ROMA, mercoledì, 21 ottobre 2009
– Il primo passo concreto in direzione della riforma liturgica si è compiuto oggi con la promulgazione del motuproprio “Pax Domini”, uscito con una riservatezza inusuale nei sacri palazzi. Con questo nuovo documento che si apre con una breve premessa dottrinale volta ad esplicitare il carattere celeste della Pace del Signore (“Pax Domini” appunto sono le parole da cui prende il titolo), Benedetto XVI apporta di sua iniziativa – motu proprio – significativi cambiamenti nella celebrazione del rito della pace, divenuto uno degli elementi più tipici introdotti con le riforme conciliari, ma anche il momento più caotico in cui accadono, scrive lo stesso Papa “dolorosi abusi, fino a fraintendere la grande differenza tra la pace donata da Dio e quella orizzontale perseguita dalle ideologie pacifiste; oppure si confonde questo momento con un banale scambio di convenevoli che distolgono l’anima dal raccoglimento necessario all’imminente incontro col Signore nell’Eucaristia” (n.4). Sistematicamente infatti l’Agnus Dei è ignorato da gente che ancora si aggira per l’edificio sacro alla ricerca di mani da stringere, chiacchiere, abbracci, tutte cose alquanto inopportune nel corso della liturgia. Ragioni igienico-sanitarie dovute alla necessità di prevenire il virus dell’influenza A/H1N1 hanno inoltre permesso a Benedetto XVI di aggirare la prevedibile opposizione degli episcopati più progressisti. Con le nuove disposizioni, che entreranno in vigore il prossimo 28 ottobre, niente più strette di mano: in ordine gerarchico, restando ai propri posti, celebrante, chierichetti e fedeli tutti si scambieranno la pace limitandosi sobriamente ad alzare il braccio destro secondo l’antico uso italico che nel motuproprio viene definito “salutatio romana”. Infine, in vista dell’arricchimento reciproco tra le due forme attualmente in vigore del rito romano, il tradizionale gesto viene esteso anche alla celebrazione secondo il messale di san Pio V.




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ostridicolo:

