Libri, il romanzo di Schmitt, autore di "Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano"
la vita del Fuhrer e del suo alter ego artista, bohèmien e pacifista
dopo Roth un'altra storia parallela
Tra le novità ritratti di donne straordinarie dal Quattrocento al West
un noir tra Calabria e "Milano da bere" e il diritto d'autore ai tempi di Internet
di DARIO OLIVERO



STORIA PARALLELA
"'Adolf Hitler: respinto'. Il verdetto piombò su di lui come un righello d'acciaio sulla mano di un bambino". Questa è la storia del protagonista numero uno. Ed ecco il numero due. "'Adolf H.: ammesso'. Una vampata di calore travolse l'adolescente". Un attimo, una sentenza, la decisione di una commissione dell'Accademia delle Belle arti di Vienna. Quell'attimo, quel bivio della storia accadde davvero una fredda mattina dell'8 ottobre 1918. Che cosa è avvenuto a quel ragazzo che fu bocciato all'esame di ammissione lo sappiamo tutti. Che cosa sarebbe accaduto se quel ragazzo anziché vedere frustrati i suoi sogni di artista fosse stato ammesso ce lo racconta Eric-Emmanuel Schmitt, autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, nel libro La parte dell'altro (tr. it. A. Bracci Testasecca, edizioni e/o, 16 euro). In questo romanzo sorprendente si rincorrono come due rette parallele due vite speculari, quella del fondatore del terzo Reich e quella del ragazzo sensibile, disgustato dalla guerra, cosmopolita, che va a vivere come un bohémien a Parigi, che scopre l'America e sposa un'ebrea. Che deve all'ebreo dottor Freud (impagabili le pagine del loro incontro) la guarigione da una nevrosi devastante. Schmitt è scrittore di robuste speculazioni spirituali, conosce la fatica della ricerca umana e del dubbio. A questo punto un dato fa riflettere: due grandi autori, il primo è Philip Roth con il suo ultimo romanzo Il complotto contro l'America, hanno scritto libri che raccontano come sarebbe andata la storia se avesse preso un'altra direzione. L'avanguardia dell'intelligenza umana segnala una necessità impellente: ogni minuto della storia è decisivo, la nostra attenzione non deve abbassarsi. Se ci addormentiamo, la storia scappa via.



d.olivero@repubblica.it