Enrico Morando e l’eutanasia politica del Professore.
Ecco perché la fine dei fiori d’arancio a sinistra
Con cieca pedanteria i politici dell’Unione sono sempre pronti a discutere, a riprendere, come afferma Romano Prodi, il “dialogo interrotto”. Riportano alla mente quel paradosso di Jonesco che dice: “Solo le parole contano, il resto sono chiacchiere”. Se solo le parole contassero, la politica scorrerebbe placida come un fiume tra sicuri argini. Assomiglia, al contrario, proprio ai fiumi italici che, per imprevidenza, straripano puntualmente ogni anno, trascinando via case, strade, ideali e giovinezza. Il quadro è quello di un liberalismo vischioso e semi repressivo per paura della complessità. La legge spietata della recessione fa sì che regrediscano anche i rappresentanti politici. Si assiste ad una crescente incompetenza che privilegia i detentori dei maggiori “pacchetti di voti”. I nostri onorevoli forgiano con instancabile ingegnosità repliche di modelli dottrinali archiviati per sempre dalla storia. In Italia l’esistenza di un forte partito comunista camuffato dovrebbe garantire alla destra un potere perenne. Questo forte partito comunista si aggancia ai poteri forti. Finora nessuno è riuscito a governare senza il loro consenso. Sembrava di sentire Giolitti (nonno, non nipote) che un giorno disse che bisognava mettere il marxismo in soffitta e nessuna frase è oggi di maggiore attualità. Per fortuna, molti diessini si sono convinti come l’estremismo sia intraducibile in termini di potere, se non per rafforzare quello dei suoi avversari. In questo periodo soltanto Romano Prodi si proclama di un sinistrismo più puro di tutti gli altri che si dichiarano di sinistra. E’ diventato inaccettabile anche con gli antichi partiti di sinistra. Enrico Morando, esponente dell’area “liberal” dei diesse, uomo acuto e intelligente, è uscito allo scoperto e, a proposito della politica del Ds, ha detto delle cose; molte cose esatte e gravi. Morando gode della stima di Giulio Andreotti, non si atteggia a signore della politica, non snocciola il latino fatto di “bicamerali”, di “larghe intese”. Tipi come Morando non decidono in funzione di quello che fa “fino” pensare; decidono in funzione di quello che è fattibile. E’ l’opposto di Romano Prodi. Morando non ha alcuna nostalgia delle solite grettezze da gatto e topo; delle baruffe politiche italiane in cui il “politichese” passeggia come la dissenteria nell’intestino. Ha divorziato dalla politica consueta e ha abbandonato lo stanzino della sinistra di comodo. Ci spiace per Prodi che trovi, proprio nel suo campo, i becchini pronti a seppellirlo come premier. Non è un male, vedrà, morire come presidente del Consiglio e rinascere come “uomo”. Il fallimento ci rende, molte volte “liberi”.




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