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Discussione: Il Conclave

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    Predefinito Il Conclave

    Il luogo del Conclave. Visita alla meraviglia di Michelangelo
    I preparativi, le stanze segrete e il rito del voto

    Via i turisti, entrano i cardinali così risorge la Cappella Sistina

    di VITTORIO ZUCCONI

    CITTA' DEL VATICANO - Il portone di antico rovere tarlato si chiude per l'ultima volta sul mondo, per riaprirsi da oggi soltanto ai falegnami, ai cardinali e allo Spirito Santo. Rimango solo, alle cinque e trenta dell'ultimo pomeriggio di apertura al pubblico, in quella Sistina che nel vuoto dei visitatori spinti fuori come un gregge, avvolge la mia solitudine di ultimo visitatore profano in una terrificante magnificenza, tra morti che risorgono, dannati che precipitano, profeti che ti scrutano e nel presagio della processione dei cardinali che sotto queste stesse volte si preparano a scrivere la storia della Chiesa cattolica romana. Gli uscieri mi scansano, portando via verso la Sala Regia, oltre il portone, le utili e orrende panche di plexiglas trasparente sistemate lungo le pareti per proteggere le decorazioni dalle termiti del turismo.

    I riflettori si accendono brevemente per evitare che inciampino, nella semioscurità della sera che scende. E le luci violente, da studio televisivo, che fanno trasalire insieme i santi e i dannati di Michelangelo, sembrano una approssimazione profana di quella luce divina che tra poche ore dovrebbe scendere sui 117, o 118, cardinali raccolti in questo luogo, che è il grembo dal quale la Chiesa rinasce a ogni morte di Papa.

    Non ci sarebbero atei, almeno non sotto le volte della Cappella Sistina, se tutti potessero rimanere soli, come ho potuto fare, e ultimi, almeno una volta, nel momento in cui chiude e torna a essere quello per cui papa Sisto l'aveva rifatta, un luogo mistico e travolgente, tagliato sulle misure del tempio di re Salomone, 40 metri e 50, per 13 e 20, sotto le volte alte 20 metri e 70 centimetri. Mentre a pochi metri di distanza si seppellisce un Pontefice morto, qui già si prepara, da oggi, un Conclave che i carpentieri hanno già anticipato da tempo, mi dicono, non da sabato scorso, nella discreta sapienza di Madre Chiesa. Hanno approntato e segato tavole e i baldacchini per 118 scranni (117 cardinali, più, per stare nel sicuro, uno per il cardinale segreto nominato "in pectore" da Giovanni Paolo II, mi confida il capo degli uscieri) per arredare questa sala dove ogni pennellata, ogni marmo del pavimento, ogni porticina, ogni poltroncina racconta il mistero di una continuità istituzionale senza eguali al mondo.

    Nel vuoto della Sistina che si sta spogliando dei panni da attrazione turistica per rivestirsi del proprio ruolo solenne di madre, il mio compagno e guida, il "maestro" restauratore, come vuole il titolo ufficiale, di Maurizio De Luca, mi indica un affresco del Perugino sulla parete destra rispetto all'altar maggiore, "La Consegna delle Chiavi".

    Davanti a esso Wojtyla si arrestò nel suo primo ritorno alla cappella dopo esserne uscito, il 16 ottobre 1978 alle otto di sera, come Papa e dove si arrestava sempre, dopo il restauro del 1999, quando ci tornava per celebrare qualche Messa, o battesimo, o cresima, anche infermo e vacillante.

    Senza mai dire nulla, Giovanni Paolo restava a guardare la figura di Cristo che consegna a Pietro la chiave del regno, quella stessa chiave che lo stesso Pietro riconsegna a Dio, ma senza più maniglia perché ormai inutile, nel Michelangelo del Giudizio Universale, dietro l'altare. Era l'illustrazione della grande promessa mantenuta, almeno nella immaginazione di artisti nei quali anche un Pontefice cercava conforto e conferma.

    In luogo delle lunghe panche di plexiglas, che escono dalla porta tarlata per attendere di rientrarvi soltanto quando il nuovo Papa l'avrà riaperta, in fondo alla Sala Regia sorvegliata da uno svizzero in alta uniforme, stanno per essere portati i 117, o 118 se il nome sarà rivelato a tempo, scranni coi baldacchini pronti a cadere tutti meno uno.

    Già dal Conclave del 1978, i cardinali sono troppi perché possano essere sistemati soltanto lungo le due pareti a destra, come nella iconografia barocca. Debordano sulla piattaforma dell'altar maggiore, fino ai piedi del Cristo sull'altare, un Crocefisso di legno, di origine sconosciuta, forse tirolese, scolpito con corde incollate al corpo e poi coperte dalla vernice, per raffigurare realisticamente le vene. Stanno seduti a "U, a ferro di cavallo, disposti secondo l'ordine deciso per sorteggio. Troveranno i loro nomi sul sedile, stampati come inviti alla festa più esclusiva e solenne del mondo, ospiti diretti del Paraclito, di Dio stesso, secondo la loro fede.

    Nel 1978, al cardinale arcivescovo di Cracovia, toccò in sorte il numero 91, una delle poltrone proprio ai piedi dell'altare, alta sui tre gradoni di marmo che conducono al Crocefisso con le vene di corda, sulla sinistra, in "cornu Evangelii", come diceva la liturgia in latino, dalla parte del Vangelo. Subito sopra la sua testa, all'ombra del gesto definitivo e implacabile del Cristo che dall'alto chiama o condanna, sta un dettaglio dell'affresco che il "Maestro" De Luca, conoscitore di ogni pennellata, mi fa osservare.

    Dalla palude di corpi sfatti che si alzano dalla terra per volare verso il Giudizio, c'è la morte. E' il solito teschio incappucciato, ma al quale il pittore è riuscito a dare un'espressione di sbalordimento e di disappunto perché "mors stupebit", come recita il salmo evangelico. Anche la morte rimarrà stupefatta, e disoccupata, nel giorno della resurrezione finale. Ventisette anni or sono, il teschio sbigottito fece la guardia a un futuro Papa, sulla sua testa, come se sapesse. C'è anche un "Codice Buonarroti" nei misteri esoterici di questa cappella che ricomincia a vivere proprio quando qualcuno muore? O è la suggestione della solitudine sotto questo cielo violento a far vedere segni e prodigi?

    Dovette fare poca strada, Wojtyla divenuto Giovanni Paolo II, dopo aver risposto "accetto" alla domanda di rito e avere comunicato il nome che aveva scelto, simbolo della rinascita e del secondo battesimo dell'uomo che diventa capo della Chiesa. Tra lo scranno numero 91 dove era seduto e la porticina alle sue spalle dietro l'altare che portò lui, e porterà il prossimo, alla vestizione, ci sono soltanto pochi passi, ne conto appena dieci dei miei.

    Dietro la porticina, si apre una piccola cella spoglia, tre metri per tre, soffitti bassi, finestrina angusta quasi da carcere, pareti nude salvo per frammenti di soffitto di legno recuperati e incollati. E' chiusa al pubblico, ma la squisita gentilezza del Maestro e degli uscieri mi permette di entrare. La chiamano "la stanza delle lacrime", perché quando vi entra, accompagnato soltanto dal cardinale camerlengo e dal maestro di cerimonie, ogni Papa neo eletto scoppia a piangere, oppresso dall'enormità di quanto gli è accaduto e soprattutto di quanto lo aspetta.

    Ora, mentre vedo la Sistina morire e prepararsi a risorgere, nella celletta opprimente nella sua piccolezza dopo tanta enfasi, c'è ancora la piccola scrivania del custode, poggiata alla parete che forma il retro del Giudizio Universale e rinchiude un affresco del Perugino sul quale Michelangelo dipinse, incastrandolo. Sta per essere tolta.

    Al suo posto, i sarti pontifici, quei Gammarelli di Roma che da due secoli vestono i Papi, avranno già sistemato a fatica in uno spazio tanto stretto, i tre manichini di taglia piccola, media e grande con la veste bianco avorio ma senza poter più intervenire. Sciami di laboriose suorine con forbici, ago e filo lo adatteranno alla sua figura, mentre il barbiere scruterà le guance e il collo per decidere se sia il caso di dare una spuntatina. In un angolo, foderata di rosso scuro, il colore più sacro, nell'angolo sotto la finestra, è una piccola "dormeuse", un divanetto imbottito senza braccioli con le molle un po' sconnesse sotto le mie mani, pronto per accomodare il nuovo Papa, se gli cedessero le gambe.

    Poi, rinfrancato e vestito, il Papa uscirà da questa "cella del pianto", dietro l'altare della Cappella Sistina.
    Riattraverserà tutta la lunghezza della sala, passerà davanti ai 116, o 117, baldacchini collassati e ai cardinali che lo hanno eletto e si inginocchieranno al passaggio, forse alzerà gli occhi a guardare quei colossi terribili e muscolosi che lo guardano dall'alto, come hanno guardato i suoi predecessori per 500 anni, cercando anche lui, come Wojtyla un conforto in qualche più sereno affresco rinascimentale sulle fiancate, tra bambini che giocano, cagnetti che scodinzolano, fanciulle botticellesche fin troppo aggraziate per l'ambiente e vivai di piante medicinali che i botanici ancora studiano nei dipinti, per ricostruire la farmacologia Quattrocentesca. Sequenze più tranquillizzanti del kolossal di Michelangelo con i suoi "codici" indecifrabili e implacabili.

    Oltrepasserà la grata di ferro e marmo che divide la cappella dall'iconostasi, a un terzo della sua lunghezza, non a metà come un tempo, per accogliere i sempre più numerosi cardinali in Conclave. Non degnerà di uno sguardo la balconata interna a metà navata, dove i patetici castrati di altre epoche intonavano i salmi con vocine bianche, lasciando i propri nomi graffiti nel legno e qualche nota su pentagrammi incisi alle pareti, come mi fa notare il mastro restauratore. Sfiorerà la stufa temporanea, quella che avrà appena segnalato al mondo la sua elezione fumando per il tubo sistemato, in offesa a ogni codice edilizio terreno, attraverso una doppia porta socchiusa e collegato allo scarico del camino soltanto per quella occasione.

    Oltrepasserà il portone di rovere annerito e tarlato.
    Piegherà a destra, con l'ultima suora che tenterà di sistemargli l'ultimo orlo, mentre il cardinale sta già annunciando il suo avvento. E finalmente sbucherà, dal fondo della sala Regia, a sinistra sulla piazza più bella del mondo.

    La Sistina avrà di nuovo fatto il proprio dovere, quel giorno e "mors stupebit", il teschio che già osservò perplesso dall'alto la testa di Wojtyla, si stupirà ancora una volta dell'ostinazione di questa Chiesa. Della permanenza di questo luogo, nel quale proprio Giovanni Paolo II ha sigillato per anni a venire le future elezioni e i futuri conclavi, colpito anche lui, come un visitatore solitario qualsiasi, dalla "cappella ove tutto concorre ad alimentare la consapevolezza della presenza di Dio", come scrisse nel 1996 nell'editto "Universi Dominici Gregis".

    Quello che rimane del Papa non è in quel povero corpo con le scarpe, sul catafalco della basilica. E' qui, nella Cappella dove lo stesso Cristo che lo incantava, si prepara a passare le stesse chiavi a un altro.

    (6 aprile 2005)

    Fonte: Repubblica

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    Quindici pagine in polacco: il testamento di Giovanni Paolo II
    Il portavoce: "Non c'è il nome del cardinale in pectore"

    Navarro: "Il Conclave si aprirà il 18 aprile"

    di VITTORIO ZUCCONI

    CITTA' DEL VATICANO - Il conclave si aprirà il pomeriggio del 18 aprile. E' quanto ha detto il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls in un briefing con la stampa al termine della congregazione generale dei cardinali. Si tratta del primo giorno utile, secondo quanto previsto dalla costituzione Universi Dominici Gregis. Il testamento del papa, 15 cartelle di cui una parte scritte nel 1979, ha continuato Navarro, non è indicato il nome del cardinale in pectore. "Il testamento di Giovanni Paolo II - ha precisato ancora Navarro - è stato letto ai cardinali in una traduzione non ufficiale italiana, ma si preferisce attendere la traduzione ufficiale prima di pubblicarlo. Per questo lo diffonderemo domani".

    La salma del papa non sarà portata in San Giovanni dopo le esequie, come chiesto da più parti, ma sarà tumulato subito dopo la messa. Una decisione presa per motivi di ordine pubblico. La salma del Papa, quindi, subito tumulata nelle Grotte Vaticane al termine del rito sul sagrato della basilica di San Pietro. Domani, inoltre, sarà diffusa la lista delle delegazioni dei capi di Stato che parteciperanno venerdì mattina alle esequie di Giovanni Paolo II.

    (2005-04-06 1316)

    Fonte: Repubblica

  3. #3
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    06 aprile 2005

    Il meccanismo riscritto da Wojtyla nella Universi Dominici Gregis

    Il Conclave dal 18 aprile. Ecco le regole

    Le Congregazioni, il giuramento, le votazioni: il cammino dalla Vacatio del soglio pontificio all'elezione del nuovo Pontefice


    ROMA - La decisione della data è arrivata: i cardinali hanno stabilito che il Conclave avrà inizio il prossimo lunedì, 18 aprile nel pomeriggio.

    VACATIO - Ma cosa succederà da qui all'elezione del Pontefice? Il periodo della Vacatio del soglio pontificio è uno dei più particolari della vita della Chiesa. Proprio per questo esso è disciplinato da regole specifiche al fine di non creare spaccature e dissensi all'interno del corpo ecclesiastico. Le attuali disposizioni sono quelle contenute all'interno della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis varata proprio da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996.

    I TEMPI - La Costituzione apostolica voluta dallo scomparso Pontefice che riforma un'analogo documento redatto da Paolo VI prescrive anche le norme a cui devono attenersi i cardinali nel conclave.
    Le regole per l’elezione prevedono che subito dopo la morte del Pontefice annunciata dal decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Joseph Ratzinger, vengano convocati entro 20 giorni a Roma tutti i cardinali, sia quelli under 80 (gli unici ad avere il diritto di entrare nella Sistina) sia quelli più anziani (la cui partecipazione alle riunioni consultive che precedono il Conclave è però solo facoltativa). Per il disbrigo di affari ordinari ma anche per quelli indilazionabili, durante la sede vacante, il Governo della Chiesa è affidato al Collegio cardinalizio, che non ha facoltà di modificare le leggi in vigore. Tra i compiti dei cardinali c’è quello di organizzare materialmente il conclave che deve iniziare tra il quindicesimo e il ventesimo giorno dalla morte del Papa (dal 17 al 22 aprile).

    CONGREGAZIONI - Per permettere ai cardinali di conoscersi e sviluppare un'intesa che li porti ad individuare ed eleggere il futuro Pontefice i cardinali si riuniscono prima del conclave in apposite riunioni chiamate Congregazioni. In particolare durante una di esse, secondo quanto stabilisce l'articolo 13 comma D della Dominici Gregis a due cardinali viene affidato il compito di dettare agli altri cardinali due ponderate meditazioni circa i problemi attuali della Chiesa.

    CONCLAVE - Dopo il solenne giuramento da parte degli elettori e la pronuncia della dichiarazione "extra omnes" (fuori tutti) i cardinali elettori entrano in Conclave soli, senza avere possibilità alcuna di comunicare con il mondo esterno. Proprio per evitare la possibilità di ricevere informazioni o inquinamenti esterni è prevista un’accurata perquisizione da parte di due periti per individuare eventuali cimici, telefonini, pc portatiti, videocamere e registratori. Tutti gli ambienti interessati vengono passati a setaccio, compresa la Cappella Sistina, sede delle votazioni.

    VOTAZIONI - Nella prima fase della votazione si distribuiscono le schede sulle quali è stampata la formula:"Eligo summum pontificem". Poi si passa all’estrazione a sorte di tre scrutatori, tre revisori e tre infirmari, ossia coloro che assumono il compito di raccogliere i voti dei cardinali infermi (se ci sono). Dopo avere scritto sulla scheda il nome del proprio candidato, il cardinale elettore si reca verso l’altare per depositarla dentro un’urna pronunciando in latino la formula: «Shiamo a testimone Cristo che mi giudicherà che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto». Una volta che tutti hanno terminato di votare si procede alla conta e allo spoglio dei voti. Per scongiurare il rischio di brogli ed impedire che le schede scrutinate possano per sbaglio essere conteggiate due volte, queste vengono cucite tra di loro con ago e filo nel punto in cui si trova scritto la parola "eligo". Se su nessun nome è stato raggiunto un accordo le schede vengono bruciate in una stufa assieme a prodotti chimici per ottenere il fumo nero, o, in caso di elezione, quello bianco. In antichità al posto di additivi chimici il fumo nero si otteneva utilizzando paglia bagnata. Se dopo 27 scrutini negativi, mattutini e pomeridiani, il Papa non risulta ancora stato eletto dai tre quarti dei votanti, i cardinali elettori sono invitati dal Camerlengo ad esprimere parere sul modo di procedere. A questo punto i casi sono due: si passa ad abbassare il quorum (50% più uno dei votanti) o si votano i due nomi più votati nello scrutinio immediatamente precedente. Anche in questo caso si esige la maggioranza assoluta (50% più uno). La Costituzione in questo ultimo punto (art.75) a detta di molti canonisti non è chiarissima, non stabilendo a priori quale sia il metodo migliore da seguire, lasciando agli elettori la possibilità di scelta.

    ELEZIONE - Una volta eletto il nuovo Papa, l’ultimo dei cardinali-diaconi chiama nella Sistina il segretario del nuovo successore di Pietro, il maestro delle cerimonie liturgiche e i cerimonieri. Quindi il cardinale Decano chiede formalmente all’eletto se intende accettare o meno l’incarico. Ad una sua risposta affermativa gli viene chiesto il nome scelto. L’accettazione si conclude con la redazione di un verbale e la vestizione del Papa per il rito d’obbedienza.

    Fonte: Corriere della Sera

  4. #4
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    Predefinito De Sede Apostolica Vacante deque Romani Pontificis electione

    Un interessante sito sul CONCLAVE, le sue regole, la storia, ecc.

  5. #5
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    Predefinito

    In attesa che si riunisca il conclave per eleggere il nuovo Papa i fedeli si rivolgono al Signore perché conceda un Pontefice che, in questo tempo di grave crisi, governi la Santa Chiesa a Gloria del Suo Nome

    Pro eligendo Summo Pontifice


    Súpplici, Dómine, humilitáte depóscimus: ut sacrosánctae Románae Ecclésiae concédat Pontíficem illum tua imménsa píetas; qui et pio in nos stúdio semper tibi plácitus, et tuo pópulo pro sálubri regímine sit assídue ad glóriam tui nóminis reveréndus.
    Per Dóminum nostrum Iesum Christum Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat, in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula saeculórum. Amen.

  6. #6
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    Predefinito Véni Creátor Spíritus

    Véni Creátor Spíritus,
    Méntes tuórum vísita:
    Imple supérna grátia,
    Quæ tu creásti péctora.

    Qui díceris Paráclitus,
    Altíssimi donum Dei,
    Fons vivus, ignis, cáritas,
    Et spiritális únctio.

    Tu septifórmis múnere,
    Dígitus Patérnæ déxteræ,
    Tu rite promíssum Patris,
    Sermóne ditans gúttura.

    Accénde lumen sénsibus,
    Infúnde amórem córdibus,
    Infírma nostri córporis,
    Virtúte firmans pérpeti.

    Hostem repéllas lóngius,
    Pacémque dones prótinus:
    Dúctore sic te prævio,
    Vitémus ómne nóxium.

    Per te sciámus a Patrem,
    Noscámus átque Fílium,
    Teque utriúsque Spíritum
    Credámus ómne témpore.

    Deo Patri sit glória,
    Ei Fílio, qui a mórtuis
    Surréxit, ac Paráclito,
    In sæculórum sæcula.
    Amen.

    - Emítte Spíritum tuum et creabúntur:

    - Et renovábis fáciem terrae

  7. #7
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    Predefinito Nuova sezione del sito

    SANTI E BEATI dedicata ai cardinali elettori e non e con una sotto-sezione storica.

  8. #8
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    2005-04-10

    I Cardinali di Manila e Monterrey, non potranno partecipare al Conclave perché malati

    Scende a 115 il numero dei Cardinali elettori

    CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 10 aprile 2005 (ZENIT.org).- I cardinali Jaime L. Sin, Arcivescovo emerito di Manila (Filippine), e Alfonso Antonio Suárez Rivera, Arcivescovo emerito di Monterrey (Messico), non potranno partecipare al Conclave “per ragioni di salute”, ha confermato la Santa Sede.

    In seguito alla congregazione generale di Cardinali tenutasi questo sabato, Joaquín Navarro-Valls, portavoce vaticano, ha rivelato che i due porporati “hanno comunicato” il loro impedimento.

    A questo punto dovrebbero essere 115 i Cardinali elettori (al di sotto degli ottant’anni) che parteciperanno al Conclave per l’elezione del nuovo Romano Pontefice, che inizierà il 18 aprile.

    Se la malattia non è tale da impedire ai Cardinali di recarsi a Roma, vi è comunque la possibilità di prendere parte al Conclave. La Costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis”, del 22 febbraio 1996, circa le norme regolanti il periodo di Sede Vacante e dell’elezione del Papa, prevede infatti che per motivi di salute un Cardinale elettore possa avere con sé “anche nel periodo dell’elezione” un infermiere alloggiato nella Domus Sanctae Marthae, all’interno del Vaticano.

    Qualora uno o più Cardinali, alloggiati nella Domus Sanctae Marthae, fossero malati e non potessero recarsi nella Cappella Sistina per votare, tre “Infirmarii” – Cardinali eletti a sorteggio – si incaricheranno di raccogliere i loro voti, con le dovute garanzie previste dalla Costituzione al numero 67.

    tratto da agenzia Zenit

  9. #9
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    2005-04-13
    La geografia dei Cardinali elettori

    CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 13 aprile 2005 (ZENIT.org).- La metà dei Cardinali che eleggeranno il futuro Papa provengono dall’Europa, mentre il 30% dal Continente americano.

    I Cardinali elettori (con meno di ottant’anni) sono 117, inclusi i due Arcivescovi che non potranno partecipare al Conclave per ragioni di salute (quello di Manila e quello di Monterrey)

    La distribuzione per Continenti di origine:

    Europa: 58 Cardinali
    America del Nord (Stati Uniti e Canada): 14 Cardinali
    America Latina: 21 Cardinali
    Africa: 11 Cardinali
    Asia: 11 Cardinali
    Oceania: 2 Cardinali

    Il numero dei Cardinali elettori suddivisi per Paese, inclusi i due Cardinali elettori ammalati sono i seguenti:

    Europa: 58

    Italia: 20
    Germania: 6
    Spagna: 6
    Francia: 5
    Polonia: 3
    Portogallo: 2
    Ucraina: 2
    Gran Bretagna: 2
    Ungheria: 2
    Austria: 1
    Belgio: 1
    Svizzera: 1
    Paesi Bassi: 1
    Irlanda: 1
    Repubblica Ceca: 1
    Bosnia-Erzegovina: 1
    Lituania: 1
    Lettonia: 1
    Croazia: 1

    America del Nord: 14

    Stati Uniti: 11
    Canada: 3

    America Latina: 21

    Brasile: 4
    Messico: 4
    Colombia: 3
    Cile: 2
    Argentina: 1
    Nicaragua: 1
    Repubblica Domenicana: 1
    Cuba: 1
    Honduras: 1
    Perù: 1
    Bolivia: 1
    Guatemala: 1

    Africa: 11

    Nigeria: 2
    Camerun: 1
    Repubblica Democratica del Congo: 1
    Uganda: 1
    Madagascar: 1
    Tanzania: 1
    Costa d’Avorio: 1
    Sudafrica: 1
    Ghana: 1
    Sudan: 1

    Asia: 11

    India: 3
    Filippine: 2
    Giappone: 2
    Vietnam: 1
    Tailandia: 1
    Indonesia: 1
    Siria: 1

    Oceania

    Australia: 1
    Nuova Zelanda: 1


    tratto da agenzia Zenit

  10. #10
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    2005-04-13
    La rappresentanza geografica del Collegio cardinalizio è la stessa del 1978

    CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 13 aprile 2005 (ZENIT.org).- Come è cambiato il Collegio cardinalizio in questi 26 anni e mezzo di Pontificato di Giovanni Paolo II? A rispondere ci pensano le cifre.

    Nel 1978, i Cardinali elettori erano 111, in rappresentanza di 48 Paesi; attualmente, i Cardinali elettori sono 117 (anche se due non possono partecipare per motivi di salute) e rappresentano 52 Paesi.

    Nel 1978, il 50% dei Cardinali era europeo, nel 2005, costituiscono ancora il 50%.

    Nel 1978, il 17% dei Cardinali proveniva dall’America Latina, ora sono il 18%.

    Nel 1978, l’11% erano del Nord America, mentre ora i Cardinali provenienti da lì sono il 12% (Stati Uniti e Canada).

    Nel 1978, il 10% era costituito da africani, mentre gli africani oggi sono il 9%.

    Nel 1978, il 7% erano asiatici, mentre nel 2005 sono il 9%.

    Nel 1978, i Cardinali provenienti dall’Oceania erano il 4%, mentre nel 2005 sono il 2%.

    Per quanto riguarda i Paesi con il maggior numero di Cardinali, nel 1978 vi erano 25 Cardinali elettori italiani, mentre adesso ve ne sono 20; allora, 9 erano statunitensi, mentre adesso sono 11; 7 erano francesi, mentre adesso sono 5; 6 erano brasiliani, mentre adesso sono 4; 5 erano tedeschi mentre adesso sono 6; 4 erano spagnoli, mentre adesso sono 6; uno era messicano, mentre adesso sono 4 (sebbene uno di essi non può partecipare per ragioni di salute).

    tratto da agenzia Zenit

 

 
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