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Discussione: Dove va l'ulivo?

  1. #421
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    Predefinito Arsena stasera alle 21 in TV ... a "chi l'ha visto ?"

    Originally posted by calvin
    sei un agit prop dell'ulivo, se vuoi andare sul forum dei ds, le vie di internet sono infinite ed io credo che tu li sia più adatto visto che qui non tieni una discussione, ma fai delle provocazioni, a volte posso ammettere anche simpatiche e divertenti, a volte insopportabili. Arsena è un bizzarro, ha una posizione politica divergente, ma ha una idealità repubblicana perchè comunque pensa con la sua testa anche al di là delle necessità della propaganda.
    ... Arsena secondo me ha abbandonato il Forum perche' era gia alcuni giorni che vari amici gli chiedevano documentazione dell'Mre sui vari argomenti in discussione sul Forum e, non trovando tale documentazione nella sua disponibilita', si e' accorto di essere a difendere delle posizioni non facilmente difendibili con la sola sua buona volonta', e di avere pero' ampiamente le spalle scoperte per l'adesione ad un Movimento esistente solo sulla carta ... ancorche' patinata.
    La manfrina delle tre righe del post da me "corretto" (e giustamente perche' offensivo) e' stata solo la palla al balzo che Arsena ha colto per uscire da una situazione di imbarazzo ... d'altronde quando si alza la voce o si usa un linguaggio offensivo ... si da ampi segnali di scarsita' di argomenti.

  2. #422
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    Predefinito nuvola rossa non discuto di questo

    ma insomma brunik sarebbe da censurare ogni giorno allora, visto che ci rivolge ogni giorno l'epiteto pollista che equivale ad un simpatico testa di c.
    Piuttosto Brunik ti ho detto che sei bravo a vedere le contraddizioni oltre che gli errori di giacalone, se sei così interessato al pensiero del nostro, scrivigli una letterina personale perchè sinceramente a me di quello che dice e scrive giacalone, non mi è mai infischiato un piffero se non avviene all'interno degli organismi di partito di cui fa parte, il cn, per intenderci. E non ti preoccupare sai benissimo che la tua presenza è stragradita e insostituibile per tutti noi è che quando ti dico sparisci o dico a nuvola rossa cancellalo è solo perchè tralasci ogni limite accettabile. Ma nessuno ti censura no? Il mio consiglio a nuvola rossa, se posso permettermi, in nome della mia sincera e affezionata amicizia è di non usare nessuna forma di censura, proprio per non dare pretesto a comportamenti strumentali, quale quello di arsena. Che se era in difficoltà ha trovato un modo per andarsene, facendo pure la vittima. Insomma che ognuno si esprima come voglia, per me pollista è un insulto gravissimo che pure mi tocca sorbire sul forum dei repubblicani e non c'è niente di più volgare e scomposto dei toni di Brunik. Se tolleriamo quelli tolleriamo tutto. Sia l'amministratore di pol ad intervenire, ma il nostro moderatore lasci corso al libero dibattito, come ha sempre fatto del resto.

  3. #423
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    D'altronde non puoi negarmi che buona parte dei tuoi ragionamenti sono presi pari pari dalle elaborazioni teoriche di don Gianni Baget Bozzo. Mi piace solo fartelo notare.

    Anche tu, però, che sei pure un ex-comunista, continui ad addossare a me le colpe dello stalinismo.

    Ah, per Giacalone, anche a me non me ne importa un piffero di quello che scrive, è solo uno come tanti che passa la vita a dar contro i nemici del berlusca.

    Solo che Nuvolarossa lo cita sempre come fosse il vangelo.

    Domani ti posto un bell'articolo di Giacalone, titolato "PERCHE' STO CON BERLUSCONI", che ci facciamo quattro risate.

  4. #424
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    Predefinito povero don gianni!

    mi telefonava la sera nel'91 per criticare gli articoli della voce repubblicana, pensa se mo gli dicessi che c'è uno che ritiene che io la penso come lui! Gli viene un colpo
    Brunik, non sai cosa dici, telefonerò a don gianni perchè preghi per la tua anima persa. Se io la pensavo come lui non facevo l'alleanza con l'eretico sgarbi all europee facevo il listone con Berlusconi in forza italia, no?

  5. #425
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    La Nota Politica

    .................................................. ........................
    La Waterloo di Prodi

    Dissolta la speranza di costruire il grande partito riformista

    Paolo Franchi sul "Corriere della Sera", all'indomani della kermesse milanese dell'Ulivo, ha ribadito che "è già stata smarrita" la speranza di suscitare un partito riformista di grandi dimensioni elettorali nel nostro Paese. La ragione di questo giudizio è data dal fatto che non si distinguono fra loro soggetto riformista e sinistra radicale: i primi sono schiacciati sui secondi e, invece di un programma di governo, c'è un movimento di protesta.

    L'Ulivo, al dunque, ha smentito la sua stessa impostazione fondante. Non è la prima volta che commette questo errore, ma forse in questo caso gli può essere fatale, perché se il piano Brahimi avrà successo, se la comunità internazionale nel suo complesso rivedrà la sua posizione in Iraq, se si percepisce, come fa ad esempio Hans Blix, la necessità della presenza militare statunitense nell'area per il processo di stabilizzazione, l'opposizione italiana, benedetta dal professor Prodi, ha imboccato la strada dell'isolamento politico. Essa si troverà spiazzata su un tema di capitale importanza, quale quello dell'avvenire di quel Paese.

    Stupisce poi che il dissenso di esponenti di peso come Maccanico, Marini, Debenedetti e molti altri, sia stato interamente sacrificato alle posizioni di Bertinotti e Pecoraro Scanio, dimostrando in maniera palese che la riflessione moderata, la prudenza e la circospezione su casi delicati, non venga minimamente considerata, esattamente come non si consideravano le opinioni dei repubblicani a loro tempo.

    Ancora di più stupisce la posizione dell'onorevole D'Alema, che pure dalla guida del suo governo ritenne necessario giustificare l'intervento militare almeno in determinati casi, ed ora anch'egli si piega all'intransigenza contro la guerra in qualsiasi condizione dei nostri pacifisti integralisti.

    Se infine si pensa al giudizio che la Cei, attraverso il cardinale Ruini, ha espresso sulla situazione in Iraq, chiedendo di sostenere il tentativo in atto di porre una svolta, c'è da domandarsi come sia possibile che la sensibilità dei cattolici interna all'Ulivo sia tanto alterata da non comprendere nemmeno le esigenze del Vaticano, con le quali pure hanno sempre cercato una sintonia.

    Per Giorgio La Malfa è la Waterloo del centrosinistra. E' il nostro stesso pensiero.

    Roma, 24 maggio 2004

  6. #426
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    L´INTERVISTA
    Il segretario dei Ds Fassino: "La lista unitaria può cambiare la geografia politica italiana"
    "Abbiamo leader e progetto manderemo a casa Berlusconi"
    il partito Non ci sarà alcun partito unico, ma servirà un processo federativo per rendere ancora più forte il patto tra noi
    prodi Ci presentiamo con Prodi leader e un progetto chiaro: ha fatto un discorso forte che ha dissipato tutti i dubbi

    GIANLUCA LUZI


    da Repubblica - 24 maggio 2004

    ROMA - «Questa volta facciamo sul serio. La sfida è lanciata e il 13 giugno noi puntiamo ad essere la nuova maggioranza del paese». Piero Fassino, segretario dei Ds, è sicuro che le elezioni europee saranno il punto di svolta della politica italiana: «Il centrodestra ha fallito e dopo tre anni di governo Berlusconi il paese è fermo e sfiduciato. Non lo diciamo solo noi, ma è l´Istat che lo ha certificato qualche giorno fa. E poi, in quattro mesi ho percorso 25 mila chilometri in giro per l´Italia e ho sentito il polso del paese: la gente ha fiducia in noi». L´assemblea della lista uniti nell´Ulivo è stata, per Fassino, non solo la definitiva consacrazione di Prodi come leader: «un discorso forte, che ha dissipato anche gli ultimi, eventuali, dubbi sul suo impegno». Ma anche il passaggio decisivo per vincere le europee e, fra due anni, o forse anche prima, tornare al governo vincendo le politiche.
    Onorevole Fassino, la destra dice che è stata l´ennesima passerella velleitaria del centrosinistra. Lei sostiene che è il punto di svolta. Provi a convincere i dubbiosi: qual è la novità dell´assemblea?
    «Dopo otto mesi di lavoro ci presentiamo con Prodi leader e un progetto molto chiaro: dare al centrosinistra una guida forte e autorevole di profilo riformista che sia in grado di rendere credibile l´intero centrosinistra come alternativa a Berlusconi. Un progetto che lega fortemente il futuro dell´Italia all´Europa. Questa lista è la vera novità del voto europeo e può cambiare la geografia politica italiana. E´ un progetto tanto più importante oggi per tre ragioni. Perché la scommessa su cui la destra aveva conquistato molti consensi, e cioè far crescere il paese e modernizzarlo, è stata persa. Berlusconi vinse le elezioni accreditando l´idea che tutti avrebbero avuto più opportunità, più certezze. Tre anni dopo è avvenuto esattamente il contrario. La seconda ragione è che la crisi della destra sollecita il centrosinistra a proporsi non soltanto come un´opposizione forte ma come un´alternativa credibile. E per essere credibile occorre che abbia una leadeship e una guida con un profilo riformista e una cultura di governo. Terza ragione è che la lista uniti nell´Ulivo appare fin da oggi l´unica in grado di prendere più voti di Forza Italia e di battere Berlusconi. Quanto più grande sarà il divario elettorale tra i voti raccolti dalla lista unitaria e quelli ottenuti da Forza Italia, tanto più evidente risulterà la sconfitta di Berlusconi e della destra e dalle urne potrà uscire una nuova maggioranza».
    Basterebbe un cambio di guida per tirare fuori dai guai economici l´Italia?
    «L´Italia ha le risorse per farcela. Ha ragione Ciampi quando dice che è un grande paese che ha dentro di sè le competenze, le professionalità, le tecnologie e le risorse per affrontare e risolvere qualsiasi problema. Il fatto è che l´Italia è un grande paese ma chi lo guida è piccolo. E´ in questa divaricazione la crisi italiana: l´inadeguatezza della sua guida politica. Per questo c´è la necessità di dare al paese una guida politica che sia capace di rimetterlo in movimento, di ridare speranza e fiducia».
    Ma cosa c´entra tutto questo con le elezioni per il Parlamento europeo?
    «Non è senza significato che questo nodo si manifesti oggi, in occasione delle elezioni europee. Perché una delle cose più controproducenti e dannose per il nostro paese è stato proprio l´atteggiamento del governo Berlusconi sull´Europa. Gran parte del centrodestra non è riuscito a liberarsi delle sue origini - nazionalista in politica e protezionista in economia - e guarda all´Europa con diffidenza e scetticismo. Ogni volta evoca l´Europa come se fosse un rischio, una minaccia, un danno e non una opportunità, il luogo dove si gioca il futuro dell´Italia.
    Berlusconi dice di essere un grande europeista.
    «Due esempi. Tremonti pretende di fare i conti con la Cina da solo non comprendendo che il problema si può affrontare solamente se c´è un´Unione europea forte dal punto di vista economico, commerciale e politico. Berlusconi crede di avere un ruolo nella crisi irachena andando a parlare unicamente con Bush, prescindendo dal fatto che se si vuole dare una soluzione alla crisi irachena bisogna che l´Europa riesca ad avere quel ruolo che finora non ha avuto. Il capo del governo italiano dovrebbe prima di tutto cercare di avere un´intesa con i partner europei. Peraltro in Europa spira un vento nuovo. Negli ultimi mesi in Austria, in Francia, in Spagna e in Belgio le destre sono state battute. In questo c´è la relazione tra il voto europeo e il quadro italiano: anche in Italia Berlusconi propone le politiche neoliberiste che sono state respinte dagli elettori di quei paesi. In Italia come in Europa si pone il problema di un ricambio radicale della guida politica e il voto di giugno sarà l´occasione per farlo».
    Berlusconi, però, anticipa che anche se perderà non se ne andrà.
    «Sono affermazioni che si dicono per darsi coraggio prima delle elezioni. Ma in democrazia c´è una regola: conta quello che dicono gli elettori e se la sera del 13 giugno risulterà che il centrodestra non ha più la maggioranza dei consensi degli italiani, Berlusconi ne dovrà trarre le conseguenze».
    E voi come pensate di superare le divergenze al vostro interno?
    «Sarebbe del tutto suicida non cogliere la gigantesca opportunità che ci sta di fronte e per farlo bisogna fare dei passi coraggiosi, che non significano l´annullamento delle nostre identità. Non ci sarà un partito unico, ma servirà un processo federativo per rendere ancora più forte il patto tra di noi per un comune progetto di governo. La lista unitaria vuole essere questo: il primo passo di un progetto politico che consenta al centrosinistra, composto da più forze politiche, di avere una guida forte».
    Che riesca a convivere con Bertinotti...
    «Viviamo in un sistema bipolare ed è evidente che bisogna creare alleanze larghe. Abbiamo sempre detto che la lista uniti nell´Ulivo vuole dare una guida a un centrosinistra largo e plurale di cui fa parte anche Bertinotti. Però l´accordo con il leader di Rifondazione sarà tanto più raggiungibile in quanto chi lo negozia sia una forza di grande consenso elettorale e saldamente alla guida dell´alleanza. Una cosa è che si faccia un accordo in un´alleanza di dieci partiti in cui non c´è una forza prevalente, altra cosa che si faccia in un´alleanza che è guidata da una forza del 34-35 per cento. L´importante è chi dà il segno alla coalizione e noi vogliamo dare un segno riformista».
    Sull´Iraq, però, ha prevalso il segno di Bertinotti.
    «Non è vero che ha prevalso la linea Bertinotti, questa è una sciocchezza. In realtà ha prevalso una considerazione nostra. Dopo la pubblicazione di quelle foto sulle torture la crisi irachena non è più quella di prima. Prima il simbolo di quella guerra era la statua di Saddam Hussein che crolla, dopo le torture la foto-simbolo sarà quella dell´uomo incappucciato con gli elettrodi alle mani e ai piedi. Di fronte a quei fatti vergognosi c´è il dovere di un atto forte e visibile di discontinuità che dissoci l´Italia dalla guerra e dalle torture. Abbiamo sempre detto che la guerra in Iraq è stato un tragico errore, abbiamo detto che serviva una svolta incardinata sull´Onu. Di fronte al fatto che la svolta non c´è, non c´è ragione che l´Italia sia coinvolta in una guerra che non ha mai deciso e in un conflitto nel quale si praticano le torture. Fermo restando che se e quando l´Onu prenderà in mano la crisi irachena noi sosterremo in ogni modo le Nazioni Unite e se l´Italia sarà chiamata a concorrere noi ci saremo, ma in un quadro radicalmente diverso da quello di oggi».

  7. #427
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    Predefinito Rutelli e l'esercito europeo, di Davide Giacalone

    Avevo apprezzato le parole di Francesco Rutelli sulla questione irachena, quando affermò che ritirarsi sarebbe stato un errore. Ho poi registrato la masochistica marcia indietro, largamente sospinta dalle reazioni interne allo schieramento dove si trova, per il quale le armi si possono usare, anche senza il consenso dell’Onu (come accadde nei Balcani), ma solo a patto che al governo ci sia la sinistra, cioè i buoni ...(continua al link sotto) ...

    http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...ni/message/451

  8. #428
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    Predefinito tratto da IL GAZZETTINO On.line 28 luglio 2004

    di GUSTAVO SELVA

    Il «Triciclo» ...

    di GUSTAVO SELVA

    Il «Triciclo» (Ds, Margherita, Sdi) con l'appendice della «repubblicana Sbarbati» si è rotto al primo giro del percorso comune al Parlamento europeo. Non si è rotto su una delle tante risoluzioni che questa istituzione fa, ma per un soggetto politico che più qualificante di così è difficile pensare: il voto al nuovo presidente della Commissione, il portoghese Barroso.

    I Ds, guidati da D'Alema hanno votato contro, mentre «i margheritini» trascinati da Enrico Letta hanno votato a favore. Non si sa cosa abbiano fatto lo Sdi di Boselli e la «repubblicana Sbarbati», ma non avendo contraddetto l'indicazione del gruppo del Pse, o si sono adeguati in silenzio (il voto era segreto) o si sono astenuti o hanno seguito i numerosi «sì» di deputati socialisti spagnoli e portoghesi.

    Il «Triciclo» era già rotto all'indomani delle «europee» appena il silenzio era caduto su queste elezioni e dopo la grancassa della vittoria della sinistra nelle «provinciali». Il voto nell'aula di Strasburgo è eloquente su che cosa accadrebbe per la politica estera ed europea dell'Italia nella maggioranza di un eventuale governo Prodi, il quale, per vincere ha bisogno di mettere insieme tutto il centrosinistra con la sinistra estrema mentre per governare ha bisogno che la politica europea sia almeno allineata con quella degli spagnoli di Zapatero e con quella del Presidente della Commissione Barroso, se proprio non vogliamo parlare di che cosa succederebbe con Bertinotti, Mussi, Agnoletto, etc. etc. fra l'Italia e gli Usa anche nel caso che alla Casa Bianca l'anno prossimo ci sia Kerry invece di Bush.

    Se il «Triciclo» non è unito nemmeno attorno ad un europeista come Barroso contro cui ha votato lo stesso D'Alema e se i più pregiudiziali antiamericani fossero al Governo a Roma lascio a voi immaginare cosa succederebbe nel corso dei vertici Ue-Usa. Inoltre, votando contro Barroso, il presidente Ds D'Alema ha detto di orientare il suo voto a Strasburgo sulla lunghezza d'onda della politica italiana: infatti così ha spietato a Repubblica: «Barroso è un politico di destra, non voto per lui come non voto per un politico di destra in Italia. L'Europarlamento non è zona franca».

    Io credo che sarebbe meglio per l'Ulivo prevedere già fin d'ora che per governare insieme occorre avere linee di politica estera ed europea comuni soprattutto quando si tratta di votare chi deve guidare l'esecutivo dell'Unione europea. La Casa delle libertà anche in un momento in cui le differenze in politica interna sono forti, per la nomina di Rocco Buttiglione nella Commissione europea ha ritrovato la sua piena concordia: è stato scelto l'uomo giusto nel momento giusto per l'esecuzione di una politica europea giusta in un'Europa allargata.

    Per la verità a Strasburgo anche il Centrosinistra italiano nello stesso giorno in cui si è diviso su Barroso, si è ricompattato in quella che il quotidiano La Stampa definisce «la battaglia per il pluralismo in Tv». Sappiamo tutti che cosa c'è di politicamente vero dietro questa nobile definizione. C'è l'esportazione in Europa del solo punto che unisce il Centrosinistra anche in Italia: la lotta senza quartiere contro Berlusconi. Questo è l'«originale» contributo alla politica europea già dato da Lilli Gruber insieme con i colleghi giornalisti Giulietto Chiesa e Michele Santoro e a Massimo D'Alema, Lapo Pistelli, Monica Frassoni, Fausto Bertinotti, Marco Rizzo, e Antonio Di Pietro come firmatari di una risoluzione per la prima «eurobattaglia in difesa del pluralismo dell'informazione televisiva» per dirlo con l'inviato della Stampa Emanuele Novazio.

    Confesso che da Massimo D'Alema che ha lasciato il Parlamento italiano per andare a Strasburgo mi aspettavo un ben altro esordio; non mi aspettavo che i suoi primi due atti nel Parlamento europeo fossero, il primo di votare contro Barroso e il secondo di firmare una risoluzione contro Berlusconi.

    Capisco che l'amarezza di non essere stato scelto dal Pse (Partito Socialista Europeo) né come suo candidato a Presidente del Parlamento europeo (dove credo avrebbe avuto anche diversi voti dei membri italiani non del «Triciclo»), né come Presidente del Gruppo socialista, abbia fatto perdere a Massimo D'Alema la sua lucidità. Ma che arrivasse a fare il portavoce a Lilli Gruber, a di Michele Santoro non mi ero arrischiato di pensarlo.

    Pensando già agli scarsi risultati politici che gli darà la presenza a Bruxelles e a Strasburgo, perché D'Alema non fa un rapido dietro-front in Italia per candidarsi nel 2006 a Primo Ministro? Finalmente avremmo l'occasione di vedere nella battaglia politica Berlusconi - D'Alema come candidati Primi Ministri anche una sfida vera fra due leader veri, di un vero bipolarismo, i cui poli e i cui leader non si consocino mai e poi mai fra loro come fecero invece quelli della Dc e del Pci nella Prima Repubblica. Il frutto politico di questo bipolarismo deve essere l'elezione popolare di un Primo Ministro i cui poteri di governo siano dotati di una forte dose di presidenzialismo. Il mio credo politico, inoltre, è un Centrodestra - e soprattutto una Destra - sempre alternativa al Centrosinistra dato che ora nell'Ulivo la Sinistra ha la maggioranza. Credo inoltre in un bipolarismo dove si sfidano un Centrodestra che ha come «colonna portante» - come propone Sandro Bondi - la «sezione italiana del Ppe» e - aggiungo io - deve stringere un patto federativo con la Destra italiana rappresentata da Alleanza Nazionale nata a Fiuggi, e un Centrosinistra che ha come «colonna portante» il «nucleo italiano del Pse», certo un nucleo molto confuso che a Strasburgo non sembra andar lontano, a meno che non sia l'«indipendente» nel gruppo parlamentare europeo del Pse, Lilli Gruber a guidarlo, come aspirerebbe a fare la stessa ex star del Tg 1, secondo ciò che le attribuisce Ivo Caizzi sul Corriere della Sera di venerdì scorso.

    Resta da vedere quanto questa idea della Gruber possa fare piacere al deputato europeo D'Alema a Bruxelles come a Roma.

  9. #429
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    L'Ulivo a Boston

    Fassino e Rutelli sono pronti ad abbandonare le bandiere pacifiste

    Non stupisce la reazione di parte della sinistra italiana, correntone Ds in testa, alle dichiarazioni rese a Boston da Piero Fassino e Francesco Rutelli, per i quali la svolta richiesta sarebbe la vittoria di Kerry alle presidenziali: questa sarebbe sufficiente di per sé ad un diverso atteggiamento dell'Ulivo nei confronti della presenza militare italiana in Iraq. I democratici americani hanno infatti sostenuto l'intervento del presidente Bush in Iraq e pensano a rafforzare la presenza militare in quel Paese, coinvolgendo l'Onu, esattamente come vorrebbe fare l'amministrazione attuale della Casa Bianca. Dov'è allora la differenza? Kerry non è Zapatero. Kerry è un veterano del Vietnam ed era favorevole all'intervento in Iraq nel ‘91, ed in quell'anno avrebbe ritenuto necessario disfarsi di Saddam, senza concedergli la seconda chance che Bush senior gli offerse per compiacere il presidente russo Gorbaciov e le sue velleità mediatorie. Ci sarebbe quindi da credere che Kerry alla Casa Bianca l'anno scorso avrebbe aperto lo stesso contenzioso di Bush con l'Onu: quindi le differenze fra Kerry e Bush sull'Iraq concernono la sola gestione del dopoguerra. Ma neanche troppo, se si pensa che l'amministrazione statunitense, dopo Abu Ghraib, ha di fatto sospeso il ministro Rumsfeld ed accelerato il passaggio dell'autorità dei poteri al nuovo governo Allawi. Tant'è che dalle sue puntuali cronache bostoniane per l'"Unità", Fassino riproduce i dubbi della democratica Stetson sulla disponibilità dell'Europa a condividere con una presidenza Kerry le nuove responsabilità. Come l'onorevole Folena, anche noi non capiamo in cosa consisterebbe la differenza nel gestire la situazione, vista la posizione di Chirac. E' in Francia, al più, che occorrerebbe una svolta.

    Di conseguenza siamo ritenuti a credere che l'assenza di collaborazione con la politica Usa in Iraq tenuta dalla nostra sinistra, contraria alla partecipazione militare italiana al dopo - conflitto, sia dettata unicamente dalla ragione politica, che prevede un'opposizione al fronte conservatore Usa guidato da Bush e dunque non concerne il merito della questione irachena: questa ne è semplicemente uno strumento. Scelta che riteniamo perlomeno singolare, visto che il problema della sicurezza internazionale è lo stesso per i repubblicani quanto per i democratici. Questi ultimi forse si sarebbero concentrati di più sull'azione in Afghanistan, ma non hanno dubbi di sorta sul mantenere le truppe e coinvolgerne altre di diversa nazionalità nei frangenti attuali. Ci chiediamo quindi se sia stato responsabile l'atteggiamento tenuto finora dagli onorevoli Fassino e Rutelli, sacrificando una ragione condivisa al semplice interesse di voler sostenere la parte degli Stati Uniti che è loro più cara.

    Soprattutto pensando che, se domani Bush venisse riconfermato, la nostra sinistra assumerebbe una posizione sull'Iraq avversa anche a quella dei democratici, tornando sulla semplice posizione del disimpegno. Sono ovviamente decisioni gravi e a nostro avviso irresponsabili, poiché dettate solo da una logica di schieramento. Per cui non sapremmo se ha ragione Bill Clinton nel ritenere che Bush ha diviso l'America, ma saremmo certi nel sostenere che la nostra sinistra ha contribuito alla divisione del mondo occidentale in ragione non dei problemi da fronteggiare, ma delle sue simpatie.

    Per il resto siamo convinti che le difficoltà che Bush ha incontrato in Europa le troverebbe anche Kerry, visto che certo Chirac non avrebbe maggiore simpatia verso un democratico piuttosto che verso un repubblicano. C'è poi la Spagna socialista, che non ha nessuna intenzione di riconsiderare la sua posizione.

    Infine anche noi facciamo i nostri auguri ai democratici statunitensi, non solo perché tradizionalmente vicini all'impostazione politica di quel partito, ma per la particolare visione della politica internazionale che ci accomuna, essendo il partito democratico statunitense molto più sensibile e determinato nel riconoscere le ragioni della difesa dello Stato di Israele di quanto lo sia il partito conservatore statunitense. Ci sentiamo però in dovere di dare atto a Bush di aver saputo esercitare un ruolo comunque positivo nella questione israelo - palestinese, cosa che l'Europa, anche per il suo voto contro il muro all'Onu, ha rinunziato a dare.

    Roma, 29 luglio 2004

  10. #430
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    ... uniti per l'Ulivo, con l'Ulivo, nell'Ulivo ... Amen ... affrontano l'ennesima polemica interna.
    Il collante unico ... l'antiberlusconite confusa alla kriptonite capace di indebolire Nembo Kid ... fa acqua come un colino da te .... in assenza di un qualsiasi programma politico serio ed affidabile questi "unitari" continuano a navigare a vista ... cioe' giorno per giorno ... cercando di modulare e modificare la propria azione politica sull'onda piu' dell'emotivita' uterine delle proprie consorti che delle esigenze di tenuta delle democrazie occidentali e del divenire progressivo e moderno del Paese.
    ... Ultima chicca l'ultima divisione relativa alla permanenza delle truppe alleate in Iraq.
    Sintomatica la vignetta di oggi di Forattini sulla Stampa di Nord-Est ...

 

 
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