Luca Cordero di Montezemolo ha intimato agli industriali che hanno cariche in Confindustria e nelle sue associazioni di non prendere partito nelle prossime consultazioni regionali.
Chi deciderà di appoggiare un candidato o una lista dovrà dimettersi dagli incarichi di categoria o territoriali per rendere evidente il carattere personale del sostegno e la neutralità dell’organizzazione.
L’argomento che è stato impiegato per sostenere questa decisione è l’autonomia degli industriali dai partiti e dagli schieramenti, condizione ritenuta necessaria per esercitare una influenza collettiva sulle scelte politiche di merito. Si tratta però di vedere se lo strumento scelto, l’indipendenza dalla politica, sia poi confacente allo scopo di far pesare nella politica gli interessi degli industriali.
Si tratta infatti di interessi precisi, che si esprimono anche a livello territoriale. Le regioni hanno già, per esempio, la competenza sulla formazione professionale, che incrocia una esigenza fondamentale dell’industria, la qualità del capitale umano. Agli interessi dei settori produttivi se ne contrappongono altri, a cominciare da quello conservatore della corporazione scolastica, che detiene anche un ragguardevole peso elettorale.
Gli industriali, rinunciando a sostenere candidati e programmi che più si avvicinano alle loro esigenze, obiettivamente spostano il mercato politico a vantaggio dei loro avversari. Lo stesso
vale per altri problemi, come per esempio la viabilità, che ha una stretta connessione con la logistica. Anche qui gli interessi produttivi si confrontano con quelli ecologisti e se non eserciteranno una loro pressione lobbystica finiranno col contare di meno.
Come pensa, allora, Montezemolo di far contare le idee della sua categoria? Aveva provato a stringere un patto sociale con tutte le controparti, Cgil compresa, per poi imporlo alla politica, e in cambio ha avuto piattaforme contrattuali definite “irricevibili” dagli industriali.
Così la sua indipendenza tanto sbandierata, e oggi gestita tartufescamente, trascolora nell’irrilevanza.
Ferrara su il Foglio del 29 marzo
saluti




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