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Discussione: Il Conclave

  1. #61
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    18 aprile 2005

    Iniziati ufficialmente i lavori per la scelta del nuovo Papa

    Conclave: la prima fumata è nera
    Non raggiunto per ora l'accordo per l'elezione del nuovo Papa. I cardinali chiusi nella Cappella Sistina: intimato l'extra omnes


    CITTÀ DEL VATICANO - La prima fumata è nera. I 115 cardinali elettori non hanno ancora raggiunto un accordo per l'elezione del nuovo Pontefice. La prossima votazione avrà luogo martedì mattina.

    I cardinali avevano raggiunto la Cappella Sistina dopo la consueta lunga cerimonia. È stato il cardinale Joseph Ratzinger a pronunciare il lungo giuramento dei cardinali elettori in apertura del conclave. «Soprattutto promettiamo e giuriamo di osservare con la massima fedeltà e con tutti, sia chierici che laici, il segreto su tutto ciò che avviene nel luogo dell'elezione, concernente direttamente o indirettamente lo scrutinio; di non violare in alcun modo questo segreto sia durante, sia dopo l'elezione del nuovo Pontefice, a meno che non ne sia stata concessa esplicita autorizzazione dallo stesso Pontefice». Questa la formula letta per tutti dal cardinale Ratzinger che parimenti, a nome di tutti, si è anche impegnato ad osservare «fedelmente e scrupolosamente tutte le prescrizioni contenute nella Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis».
    Dopo la lettura da parte del porporato tedesco, ciascun cardinale, toccando il Vangelo posto su un leggio al centro della cappella, ha letto e pronunciato una breve formula. Dopo la lettura del cardinale decano, i singoli cardinali elettori, secondo l'ordine di precedenza, hanno prestato giuramento con la seguente formula: «Ed io ... cardinale .... prometto, mi obbligo e giuro», e, ponendo la mano sopra il Vangelo, aggiungeranno: «Così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano».
    «Extra omnes». A queste parole, intimate dal Maestro delle Cerimonie liturgiche, Piero Marini, i Cardinali sono rimasti soli nella Cappella Sistina. Sotto il giudizio di Dio. A questo punto, Marini e il cardinale anziano Tomas Spidlik, il più grande esperto di spiritualità orientale, al quale è stato affidato il compito della meditazione, hanno lasciato la Sala. Hanno così avuto inizio le procedure per l’elezione del successore di Giovanni Paolo II.

    Fonte: Corriere della Sera

  2. #62
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    19 aprile 2005

    Gli scenari dopo la prima fumata nera

    «Ratzinger». «Martini». Nella notte si tratta
    I due schieramenti si sono contati, poi è cominciata la mediazione dei grandi elettori. Forse oggi l'elezione del nuovo Pontefice


    CITTA’ DEL VATICANO - Primo voto, prima fumata nera: il conclave più numeroso della storia ha rispettato la previsione di un avvio lento, basata sul fatto che non si è mai avuto - in epoca moderna - un Papa eletto al primo scrutinio. L’avvio è stato lento ma forte, grazie all’omelia del decano Joseph Ratzinger, che ha chiamato i cardinali elettori a considerare la condizione drammatica dei cristiani nel mondo di oggi, «sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina».

    Una partenza su toni alti ma anche schietti, rari nella storia dei conclavi, e che potrebbero preludere a un confronto severo nel segreto dell’urna. Ratzinger ieri ha detto per intero la sua verità e non ha fatto in nessun modo un discorso da «papabile», così come non aveva parlato da «papabile» - durante le Congregazioni generali - il cardinale Carlo Maria Martini. Martini era partito anche lui dalla descrizione delle difficoltà, ma aveva invitato a superarle andando «al largo», non riparando nel porto. Le due «grandi anime» del conclave hanno fatto i discorsi più netti e più disinteressati, rispetto alla possibilità dell’elezione. Chi in conclave cerca l’elezione si colloca al centro, o tende la mano all’altra parte. Ratzinger e Martini invece hanno parlato con libertà, per aiutare a decidere e non per essere votati. Hanno ambedue 78 anni e non desiderano l’elezione. Ma hanno idee - le loro sono forse le teste migliori del Collegio - e le hanno comunicate.

    Ambedue dovrebbero aver avuto voti, nello scrutinio di ieri sera. Nessuno può dire che così sia stato, stante la rigida segregazione dei conclavisti, ma le voci della vigilia davano per avvantaggiato Ratzinger e votato da un buon gruppo anche Martini. Si tratta di due candidature simboliche, o di bandiera, non per farne dei papi contro la loro volontà, ma per una verifica degli orientamenti. Di sicuro si sa che un gruppo di cardinali, animato dai latino-americani di Curia Lopez Trujillo e Medina Estévez, si è mosso per «portare» Ratzinger, come si dice in gergo conclavario.

    Contro questo si è formato un altro gruppo - su iniziativa dei centro-europei Kasper, Lehmann, Danneels - che ha proposto il nome di Martini. Non si può escludere che l’uno o l’altro dei due venga eletto, premiando la schiettezza di parola, ma è poco probabile che avvenga. Per l’elezione sono necessari 77 voti e si può calcolare - in base alle confidenze dei giorni scorsi - che la votazione esplorativa di ieri avrà dato qualcosa come una trentina di voti al «decano» e una ventina all’ex arcivescovo di Milano: nel conclave dell’ottobre del 1978 furono di questa entità i voti ottenuti dai cardinali Benelli e Siri.

    La prima votazione è una «conta». In essa vengono votati - insieme ai «papabili» - anche i «grandi elettori». Insieme a Ratzinger e a Martini ieri è probabile che siano stati votati Sodano e Re (grandi elettori di Curia), Tettamanzi, Ruini, Scola (papabili italiani), Schönborn e Policarpo (papabili europei) e forse anche qualche latino-americano. Nei giorni scorsi c’era chi giurava che Rodríguez Maradiaga, honduregno, trascinatore di giovani, avrebbe avuto voti fin dall’inizio. Fatta la «conta», parte il lavoro di consultazione tra i gruppi. A ciò avranno dedicato la serata e magari parte della notte, con riunioni dei cardinali dei diversi Paesi e gruppi linguistici. Si può immaginare che un sostenitore di Ratzinger e uno di Martini siano stati presenti in ogni «circolo» linguistico. Sentiti i pareri, li riferiscono al gruppo di tendenza e lì si prende un primo «orientamento». Per il destino dei due candidati di bandiera sarà decisivo il numero dei voti che avranno ottenuto nel primo scrutinio e il movimento che quel numero avrà nel secondo e terzo scrutinio.

    A modificare rapidamente le cose può intervenire l’indicazione di un «grande elettore» a favore dell’uno o dell’altro, o per l’emergere di un nome nuovo. Se Sodano avrà avuto 10-15 voti al primo scrutinio e in vista del secondo riesce a indirizzarli su un nome già quotato, la mossa può risultare decisiva. Se i due più votati si bilanciano e bloccano a vicenda, per più scrutini, i loro sostenitori tendono a sciogliersi in cerca di un’altra possibilità. In quel momento - che potrebbe arrivare nella giornata di oggi - si andrà in cerca di un «papabile» su cui possano convergere tanti. E’ possibile infatti che il nuovo Papa arrivi oggi: nell’insieme della giornata sono previsti quattro scrutini, che con quello di ieri fanno 5 e la storia recente ci dice che ben tre papi sono stati eletti con questi tempi stretti: Pacelli 3 scrutini, Luciani 4, Montini 5.

    Si rivota due volte al mattino, a partire dalle nove e due volte il pomeriggio, a partire dalle 16. Le fumate (una per ogni due scrutini) sono previste per le 12 e le 19. Ma è possibile anche che la fumata bianca si faccia attendere oltre la giornata di oggi. Entro domani sera gli scrutini saranno 9 e papa Wojtyla fu eletto all’ottavo. Ecco un’idea che può orientare l’attesa: questo conclave è partito con due candidature contrapposte come quello del papa polacco e forse ci vuole un tempo analogo per sciogliere l’impasse.

    Luigi Accattoli

    Fonte: Corriere della Sera

  3. #63
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    19 aprile 2005

    L'apertura del Conclave tra riti e misteri

    Il Grande segreto resta intatto
    Nessuna breccia nella Sistina: paura della scomunica e tecnologia bloccano le indiscrezioni.


    Il Grande Segreto è rimasto un Grande Segreto. Niente da fare per Internet, per i telefoni cellulari dell’ultimissima generazione o i blackberry, per qualsiasi strumento di ascolto a distanza: la Cappella Sistina è rimasta il luogo più impenetrabile della Terra. Lo ammette con ironia Alessio Vinci, dal 2001 capo dell’ufficio italiano di Cnn , una notevole quantità di guerre alle spalle e molte anticipazioni sul curriculum: «Ho raccontato la fine dell’Unione Sovietica da Mosca, si tentava di capire cosa accadesse al Cremlino e le fonti non mancavano. Ho spiegato in diretta la caduta di Milosevic, e anche lì non avevamo difficoltà. Qui non c’è stato niente da fare. Resta il luogo più segreto del mondo. Forse insieme a Ibm...».

    E’ la prima volta che sulla Cappella Sistina sono visibili, oltre al tradizionale comignolo, anche gli impianti di schermatura. Il sistema ha funzionato perfettamente: nessun gossip è trapelato, nessun sito è riuscito a trasformare l’elezione papale nell’ennesima chiacchiera mediatica. Ma c’è stata una schermatura ben più potente e definitiva di quella elettronica. Ancora Alessio Vinci: «Fino a pochi minuti prima del giuramento dei collaboratori del Conclave avevo un’ottima fonte. Ma dopo l’impegno solenne mi ha telefonato e mi ha detto: "Alessio, abbiamo collaborato bene, ma adesso finisce qui. Il nostro giuramento è sacro". Per loro la scomunica è qualcosa di gravissimo, è come essere licenziati dal più grande Datore di lavoro possibile».

    Infatti la scomunica «latae sententiae» è immediata e senza appello. Ieri in sala stampa vaticana giravano mille sussurri. Per esempio, che una grande agenzia internazionale (tante ipotesi, nessuna conferma) avrebbe interpellato una grande ditta statunitense specializzata in altissima tecnologia per capire se fosse possibile in qualche modo «ascoltare» ciò che accadeva lì dentro. Così come si è saputo, invece, che Reuters non ha nemmeno tentato qualcosa del genere. Anche perché la carriera di qualsiasi vaticanista si interromperebbe all’istante con la sospensione degli accrediti e quindi l’impossibilità materiale di lavorare nella Sede di Pietro. Racconta Dennis Redmont, corrispondente dall’Italia da lunghi anni per l’ Associated Press : «No, non abbiamo saputo nulla di nulla del fumo. L’incertezza mi ha riportato al primo dei Conclavi del 1978, quando venne eletto Papa Luciani e non si capì subito... Il Vaticano resta un luogo segretissimo. E quindi produce fascino così come succede con la Cia, con i servizi italiani, con ciò che avviene davvero a Palazzo Grazioli in queste ore. Ma per me non è una novità, un identico mistero avvolse i due Conclavi del 1978».

    Rimpianti per questa mancanza di notizie? «Mi dispiace solo che, a Papa eletto, non sapremo quale sia stata la prima divisione, se tra italiani o tra diversi schieramenti». Anche Washiahary Fujwara, corrispondente del Yiomiuri Shimbun di Tokio, non è riuscito a varcare il muro del segreto: «E’ un aspetto molto interessante, non si tratta di una qualsiasi elezione politica. Sarebbe stato bello sapere qualcosa di preciso sul confronto tra conservatori e progressisti. Ma è impossibile. In Giappone vive mezzo milione di cattolici: e a me piacerebbe raccontare se il nuovo Papa darà seguito alla promessa di novità fatta dal vostro cardinale Martini nel Sinodo europeo del 1999».

    Infine c’è un altro esperto di segreti che lavora a Roma. Si chiama Sergey Startsev ed è ora il nuovo direttore della sede italiana dell’agenzia russa Novosti dopo essere stato a lungo alla Tass a Roma. Lavora in Italia dal 1988 e raccoglie con simpatia una provocazione: era più brava l’Urss o è più bravo il Vaticano a mantenere e sigillare un voto? «Direi che i segreti mantenuti non mancano da nessuna delle due parti. Non per niente gli archivi vaticani si chiamano proprio così, "segreti". E un mistero resta anche oggi la votazione in Conclave per il nuovo Papa. Soprattutto in queste ore in cui non è visibile una personalità carismatica e forte per guidare il papato nel Terzo millennio».

    Paolo Conti

    Fonte: Corriere della Sera

  4. #64
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    Predefinito Le strategie, le alleanze, i giochi di potere ...

    Il blocco pro Ratzinger è entrato in conclave con circa 50 voti
    L'altro fronte è ancora frammentato e non ha un candidato forte

    Nella Sistina è subito scontro
    gli indecisi a caccia di un nome.


    di MARCO POLITI

    CITTA' DEL VATICANO - Sono andati a votare subito. Senza rimandare a oggi il primo test. È servito per mettere in campo i pacchetti di mischia e per cominciare a ragionare concretamente su appoggi e alleanze. Da ieri sera è un fitto intrecciarsi di confidenze, opzioni e proposte al riparo delle mura (con schermo anti-cellulari) della residenza Santa Marta.

    Nella Sistina non si parla. Lì regna solo il latino dei giuramenti e degli annunci degli scrutatori. Sotto la volta affrescata da Michelangelo è cominciato ormai un rito, che resterà misterioso fino al momento in cui il nuovo eletto si affaccerà alla loggia della basilica vaticana.

    Prima che si serrassero le porte si sono infittite le voci su Ratzinger candidato forte. Fortissimo, secondo alcuni. Anzi, destinato alla vittoria. Già in fase di arresto, secondo altri. Opinioni divergenti tipiche di ogni elezione papale.

    Resta sicuro che la prima votazione certifica soltanto una cosa: il candidato Ratzinger non ha raggiunto i settantasette suffragi necessari per essere eletto subito. Ma ieri sera è stato il momento in cui i suoi sostenitori hanno gettato sul piatto i voti disponibili. Tra i quaranta e i cinquanta - sono le stime della vigilia - e comunque tali da sfiorare la maggioranza assoluta, che si ottiene a quota cinquantotto.
    Raggiungerla significa per i ratzingeriani avere l'asso in mano per convincere gli esitanti a non dare lo spettacolo di una Chiesa divisa, insistendo in una inutile resistenza.

    Sono forti i ratzingeriani. Lo zoccolo duro è costituito dai cardinali di Curia Herranz, Trujillo, Castrillon Hoyos e Stafford. Tra gli italiani hanno l'appoggio di Ruini, Scola e Bertone, ma possono contare anche sui suffragi di De Giorgi e Giordano. Il fronte pro-Ratzinger raccoglie inoltre qualche suffragio nordamericano, quello del tedesco Meisner, dell'ungherese Erdo e dell'ucraino Jaworski.

    Il fronte contrario è frammentato. "Arriva a circa quaranta voti", sosteneva un cardinale alla vigilia. Tettamanzi, prima del conclave, non è riuscito a presentarsi come l'unico federatore. Una parte dei porporati anti-Ratzinger ha già preannunciato che avrebbe votato per Martini, tanto per segnare il terreno. Sono la maggioranza dei porporati statunitensi e la quasi totalità dei tedeschi, i sostenitori di Sodano, vari cardinali dall'America latina all'Europa, all'Asia e all'Africa. È un fronte del no - che esprime vari nomi - e che ha la debolezza di chi si mette di traverso senza condottieri unanimemente riconosciuti, ma anche la forza vischiosa di una resistenza che può impantanare l'ascesa di Ratzinger al trono di Pietro.

    La grande incognita, tuttavia, è rappresentata da quel quarto di cardinali che vengono dalle periferie dell'impero cattolico, conoscono poco le personalità dei contendenti, sono più permeabili ai suggerimenti della Curia. Ieri sera, tornati a Santa Marta, i cardinali si sono potuti dedicare ad incontri di gruppo e a nuovi contatti tra mediatori.

    La giornata decisiva per Ratzinger è oggi. Due scrutini al mattino e due al pomeriggio mostreranno ai porporati se la sua candidatura supera la maggioranza assoluta o no.

    Se così non fosse, si riapriranno tutti i giochi. Con tre ipotesi. Scenario italiano: contesa fra Tettamanzi, Ruini e Sodano. Scenario europeo: in testa sono l'austriaco Schoenborn e il portoghese Policarpo. Scenario latino-americano: dove accanto ai nomi già conosciuti di Hummes, Maradiaga e Rivera Carrera sono balzati in testa nelle ultime ore l'argentino Bergoglio di Buenos Aires e Geraldo Agnelo di Bahia, presidente della conferenza episcopale brasiliana. Come outsider: Errazuriz di Santiago del Cile. C'è infine un elemento che pesa parecchio negli accordi.

    La questione del segretario di stato. Sono in lizza i cardinali Re, Sepe e Backis, cardinale lituano proveniente dalla diplomazia vaticana. Anche la loro sorte si gioca in questi giorni.

    (19 aprile 2005)

    Fonte: Repubblica

  5. #65
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    Predefinito Ennesima (la seconda ed ultima) fumata nera






  6. #66
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    Predefinito Er passamano - sonetto di Gioacchino Belli

    Er Papa, er Viceddio, Nostro Signore/è un Padre eterno come er Padr’Eterno./Ciovè nun more, o, pe dì mejo, more,/ma more solamente in ne l’esterno.

    Ché quanno er corpo suo lassa er governo/l’anima, ferma in ne l’antico onore/nun va né in Paradiso né all’Inferno,/passa subbito in corpo ar successore,

    Accusì pò variasse un po’ er cervello,/lo stòmmico, l’orecchie, er naso, er pelo,/ma er Papa, in quant’a Papa, è sempre quello,

    E pe questo ogni corpo distinato/a quella dignità, casca dar celo/senz’anima, e nun porta antro che er fiato.

  7. #67
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    Predefinito IL VOTO

    Al termine di una lunghissima giornata è arrivato il primo verdetto dei cardinali elettori Appuntamento a stamattina per le due successive votazioni Adesso il Conclave entra davvero nel vivo

    20.05: fumata nera

    Da Roma Salvatore Mazza

    Ore 20.05, fumata nera. Com'era, in qualche modo, prevedibile, i cardinali elettori già nella prima sera di Conclave hanno voluto procedere con le operazioni per l'elezione del nuovo Papa. Voto che ha dato esito negativo, ma sicuramente significativo: perché per la prima volta, nonostante tutto quello che si è detto e scritto in questi giorni scorsi, sono stati messi nero su bianco i nomi - due o molto probabilmente più di due - che i cardinali elettori hanno identificato come possibili candidati. Da oggi, quando inizierà la serie di doppie votazioni mattutine e pomeridiane, è immaginabile che come primo approccio ci cercherà di vedere se attorno all'uno o all'altro dei votati in primo scrutinio si potrà coagulare il consenso richiesto dei due terzi. Questo, almeno, è il quadro di riferimento ipotizzabile. Ma come detto, già il fatto che ieri sera si sia proceduto a una votazione può considerarsi un segno positivo. Che cosa sia successo all'interno della Sistina dopo che, verso le 18, anche gli ultimi due "estranei" - monsignor Pietro Marini e il cardinale Tomas Spidlik - sono usciti, non si sa. Né si saprà mai, a meno che un domani non sia il nuovo Pontefice a decidere di rivelarlo. Secondo la Costituzione apostolica Universi Dominici gregis, a porte finalmente chiuse e dopo altro tempo dedicato alla preghiera, il cardinale Decano Joseph Ratzinger aveva l'incarico di chiedere ai presenti se si potesse procedere con le operazioni per l'elezione, o se ancora fossero necessari chiarimenti circa le norme e le modalità stabilite dalla Universi Dominici gregis. Per come sono andate le cose, c'è da pensare che i punti da chiarire fossero pochi. Dopo di che evidentemente la maggioranza dei presenti - maggioranza semplice - ha ritenuto che ci fosse il tempo necessario alla prima votazione. Così sono state immediatamente distribuite, due o tre a testa come previsto, le schede rettangolari per la votazione, riportanti nella prima metà la scritta Eligo in Summum Ponti ficem e, nella seconda, lo spazio bianco per l'indicazione del nome (la Costituzione invita i cardinali anche a scrivere "con grafia quanto più possibile non riconoscibile", per tutelare ancora meglio il segreto). Subito dopo l'ultimo dei cardinali dell'Ordine dei Diaconi, l'italiano Attilio Nicora, ha estratto a sorte i nomi dei tre scrutatori, dei tre incaricati di raccogliere il voto degli elettori infermi (detti Infirmarii) e dei revisori. Solo a questo punto è iniziata la votazione vera e propria: tutti i cardinali si sono recati a uno a uno verso l'altare della Sistina, tenendo levata in alto, ben visibile, la propria scheda, per poi deporla dentro l'urna pronunciando ad alta voce la formula di giuramento "Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto". Quindi s'è proceduto al mescolamento delle schede, al loro conteggio e allo spoglio. Con risultato rivelato dalla fumata nera di ieri sera. C'è anche la possibilità, del tutto teorica, che il risultato sia stato determinato non dal non raggiungimento del quorum attorno a un nome, ma da un errore, se per esempio il conteggio ha rilevato un numero di schede differente da 115. Ma, sinceramente, è un avvenimento difficile da ritenere probabile. L'appuntamento per la prossima fumata è oggi, attorno a mezzogiorno, dopo i due scrutini previsti per la mattina. Se sarà ancora nera, tutto rinviato di sette ore.

    Fonte: Avvenire

 

 
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