Possono sempre realizzarsi degli eventi politici capaci di cambiare il corso della storia, indipendentemente dalle ragioni che li sovraintendono. La nascita di un partito democratico in Italia cosa che oggi appare sicura non avviene certo sulla base delle premesse che avrebbe posto Giovanni Amendola, anzi.
Ascoltando l'onorevole Franceschini, che ricorda i numi tutelari della sua militanza politica e morale e l'orgoglio di Fassino nel rivendicare la sua identità, non si capiscono nemmeno le ragioni per cui mondi così diversi dovrebbero ritrovarsi uniti in un solo partito. C'è qualcosa di misterioso in tutto questo. Soprattutto poi se si vede come la divisione di questi due mondi si riproduce drasticamente in scelte immediate., come il sostegno alle presidenziali francesi. Non si è mai visto un partito in cui i vertici sostengano due candidati contrapposti, Rutelli Bayreu, Fassino la Royal. Ed è anche vero che oggi per battere Sarkozy la Royal e Bayrou dovranno fare un accordo, ma vai a vedere se gli elettori di Bayrou, al dunque dell'eliminazione del loro candidato dalla corsa delle presidenziali non si spostino a destra invece che a sinistra. E comunque, mentre Zapatero che aveva un'identità comune con i socialisti francesi, faceva campagna per la Sègolène, Prodi, non si è mosso, e dunque un contributo del centrosinistra italiano per un candidato della sinistra o del centro, divisi in Francia, non ci poteva essere e non c'è stato. Non c'è dubbio allora che il partito democratico abbia nelle premesse una tale peculiarità da rappresentare un qualche problema per la politica europea. Mai nel Pse, ma disposti a collaborare, ed intanto al congresso della Margherita interviene il liberale britannico Watson che con il Pse ha poco ha che fare, essendo il capogruppo eldr al parlamento europeo, mentre il presidente del Pse, Rasmussen era andato al congresso dello Sdi per dire a Rutelli che se non si sta nel Pse si è di destra, non esistono terze vie in Europa. Avrà cambiato idea Rasmussen? Poco importa.
Tutta la questione europea del partito democratico è controversa, fra socialismo, liberalismo, popolarismo. Ma non è che poi i gruppi europei composti da socialisti, liberali e cattolici, siano poi così omogenei fra loro, che Blair sia identico a Schulz per esempio. Semmai dovrebbe preoccupare che gli esponenti della margherita e quelli dei ds al Parlamento europeo votano spesso in maniera contrapposta soprattutto sui problemi etici ed i diritti civili. Ma anche questo forse si può superare. Cos'è che non si può superare nella vita? Un filosofo tedesco spiegava che il limite esisteva solo per essere spostato in avanti. E talmente hanno spostato in avanti i limiti europei che li dividevano, ds e margherita, da ritrovarsi oltre oceano, negli Stati Uniti D' America. L'unico esponente politico internazionale che ha partecipato ad entrambi i congressi costituenti del futuro partito democratico è l'esponente del partito democratico statunitense Howard Dean. Non è formidabile come la non risoluzione logica di un problema faccia compiere uno scatto in avanti di questo genere? Si è cresciuti con il mito di Don Milani e ci si ritrova nelle braccia dei seguaci di Bill Clinton. La natura non fa salti: li fa eccome, invece. Semmai si tratta di sapere se dopo il salto si resta in piedi. Il problema vero è quanto di questa trasformazione così repentina verrà assimilato e condiviso dell'elettorato magari affezionato all'esaltazione delle differenze, che per la verità sono sempre state rimarcate anche in questi ultimi mesi fra due partiti che apparivano rivali e competitivi nell'alleanza. Vi è quindi un percorso complesso, contraddittorio, tale da fare capire la mancanza di entusiasmo che accompagna il progetto. Ma la direzione imboccata supera di fatto la tradizione cattolica, come quella socialista e solo il nome scelto indica un altro orizzonte politico, come nuovi interlocutori e nuove alleanze. E lo si è capito bene dall'intervento del presidente del Senato Marini che ha chiesto le mani libere, così come dall'accoglienza riservata a Berlusconi in entrambe le assise dei due partiti. Sarà difficile infatti che sottolineando l'importanza dei valori moderati della tradizione democratica si possa mantenere in piedi un'alleanza con chi fa del massimalismo la sua bandiera. Ancora più difficile avere rapporti con i democratici americani e governare con chi ne brucia le bandiere. più facili con Berlusconi, sicuramente con Casini.




Rispondi Citando


