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Discussione: Dove va l'ulivo?

  1. #511
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Intervista a Oliviero Toscani/L’insegnamento che ci trasmettono i "marchi" storici

    In ricordo di ciò che non dovrà essere più fatto

    Immagine e comunicazione: Oliviero Toscani è nome di sicuro riferimento per scandagliare questa galassia nella quale siamo immersi e che si arricchisce e movimenta regolarmente, ogni volta che siamo sotto il periodo di una campagna elettorale. In più, ai nuovi simboli che vengono presentati dalle formazioni politiche, si deve aggiungere il dibattito in corso su due immagini che rappresentano potentemente il Novecento. La falce e il martello e la svastica, emblemi di sicuro sedimentati nel corso della storia, e intorno ai quali le polemiche non si sono certamente fermate. L’attenzione di questi ultimi giorni si è incentrata intorno al simbolo del comunismo, con tutto ciò che questa immagine forte riesce a trascinarsi dietro. Ma "i marchi come la svastica e la falce e martello vanno tenuti in ricordo di ciò che non deve essere più fatto", ci ha detto Oliviero Toscani. "Per non dimenticare e per non ignorare". In apertura d’intervista il noto pubblicitario ci parla però del nuovo simbolo del centrosinistra e spiega che non gli piace. Ecco per quale ragione il grafico pubblicitario accusa di scarsa fantasia i prodiani.

    Oliviero Toscani, cosa pensa del nuovo simbolo del centrosinistra, anzi dell’Unione?

    "Mah, ho avuto modo di spiegarlo già quello che penso. Mi hanno anche dato ragione".

    Che cosa ha detto?

    "Ho detto che quel simbolo è solo un compromesso per cercare di accontentare tutti gli alleati. Questo mi sembra il carattere predominante del centrosinistra. Quindi lo trovo una cosa fatta male".

    E’ forse il sistema di illustrazione, che le ricorda altri tentativi fatti in passato da altri grafici che si sono occupati di politica?

    "Si vede molto chiaramente che è una cosa fuori tempo e poco interessante. Non c’è nulla dentro quel simbolo. Penso che quando si cerca di accontentare tutti si finisca col produrre solo mediocrità".

    Trova che sia un simbolo che non colpisce nessuno?

    "Ma se l’intenzione di coloro che hanno fatto questo simbolo è di mettere in difficoltà gli avversari, non credo proprio che ci riusciranno. Sono quelle cose che non vanno bene perché non si possono nemmeno criticare, tanto sono mediocri".

    Dipende dalla scelta di un simbolo elementare?

    "No. Quello non vuol dire assolutamente nulla. Trovo che sia brutta la fattura, il peso. Non c’è assolutamente peso nel simbolo. E’ una cosa veramente pedestre.

    Cosa deve colpire in un simbolo di un partito politico?

    "La sorpresa. Ma la sorpresa è infatti tutto quello che i politici non vogliono. Se lei pensa al simbolo dell’Agip e al cane a sei zampe…Quella è una trovata geniale. Basta pensare all’uomo che va in macchina e ha quattro piedi perché utilizza la macchina. Ci sono delle simbologie fantastiche che colpiscono. Io sono sempre stato anticomunsita, ma devo dire che la falce e il martello hanno dei significati precisi. Per questo motivo questo ‘marchio’ ha creato problemi. Eliminarli, come chiede qualcuno, non ha senso. Fa ridere. Così come facevano ridere i cinesi che volevano eliminare la cultura cinese. E’ la stessa mentalità del giustizialismo. I marchi come la svastica e la falce e martello vanno tenuti in ricordo di ciò che non deve essere più fatto. Per non dimenticare e per non ignorare".

    Qual è il simbolo politico che colpisce di più delle forze politiche italiane o europee?

    "C’è poco di interessante. Non giudico l’Edera perché mio padre era repubblicano ed era un seguace di Ugo La Malfa".

    E allora il simbolo più bello?

    Io odio il comunismo e quello che il comunismo rappresenta. Ma penso che la falce e il martello sono i simboli che colpiscono di più".

    La fantasia manca ai grafici che si occupano di politica?

    "Penso proprio di sì. I simboli delle forze politiche italiane mancano assolutamente di fantasia. Guardi anche i simboli delle altre forze politiche".

    (intervista a cura di l. p.)

  2. #512
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    Predefinito ... la "Fabbrica" al Lavoro ...

    ...

  3. #513
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 4 marzo 2005

    [color=dark blue]Bertinotti vuole abbattere la proprietà privata
    [/color]
    di Barbara Alessandrini

    E’ bene che agli italiani propensi a premiare l’Unione alle prossime elezioni sia chiaro che dando il voto a Prodi saranno governati da Bertinotti. Il quale, non solo non fa mistero di auspicare con convinzione l’abbattimento della proprietà privata, ma ne delinea il processo. Un volto un programma, insomma, incarnato con convinzione dal leader di Prc che, in occasione della sesta assise di partito, ha prima di tutto messo a tacere le voci sulle opposizioni interne. “L’opposizione interna - ha detto - non la temo affatto”. Quanto all’alternativa di governo si incardinerà appunto sullo storico chiodo fisso di Rfc: l’eliminazione della proprietà privata. E sulla marxiana premessa che la proprietà è un furto. “ Certo - ha spiegato Bertinotti - non si elimina per decreto”, bontà sua, “ma nei tempi lunghi della storia. Se uno pensa che debba essere superata la società capitalista, pensa che debba essere superata la proprietà, è un lungo corso della storia come è stato superato il feudalesimo”. Ripartendo da Marx, Bertinotti ha raggiunto la funambolica quadratura del cerchio nell’abbraccio con Prodi. Davanti alla tacita platea degli alleati riformisti che già si aspettano di dover sentir riesumare prima o poi i ‘programmi minimi e gli obiettivi minimali’.
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/VAMOSALAPLAYA.mid[/mid]

  4. #514
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    Predefinito tratto da LA GAZZETTA DEL SUD 6 marzo 2005

    Prodi (che attacca Berlusconi) cerca di minimizzare ma il filosofo Cacciari parla di «fatto gravissimo»

    La corrente di maggioranza della magistratura critica la candidatura del pm Felice Casson a Venezia. Usa le inchieste per finalità elettorali


    Non si può diventare politico con la toga addosso

    Saverio Giunta

    VENEZIA – La presentazione delle liste ha sancito nei fatti la frattura nel centrosinistra a Venezia, con Massimo Cacciari e Felice Casson pronti a confrontarsi per la poltrona di sindaco. Il primo turno delle elezioni si trasforma così in una sorta di «primarie». Un sistema di selezione delle candidature tante volte evocato senza esito nel dibattito dei mesi scorsi nell'Unione. E che ora è l'esito della rottura. L'attenzione però è rimasta puntata fino all'ultimo su cosa succedeva in casa Ds, dove si discuteva sul cambiamento di scena provocato dalla scesa in campo di Cacciari a nome della Margherita. Un nome, quello dell'ex sindaco, che pesa anche tra i diessini locali, anche se il partito aveva già espresso l'indicazione dell'appoggio a Casson, assieme ad altre componenti, tra cui il polo rossoverde. Alla fine, non senza forti contrasti, dall'incontro è emersa la conferma del via libera al giudice. «Abbiamo deciso come Ds - ha detto Delia Murer, segretaria provinciale - di proseguire con la candidatura di Casson». Un nome, secondo la Murer, che può rappresentare il volano per un nuovo rapporto con la società. Ma il dibattito su Venezia continua ad agitare (e molto) le acque nel centrosinistra. La Margherita affida ad una nota una secca presa di posizione. «Siamo noi a trovarci di fronte ad un gravissimo ostracismo contro gli impegni e gli accordi che sono alla base di una federazione dell'Ulivo e di una alleanza di centrosinistra improntate a lealtà e unità». «L'insistenza da parte degli alleati, sulla candidatura di Casson anche dopo l'annuncio della disponibilità di Cacciari – dicono – è un fatto gravissimo». Per la Margherita, la vicenda veneziana «costituisce una eccezione, ma una eccezione grave». Non sono contenti i Ds, ma invitano a non drammatizzare. «Forse a Venezia era meglio fare le primarie – dice da Cortina Massimo D'Alema – certamente sarebbe stato meglio fare diversamente da come si è fatto». D'Alema parla di una speranza non avverata: «Avevo sperato che attorno al nome di Cacciari si trovasse l'unità del centrosinistra. Purtroppo era tardi e non è stato possibile». Piero Fassino indica «qualche responsabilità» anche di Cacciari, perché quando si era parlato di Alessio Vianello (candidato della Margherita voluto anche da Cacciari), «il sindaco della Margherita della città ha annunciato che avrebbe presentato una lista civica a sostegno di un altro candidato». Ma, per uscire dall'angolo, propone una sorta di «patto di non belligeranza» tra i due candidati: «Non polemizzino tra loro in campagna elettorale e al ballottaggio il centrosinistra unito sosterrà chi ha la meglio». E se non si rassegnano Bertinotti e Pecoraro, che invitano i dielle a ripensarci e a ricucire lo strappo in Laguna, Franco Marini spiega che il problema non è solo Venezia. «Dobbiamo parlarci fuori dai denti – dice il responsabile organizzativo della Margherita – Se la Fed si inceppa, non sarà il motore dell'Unione, ma solo il rimorchio». Con Cacciari e contro Casson si conferma anche lo Sdi. «I giudici facciano i giudici», taglia corto Ugo Intini. Mentre Luciana Sbarbati (Mre) fa un richiamo a tutti di non giocare allo sfascio e di darsi una calmata. Il caso Venezia, infine, diventa fonte di intervento anche di Unicost, la corrente di maggioranza della magistratura, per la quale la decisione di Casson appare inopportuna, visto che «diventa politico con la toga addosso», utilizzando «la popolarità acquisita con le sue inchieste per finalità elettorali». Ma Cacciari non ci sta ad abbassare i toni e replica severamente a Fassino. Altro che problema locale: per il filosofo la frattura in seno al centrosinistra sul candidato sindaco per Venezia «è un caso unico nella storia politica recente, un fatto gravissimo e inspiegabile». «Non avrei mai pensato che i Ds avessero deciso di spaccare la Fed in due», precisa Cacciari secondo il quale «Se ci presentiamo così nel 2006 non vinceremo mai contro Berlusconi». In serata interviene, dopo un lungo silenzio, Romano Prodi secondo il quale «il problema non è frenare l'anarchia nel centrosinistra, ma a Venezia». Il “Professore” in campagna elettorato ad Ancona, ha riaffermato l'unità dell'Unione e, soprattutto ha attaccato a testa bassa Berlusconi con il quale pretende di avere un confronto in Tv. Secondo Prodi Berlusconi «non ha il gusto della democrazia» e il suo impegno sarà quello di «ricostruire la maestà della legge» dopo gli «inviti del governo a favore dell'evasione».

  5. #515
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  6. #516
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    Predefinito tratto da PANORAMA 20 maggio 2005

    Rutelli non dà pace all'Ulivo

    Perché la Margherita si è posta su posizioni nettamente divergenti rispetto al resto dell'opposizione su argomenti come il no alla patrimoniale, i rapporti con gli Usa, il ruolo dell'Italia in Iraq, ora il referendum sulla fecondazione assistita

    Francesco Rutelli rompe gli indugi e minaccia di trascinare la Margherita fuori dal «listone» con Ds, Sdi e Mre, ossia con ciò che ancora si chiama Uniti nell'Ulivo.
    Lo fa prendendo come spunto un'intervista nel quale Piero Fassino, segretario dei Ds, riafferma sostanzialmente il ruolo da primattore del suo partito nel conglomerato ulivista. L'accusa è quella classica: «Tentazione egemonica».
    La mossa di Rutelli crea non pochi problemi al centrosinistra, soprattutto a Romano Prodi ovviamente, ma ha il pregio della chiarezza.
    Negli ultimi due anni la Margherita si è posta su posizioni nettamente divergenti rispetto al resto dell'opposizione su argomenti come l'economia (il no alla patrimoniale chiesta da Fausto Bertinotti e non smentita da Prodi), i rapporti con gli Usa, il ruolo dell'Italia in Afghanistan e in Iraq, infine il referendum sulla fecondazione assistita.

    PROBLEMI DI PRINCIPIO E DI TESSERE
    Accanto a tali questioni di principio ci sono problemi di tessere, voti e consensi alla base. In Sicilia come a Venezia (scontro Massimo Cacciari-Felice Casson), in Puglia come nel Lazio, i luogotenenti di Rutelli, Prodi e Fassino seno sempre più ai ferri corti.
    A Roma, appena conquistata la regione con Piero Marrazzo, l'Ulivo si è messo a litigare sui nomi del nuovo governo laziale.

  7. #517
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    Rutelli, De Mita e Marini vadano pure a dà via i ciapp, loro, le loro cazzo di tessere, le loro cazzo di poltroncine e la loro cazzo di identità centrista da difendere.

    Il mio voto non lo beccano più di sicuro.

    Firmato: Brunik, ex elettore della Margherita.

  8. #518
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    ... il leader dei catto-comunisti e' andato sino in Cina per poter fare una telefonata intercontinentale e dire la sua opinione su questa uscita del suo alleato ... ha detto che non governera' con un Ulivo fratturato ... ha scoperto l'acqua calda .... saranno gli Italiani che non lo voteranno nel 2006 perche' inaffidabile ...
    Qualcuno si e' accorto, finalmente, della caparbieta' egemonica dei Diessini ... che vogliono tutto loro ... vogliono fagocitare poltrone e coscenze ... anche in casa nostra volevano comandare questi "cervelli" andati in acqua dopo decenni di scuola marxista .... non sono recuperabili alla democrazia ed al riformismo sinche' non passi un periodo generazionale sufficiente ad eliminare dalla dirigenza tutti quelli che sono stati istruiti alla scuola del massimalismo e del populismo comunista ....
    Se sei stufo di costoro ... vieni con noi Repubblicani .... dacci un colpo di telefono che ne parliamo .... e cerchiamo di costruire insieme la sinistra riformista e democratica di cui il Paese ha bisogno ....

  9. #519
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    Fatela con Marini e De Mita la sinistra riformista di cui l'Italia ha bisogno, pero' ricordatevi di dargli tutte le poltroncine a loro se no piagnucolano.

    Sono dei semplici fessi, sperano di ricavarci chissà che cosa dal disfacimento di Forza Italia e allora cercano di disfare l'Ulivo, ma li disfiamo noi elettori quei cretini lì.

  10. #520
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    Il voto di oggi del Consiglio Nazionale della Margherita con cui viene respinta, a stragrande maggioranza, la lista unitaria, non e' soltanto una decisione in vista delle politiche del 2006 ... e' anche e sopratutto una "bocciatura" delle strategie di Prodi e di Fassino tese solo a "fagocitare" i loro alleati.
    ... e' una vera e propria scissione del "centro" dell'Ulivo ... insomma un centro-sinistra senza piu' il centro ....

 

 
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