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  1. #51
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    ... mi fa piacere saperti affezionato lettore ...
    Leggo...leggo...

  2. #52
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    Citazione Originariamente Scritto da T34
    Leggo...leggo...
    Almeno tu, ma; i bananas? ...

  3. #53
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Vorrei prendere spunto dall'ultima boutade dell'ex cabarettista da crocera Silvio Berlusconi (in arte "Unto) e, accoppiandola ad un post di uno dei tanti "nuovi iscritti" bananas ( ), innescare un dibattito sul concetto di "INSULTO".
    O, in alternativa, porre fine almeno ad UNA delle innumerevoli PALLE bananas.

    La dichiarazione del Banana è la seguente:
    «Non sentirete mai da parte mia un’affermazione insultante verso l’opposizione»
    Ed è stata consegnata (oltre che alla Storia) ad un cronista de "Il Messaggero" assieme alla cartella contenente il "famoso" dossier diffuso all’ultimo consiglio nazionale di Forza Italia, quello sui cosiddetti 500 insulti dell’Unità

    Il post del "nuovo iscritto" è il seguente:
    Il Falco []
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    Re: Re: Parla il grande Bignasca in arte "Nano", amicone del senatùr Post #5 di 9
    quote:
    ------------------------------------------------------------------------------
    In Origine Postato da Totila
    Sei in grado di sostenere queste accuse di fronte ad un tribunale?
    ------------------------------------------------------------------------------

    E' nel loro DNA l'insulto e la denigrazione dell'avversario. Poi se li rivolti non hanno un euro da far cadere . E allora riparano nel diritto di satira.
    Segnala Questo Post al Moderatore | IP: Collegato |
    14-03-2005 01:07



    Diamo una "spolveratina" alla memoria; sia dei bananas (notoriamente fiacca) sia dei non bananas.
    E, come al solito, occhio alle date!

    Com’è noto, la Casa delle Libertà è il Partito dell’Amore (Silvio dixit) contro il Partito dell’Odio e della demonizzazione capitanato da Prodi, leader di una “sinistra comunista” che, “se tornasse al potere, porterebbe in Italia miseria, terrore e morte”.
    Ecco:
    da 11 anni il Partito dell’Amore sparge i suoi balsamici effluvi sulla politica italiana
    (e non solo italiana: vedi il “kapò nazista” a Martin Schulz e “turisti della democrazia” all’intero Europarlamento).
    I beneficiari prediletti, oltre a Prodi & C., sono:
    magistrati
    (salvo quelli candidati nella Cdl o corrotti da Previti),
    girotondi,
    sindacati e chiunque altro si metta di traverso sulla strada del Divino Amore arcoriano:
    Di Pietro,
    Stefania Ariosto,
    Scalfaro,
    Cofferati

    e gli eventuali alleati dissenzienti.[

    Prodi, cioè Stalin
    Il Professore, per il Cavaliere, è un “utile idiota” secondo la “tecnica di Stalin e di Lenin”
    (14-4-95),
    “foglia di fico”
    (6-2 e 13-6-95),
    “leader d’accatto”
    (22-2-95),
    “un simpatico ciclista”
    (2-3-95),
    “comicità pura”
    (10-3-95),
    “un dottor Balanzone - fra’ Giocondo”
    (27-3-95),
    “candidato in vitro, di facciata, specchietto per le allodole”
    (29-4-95),
    “burattino di D’Alema”
    (3-9-95),
    “dinosauro di De Mita”
    (11-6-95).
    “Il pullman di Prodi porta verso il Nord Africa e magari verso un regime di sinistra capace di calpestare le leggi e i diritti dei cittadini”
    (23-10-95).
    “Non capita tutti i giorni la fortuna di avere un avversario come Prodi”
    (10-10-95).
    Infatti, sei mesi dopo, Prodi batte Berlusconi.

    I soliti comunisti
    Due elezioni fa l’amoroso Silvio domanda allarmato:
    “Se vince la sinistra, siamo sicuri che voteremo ancora?”
    (12-4-96).
    Poi ha una parola buona per tutti i leader del centrosinistra. Walter Veltroni? “Un coglione”
    (3-9-95)
    che “tiene nella sua stanza il ritratto di Togliatti. Ah, era quello di Berlinguer? Va bè, è la stessa cosa, metodi e cultura sono quelli di sempre”
    (5-5-95).
    E D’Alema? “Ho deciso di scendere in campo vedendo alla tv un dibattito in cui quel signore lì ghignava sotto i baffetti”.
    Ecco:
    Massimo è “un comunista che fa opposizione a carte truccate”
    (10-9-94),
    “prima espropria le aziende di Berlusconi, poi magari tassa i Bot, e infine espropria la seconda casa agli italiani”
    (3-1-95),
    “ha individuato quello che Lenin chiamava il nemico principale: non mi tratta da avversario politico, ma da nemico da distruggere nell’immagine e anche fisicamente”
    (13-3-95),
    “non gli affiderei nemmeno la cancelleria di un ufficio: usa lo Stato come il garage di sua zia, è stato a Mosca 33 volte”
    (2-9-95).
    D’Alema farebbe “un regime” perché è “ha fatto la scuola delle Frattocchie e non s’è laureato, lanciava Molotov e andava a Mosca”
    (23-9-95).
    Gli “ricorda Mussolini”, ma ha ”un’inguaribile cultura sovietica, degna delle grandi purghe staliniane”
    (1-10-95).
    Poi venne l’inciucio e lo stalinista coi baffetti divenne “Caro Massimo, per fortuna che c’è lei”
    (29-10-96).
    Ottobre ’98: cade Prodi e D’Alema va al governo.
    Berlusconi torna a tuonare:
    “Un governo senza legittimità democratica: uno sciagurato mix fra vecchi gladiatori e vecchie guardie rosse... continua con D’Alema la maledizione dei partiti comunisti: quella di non essere mai riusciti ad andare al governo in nessun Paese con un libero, inoppugnabile, voto popolare”.

    Attrazione fatale per i dittatori
    Ora, con le elezioni alle porte, si ricomincia col pericolo bolscevico.
    “Se i comunisti prendessero l’Italia, non ci sarebbe libertà. Non sono ancora democratici. Hanno un’attrazione fatale per i dittatori: Pol Pot, Milosevic, Castro, Saddam Hussein”,
    ergo “non bisogna consentirgli di andare al potere”.
    Anche perché “i Ds sono un esercito di mercenari, di opportunisti, di profittatori della cosa pubblica”
    (19-1-2000).
    “Quelli della sinistra sono mercenari, mercenari! Non gli importa per quale cosa, ideale o bandiera si battono: gli importa solo di fare la guerra al nemico che oggi individuano nel sottoscritto!” (24-8-2000).
    E anche ladri:
    “Non hanno mai lavorato, non sanno cos’è un’azienda. Ma hanno casa al mare, in città e ai monti, e poi la barca. Soldi rubati!”
    (19-2-2004).
    Poi, il 3 dicembre 2004, Berlusconi annuncia l’ingaggio di mille giovani a pagamento.
    Prodi li chiama con il loro nome: ”mercenari”.
    Apriti cielo:
    è un “demonizzatore”, deve “chiedere scusa”.

    Bossi, demonizzatore demonizzato
    Umberto Bossi il Partito dell’Amore lo conosce bene.
    In senso attivo e passivo.
    Quando gli rovesciò il primo governo, il Divino Amore lo fece linciare per quattro anni, e diede personalmente una mano:
    “Bossi parla come un ubriaco da bar”
    (17-8-94),
    “è la Wanna Marchi della politica”
    (6-4-94),
    “ha metodi da venditore di Piaget falsi”
    (29-4-94),
    “ladro di voti, ricettatore, truffatore, traditore, speculatore: doppia, tripla, quadrupla personalità”
    (21-12-94),
    “Giuda”
    (23-12-94),
    “mi accusa di peronismo, ma pensa alla birra Peroni”
    (23-12-94),
    “traditore, pataccaro della politica”
    (27-1-95),
    “dissociato mentale, sfasciacarrozze”
    (25-2-95).
    Seguì il solenne giuramento:
    “Io non mi siederò mai più allo stesso tavolo con Bossi, totalmente inaffidabile, un monumento di slealtà. Non appoggerò mai più un governo appoggiato da Bossi”
    (2-2-95).
    “Bossi lasciamolo agli altri. Ho già pronto un manifesto, Alberto da Giussano che regge in mano falce e martello con la scritta: ‘Per un’Italia comunista, vota Lega’”
    (22-7-95).
    L’Umberto rispose da par suo:
    “mafioso di Arcore”,
    “Berluskaiser”,
    “Peròn della mutua”,
    “nazistoide”,
    “piduista”,
    “baro”,
    “mostro antidemocratico”,
    “suino”,
    “brutto mafioso che fa i soldi con l’eroina”,
    “cornuto”,
    “delinquente”.

    Quanto ad An: “Fini è lo stalliere di Berlusconi” e “i fascisti li andremo a prendere casa per casa, li teniamo sotto il tiro del nostro Winchester”.
    Ultimamente il Senatur ce l’ha con l’Udc (“da fucilare”) e l’opposizione (“i nuovi nazisti!”).
    Ma pure con “l’Europa dei tecnofili, i tecnocrati alleati dei pedofili”.

    Buttiglione, Follini e gli altri
    Quando fa cadere il Berlusconi I, il Cavaliere lo chiama “mentecatto doppiogiochista”
    (18-12-94),
    “complice di Bossi che vuole consegnare l’Italia ai comunisti”
    (26-12-94).
    Poi Buttiglione s’intruppa col Polo e, da demonizzato, diventa demonizzatore:
    “I Popolari sono maiali che andranno al macello per nutrire la sinistra. Il loro sangue serve per annacquare il sangue dei comunisti”
    (27-3-96).
    Nel ’98, si cambia: Rocco trasloca nel governo D’Alema con Mastella, Cossiga e La Malfa:
    “Puttani!”, urla Fini.
    E il suo camerata Manlio Contento:
    “Viados della politica italiana!”.
    Poi Rocco torna all’ovile con i suoi “puttani”, e tutto si sistema. Anche perché, appena l’Udc fa le bizze, Berlusconi ha argomenti persuasivi per silenziarla.
    Eccolo con Follini:
    “Mi hai rotto i coglioni. Ora Mediaset nessuno ti attacca. Ma, se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”
    (11-7-2004).

    Quel golpista di Scalfaro
    Al primo altolà contro le manovre anticostituzionali del suo primo governo, Berlusconi lo fulmina subito:
    Scalfaro è “un uomo della Prima Repubblica che ha attraversato tutti i miasmi della politica”
    (14-12-94),
    un orditore di “colpi di Stato”
    (5-1-95), anzi:
    “Un serpente, traditore, golpista”
    (16-1-95).
    “Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. Ha maneggiato fondi neri e, da magistrato, ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. L’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (18-1-95).
    E’ un “imbroglione”
    (28-3-95).
    Bobo Maroni rivela a “Panorama” che, nel primo governo Berlusconi, “mi dissero che esisteva addirittura un fascicolo su Scalfaro” (15-6-95).
    Sgarbi lo chiama affettuosamente “la scoreggia fritta”.
    Nel 2003, quando il presidente emerito difende in Senato la Costituzione minacciata, sulle labbra di Berlusconi si dipinge una parola inconfondibile, il motto del Partito dell’Amore:
    “Vaffanculo”.

    Di Pietro, in galera
    Prima gli offre il Viminale, i servizi segreti e il secondo posto in Forza Italia.
    Poi Berlusconi inonda Di Pietro del suo infinito Amore:
    “Maestro d’inquisizione, di estorsione della verità”
    (9-10-95),
    “fuori di testa come Gelli”
    (16-1-96),
    “dovrebbe stare nelle patrie galere da tempo”
    (5-11-96).
    Completa l’opera Giuliano Ferrara che nel ’97 riesce a definirlo nell’ordine: “scespiriana baldracca”, “troia dagli occhi ferrigni”, “secondino di Montenero”, “demagogo della razza più brutale”, “trafficante di Mercedes usate”, “protettore di biscazzieri”, “megalomane golpista ambizioso velleitario”, “uno che fa vomitare”.
    Il Giornale s’inventa un conto austriaco di Di Pietro con 5 miliardi di tangenti. Poi, bersagliato di denunce, Vittorio Feltri deve chiedere scusa: quel conto non esisteva.

    Telekom serbia
    Nel giugno 2003, mentre si dà l’impunità per legge nei processi per corruzione, Berlusconi parla di mazzette di De Benedetti a Prodi in cambio della Sme: tangenti, naturalmente, mai provate. Intanto la commissione Telekom Serbia estrae dal cilindro il falso testimone Igor Marini, che accusa Prodi, Fassino, Dini, Rutelli, Veltroni, Mastella e Bordon di essersi spartiti una tangente di Milosevic da 450 miliardi.
    I tg di regime rilanciano “le tangenti a Prodi” a reti unificate, senza dubitativi.
    Sul Giornale, Guzzanti intervista tale Zagami che giura di aver assistito al trasporto dei miliardi in sacchi di juta.
    Poi si scopre che il “testimone” è un bugiardo, ma anzichè scusarsi Guzzanti denuncia un complotto della sinistra.
    “Telekom Serbia è tutta una tangente”, assicura il Cavaliere
    (22-5-2003).
    Calderoli è estasiato per “la memoria di Marini, che fa impallidire Pico della Mirandola”
    (7-8-2003).
    Enzo Trantino (An) parla di “uomo dalla memoria mostruosa”
    (7-8-2003).
    Taormina tira in ballo Ciampi:
    “Il suo nome è evocato da Marini a tutto tondo. Era chiaro che non poteva non essere protagonista della storia”
    (22-5-2003).
    Poi chiede l’arresto dei capi dell’opposizione:
    “È venuto il momento che Prodi, Fassino e Dini subiscano le conseguenze della più devastante corruzione mai consumata nella storia repubblicana: i giudici li arrestino. Le ricostruzioni di Marini sono precise e per moltissima parte riscontrate: 100 milioni di dollari a Prodi, 75 a Fassino e 50 a Dini, per metà già incassati. Marini li ha denunciati anche come mandanti delle aggressioni contro di lui”
    (7-8-2003).

    La fairy band
    Impossibile contenere in poche pagine tutte le effusioni che il Partito dell’Amore ha riversato sulle opposizioni.
    Marcello Pera riesce a insultare persino Bobbio:
    “Basta con la cultura liberale falsa e imbelle impersonata da Norberto Bobbio”
    (13-3-96).
    Cesare Previti, negli stessi giorni, annuncia:
    “Se vinciamo, non facciamo prigionieri”.
    Claudio Scajola offende Marco Biagi appena assassinato dalle Br (“un rompicoglioni”).
    Ma il “mandante morale del delitto Biagi” è, per i berluscones, Sergio Cofferati, in correità con i girotondi.
    Giulio Tremonti definisce Amato e Visco “gangster contabili”
    (4-2-2001).
    Amato, per Bossi, è un “nano nazista”.
    Pierluigi Castagnetti denuncia di aver subìto un lancio di monetine dai fans del Polo?
    Giuliano Urbani manda a dire:
    “Ringrazi Dio che erano solo monetine”.
    Francesco Bonito (Ds) contesta la SalvaPreviti?
    Cesare gli dà del “pezzo di merda”.
    L’esempio viene dall’alto.
    L’estate scorsa una signora di Rimini invita Berlusconi ad andare a casa. Il premier replica sereno:
    “Lei ha una bella faccia da stronza”.

    Lui, com’è noto, è il Divino Amore.
    E non ha mai insultato nessuno.
    Attende le scuse.


    (stralci da un articolo di Marco Travaglio pubblicato sull'ultimo numero di MicroMega)
    E' proprio vero, Travaglio è sempre attuale.

  4. #54
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    Scritto in origine da Malik
    Basterebbe guardare la prima pagina di stò forum per capire chi insulta e chi no.


    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Citami un insulto di Prodi.
    Anche questa fa riflettere.

  5. #55
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    Citazione Originariamente Scritto da stefanopelloni Visualizza Messaggio
    Scritto in origine da Malik
    Basterebbe guardare la prima pagina di stò forum per capire chi insulta e chi no.




    Anche questa fa riflettere.


    Per poter riflettere, o si è specchio o si è dotati di materia grigia.
    Tertium non datur, sed bananas.

  6. #56
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Vorrei prendere spunto dall'ultima boutade dell'ex cabarettista da crocera Silvio Berlusconi (in arte "Unto) e, accoppiandola ad un post di uno dei tanti "nuovi iscritti" bananas ( ), innescare un dibattito sul concetto di "INSULTO".
    O, in alternativa, porre fine almeno ad UNA delle innumerevoli PALLE bananas.

    La dichiarazione del Banana è la seguente:
    «Non sentirete mai da parte mia un’affermazione insultante verso l’opposizione»
    Ed è stata consegnata (oltre che alla Storia) ad un cronista de "Il Messaggero" assieme alla cartella contenente il "famoso" dossier diffuso all’ultimo consiglio nazionale di Forza Italia, quello sui cosiddetti 500 insulti dell’Unità

    Il post del "nuovo iscritto" è il seguente:
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    Re: Re: Parla il grande Bignasca in arte "Nano", amicone del senatùr Post #5 di 9
    quote:
    ------------------------------------------------------------------------------
    In Origine Postato da Totila
    Sei in grado di sostenere queste accuse di fronte ad un tribunale?
    ------------------------------------------------------------------------------

    E' nel loro DNA l'insulto e la denigrazione dell'avversario. Poi se li rivolti non hanno un euro da far cadere . E allora riparano nel diritto di satira.
    Segnala Questo Post al Moderatore | IP: Collegato |
    14-03-2005 01:07


    Diamo una "spolveratina" alla memoria; sia dei bananas (notoriamente fiacca) sia dei non bananas.
    E, come al solito, occhio alle date!

    Com’è noto, la Casa delle Libertà è il Partito dell’Amore (Silvio dixit) contro il Partito dell’Odio e della demonizzazione capitanato da Prodi, leader di una “sinistra comunista” che, “se tornasse al potere, porterebbe in Italia miseria, terrore e morte”.
    Ecco:
    da 11 anni il Partito dell’Amore sparge i suoi balsamici effluvi sulla politica italiana
    (e non solo italiana: vedi il “kapò nazista” a Martin Schulz e “turisti della democrazia” all’intero Europarlamento).
    I beneficiari prediletti, oltre a Prodi & C., sono:
    magistrati
    (salvo quelli candidati nella Cdl o corrotti da Previti),
    girotondi,
    sindacati e chiunque altro si metta di traverso sulla strada del Divino Amore arcoriano:
    Di Pietro,
    Stefania Ariosto,
    Scalfaro,
    Cofferati
    e gli eventuali alleati dissenzienti.[

    Prodi, cioè Stalin
    Il Professore, per il Cavaliere, è un “utile idiota” secondo la “tecnica di Stalin e di Lenin”
    (14-4-95),
    “foglia di fico”
    (6-2 e 13-6-95),
    “leader d’accatto”
    (22-2-95),
    “un simpatico ciclista”
    (2-3-95),
    “comicità pura”
    (10-3-95),
    “un dottor Balanzone - fra’ Giocondo”
    (27-3-95),
    “candidato in vitro, di facciata, specchietto per le allodole”
    (29-4-95),
    “burattino di D’Alema”
    (3-9-95),
    “dinosauro di De Mita”
    (11-6-95).
    “Il pullman di Prodi porta verso il Nord Africa e magari verso un regime di sinistra capace di calpestare le leggi e i diritti dei cittadini”
    (23-10-95).
    “Non capita tutti i giorni la fortuna di avere un avversario come Prodi”
    (10-10-95).
    Infatti, sei mesi dopo, Prodi batte Berlusconi.

    I soliti comunisti
    Due elezioni fa l’amoroso Silvio domanda allarmato:
    “Se vince la sinistra, siamo sicuri che voteremo ancora?”
    (12-4-96).
    Poi ha una parola buona per tutti i leader del centrosinistra. Walter Veltroni? “Un coglione”
    (3-9-95)
    che “tiene nella sua stanza il ritratto di Togliatti. Ah, era quello di Berlinguer? Va bè, è la stessa cosa, metodi e cultura sono quelli di sempre”
    (5-5-95).
    E D’Alema? “Ho deciso di scendere in campo vedendo alla tv un dibattito in cui quel signore lì ghignava sotto i baffetti”.
    Ecco:
    Massimo è “un comunista che fa opposizione a carte truccate”
    (10-9-94),
    “prima espropria le aziende di Berlusconi, poi magari tassa i Bot, e infine espropria la seconda casa agli italiani”
    (3-1-95),
    “ha individuato quello che Lenin chiamava il nemico principale: non mi tratta da avversario politico, ma da nemico da distruggere nell’immagine e anche fisicamente”
    (13-3-95),
    “non gli affiderei nemmeno la cancelleria di un ufficio: usa lo Stato come il garage di sua zia, è stato a Mosca 33 volte”
    (2-9-95).
    D’Alema farebbe “un regime” perché è “ha fatto la scuola delle Frattocchie e non s’è laureato, lanciava Molotov e andava a Mosca”
    (23-9-95).
    Gli “ricorda Mussolini”, ma ha ”un’inguaribile cultura sovietica, degna delle grandi purghe staliniane”
    (1-10-95).
    Poi venne l’inciucio e lo stalinista coi baffetti divenne “Caro Massimo, per fortuna che c’è lei”
    (29-10-96).
    Ottobre ’98: cade Prodi e D’Alema va al governo.
    Berlusconi torna a tuonare:
    “Un governo senza legittimità democratica: uno sciagurato mix fra vecchi gladiatori e vecchie guardie rosse... continua con D’Alema la maledizione dei partiti comunisti: quella di non essere mai riusciti ad andare al governo in nessun Paese con un libero, inoppugnabile, voto popolare”.

    Attrazione fatale per i dittatori
    Ora, con le elezioni alle porte, si ricomincia col pericolo bolscevico.
    “Se i comunisti prendessero l’Italia, non ci sarebbe libertà. Non sono ancora democratici. Hanno un’attrazione fatale per i dittatori: Pol Pot, Milosevic, Castro, Saddam Hussein”,
    ergo “non bisogna consentirgli di andare al potere”.
    Anche perché “i Ds sono un esercito di mercenari, di opportunisti, di profittatori della cosa pubblica”
    (19-1-2000).
    “Quelli della sinistra sono mercenari, mercenari! Non gli importa per quale cosa, ideale o bandiera si battono: gli importa solo di fare la guerra al nemico che oggi individuano nel sottoscritto!” (24-8-2000).
    E anche ladri:
    “Non hanno mai lavorato, non sanno cos’è un’azienda. Ma hanno casa al mare, in città e ai monti, e poi la barca. Soldi rubati!”
    (19-2-2004).
    Poi, il 3 dicembre 2004, Berlusconi annuncia l’ingaggio di mille giovani a pagamento.
    Prodi li chiama con il loro nome: ”mercenari”.
    Apriti cielo:
    è un “demonizzatore”, deve “chiedere scusa”.

    Bossi, demonizzatore demonizzato
    Umberto Bossi il Partito dell’Amore lo conosce bene.
    In senso attivo e passivo.
    Quando gli rovesciò il primo governo, il Divino Amore lo fece linciare per quattro anni, e diede personalmente una mano:
    “Bossi parla come un ubriaco da bar”
    (17-8-94),
    “è la Wanna Marchi della politica”
    (6-4-94),
    “ha metodi da venditore di Piaget falsi”
    (29-4-94),
    “ladro di voti, ricettatore, truffatore, traditore, speculatore: doppia, tripla, quadrupla personalità”
    (21-12-94),
    “Giuda”
    (23-12-94),
    “mi accusa di peronismo, ma pensa alla birra Peroni”
    (23-12-94),
    “traditore, pataccaro della politica”
    (27-1-95),
    “dissociato mentale, sfasciacarrozze”
    (25-2-95).
    Seguì il solenne giuramento:
    “Io non mi siederò mai più allo stesso tavolo con Bossi, totalmente inaffidabile, un monumento di slealtà. Non appoggerò mai più un governo appoggiato da Bossi”
    (2-2-95).
    “Bossi lasciamolo agli altri. Ho già pronto un manifesto, Alberto da Giussano che regge in mano falce e martello con la scritta: ‘Per un’Italia comunista, vota Lega’”
    (22-7-95).
    L’Umberto rispose da par suo:
    “mafioso di Arcore”,
    “Berluskaiser”,
    “Peròn della mutua”,
    “nazistoide”,
    “piduista”,
    “baro”,
    “mostro antidemocratico”,
    “suino”,
    “brutto mafioso che fa i soldi con l’eroina”,
    “cornuto”,
    “delinquente”.
    Quanto ad An: “Fini è lo stalliere di Berlusconi” e “i fascisti li andremo a prendere casa per casa, li teniamo sotto il tiro del nostro Winchester”.
    Ultimamente il Senatur ce l’ha con l’Udc (“da fucilare”) e l’opposizione (“i nuovi nazisti!”).
    Ma pure con “l’Europa dei tecnofili, i tecnocrati alleati dei pedofili”.

    Buttiglione, Follini e gli altri
    Quando fa cadere il Berlusconi I, il Cavaliere lo chiama “mentecatto doppiogiochista”
    (18-12-94),
    “complice di Bossi che vuole consegnare l’Italia ai comunisti”
    (26-12-94).
    Poi Buttiglione s’intruppa col Polo e, da demonizzato, diventa demonizzatore:
    “I Popolari sono maiali che andranno al macello per nutrire la sinistra. Il loro sangue serve per annacquare il sangue dei comunisti”
    (27-3-96).
    Nel ’98, si cambia: Rocco trasloca nel governo D’Alema con Mastella, Cossiga e La Malfa:
    “Puttani!”, urla Fini.
    E il suo camerata Manlio Contento:
    “Viados della politica italiana!”.
    Poi Rocco torna all’ovile con i suoi “puttani”, e tutto si sistema. Anche perché, appena l’Udc fa le bizze, Berlusconi ha argomenti persuasivi per silenziarla.
    Eccolo con Follini:
    “Mi hai rotto i coglioni. Ora Mediaset nessuno ti attacca. Ma, se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”
    (11-7-2004).

    Quel golpista di Scalfaro
    Al primo altolà contro le manovre anticostituzionali del suo primo governo, Berlusconi lo fulmina subito:
    Scalfaro è “un uomo della Prima Repubblica che ha attraversato tutti i miasmi della politica”
    (14-12-94),
    un orditore di “colpi di Stato”
    (5-1-95), anzi:
    “Un serpente, traditore, golpista”
    (16-1-95).
    “Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. Ha maneggiato fondi neri e, da magistrato, ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. L’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (18-1-95).
    E’ un “imbroglione”
    (28-3-95).
    Bobo Maroni rivela a “Panorama” che, nel primo governo Berlusconi, “mi dissero che esisteva addirittura un fascicolo su Scalfaro” (15-6-95).
    Sgarbi lo chiama affettuosamente “la scoreggia fritta”.
    Nel 2003, quando il presidente emerito difende in Senato la Costituzione minacciata, sulle labbra di Berlusconi si dipinge una parola inconfondibile, il motto del Partito dell’Amore:
    “Vaffanculo”.

    Di Pietro, in galera
    Prima gli offre il Viminale, i servizi segreti e il secondo posto in Forza Italia.
    Poi Berlusconi inonda Di Pietro del suo infinito Amore:
    “Maestro d’inquisizione, di estorsione della verità”
    (9-10-95),
    “fuori di testa come Gelli”
    (16-1-96),
    “dovrebbe stare nelle patrie galere da tempo”
    (5-11-96).
    Completa l’opera Giuliano Ferrara che nel ’97 riesce a definirlo nell’ordine: “scespiriana baldracca”, “troia dagli occhi ferrigni”, “secondino di Montenero”, “demagogo della razza più brutale”, “trafficante di Mercedes usate”, “protettore di biscazzieri”, “megalomane golpista ambizioso velleitario”, “uno che fa vomitare”.
    Il Giornale s’inventa un conto austriaco di Di Pietro con 5 miliardi di tangenti. Poi, bersagliato di denunce, Vittorio Feltri deve chiedere scusa: quel conto non esisteva.

    Telekom serbia
    Nel giugno 2003, mentre si dà l’impunità per legge nei processi per corruzione, Berlusconi parla di mazzette di De Benedetti a Prodi in cambio della Sme: tangenti, naturalmente, mai provate. Intanto la commissione Telekom Serbia estrae dal cilindro il falso testimone Igor Marini, che accusa Prodi, Fassino, Dini, Rutelli, Veltroni, Mastella e Bordon di essersi spartiti una tangente di Milosevic da 450 miliardi.
    I tg di regime rilanciano “le tangenti a Prodi” a reti unificate, senza dubitativi.
    Sul Giornale, Guzzanti intervista tale Zagami che giura di aver assistito al trasporto dei miliardi in sacchi di juta.
    Poi si scopre che il “testimone” è un bugiardo, ma anzichè scusarsi Guzzanti denuncia un complotto della sinistra.
    “Telekom Serbia è tutta una tangente”, assicura il Cavaliere
    (22-5-2003).
    Calderoli è estasiato per “la memoria di Marini, che fa impallidire Pico della Mirandola”
    (7-8-2003).
    Enzo Trantino (An) parla di “uomo dalla memoria mostruosa”
    (7-8-2003).
    Taormina tira in ballo Ciampi:
    “Il suo nome è evocato da Marini a tutto tondo. Era chiaro che non poteva non essere protagonista della storia”
    (22-5-2003).
    Poi chiede l’arresto dei capi dell’opposizione:
    “È venuto il momento che Prodi, Fassino e Dini subiscano le conseguenze della più devastante corruzione mai consumata nella storia repubblicana: i giudici li arrestino. Le ricostruzioni di Marini sono precise e per moltissima parte riscontrate: 100 milioni di dollari a Prodi, 75 a Fassino e 50 a Dini, per metà già incassati. Marini li ha denunciati anche come mandanti delle aggressioni contro di lui”
    (7-8-2003).

    La fairy band
    Impossibile contenere in poche pagine tutte le effusioni che il Partito dell’Amore ha riversato sulle opposizioni.
    Marcello Pera riesce a insultare persino Bobbio:
    “Basta con la cultura liberale falsa e imbelle impersonata da Norberto Bobbio”
    (13-3-96).
    Cesare Previti, negli stessi giorni, annuncia:
    “Se vinciamo, non facciamo prigionieri”.
    Claudio Scajola offende Marco Biagi appena assassinato dalle Br (“un rompicoglioni”).
    Ma il “mandante morale del delitto Biagi” è, per i berluscones, Sergio Cofferati, in correità con i girotondi.
    Giulio Tremonti definisce Amato e Visco “gangster contabili”
    (4-2-2001).
    Amato, per Bossi, è un “nano nazista”.
    Pierluigi Castagnetti denuncia di aver subìto un lancio di monetine dai fans del Polo?
    Giuliano Urbani manda a dire:
    “Ringrazi Dio che erano solo monetine”.
    Francesco Bonito (Ds) contesta la SalvaPreviti?
    Cesare gli dà del “pezzo di merda”.
    L’esempio viene dall’alto.
    L’estate scorsa una signora di Rimini invita Berlusconi ad andare a casa. Il premier replica sereno:
    “Lei ha una bella faccia da stronza”.

    Lui, com’è noto, è il Divino Amore.
    E non ha mai insultato nessuno.
    Attende le scuse.


    (stralci da un articolo di Marco Travaglio pubblicato sull'ultimo numero di MicroMega)
    ..........

    ma com'è che codeste robe un le s'è stampate pe' l'elezioni a facci manifesti?

    un lo 'apisco proprio ....

  7. #57
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio


    (stralci da un articolo di Marco Travaglio pubblicato sull'ultimo numero di MicroMega)
    un vero "letterato" questo Travaglio.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  8. #58
    i' marchese del grullo
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    un vero "letterato" questo Travaglio.
    via ...... l'è mi'a un bischero come quelli che li credono a codesto naneronzolo .....

    La dichiarazione del Banana è la seguente:
    «Non sentirete mai da parte mia un’affermazione insultante verso l’opposizione»
    Ed è stata consegnata (oltre che alla Storia) ad un cronista de "Il Messaggero" assieme alla cartella contenente il "famoso" dossier diffuso all’ultimo consiglio nazionale di Forza Italia, quello sui cosiddetti 500 insulti dell’Unità

  9. #59
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    Citazione Originariamente Scritto da CioniMario Visualizza Messaggio
    via ...... l'è mi'a un bischero come quelli che li credono a codesto naneronzolo .....

    La dichiarazione del Banana è la seguente:
    «Non sentirete mai da parte mia un’affermazione insultante verso l’opposizione»
    Ed è stata consegnata (oltre che alla Storia) ad un cronista de "Il Messaggero" assieme alla cartella contenente il "famoso" dossier diffuso all’ultimo consiglio nazionale di Forza Italia, quello sui cosiddetti 500 insulti dell’Unità
    E' inutile, Cioni.
    Il tontomeo "viaggia" a compartimenti stagni.
    Come il Nautilus del Capitan ... Nano.


  10. #60
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Vorrei prendere spunto dall'ultima boutade dell'ex cabarettista da crocera Silvio Berlusconi (in arte "Unto) e, accoppiandola ad un post di uno dei tanti "nuovi iscritti" bananas ( ), innescare un dibattito sul concetto di "INSULTO".
    O, in alternativa, porre fine almeno ad UNA delle innumerevoli PALLE bananas.

    La dichiarazione del Banana è la seguente:
    «Non sentirete mai da parte mia un’affermazione insultante verso l’opposizione»
    Ed è stata consegnata (oltre che alla Storia) ad un cronista de "Il Messaggero" assieme alla cartella contenente il "famoso" dossier diffuso all’ultimo consiglio nazionale di Forza Italia, quello sui cosiddetti 500 insulti dell’Unità

    Il post del "nuovo iscritto" è il seguente:
    Il Falco []
    Nuovo Iscritto
    Registrato il: Mar 2005
    Provenienza:
    Messaggi: 37
    ICQ:
    AIM:
    Re: Re: Parla il grande Bignasca in arte "Nano", amicone del senatùr Post #5 di 9
    quote:
    ------------------------------------------------------------------------------
    In Origine Postato da Totila
    Sei in grado di sostenere queste accuse di fronte ad un tribunale?
    ------------------------------------------------------------------------------

    E' nel loro DNA l'insulto e la denigrazione dell'avversario. Poi se li rivolti non hanno un euro da far cadere . E allora riparano nel diritto di satira.
    Segnala Questo Post al Moderatore | IP: Collegato |
    14-03-2005 01:07



    Diamo una "spolveratina" alla memoria; sia dei bananas (notoriamente fiacca) sia dei non bananas.
    E, come al solito, occhio alle date!

    Com’è noto, la Casa delle Libertà è il Partito dell’Amore (Silvio dixit) contro il Partito dell’Odio e della demonizzazione capitanato da Prodi, leader di una “sinistra comunista” che, “se tornasse al potere, porterebbe in Italia miseria, terrore e morte”.
    Ecco:
    da 11 anni il Partito dell’Amore sparge i suoi balsamici effluvi sulla politica italiana
    (e non solo italiana: vedi il “kapò nazista” a Martin Schulz e “turisti della democrazia” all’intero Europarlamento).
    I beneficiari prediletti, oltre a Prodi & C., sono:
    magistrati
    (salvo quelli candidati nella Cdl o corrotti da Previti),
    girotondi,
    sindacati e chiunque altro si metta di traverso sulla strada del Divino Amore arcoriano:
    Di Pietro,
    Stefania Ariosto,
    Scalfaro,
    Cofferati

    e gli eventuali alleati dissenzienti.[

    Prodi, cioè Stalin
    Il Professore, per il Cavaliere, è un “utile idiota” secondo la “tecnica di Stalin e di Lenin”
    (14-4-95),
    “foglia di fico”
    (6-2 e 13-6-95),
    “leader d’accatto”
    (22-2-95),
    “un simpatico ciclista”
    (2-3-95),
    “comicità pura”
    (10-3-95),
    “un dottor Balanzone - fra’ Giocondo”
    (27-3-95),
    “candidato in vitro, di facciata, specchietto per le allodole”
    (29-4-95),
    “burattino di D’Alema”
    (3-9-95),
    “dinosauro di De Mita”
    (11-6-95).
    “Il pullman di Prodi porta verso il Nord Africa e magari verso un regime di sinistra capace di calpestare le leggi e i diritti dei cittadini”
    (23-10-95).
    “Non capita tutti i giorni la fortuna di avere un avversario come Prodi”
    (10-10-95).
    Infatti, sei mesi dopo, Prodi batte Berlusconi.

    I soliti comunisti
    Due elezioni fa l’amoroso Silvio domanda allarmato:
    “Se vince la sinistra, siamo sicuri che voteremo ancora?”
    (12-4-96).
    Poi ha una parola buona per tutti i leader del centrosinistra. Walter Veltroni? “Un coglione”
    (3-9-95)
    che “tiene nella sua stanza il ritratto di Togliatti. Ah, era quello di Berlinguer? Va bè, è la stessa cosa, metodi e cultura sono quelli di sempre”
    (5-5-95).
    E D’Alema? “Ho deciso di scendere in campo vedendo alla tv un dibattito in cui quel signore lì ghignava sotto i baffetti”.
    Ecco:
    Massimo è “un comunista che fa opposizione a carte truccate”
    (10-9-94),
    “prima espropria le aziende di Berlusconi, poi magari tassa i Bot, e infine espropria la seconda casa agli italiani”
    (3-1-95),
    “ha individuato quello che Lenin chiamava il nemico principale: non mi tratta da avversario politico, ma da nemico da distruggere nell’immagine e anche fisicamente”
    (13-3-95),
    “non gli affiderei nemmeno la cancelleria di un ufficio: usa lo Stato come il garage di sua zia, è stato a Mosca 33 volte”
    (2-9-95).
    D’Alema farebbe “un regime” perché è “ha fatto la scuola delle Frattocchie e non s’è laureato, lanciava Molotov e andava a Mosca”
    (23-9-95).
    Gli “ricorda Mussolini”, ma ha ”un’inguaribile cultura sovietica, degna delle grandi purghe staliniane”
    (1-10-95).
    Poi venne l’inciucio e lo stalinista coi baffetti divenne “Caro Massimo, per fortuna che c’è lei”
    (29-10-96).
    Ottobre ’98: cade Prodi e D’Alema va al governo.
    Berlusconi torna a tuonare:
    “Un governo senza legittimità democratica: uno sciagurato mix fra vecchi gladiatori e vecchie guardie rosse... continua con D’Alema la maledizione dei partiti comunisti: quella di non essere mai riusciti ad andare al governo in nessun Paese con un libero, inoppugnabile, voto popolare”.

    Attrazione fatale per i dittatori
    Ora, con le elezioni alle porte, si ricomincia col pericolo bolscevico.
    “Se i comunisti prendessero l’Italia, non ci sarebbe libertà. Non sono ancora democratici. Hanno un’attrazione fatale per i dittatori: Pol Pot, Milosevic, Castro, Saddam Hussein”,
    ergo “non bisogna consentirgli di andare al potere”.
    Anche perché “i Ds sono un esercito di mercenari, di opportunisti, di profittatori della cosa pubblica”
    (19-1-2000).
    “Quelli della sinistra sono mercenari, mercenari! Non gli importa per quale cosa, ideale o bandiera si battono: gli importa solo di fare la guerra al nemico che oggi individuano nel sottoscritto!” (24-8-2000).
    E anche ladri:
    “Non hanno mai lavorato, non sanno cos’è un’azienda. Ma hanno casa al mare, in città e ai monti, e poi la barca. Soldi rubati!”
    (19-2-2004).
    Poi, il 3 dicembre 2004, Berlusconi annuncia l’ingaggio di mille giovani a pagamento.
    Prodi li chiama con il loro nome: ”mercenari”.
    Apriti cielo:
    è un “demonizzatore”, deve “chiedere scusa”.

    Bossi, demonizzatore demonizzato
    Umberto Bossi il Partito dell’Amore lo conosce bene.
    In senso attivo e passivo.
    Quando gli rovesciò il primo governo, il Divino Amore lo fece linciare per quattro anni, e diede personalmente una mano:
    “Bossi parla come un ubriaco da bar”
    (17-8-94),
    “è la Wanna Marchi della politica”
    (6-4-94),
    “ha metodi da venditore di Piaget falsi”
    (29-4-94),
    “ladro di voti, ricettatore, truffatore, traditore, speculatore: doppia, tripla, quadrupla personalità”
    (21-12-94),
    “Giuda”
    (23-12-94),
    “mi accusa di peronismo, ma pensa alla birra Peroni”
    (23-12-94),
    “traditore, pataccaro della politica”
    (27-1-95),
    “dissociato mentale, sfasciacarrozze”
    (25-2-95).
    Seguì il solenne giuramento:
    “Io non mi siederò mai più allo stesso tavolo con Bossi, totalmente inaffidabile, un monumento di slealtà. Non appoggerò mai più un governo appoggiato da Bossi”
    (2-2-95).
    “Bossi lasciamolo agli altri. Ho già pronto un manifesto, Alberto da Giussano che regge in mano falce e martello con la scritta: ‘Per un’Italia comunista, vota Lega’”
    (22-7-95).
    L’Umberto rispose da par suo:
    “mafioso di Arcore”,
    “Berluskaiser”,
    “Peròn della mutua”,
    “nazistoide”,
    “piduista”,
    “baro”,
    “mostro antidemocratico”,
    “suino”,
    “brutto mafioso che fa i soldi con l’eroina”,
    “cornuto”,
    “delinquente”.

    Quanto ad An: “Fini è lo stalliere di Berlusconi” e “i fascisti li andremo a prendere casa per casa, li teniamo sotto il tiro del nostro Winchester”.
    Ultimamente il Senatur ce l’ha con l’Udc (“da fucilare”) e l’opposizione (“i nuovi nazisti!”).
    Ma pure con “l’Europa dei tecnofili, i tecnocrati alleati dei pedofili”.

    Buttiglione, Follini e gli altri
    Quando fa cadere il Berlusconi I, il Cavaliere lo chiama “mentecatto doppiogiochista”
    (18-12-94),
    “complice di Bossi che vuole consegnare l’Italia ai comunisti”
    (26-12-94).
    Poi Buttiglione s’intruppa col Polo e, da demonizzato, diventa demonizzatore:
    “I Popolari sono maiali che andranno al macello per nutrire la sinistra. Il loro sangue serve per annacquare il sangue dei comunisti”
    (27-3-96).
    Nel ’98, si cambia: Rocco trasloca nel governo D’Alema con Mastella, Cossiga e La Malfa:
    “Puttani!”, urla Fini.
    E il suo camerata Manlio Contento:
    “Viados della politica italiana!”.
    Poi Rocco torna all’ovile con i suoi “puttani”, e tutto si sistema. Anche perché, appena l’Udc fa le bizze, Berlusconi ha argomenti persuasivi per silenziarla.
    Eccolo con Follini:
    “Mi hai rotto i coglioni. Ora Mediaset nessuno ti attacca. Ma, se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”
    (11-7-2004).

    Quel golpista di Scalfaro
    Al primo altolà contro le manovre anticostituzionali del suo primo governo, Berlusconi lo fulmina subito:
    Scalfaro è “un uomo della Prima Repubblica che ha attraversato tutti i miasmi della politica”
    (14-12-94),
    un orditore di “colpi di Stato”
    (5-1-95), anzi:
    “Un serpente, traditore, golpista”
    (16-1-95).
    “Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. Ha maneggiato fondi neri e, da magistrato, ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. L’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (18-1-95).
    E’ un “imbroglione”
    (28-3-95).
    Bobo Maroni rivela a “Panorama” che, nel primo governo Berlusconi, “mi dissero che esisteva addirittura un fascicolo su Scalfaro” (15-6-95).
    Sgarbi lo chiama affettuosamente “la scoreggia fritta”.
    Nel 2003, quando il presidente emerito difende in Senato la Costituzione minacciata, sulle labbra di Berlusconi si dipinge una parola inconfondibile, il motto del Partito dell’Amore:
    “Vaffanculo”.

    Di Pietro, in galera
    Prima gli offre il Viminale, i servizi segreti e il secondo posto in Forza Italia.
    Poi Berlusconi inonda Di Pietro del suo infinito Amore:
    “Maestro d’inquisizione, di estorsione della verità”
    (9-10-95),
    “fuori di testa come Gelli”
    (16-1-96),
    “dovrebbe stare nelle patrie galere da tempo”
    (5-11-96).
    Completa l’opera Giuliano Ferrara che nel ’97 riesce a definirlo nell’ordine: “scespiriana baldracca”, “troia dagli occhi ferrigni”, “secondino di Montenero”, “demagogo della razza più brutale”, “trafficante di Mercedes usate”, “protettore di biscazzieri”, “megalomane golpista ambizioso velleitario”, “uno che fa vomitare”.
    Il Giornale s’inventa un conto austriaco di Di Pietro con 5 miliardi di tangenti. Poi, bersagliato di denunce, Vittorio Feltri deve chiedere scusa: quel conto non esisteva.

    Telekom serbia
    Nel giugno 2003, mentre si dà l’impunità per legge nei processi per corruzione, Berlusconi parla di mazzette di De Benedetti a Prodi in cambio della Sme: tangenti, naturalmente, mai provate. Intanto la commissione Telekom Serbia estrae dal cilindro il falso testimone Igor Marini, che accusa Prodi, Fassino, Dini, Rutelli, Veltroni, Mastella e Bordon di essersi spartiti una tangente di Milosevic da 450 miliardi.
    I tg di regime rilanciano “le tangenti a Prodi” a reti unificate, senza dubitativi.
    Sul Giornale, Guzzanti intervista tale Zagami che giura di aver assistito al trasporto dei miliardi in sacchi di juta.
    Poi si scopre che il “testimone” è un bugiardo, ma anzichè scusarsi Guzzanti denuncia un complotto della sinistra.
    “Telekom Serbia è tutta una tangente”, assicura il Cavaliere
    (22-5-2003).
    Calderoli è estasiato per “la memoria di Marini, che fa impallidire Pico della Mirandola”
    (7-8-2003).
    Enzo Trantino (An) parla di “uomo dalla memoria mostruosa”
    (7-8-2003).
    Taormina tira in ballo Ciampi:
    “Il suo nome è evocato da Marini a tutto tondo. Era chiaro che non poteva non essere protagonista della storia”
    (22-5-2003).
    Poi chiede l’arresto dei capi dell’opposizione:
    “È venuto il momento che Prodi, Fassino e Dini subiscano le conseguenze della più devastante corruzione mai consumata nella storia repubblicana: i giudici li arrestino. Le ricostruzioni di Marini sono precise e per moltissima parte riscontrate: 100 milioni di dollari a Prodi, 75 a Fassino e 50 a Dini, per metà già incassati. Marini li ha denunciati anche come mandanti delle aggressioni contro di lui”
    (7-8-2003).

    La fairy band
    Impossibile contenere in poche pagine tutte le effusioni che il Partito dell’Amore ha riversato sulle opposizioni.
    Marcello Pera riesce a insultare persino Bobbio:
    “Basta con la cultura liberale falsa e imbelle impersonata da Norberto Bobbio”
    (13-3-96).
    Cesare Previti, negli stessi giorni, annuncia:
    “Se vinciamo, non facciamo prigionieri”.
    Claudio Scajola offende Marco Biagi appena assassinato dalle Br (“un rompicoglioni”).
    Ma il “mandante morale del delitto Biagi” è, per i berluscones, Sergio Cofferati, in correità con i girotondi.
    Giulio Tremonti definisce Amato e Visco “gangster contabili”
    (4-2-2001).
    Amato, per Bossi, è un “nano nazista”.
    Pierluigi Castagnetti denuncia di aver subìto un lancio di monetine dai fans del Polo?
    Giuliano Urbani manda a dire:
    “Ringrazi Dio che erano solo monetine”.
    Francesco Bonito (Ds) contesta la SalvaPreviti?
    Cesare gli dà del “pezzo di merda”.
    L’esempio viene dall’alto.
    L’estate scorsa una signora di Rimini invita Berlusconi ad andare a casa. Il premier replica sereno:
    “Lei ha una bella faccia da stronza”.

    Lui, com’è noto, è il Divino Amore.
    E non ha mai insultato nessuno.
    Attende le scuse.


    (stralci da un articolo di Marco Travaglio pubblicato sull'ultimo numero di MicroMega)
    Quoto questo splendido ed attuale scritto di Travaglio. Con la speranza, che se esiste qualcuno che, ancora in buona fede, crede alle fanfaluche della Destraccia nostrana, ben rappresentata da Berlusconi, Tremonti e Storace, abbia qualche ulteriore elemento di riflessione.

 

 
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