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Discussione: Dove va l'ulivo?

  1. #501
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    Predefinito ... le primarie, le secondarie .. e l'Universita' catto-comunista

    ...

  2. #502
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 23 gennaio 2005

    Rinvio sulle primarie, Prodi e Fassino trattano

    Il segretario dei Ds: il tuo modello di consultazione non ci piace. Il Professore chiederà a Bertinotti di ritirarsi

    BOLOGNA - A guardare i baci e i sorrisi, vien da pensare che in casa Prodi si mangi piuttosto bene. L’uomo dell’Ulivo e il leader ds Piero Fassino, reduci dalla cena di venerdì sera nell’appartamento bolognese del Professore, hanno ieri trasformato la giornata conclusiva del congresso della Quercia emiliano-romagnola in uno scoppiettante ed entusiastico fuori programma, con standing ovation, braccia alzate in segno di vittoria e pacche sulle spalle, tutto in onore di un Prodi lontano anni luce dal Prodi amareggiato e aventiniano di Natale. «Romano è qui a dirci che lui crede in noi e noi crediamo in lui» ha gridato Fassino quando, poco prima di mezzogiorno, la sagoma del Professore ha preso forma all’ingresso del Palanord.

    LA SORPRESA - Un arrivo a sorpresa, ma pianificato a tavolino. Molto più di una visita di cortesia: «Un atto di amicizia e di gratitudine - ha detto il leader del centrosinistra - per la straordinaria generosità profusa dalla Quercia in questo sforzo di unità». Platea in piedi, raggiante il governatore ds Vasco Errani (pronto a centrare il bis in aprile), un’ombra di sorriso perfino sull’indecifrabile volto del sindaco bolognese Sergio Cofferati. Come se le fibrillazioni che hanno squassato la Quercia dopo le primarie pugliesi non fossero mai esistite.

    LA CENA - Ma visto che una cena non si misura solo dal menù (per la cronaca, «menù reggiano» ha rivelato il Professore), è apparso anche evidente che la digestione del pasto prodian-fassiniano prevede tempi ancora lunghi. Sul modo di intendere le primarie i due restano infatti alquanto lontani: Prodi insiste per una competizione vera, a muso duro stile Puglia; Fassino è per un’ampia consultazione che dia «un’investitura grande e forte» al Professore. Impossibile per ora trovare un’intesa. Questione accantonata, «se ne discuterà dopo le Regionali» ha detto il coordinatore ds, Vannino Chiti. E annullata pure la riunione di lunedì dedicata alle regole delle primarie. Fassino infatti non sembra disposto ad arretrare di un millimetro. L’altra sera a tavola è stato perentorio: «Caro Romano, alle primarie, così come le concepisci tu, noi non partecipiamo». E non solo perché un duello Prodi-Bertinotti schiaccerebbe in un angolo la Quercia, ma perché, come hanno ieri ribadito Chiti e Bersani, «sarebbe assurdo che chi ha pubblicamente espresso pieno appoggio a Prodi (Bertinotti, ndr.) si presentasse in veste di candidato concorrente».

    LA QUERCIA - Sarebbe come dire, ha incalzato Errani, che l’unico obiettivo delle primarie è quello «di segnare singole affermazioni: no, non ci sta bene». E pure l’ipotesi di legare il voto per il candidato a quello dei delegati per l’assemblea programmatica non convince la Quercia, terrorizzata all’idea che «una parte del Correntone si riconosca più nel programma di Bertinotti che in quello del Professore, spaccando così il partito».
    Di fronte a questo muro, Prodi e Parisi (presente anche lui a cena), pur restando convinti che le primarie siano tali solo se nel segno della «competition is competition», hanno cominciato a prendere in considerazione l’eventualità di premere su Bertinotti per convincerlo a fare un passo indietro. Impresa da far tremare i polsi. Ma subito compensata dalle impegnative parole con le quali Fassino, dal palco bolognese, si è speso a favore di un rafforzamento della Federazione, nocciolo ulivista dell’Alleanza e punto fermo della strategia prodiana: «Non vogliamo gestire da soli la nostra grande forza, ma dentro un progetto comune per arrivare a creare un saldo timone che guidi l’unificazione del riformismo italiano». Si capirà a breve se davvero i Ds, come ha giurato Bersani, «sono pronti a dare tutto se stessi per la Federazione». La prova del nove sarà la trattativa sulla cessione di sovranità: su quali e quante quote i soci della Fed (Ds, Margherita, Sdi, Mre) sono disposti a cedere. In stallo la questione del ticket (Prodi è contrario), il congresso bolognese ha poi regalato due nuovi motivi di sintonia tra il Professore e i Ds: la «Fabbrica delle idee», capannone alle porte di Bologna dove verrà elaborato il programma della coalizione, piace a Fassino. Che si è pure detto conquistato dalla formula prodiana «Ulivo, Ulivone» al posto dei cacofonici Fed e Gad.

    Francesco Alberti

  3. #503
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    Predefinito Re: motanelli aveva smesso di votare

    Originally posted by calvin
    posso assicurartelo. E solo la sua querelle personale con Berlusconi lo ha risparmiato dal diffondere la sua idea di prodi.
    "Quando se c'è stato nella storia un antiregime, questo è stato proprio il governo dell'Ulivo Hanno fatto poco, perché avevano una maggioranza ristretta e litigiosa. Ma quel poco era di qualità. Non hanno rubato, non hanno alzato la voce, hanno provato a riformare questo paese allergico alle riforme Come si fa a capovolgere una verità così solare? La verità è che questo anticomunismo è una scusa per agitare il manganello"

    f.to : Indro Montanelli.

  4. #504
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    Predefinito Re: Re: veramente la frase ha fatto

    Originally posted by brunik
    Infatti non sarà il candidato unico della sinistra, Prodi gli ha già fatto trovare anche Di Pietro e Pecoraro con cui dovrà dividersi il palcoscenico di anti-prodi. Al limite gli amndiamo anche Diliberto a rompergli le scatole.

    Poi vediamo chi ubbidisce.
    Amici, la leggenda che il Brunik sarebbe uno che non capisce niente deve finire al più presto.

    Guardate qua se non ci avevo beccato: è stato Prodi in persona a mandare Di Pietro e Pecoraro a candidarsi alle primarie, per evitare che Bertinotti si prenda tutti i riflettori dell'antiprodi.

    Hey, siamo bravi, io e il Professore o no? Sù, ogni tanto, qualche complimento, da bravi, tanto lo so che non me li fate mai perchè che siete invidiosi, voi invece le cannate sempre tutte, le profezie.


    GAD/ DI PIETRO: CANDIDATO A PRIMARIE SU RICHIESTA PRODI(RADIO24)
    26/01/2005 - 130
    "Non vuole una farsa. Ma servono regole e un registro votanti"


    Roma, 26 gen. (Apcom) - "Prodi mi ha chiesto di candidarmi perché lui vuole delle primarie vere. Lo ha chiesto a me e a tutti coloro che vogliono farlo". Lo ha detto il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ospite di 'Servizio Pubblico' su Radio 24-Il Sole 24 Ore.

  5. #505
    Golia
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    Bene, se anche Diliberto e Di Pietro si candidano alle primarie sarà chiaro a tutti che nella cosiddetta GAD esistono solo i terroristi.

  6. #506
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    Predefinito

    ...

  7. #507
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 30 gennaio 2005

    DIETRO LE QUINTE / Il Professore: ma non è il partito unico. Centrodestra, mi ha stupito l’umiliazione di Formigoni

    Prodi: sì alla federazione, così detterò io l’agenda dell’Ulivo

    «Lo prevede lo statuto, il presidente potrà mettere all’ordine del giorno ogni argomento. Il trasferimento di poteri? Su poche materie, ma importanti»

    BOLOGNA - «Di scontato in casa nostra non c’è nulla, ma credo che le regole della Federazione ulivista passeranno, sì passeranno...». Il sabato bolognese di Romano Prodi è come una moviola che ripassa al setaccio gol, fallacci e simulazioni di una settimana giocata tutta all’attacco. Scongelato il simbolo dell’Ulivo, messo in freezer il rompicapo delle primarie, completato il puzzle delle candidature alle Regionali, incassato il 2 a 0 alle suppletive, poste le basi del percorso programmatico e dato dello «strampalato» a Bertinotti, il viaggio del Professore verso una leadership che non sia soltanto nominale prevede ora un altro passaggio a rischio: la costruzione della Federazione e la sua nomina a presidente. In rapida sequenza, tra dopodomani e il 12 febbraio, Ds, Margherita, Sdi e Repubblicani europei sono chiamati ad approvare le regole di questo condominio ulivista nel quale i quattro soci dovranno trovare un acrobatico equilibrio: fare squadra senza finire nell’ammucchiata, tutelare le rispettive identità senza divorarsi a vicenda, ma soprattutto cedere parte dei propri poteri (politica estera, europea ed economica) alla Federazione, «soggetto dotato di autonoma capacità decisionale» come recita l’articolo 2 dello statuto.
    Romano Prodi, spesso accusato con Arturo Parisi di voler mettere cappello sui partiti, sa che il terreno è minato. Afferma, cauto: «Il trasferimento di poteri avverrà per un numero limitato di materie, ma su questioni di grande rilevanza». Ricaccia lontano quello che per mezza alleanza è un vero incubo: «No, niente partito unico. Però, una volta accesi i motori, saranno sempre di più le decisioni prese congiuntamente, naturalmente a maggioranza». Quindi, con un mezzo sospiro, affronta la parte che lo riguarda più da vicino, il ruolo del presidente: «Beh, lo statuto prevede che tra i poteri del presidente vi sia anche quello di portare all’ordine del giorno qualsiasi argomento sul quale ritenga necessaria una deliberazione dei partiti». Ripete, sillabando: «E ho detto: qual-sia-si ar-go-men-to. Non è cosa da poco, mi pare». In effetti, per quello che a tutt’oggi resta un generale «disarmato», costretto nei momenti difficili a cercare nella base ulivista una legittimità che a Roma non tutti gli riconoscono, significherebbe poter influire sulla rotta della Federazione, giocarsi alla pari la partita con i partner.
    Guardingo, il Professore, attento a non allargarsi troppo: «L’importante è che si sia cominciato a macinare cose concrete». Al forum torinese della Margherita, tra una stoccata a Berlusconi e i primi spunti programmatici su welfare e industria, l’uomo dell’Ulivo dice di aver scoperto atmosfere nuove: «Le fortissime tensioni che hanno accompagnato la scelta di candidare Mercedes Bresso in Piemonte sono superate». E con Rutelli la tregua sembra tenere. Le liti del centrodestra sulle Regionali? Prodi non si fa illusioni: «Alla fine troveranno la quadra. Anche se la cosa che più mi ha colpito è stata l’umiliazione a Formigoni. Aveva già pronto tutto, perfino i manifesti, l’hanno fatto rinunciare. Ecco, la differenza è anche qui: noi decidiamo, magari dopo mille turbolenze, ma decidiamo insieme. Di là vale la logica del comando». A proposito di turbolenze: e il quiz delle primarie? Il Professore stacca la spina: «Dopo, dopo, intanto lavoriamo tutti assieme, che ci fa bene».

    Francesco Alberti

  8. #508
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    Predefinito ... il barone di Munchausen ...


  9. #509
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    Predefinito ... dove va l'Ulvo ? ... a Noi !!



    ...a grandi falcate verso l'Unione Monarchica ...

  10. #510
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 13 febbraio 2005

    I MONARCHICI

    Dalla Madonnina di Milano al Duomo di Monreale, l’Italia è già un fiorire di circoli dell’«Unione» ma... attenzione: a farne parte, da più di 150 anni, sono gli ultimi blasonati d’Italia (ex monarchici) o l’alta borghesia e loro, con eventuali nuovi circoli dell’«Unione» a sostegno del centrosinistra, proprio non c’entrano e non vogliono centrare nulla. E non vogliono che si crei confusione. Il presidente del Circolo dell’unione di Milano fondato nel 1841, chiuso dagli austriaci, riaperto nel 1848 - il conte Emilio Gola, lo dice chiaramente: «Non ci fa piacere la scelta di Prodi. Per noi il termine "Unione" indica l’incontro tra l’aristocrazia e la borghesia. Se nascessero dei Circoli dell’unione prodiani si creerebbe una confusione deleteria. Noi deriviamo dai liberali inglesi, eravamo antiaustriaci e poi, nel tempo, siamo stati di inclinazione monarchica e quindi liberal-repubblicana». Come dire: che c’azzecca Prodi con il nostro Don Gaspare, settimo marchese di Castelleone, settimo Conte di Vailate, Signore di Rosa e Grande di Spagna, luogotenente di cavalleria, presidente e gloria del dell’«Unione» perché, dal 1846, fu finanziatore di Mazzini? E c’azzecca con i Savoia, che al loro ritorno in Italia vollero per prima cosa incontrarsi all’«Unione» di Napoli e le cui firme figurano in tutti i registri dei circoli? Insomma, oltre all’«Unione» di Prodi e all’«Unione Sovietica» evocata da Berlusconi, c’è una terza «Unione» nei cui circoli «si beve whisky e non sono ammesse donne;... non so da Prodi», ci scherza su Giacomo Properzj. E dove, in biblioteca, sono consultabili 5mila volumi... ma di araldica e nobili famiglie.
    A Palermo, come a Trani, Lecce, Civitavecchia, Ferrara, Firenze e Bari (dove la sede è una fastosa sala del Petruzzelli) l’«Unione» esiste già da un paio di secoli, ma «non ha l’apostrofo rosso», specificano loro. Insomma, fanno notare dalla Sicilia, ci hanno preso il nome! È come se il «Circolo dell’unione» di Palermo diventasse ora il «Circolo della Fed» o della «Gad»... Noblesse oblige ... ma con una eccezione! A Racalmuto (Agrigento) il «Circolo unione», detto della Concordia, ha stretto un accordo anche il «popolare» Circolo degli zolfatai e dei salinai. In questo caso, come diceva il proverbio, l’«Unione fa la forza».

    P.Pan.

 

 
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