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  1. #11
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    In origine postato da Cirno
    *****************

    L'inattuata riforma degli ORDINI PROFESSIONALI, per esempio. Conventicole, corporazioni medievali che sembrano fatte per salvaguardare privilegi e investiture divenuti pressoché ereditari...

    Nella speranza che qualcuno ci legga. Qualcuno nella stanza dei bottoni.

    Non girare il coltello nella piaga, per favore!!!!
    La "rivoluzione liberale" non ha nemmeno riformato le corporazioni e neppure ha abolito l'illiberale ordine dei giornalisti!!!!


    Saluti liberali

  2. #12
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  3. #13
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    Il Direttore Vittorio Feltri firma, sul quotidiano LIBERO di oggi, un articolo (lettera aperta al premier) dal titolo ALZATI E CAMMINA, che riproduco con evidenziati alcuni passaggi.....condivisibili.......

    " ALZATI E CAMMINA

    di VITTORIO FELTRI


    Due o tre cose che so del Cavaliere bastano per stargli comunque al fianco. Ma l'uomo non è immune da errori. Ha subito un ko, ora serve un contropiede dei suoi .
    Caro Presidente Berlusconi, mi consenta di dire mi consenta, e mi consenta di dirle due o tre cose che so di lei. Roba minima. Un giorno d'aprile 1993 lei, tramite il comune amico Giovanni Belingardi, mi invitò ad Arcore per conoscermi. Mi voleva conoscere per soddisfare una curiosità: guardarmi in faccia, scoprire che tipo era quel Feltri che con l'Indipendente rubava copie (tante) al Giornale allora diretto da Indro Montanelli. Venni, vidi e non vinsi un bel niente. Belingardi mi affidò al suo maggiordomo e scomparve non prima di avermi rifilato una pacca sulle spalle (che ancora mi dolgono): «Coraggio Vitt». Lei si appalesò nel salotto con a fianco Fedele Confalonieri. Indossava una tuta blu, scarpe da ginnastica. Strette di mano, salamelecchi. Sedemmo a tavola. Parlammo di carta stampata e politica, soprattutto politica: l'avanzata della Lega e le stragi di Tangentopoli. Mi sorprese la sua lungimiranza. Aveva intuito come sarebbe andata: qui spazzano via il pentapartito (alias, Caf) e i comunisti faranno una passeggiata; loro, che hanno perso dovunque in Europa per manifesta inferiorità nei confronti dell'Occidente, da noi vinceranno. Paradossale. Aggiunse: bisogna colmare il vuoto lasciato da Andreotti, Forlani, Craxi e compagnia cantante. Analisi perfetta. Riproposta ora sembra scontata, ma allora non erano mica tanti "ad essere entrati su" (perdoni il lessico lombardo altrimenti detto italiacano). Dopo il caffè, due passi in giardino. Mi fece i complimenti per l'Indipendente e mi congedò accompagnandomi alla macchina, parcheggiata in cortile, Belingardi al volante. Trascorsero un paio di mesi, e lei mi telefonò: «Le cose precipitano, bisogna fondare un partito sostitutivo di quelli moribondi. Come la pensa?». La penso allo stesso modo e l'ho pure scritto. Restano in piedi la Lega e il Msi. Se Fini getta la camicia nera e adotta quella Oxford, il nuovo ipotetico partito può allearsi con missini e leghisti, formare una coalizione e sfidare comunisti & complici. Lei tacque un paio di secondi, poi commentò: «Questa è l'idea. Occorre riflettere. Ma chi lo fonda un nuovo partito?». Segni, Cossiga, uno pratico e credibile, uno sganciato dalla vecchia politica. Trascorrono ancora un paio di mesi. Altra sua telefonata. «Cosa fa il 15 agosto? Mare o montagna Non mi muovo. Riesco benissimo ad annoiarmi a casa mia senza andare in trasfer ta. Scoppiò a ridere e disse: «Venga da me ad Arcore, così ci annoiamo insieme ». Mi presentai puntuale alle 13 nella sua reggia. Il solito maggiordomo mi introdusse precisando: il presidente è andato all'eliporto con un ospite. Rientra subito. Quello è il vialetto... se pensa di andargli incontro... Mi incamminai e vidi Gianni Agnelli salire sull'elicottero e volare via. Mi bloccai e attesi lì, impalato. A tavola lei bevve birra analcolica. Io vino, essendo di Bergamo Alta. La conversazione era incentrata sulla politica. Bossi di qua. Di Pietro e Borrelli di là. Addio pentapartito. Siamo nella melma fino al collo. A freddo mi domandò: «Se guidassi io il nuovo par tito?». Risposta: in ogni sondaggio lei è il primo della lista. È il personaggio più noto e ammirato. Sarà per le tivù o meglio per il Milan, per il successo, boh! Socchiuse le palpebre. Non chiosò. Quindi cambio argomento: i giornali. Ma questa è un'altra storia e non la racconto sennò suo fratello Paolo magari si irrita. Rammento che, causa forse l'aria condizionata, fui colto da un mal di ventre da esplodere. Sudavo freddo. E fu così che scoprii la meraviglia del suo cesso: rubinetti dorati, sughero e radica dappertutto. Mi sbrigai per non destare imbarazzanti sospetti. E ricominciammo a discutere. Giornali e politica, politica e giornali. Nacque Forza Italia. E nacque il Polo. Subentrai a Montanelli alla guida del Giornale. A marzo del 1994 si svolsero le elezioni e lei sorprendentemente ebbe un trionfo, con tanti saluti alla occhettiana macchina da guerra. Le dico francamente. Non fosse che per questa impresa, l'uomo Berlusconi meriterebbe una pagina di storia e anche un monumento (per favore non di Cascella, che si è già sbizzarrito nella edificazione del cimiterino privato di Arcore, da me visitato mentre tenevo prudentemente la mano in tasca). Non scherzo, Cavaliere. Tutti noi anticomunisti d'antico pelo le siamo grati per aver avuto l'ardire, la tenacia, l'intelligenza d'allestire uno stupendo baraccone, chiamato Polo, talmente efficiente d'aver fregato nientepopodimeno che Botteghe Oscure, annessi e connessi. Ci ha dato una gioia grande grande grande. Indimenticabile. Chi non condivide comunista è.
    Tralascio di ricostruire le vicende che l'hanno condotta a sbaragliare la sinistra nel 2000 (elezioni regionali) e nel 2001 (politiche). Sono troppo fresche per essere state scordate dagli italiani nonché dai soci della Cdl. Purtroppo però - se ne sarà accorto lei quanto io - la gratitudine è un sentimento della vigilia; poi svanisce o si trasforma in antipatia. Mio padre, che da bambino passeggiava lungo le mura di Bergamo con una gallina al guinzaglio la quale non fu mai sacrificata alla padella, diceva spesso a sua moglie: non fare mai del bene ad alcuno se non sei in grado di sopportarne l'irriconoscenza. Caro Silvio, ha sdoganato Fini, ha rimorchiato due volte Bossi, ha prelevato Casini dalla sala biliardo d'un paesino appenninico e l'ha issato sullo scranno più alto di Montecitorio; non è poco, ma insufficiente ad evitare le loro pernacchie. Pensano i miracolati: se l'ha fatto avrà avuto la sua convenienza. Mi rendo conto: essere spernacchiati nell'ora triste della sconfitta abbatte il morale. Ma Berlusconi è Berlusconi: si alzi e cammini. Resusciti. Ascolti i partners e invece di bacchettarli pubblicamente accolga le loro istanze. Non hanno torto se dicono che il suo partito, Forza Italia, è una specie di villaggio turistico in cui manca solo Fiorello per far ridere. Mi spiace dirle queste cose. Qui però non siamo alla frutta, ma al conto. Al regolamento di conti. Da amico disinteressato (Mediaset non mi dà un briciolo di pubblicità e mi ha preso per i fondelli almeno due volte; taccio della Mondadori e del resto) le ho raccomandato in varie circostanze: la pianti di ripetere ho fatto questo e fatto quello. Sarà vero, ma la gente ha percepito soltanto che l'euro è un bidone, i prezzi salgono, soldi zero; in compenso sono state approvate varie leggi su misura per lei. Balle? Calma, dibattiamone. Le regole sulle telecomunicazioni. La Cirami. Per citarne un paio. Fini e Follini e Bossi hanno votato "schisci". Insomma, la racconti per benino; dica che ha fatto il possibile. Gli italiani le vengono dietro a una condizione: sincerità, sincerità, sincerità. Anche con gli alleati ingrati: patti chiari amicizia lunga. Riordini il partito. Ritocchi i programmi . Occhio a non spingere riforme istituzionali che suscitano (sia pure senza ragione) allarme. Immagino le obiezioni: «Il mio problema è che ho i giornali contro e pure le televisioni». C'è della sostanza nelle sue lagnanze. Ma è assurdo che lei, padrone di reti e case editrici, si lamenti della condotta delle medesime. Chi se non lei ha nominato i direttori? È da matti possedere e controllare emittenti private e pubbliche, farselo rimproverare dagli avversari politici, e poi non essere nemmeno capaci di usarle. Andiamo, Silvio. Vendi tutto, così avrai il diritto di accusare i mass media, oppure, se tieni l'impero, almeno gestiscilo a tuo favore, se non altro ti attaccheranno per qualcosa. Ne sono consapevole, ho scritto troppo. Ho quasi finito. Se non ce la fai più a cementare la coalizione, tanto vale tu vada a elezioni anticipate. Ti fai sfiduciare in Parlamento e voglio vedere se l'opposizione ci sta. Secondo me trema, perché non è pronta. C'è l'incognita Bertinotti. Prodi non sa ancora che nome dare al suo club di sbandati. I neo presidenti di regione non si sono insediati. L'Unione è priva di programma, manca l'intesa fra alleati. Cogli tutti alla sprovvista, come fece la Thatcher nel 1983 con i laburisti vincitori delle amministrative. La lady di ferro pretese il voto e stravinse le politiche. Oppure, se non te la senti di sfidare il destino, trova un compromesso coi soci e niente più liti. Raccatta la Mussolini, raccatta i democristiani di Rotondi, raccatta i radicali (verranno buoni) e governa senza casino fino all'anno prossimo. È rischioso, però. Quando si è in difficoltà è indispensabile giocare in contropiede; sei un esperto di calcio e non te lo devo insegnare io. E poi fai come diavolo ti pare. Siccome non ho debiti con te e tu non ne hai con me, ti appoggerò fino in fondo. Per lealtà e perché, se non reggi, arrivano loro, i rossi, che sono peggio di te quando dai il peggio. P.S.: mi sono accorto di averle dato del tu, a un certo punto. Ritiro il pronome. Solo quello.
    "


    Saluti liberali

  4. #14
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    Condivido dal primo all'ultimo rigo. Basta che non si rivolga in quel modo agli alleati

  5. #15
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    dal quotidiano LIBERO di oggi...

    " An dichiara « la fine del berlusconismo »


    di BARBARA ROMANO


    ROMA - Restituendo la sua grisaglia da vicepremier, Fini aprirebbe una porta sfondata in Alleanza nazionale, che già da un pezzo sbuffa contro Silvio Berlusconi. E ieri l'ha sbattuto in prima pagina sul Secolo d'Italia, il suo megafono di cellulosa, quello che il partito pensa del Cavaliere, annunciando « la fine del berlusconismo in diretta tv » . Epilogo da tempo annunciato dalle cassandre di via della Scrofa, che ora ai loro occhi sembra essersi materializzato. « Fra domenica e lunedì » , si legge nell'editoriale di ieri, « abbiamo assistito alla fine di un momento, al dissolversi dell'epopea del condottiero invincibile, dell'uomo solo al comando, del leader che solo apparendo in affollate convention rastrellava voti, che trascinava da solo tutta la coalizione » . Di questo berlusconismo, divenuto ormai « la parodia di Berlusconi » , si può « decretare la fine » annuncia il quotidiano di An. Ben vengano, dunque le dimissioni di Fini, che « fa bene a saltare dalla nave che affonda finché può » , chiosa un esponente di An. Affondare, affonda la Cdl: più che un pronostico, una certezza per Francesco Storace, il governatore del Lazio in smobilitazione, che al premier non glielo manda certo a dire. « Vada al Quirinale e chieda il voto subito. La fiducia degli italiani non c'è più » , secondo Storace, che reclama un nuovo candidato. Meno drastico, il ministro dell'Agricoltura Gianni Alemanno - con cui l'ex presidente del Lazio guida la corrente di An " Destra sociale ? - non mette in discussione la leadership di Berlusconi. « Ma lui deve guidare il cambiamento e non fermarlo » : è inflessibile Alemanno. Che siano « elezioni anticipate, un nuovo governo o una svolta programmatica » , nella Cdl, secondo il ministro di An, urge un colpo di reni. « Il programma deve essere rifatto da zero » : Alemanno non concede alternative al premier che, a suo dire, « sembra invece voler semplicemente serrare le fila. È dal 2003 che sottolineiamo che qualcosa non funziona » , ricorda, « è inutile discutere mesi e mesi. È inutile fare uno stillicidio » . È quello che pensa anche Fini, cui Berlusconi ha risposto picche alla sua richiesta di elezioni anticipate. E se il leader di An decidesse di mollare la spugna, tutto il partito farebbe quadrato intorno a lui. In tanti danno già per certe le sue dimissioni: « Lo fa, lo fa » , assicura un dirigente di An, « ma non oggi » . « Quando sarà, se sarà, io ne sarò contentissimo » , confessa Alessio Butti, vicecapogruppo di An alla Camera. Lui giura che non si è parlato di dimissioni di Fini nella riunione ristretta che si è tenuta ieri al partito. Ma, nota, « un ritorno del presidente alla guida del partito metterebbe a tacere il chiacchiericcio dei vertici che troppo spesso parlano a sproposito » . Butti non preme per le elezioni anticipate. Gli basta un Berlusconi bis: « Per dare una lezione a tanti ministri tecnici, soprattutto di Fi, che non hanno dato certo brillanti risultati » . Molti, anche dentro via della Scrofa, leggono in questo modo il ventilato dietrofront di Fini, che invocherebbe un cambio di guardia nel governo rivendicando ad An proprio quei ministeri, da destinare a chi, come Storace, non ha intenzione di presentarsi da " trombato ? alle Politiche del 2006. Anche Luigi Bobbio esulta all'idea di « un ritorno di Fini a pieno regime nel partito » . Che si spacca sulle elezioni anticipate. Se per il ministro dell'Ambiente Matteoli « se ne può discutere » , per il vicepresidente vicario di An Ignazio La Russa, « non se ne parla proprio » . Il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, invece, suggerisce « un patto federativo tra Fi- An- Udc » senza cambiare la guida del governo. Mentre è « una lista unitaria Fi- Udc- An » quella che propone Adolfo Urso, viceministro delle Attività produttive, aperta però anche a Lega, Repubblicani, Nuovo Psi, Radicali e Mussolini, « da sperimentare subito in un Berlusconi bis » . Se ne parlerà oggi pomeriggio in via della Scrofa, dove Fini ha riunito lo stato maggiore di An per tirare le sommedella sconfitta elettorale.
    "

    Cordiali saluti

  6. #16
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    Predefinito le idi di aprile

    [QUOTE]In origine postato da Pieffebi
    [B]Il Direttore Vittorio Feltri firma, sul quotidiano LIBERO di oggi, 07 e 08 aprile due possibili esiti del dopo elezioni. etxc,,
    tuttavia caro Pieffebi vorrei esprimermi in proposito:
    a) - al punto in cui stanno le cose il cdx è spacciato perchè all'interno di esso gli alleati del berlusca An e CDU sono il cavallo di troia dei centristi del centro sinistra e di DS.

    Il progetto mi appare chiaro;
    tagliare le estreme a sinistra ( rifondazione -comunisti e verdi) e a destra( la Lega):
    Conseguenze:FI diventa incapace di costituire da sola un polo ,soprattutto con Berlusconi che ha perso, dopo tanta campagna denigratoria e per la sua poca prudenza, il sostegno degli elettori dell'ex pentapartito.
    La cosa si potrebbe ancora rimediare con FI in campo ma con la danza menata da Formigoni che si è visto è l'unico al nord che può raccogliere i consensi anche nel resto d'Italia.
    Fini.Follini,Casini etc possono anche andare a infrattarsi negli ulivi:non li seguiremo.
    Inutile resistere ancora un anno senza prospettive;qui ha ragione Feltri:
    b)anticipiamoli e vediamo quale politica economica avranno da proporre a coloro che li hanno votati soprattutto in Piemonte,a Torino. Vorranno statalizzare la ex Fiat per vendere catorci ai cinesi al prezzo di una Ferrari?
    Ci sarà da piangere.
    Vorranno uscire dall'economia di mercato per tornare all'autarchia rossonero fascista dell'italietta imperiale d'avanspettacolo o al sistema sovietico?

  7. #17
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    In origine postato da Ragioniamo!
    Potrebbe essere l'inizio della fine per l'Unione che è un partito anomalo in un Paese anomalo, dato che contiene di tutto, dalla sinistra al centordestra.
    Se si riuscirà ad annullare i partiti impresentabili come la Lega Nord e Forza Italia, a far tornare i fascisti nelle fogne in cui sono stati per 50 anni, e ...
    cioè, se si distrugge tutto il polo...allora prodi perde

    e ke cazzarola di ragioniamo sarebbe??!!

    La dialettica fra socialisti e popolari(che poi è solo una tua illusione) è proprio quello che le varie mafie italiane aborrono, ci vorrebbe una rivoluzione per imporla.

    L'unione si normalizzerà espellendo la falsa sinistra di bertinotti, e costituirà il nuovo polo moderato.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  8. #18
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    In origine postato da Pieffebi
    Credo che possa avere ragione chi, fra amici ed avversari, dice che occorre sbarazzarsi del “berlusconismo”. Il berlusconismo, infatti, è risultato deleterio e deteriore
    Dietro il berlusconismo....niente....
    Addio Tomàs
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  9. #19
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    In origine postato da Pieffebi
    Aveva intuito come sarebbe andata: qui spazzano via il pentapartito (alias, Caf) e i comunisti faranno una passeggiata; loro, che hanno perso dovunque in Europa per manifesta inferiorità nei confronti dell'Occidente, da noi vinceranno.
    I comunisti da noi vincevano...perchè Craxi perdeva,

    e berlusconi è uguale a Craxi....

    ecco perchè la sconfitta era annunciata,

    ecco perchè non siete scusabili,

    altro che autocritica.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  10. #20
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    I comunisti vincevano? Craxi perdeva? Finchè non furono spazzati via per via giudiziaria i partiti democratici, in Italia i comunisti se volevano il potere dovevano amministrarlo in periferia e nella "società civile", e contrattare consociativamente fettine dello stesso con il grande capitale e i governi, nella migliore tradizione del pragmatismo stalin-togliattiano. Craxi è stato presidente del Consiglio, e non per qualche settimana soltanto, Berlinguer al massimo ha appoggiato un "governo d'emergenza" presieduto da un "mafioso" (come dicono oggi i comunisti, togati e no) clericale.

    Sul quotidiano LIBERO di oggi, sabato 9 aprile 2005, è stato pubblciato l'articolo seguente....

    " Le prossime mosse del Cavaliere

    di FAUSTO CARIOTI


    ROMA - Più Silvio Berlusconi e i suoi leggono e rileggono i numeri della recente batosta elettorale, più, guidati dagli analisti, si addentrano nello studio dei flussi di voto, più le loro opinioni si polarizzano. Da un lato - e non sono pochi, nemmeno nel governo - quelli intrisi di umor nero, quelli che «prima si va alle urne e meglio è» perché tanto, «persa per persa, ogni giorno che passa rischiamo di perdere un po' di più». Sulla sponda opposta, i fautori del "doppio blitz". Convinti che un colpo di mano nell'esecutivo (cioè la creazione di un nuovo governo Berlusconi con una squadra di ministri ben diversa dall'attuale) e una cura da cavallo somministrata al partito più colpito dall'emorragia, Forza Italia, possano consentire il recupero dei voti perduti. Iniziando da quelli dei tanti polisti delusi che alle ultime Regionali hanno scelto di non andare alle urne. Un discorso che sta in piedi, s'intende, solo se si riuscirà a fissare le elezioni il più tardi possibile, magari alla scadenza naturale della legislatura, in modo da avere il tempo minimo indispensabile a oliare e mandare a regime le nuove macchine di governo e di partito. Posto che quelli che la pensano così sono gli ottimisti della situazione, vale la pena di ricordare che Silvio Berlusconi è tra loro. Il programma di governo degli ottimisti, almeno nelle sue fasi iniziali, è già scritto. Occorre chiudere al più presto - e bene - il contratto del pubblico impiego, che interessa 3,1 milioni di italiani, e il decreto sulla competitività, al quale tanto tengono le imprese. Quindi, con la Finanziaria 2006, varare un nuovo piano di riduzione della pressione fiscale che comprenda, come già promesso da Berlusconi, la cancellazione dell'Irap sin da gennaio, nonché quell'aumento del reddito a disposizione del ceto medio di cui il premier parla nella lettera inviata ieri a Gianfranco Fini. Questi provvedimenti, già di per sé in grado di stimolare un po' la crescita, assieme alla spinta della congiuntura internazionale dovrebbero far ritrovare almeno un mezzo sorriso all'economia italiana. «Se inanelli quattro o cinque interventi di questo tenore», spiega un forzista dei più noti, «cambi il "mood", il sentimento dell'elettorato nei tuoi confronti». Una drastica e rapida rifondazione delle strutture locali di Forza Italia, oggi vero anello debole della Casa delle Libertà, dovrebbe infine garantire più efficacia nel rastrellamento di voti. E Berlusconi il primo passo in questa direzione l'ha già fatto, avocando a sé le deleghe di tutti i coordinatori regionali del partito prima di decidere, caso per caso, chi di loro merita la riconferma e chi dovrà preparare gli scatoloni. Ma è ovvio che il nodo centrale della vicenda sono i soldi che il governo potrà permettersi di spendere per ridurre le imposte con la prossima manovra. Berlusconi non vuole e non può presentarsi al giudizio degli elettori nel 2006 senza un nuovo taglio della pressione fiscale: piuttosto meglio, addirittura, abbracciare la logica dell'emergenza e andare al voto anticipato. Qui, infatti, l'equazione incappa nella "variabile S". Come Siniscalco, il ministro tecnico dell'Economia succeduto a Giulio Tremonti, in questi giorni al centro di tutte le equazioni del premier. La voglia di eliminare questa variabile molto (troppo, a detta di tanti) indipendente sta avendo un ruolo importante nel convincere Berlusconi che presentarsi al voto del 2006 con l'attuale squadra di governo sarebbe un suicidio. Perché, come spiega uno dei più informati strateghi forzisti, «un nuovo taglio delle tasse Siniscalco non lo accetta: si dimette e basta. Magari con l'aureola del martire, caduto nell'esercizio del proprio dovere in difesa della stabilità dei conti pubblici, e pronto a stringere quella mano che difficilmente la sinistra si rifiuterà di tendergli». Da qui, l'alternativa cui ha lavorato in questi giorni il presidente del Consiglio: elezioni anticipate a ottobre o, come ormai appare quasi certo, un robusto rimpasto di governo, con saluti e baci a tutti i ministri tecnici attuali. Due soluzioni che, viste da vicino, hanno una cosa in comune: non prevedono una Finanziaria 2006 firmata da Domenico Siniscalco. Non è un caso.
    "


    Saluti liberali

 

 
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