcosa aveva attirato la sua attenzione: “Guarda, Lucio, là, sulla costa”
“Lo so, c’è il nostro esercito, è da un pezzo che sta schierato a guardar noi”
“Ma non vedi lì? Quello col mantello rosso, è Cesare! Ci sta guardando!”
“Ore memorabili, ore storiche ci attendono, Aulo mio. Ci battiamo sotto lo sguardo di Cesare, e puoi star sicuro che se lo faremo con valore e con coraggio, lui lo noterà e non lo dimenticherà. Pronto con quella falce, appena siamo sotto ai barbari,”
“Decimo Bruto ha dato il segnale, guarda che spettacolo, immenso, terribile e grandioso”
“Centinaia di navi stanno per darsi battaglia. Questa è una cosa che potrai raccontare ai tuoi nipotini.”
“Se avranno un nonno..”
“Non ti preoccupare, gli dei sono con noi”
Le due flotte ormai erano vicine e la battaglia fu subito furibonda.
Non c’era più tempo per altri pensieri, la nave di Aulo e Lucio arrivò addosso ad una nave Veneta. Un rapido accostamento, e la voce di Aulo gridò “Ora!” e la falce si abbattè sui cordami di quella Veneta, subito il timoniere dette il segnale concitato e tutti i rematori del lato destro assieme, come un sol uomo, dettero un colpo di remi, mentre dall’altra parte l’altra fila remava all’opposto per far girare di colpo la nave e spezzare così le corde agganciate dalla falce. Ci fu un attimo di incertezza, come se le corde volessero resistere, e poi con uno schianto vennero via.
Un urlo di gioia uscì dai cuori dei Romani, mentre i Veneti si disperavano perché la loro nave, con le funi rotte, non poteva governare.
Subito la nave Romana si accostò nuovamente, e i Romani come una furia, si scagliarono sulla nave barbara.
Quando l’ultimo Romano raggiunse i primi, il combattimento era già finito, i barbari vinti, la nave presa.. a pochi metri un’altra nave Romana aveva fatto lo stesso.
“Presto, prendiamone un’altra”
“Troppo tardi, guarda, se la stanno filando”
“Per Ercole, non li vinceremo mai definitivamente”
Guardarono i barbari allontanarsi velocemente, ed avevano gli occhi pieni di lacrime di rabbia per vedersi sfuggire il nemico un’ennesima volta.
Erennio Telesino, dall’alto del promontorio guardava sconsolato i barbari allontanarsi.
“Ci hanno beffato ancora una volta”
“Aspetta a dirlo” disse una voce calma ed autorevole
“Cosa ti fa pensare questo, mio Cesare?”
“..non ti sei accorto che il vento sta diminuendo rapidamente?”
“E’ vero! E’ vero!”
“Sento che questa volta non ci befferanno. Dai il segnale di inseguirli, presto”
Qualche minuto e su quel vasto, azzurro, limpido mare, il vento si calmò, fino ad annullarsi del tutto.
Le navi Venete si ritrovarono inesorabilmente ferme, senza un alito che gonfiasse quelle vele ormai inutili, mentre quelle Romane, spinte dai remi si avvicinavano inesorabilmente e implacabilmente:
quella sera, pochissime navi Venete, in un modo o nell’altro, si misero in salvo; quasi tutte furono prese ed annientate.
Per i Veneti era la fine.
La versione di Cassio Dione
Cassio Dione fornisce un’altra versione di questa battaglia, insinuando che la flotta Veneta avrebbe sorpreso la flotta Romana alla fonda, e solo l’improvviso calare del vento abbia impedito una loro netta vittoria, trasformandola invece in una netta sconfitta.
Lo riporto per dovere di obiettività, anche se, nelle questioni galliche, ritengo Cassio Dione altamente inattendibile.
Del resto Cesare riporta cose che ha visto personalmente, senza attribuirsi particolari meriti, mentre Cassio Dione (scrivendo oltre due secoli dopo) parla per sentito dire, raccogliendo voci ostili a Cesare, e non conosce nemmeno la differenza tra Galli e Germani.