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Discussione: Dove va l'ulivo?

  1. #401
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    Predefinito Re: ma andiamo

    Originally posted by calvin
    il partito della bellezza è l'antipollismo per eccellenza! Ascolta Sgarbi: "Urbani? quello non è un ministro è un minerale!". Siamo noi la vera alternativa al pollismo, caro Brunik. Sgarbi vuol fare il presidente del consiglio e mettere Berlusconi vice. Prodi lo farebbe capo dell'opposizione.E' ovvio che Sgarbi vuole punire berlusconi e le sue malefatte, non prodi.

    Il Partito della Bellezza lo sappiamo tutti che è una palla per assicurare il seggio e relativa immunità a Sgarbi, sarà molto, molto difficile che un repubblicano vada a Strasburgo.

    Diciamo che prima si era offerto a Illy, poi a Prodi, ed infine ha ripiegato su La malfa, che andiamo vicino al vero.

    Grazie, noi abbiamo il Presidente Prodi, non vedo nulla di meglio all'orizzonte che possa ricacciare i pollisti nel loro pollaio.

    Se tu preferisci Sgarbi per non andare da nessuna parte, cioè restare nel cortile a razzolare coi compagneros di viaggio, problemi tuoi.

    Come dice sempre lo Sgarbi medesimo, "stare in mezzo da soli non serve a niente, fai la fine di Segni che nel 1994 che aveva il sedici per cento, ma non gli servì a nulla".

  2. #402
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    Predefinito

    ... per chi avesse le casse acustiche "abbassate" ... si informa che, da un paio di settimane circa, ho ripreso ad inserire nelle varie paginate dei thread, delle musichette di sottofondo ...

  3. #403
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    Predefinito

    Mettici uno spogliarello, di sottofondo, che è meglio.

  4. #404
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    Predefinito tratto da www.pri.it


    La Nota Politica

    .................................................. ........
    L'Ulivo e l'Iraq

    Alla disperata ricerca di un motivo qualsiasi per darsela a gambe

    E' stata una gazzarra inaudita ed insopportabile quella che ha inscenato l'opposizione nel question time che ha coinvolto il ministro della difesa Martino.

    Sulla scia dalle dichiarazioni frammentarie e successivamente smentite della vedova di una delle vittime di Nassirya, le opposizioni si sono lanciate a testa bassa contro il governo, che a loro dire o è servo sciocco, perché non sapeva cosa facevano nei sotterranei di un carcere a 20 chilometri da Baghdad gli aguzzini della polizia militare statunitense, o un complice, se sapeva delle umiliazioni inflitte ai prigionieri iracheni, e taceva.

    In realtà è l'opposizione che non si rende conto della tragedia degli Stati Uniti, che hanno visto mortificare i loro ideali ad Abu Ghraib. L'Italia non ne ha nessuna corresponsabilità e a nessun livello.

    La nostra impressione è che il governo americano abbia piuttosto perso il polso della situazione in Iraq e da qui nascono gli abusi dei prigionieri. La cosa è gravissima e noi abbiamo chiesto un segnale forte da parte dell'amministrazione Usa, di riscatto morale innanzitutto, licenziando il segretario alla Difesa statunitense, che ha una responsabilità oggettiva per quanto successo, come egli stesso ha ammesso alla commissione di inchiesta del Seanto Usa. Ma ritenere, come ha fatto l'opposizione alla Camera, che le forze della coalizione, incluse quelle italiane, fossero impegnate in un'opera di repressione violenta pianificata e razionale, dimostra quanto esse siano ai valori fondamentali di grandi paesi democratici, quali gli Usa e la Gran Bretagna di cui noi siamo onorati, oltre che fieri.

    Dopo lo spettacolo dato ieri in aula a Montecitorio, anche l'Ulivo ha chiesto le dimissioni di Rumsfeld. La nostra impressione resta che il centrosinistra sia alla disperata ricerca di una ragione per lasciare l'Iraq al suo destino, prima l'Onu, poi Zapatero, poi ancora le torture, ora Rumsfeld. Meglio farebbero a dire che la leadeship del loro schieramento è stata lasciata a Bertinotti e Diliberto, che per lo meno hanno preso dal primo momento, una posizione lineare, anche se nella direzione completamente contraria alla nostra. La posizione di chi è cresciuto culturalmente nel mito delle società totalitarie al punto di arrivare a ritenere inopportuna la visita del presidente degli Stati Uniti in Italia nel quarantennale dello sbarco americano nel nostro continente.

    Roma, 13 maggio 2004

  5. #405
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    Predefinito Re: tratto da www.pri.it

    Ah, adesso ho capito, festeggiamo lo sbarco, non la liberazione di Roma.

    Decidetevi per trovare il pretesto per dare le pacche sulle spalle all'amichetto impiastrone Bush del quale avete appena chiesto le dimissioni.

    Ma perchè invece non festeggiate con lo stesso entusiasmo il 25 aprile ?

  6. #406
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    Predefinito In Iraq si resta, di Davide Giacalone

    Donald Rumsfeld vola in Iraq, compiendo un gesto politico di grande valore, ed assai apprezzabile. Le foto che documentano i maltrattamenti subiti dagli iracheni catturati, ad opera della truppa statunitense, non solo sono eloquenti, ma sono anche numerosissime. Il che mette in evidenza sia la “normalità” di quei comportamenti, sia l’assenza di un elementare buon senso.
    Ci sono responsabilità personali e responsabiltà politiche. Il presidente Bush ed il segretario alla difesa si sono assunte quelle politiche.
    Volando in Iraq Rumsfeld si è fatto garante di due cose: la prima è che ci sarà un’inchiesta e gli esecutori di quegli atti saranno puniti; la seconda è che, d’ora innanzi, nulla di simile potrà ripetersi. Un comportamento esemplare. Certo, sarebbe stato mille volte meglio che la catena di comando fosse stata in grado d’evitare quelle degenerazioni, ma una volta combinato il guaio, una volta incassato il danno, la democrazia statunitense mostra di sapere rispondere con dignità e coraggio.
    Non è un caso, del resto, che pur in una dura ed infuocata campagna elettorale, lo sfidante democratico, Kerry, non risparmia critiche, anche a proposito dell’Iraq, al governo in carica, ma non si sogna neanche lontanamente di proporre un improponibile ritiro delle truppe.
    Quale che sarà l’esito delle elezioni, quindi, l’impegno, per evitare che la crisi irachena diventi l’ulteriore detonatore in un’area che non sopporterebbe ulteriori squilibri, continuerà. Questa è anche la posizione dei laburisti inglesi, che Peter Mandelson ha efficacemente riassunto e ricordato alla sinistra italiana: ritirarsi sarebbe irresponsabile; si sono commessi errori, ma nessuno di quelli ci autorizza a cambiare opinione. Giusto.
    Anche nella sinistra italiana si era aperto qualche spiraglio di ragionevolezza. Lo avevamo subito notato e valorizzato, riprendendo gli interventi di Rutelli, di Prodi, di Amato e di Sartori. Quello spiraglio, adesso, si chiude. Non m’interessa, non m’interessa affatto indagare se è vero, o meno, che la ricucitura unitaria, l’unanime richiesta di ritirare i nostri soldati, sia dovuta ad un andamento negativo dei sondaggi elettorali. E’ ininfluente, anche perché, se così fosse, sarebbe la più sbagliata delle reazioni: la sinistra sarà di governo non quando avrà ripreso un punto percentuale, ma quando sarà salda su posizioni compatibili con gli interessi e la dignità nazionali.
    Prodi e Rutelli, dunque, si rimangiano il detto e marciano dietro l’insegna di una mozione per il ritiro. Apparentemente inconsapevoli del danno che arrecano a se stessi. La penso, a tal proposito, come il Riformista, che si sforza di dar voce ad una sinistra che non subisca la deriva delirante del pacifismo piazzaiuolo: che si voti, quella mozione, e che la si batta, al più presto.
    Una sola cosa, però, vale la pena ricordare, agli uomini in camicia americana di questa sinistra: la risalita delle truppe statunitensi, che sessanta anni fa ridiede libertà all’Italia, e che essi mostrano di voler festeggiare, non fu una passeggiata a suon di jazz, sigarette e cioccolata, fu una guerra. Una guerra con scontri duri, con morti che ancora riposano nei cimiteri militari, con violenza, sangue e dolore, con civili che morirono innocenti. I nazisti erano impegnati a scappare. I fascisti resistenti furono passati per le armi, più spesso per le armi imbracciate da altri italiani. Così, per memoria, tanto per non credere che ricorra il sessantennale di una scampagnata.

    Davide Giacalone

    davide@davidegiacalone.it
    www.davidegiacalone.it
    ......................................
    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...ni/message/364

  7. #407
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    Predefinito

    Grande Giaca, non ci delude mai.

    Rumsfield chiede la punizione degli esecutori delle torture. Un comportamento esemplare, lo definisce l Giaca.Peccato che sembri che il responsabile sia proprio Rumsfield, del quale la Malfa in persona ha chiesto le dimissioni.

    Amici , decidetevi, mi sembrate piuttosto ondivaghi sul giudizio sul Rumsfield, il brillante teorico della guerra preventiva che tante soddisfazioni ci sta dando.

    Da notare un'altra chicca del Giaca: l'accenno finale ai partigiani cattivi che uccidevano i fascisti. Eh sì, la guerra è la guerrra, non si deve mica andare tanto per il sottile.

    Ma cosa ci fa un esercito italiano in guerra in Iraq?

  8. #408
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    Predefinito non è la prima volta

    e non sarà l'ultima che la posizione dell'amico giacalone non coincide con quella della segreteria. Sai Brunik il pri è un partito democratico dotato di organi che decidono con il voto la loro linea che rappresenta il segretario del partito, poi chi dissente non lo torturiamo.

  9. #409
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    Predefinito Re: non è la prima volta

    Originally posted by calvin
    e non sarà l'ultima che la posizione dell'amico giacalone non coincide con quella della segreteria.
    facciamo l'esempio delle droghe leggere?

  10. #410
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    Predefinito Re: non è la prima volta

    Originally posted by calvin
    e non sarà l'ultima che la posizione dell'amico giacalone non coincide con quella della segreteria. Sai Brunik il pri è un partito democratico dotato di organi che decidono con il voto la loro linea che rappresenta il segretario del partito, poi chi dissente non lo torturiamo.
    minchia, siete un partito dello 0,5% e solo sul Rumsfield avete due posizioni opposte: uno dice che deve dimettersi, un altro scrive sulla prima pagina dell' organo ufficiale del partito che il Rumsfield ha avuto un comportamento esemplare.

    Ma che cacchio di organo ufficiale è la Voce Repubblicana, allora, se ognuno puo' scriverci quello che gli passa per la mente e poi uno non riesce più a capire cosa cacchio vuole il PRI dalla vita?

    E poi dicono che è l'Ulivo ad essere divso su tutto.

    Calvin, mi confermi che la posizione ufficiale del PRI è che Rumsfield si dovrebbe dimettere?

    Allora a sto punto dobbiamo prendere le distanze da Bush e dal fedele neocons Giacalone che lo hanno ricoperto di elogi.

    Cerchiamo di essere coerenti una volta nella vita, cribbio !!

 

 
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