
Originariamente Scritto da
napici
Potrebbero pregare affinché Dio riveli agli altri la Verità. Avendo effetto solo le preghiere di chi ha veramente fede, Dio non farebbe mancare il suo intervento.
Questa è una cosa che io faccio quasi ogni sera. Per quanto riguara "il capire", non giudicherei la fede "semplice opinione", vana curiositas, comprensibile solo attraverso la ragione e spiegabile soltanto attraverso la limitatezza della dialettica.
San Bernardo sul Cantico dei cantici - sermone XX
Prestate attenzione: l'amore del cuore è in un certo senso un amore carnale, perché il cuore dell'uomo entra in relazione piuttosto con il corpo di Cristo, o con quelle cose che Cristo ha compiuto od ordinato durante la sua permanenza terrena. Il cuore ricolmo di questo amore si lascia facilmente muovere a compassione ascoltando ogni discorso su questi argomenti. Non c'è nulla che il cuore ascolti con maggior gioia, legga con maggior desiderio, studi con maggior applicazione e mediti con maggior piacere; e riempie le preghiere sacrificali, come si ingrassa un vitello. L'uomo in preghiera tiene davanti agli occhi la sacra immagine del Dio-uomo, o quando nacque, o mentre suggeva il latte, o nell'atto di insegnare, o al momento della morte, o della resurrezione o dell'ascensione. Quale che sia, tale immagine deve legare l'animo all'amore delle virtù, distruggere i vizi della carne, scacciare le tentazioni e spegnere le passioni. Questo è, a mio avviso, il motivo fondamentale per cui il Dio invisibile ha voluto mostrarsi nella carne e vivere come uomo tra gli uomini, cioè per spingere tutti gli affetti delle creature carnali, che non potevano amare se non nella carne, verso l'amore salvifico della sua carne, per indurli così a poco a poco verso l'amore spirituale.
Non si trovavano forse a questo livello coloro che dicevano: «Ecco, abbiamo abbandonato tutto e ti abbiamo seguito» (Mt 19,27)? Avevano abbandonato tutto, è chiaro, solo per il desiderio della sua presenza fisica, tanto che non tolleravano di sentirgli pronunziare alcuna parola relativa alla sua passione e alla sua morte imminente, per quanto questa dovesse apportare loro la salvezza, così come in seguito avrebbero assistito con grave afflizione alla sua gloriosa ascensione. Diceva loro: «Poiché io vi ho detto questo, la tristezza ha invaso il vostro cuore» (Gv 16,6). In questo modo Cristo li aveva liberati da ogni amore carnale soltanto con la grazia della sua presenza carnale.
Indicava loro poi un più alto livello di amore, quando diceva: «E lo Spirito che vivifica, la carne non porta a nulla» (Gv 6,64). Era già asceso a questo grado, io credo, l'apostolo Paolo, quando disse: «Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così» (2 Cor 5,16).
Forse anche il profeta nondimeno voleva esprimere questo quando diceva «Spirito»: è «Cristo Signore» che è davanti ai nostri occhi, e aggiunge: «all'ombra di lui vivremo tra le genti» (Lam 4,20). Direi che qui si è rivolto a chi si trova ancora al primo livello, di coloro cioè che non sentendosi ancora in grado di sopportare l'ardore del sole, hanno bisogno di riposare un poco all'ombra e devono nutrirsi della dolcezza della carne, poiché non sono ancora in grado di «ricevere ciò che è proprio dello Spirito di Dio» (1 Cor 2,14).
Ma l'ombra di Cristo è, io credo, la sua stessa carne, da cui fu adombrata anche Maria, perché come uno schermo la proteggesse dall'ardore abbagliante dello Spirito. Nell'amore della carne può dunque trovare conforto chi non ha ancora lo Spirito vivificante, come lo hanno coloro che possono esclamare: «lo Spirito davanti ai nostri occhi è Cristo Signore»; e inoltre: «Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così» (2 Cor 5,16).
Infatti anche secondo la carne non si può amare mai Cristo senza l'intervento dello Spirito Santo, benché si tratti soltanto di un intervento parziale. L'intensità dell'amore è tale che invade tutto il cuore con la sua dolcezza e lo rivendica a sé interamente, sottraendolo all'amore e alle passioni carnali. Dunque, per dirla in breve, amare con tutto il cuore significa preferire l'amore della sacrosanta carne di Cristo a tutto ciò che costituisce una lusinga per la vostra carne o per quella altrui: in questo includo anche la gloria del mondo, perché la gloria del mondo è la gloria della carne; coloro che si lasciano sedurre dalla gloria del mondo sono inevitabilmente prigionieri della carne.
Sebbene questo amore verso la carne di Cristo sia un dono davvero grande dello Spirito, definirei questo amore come carnale, rispetto a quell'amore che non ha semplicemente per oggetto il Verbo fatto carne ma il Verbo che è sapienza, giustizia, verità, santità, pietà, virtù e tutte le altre cose simili che si possono aggiungere. Cristo è tutte queste cose insieme, egli «che per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione» (1 Cor 1,30).
Ti sembrano forse animati dalla stessa affezione due uomini, di cui il primo si commuove e si addolora per la passione di Cristo, si strugge quando pensa alle sofferenze che Cristo ha dovuto subire, si pasce della dolcezza di questa sua devozione e trova la forza di votarsi alle opere buone, oneste, devote; mentre il secondo è sempre infiammato dal desiderio di giustizia, ama appassionatamente la verità, arde per il desiderio di sapienza; ama la vita santa e gli onesti costumi; rifugge la presunzione, detesta l'oltraggio, ignora l'invidia, odia la superbia; non soltanto evita ogni gloria terrena, ma la disprezza e la aborre; rifiuta e condanna su di sé ogni impurità della carne e del cuore; respinge, in una parola, il male e abbraccia il bene? (...)
Lodevole è tuttavia questo amore carnale, attraverso il quale si rinuncia alla vita carnale, si disprezzano e si vincono i piaceri del mondo. Si migliora in esso, se è razionale; si migliora, quando diventa anche spirituale. Diventa razionale, quando in tutto ciò che bisogna conoscere di Cristo, si nutre con la ragione una fede così salda che non si scosta mai dalla genuina dottrina ecclesiastica per una qualche apparenza di verità, per eresia o per qualche inganno diabolico. E così pure quando ci si comporta con accortezza, in modo da non travalicare mai i limiti del discernimento per una qualche superstizione, per leggerezza o per eccessivo fervore dell'animo.
Se poi lo Spirito, venendo in nostro aiuto, ci dona tanta forza da renderci capaci di non abbandonare mai la giustizia, neppure se spossati dalle fatiche e dai tormenti, o per paura della morte, in questo caso si ama anche con tutte le forze: questo è l'amore spirituale. Il nome mi sembra si adatti in modo particolare a questo tipo di amore grazie alla pienezza concessa dallo Spirito, per la quale esso risulta superiore agli altri.