Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Conclave: alleanze tra cardinali, favoriti, sfavoriti, gossip vari..

    Alleanze tra cardinali, nemici giurati, favoriti e sfavoriti, gossip vari ed eventuali: nulla di tutto questo ci sarà in questo forum.

    C'è una differenza fondamentale tra l'atteggiamento cattolico l'atteggiamento "mediatico": Gesù.

    La nostra non è una prospettiva politica, mondana, orizzontale, ma verticale, un verticale fondativo.

    Gesù ama la Sua Chiesa e non la abbandonerà, di questo siamo certi. Accettiamo quindi con fiducia il Papa che vorrà donarci.

    I gossip, quasi sempre falsi, li lasciamo alle comari appassionate.

    Preghiamo per il Conclave!

  2. #2
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito Re: Conclave: alleanze tra cardinali, favoriti, sfavoriti, gossip vari..

    Originally posted by Thomas Aquinas
    Preghiamo per il Conclave!
    Veni, creator Spiritus,
    mentes tuorum visita,
    imple superna gratia,
    quae tu creasti pectora.

    Qui diceris Paraclitus,
    altissimi donum Dei,
    fons vivus, ignis, caritas
    et spiritalis unctio.

    Tu septiformis munere,
    digitus paternae dexterae,
    tu rite promissum Patris
    sermone ditans guttura.

    Accende lumen sensibus,
    infunde amorem cordibus,
    infirma nostri corporis
    virtute firmans perpeti.

    Hostem repelle longius
    pacemque dones protinus;
    ductore sic te praevio
    vitemus omne noxium.

    Per te sciamus da Patrem
    noscamus atque Filium,
    teque utriusque Spiritum
    credamus omni tempore.
    Amen.

  3. #3
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    Non mortui laudabunt te Domine: neque omnes qui descendunt in infernum. Sed nos qui vivimus, benedicimus Domino, ex hoc nunc et usque in sæculum.
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    Requiescet super eos Spiritus Domini, spiritus sapientiae et intellectus, spiritus consilii et fortidudinis, spiritus scientiae et pietatis, et replebit eos spiritus timoris Domini
    (Isaia 11, 2-3.)

  4. #4
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Veni Sancte Spiritus, et emitte coelitus lucis tuæ radium.

    Veni, pater pauperum, veni, datur munerum, veni, lumen cordium.

    Consolatur optime, dulcis hospes animæ, dulce refrigerium,

    In labore requies, in æstu temperies, in fletu solatium.

    Oh, lux beatissima, reples cordi intima tuorum fidelium.

    Sine tùo numine, nihil est in homine, nihil est innoxium.

    Lava quod est sordidum, riga quod est aridum, sana quod est saucium,

    Flecto quod est rigidum, fove quod est frigidum, rege quod est devium.

    Da tuis fidelibus, in te confidentibus, sacrum septenarium,

    ----

    (trad.) O Spirito Creatore, vieni, le menti visita: di grazia colma l'anima di chi creasti provvido.

    Consolatore ottimo, dono del Dio altissimo, sorgente, fuoco, carità, consacrazione intima.

    O Donatore benefico di sette doni mistici sul labbro degli Apostoli le lingue tu moltiplichi.

    I nostri sensi illumina, d'amore i cuori penetra,rafforza i corpi deboli col tuo potente impeto.

    Le forze ostili dissipa, dona la pace all'anima, con Te per guida, o Spirito, scampiamo dal pericolo.

    A noi rivela, o Spirito, il Padre e l'Unigenito, uniti a Te nell'intimo d'amore inestinguibile.

    Sia gloria al Padre altissimo, al Vincitor degli inferi, all'increato Spirito negl'infiniti secoli. Amen.

    Da virtutis meritum, da salutis exitum, da perenne gaudium.

  5. #5
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    L'omelia di Ratzinger, il testo integrale
    «In quest'ora di grande responsabilità, ascoltiamo con particolare attenzione quanto il Signore ci dice con le sue stesse parole. Dalle tre letture vorrei scegliere solo qualche passo, che ci riguarda direttamente in un momento come questo».

    «La prima lettura offre un ritratto profetico della figura del Messia - un ritratto che riceve tutto il suo significato dal momento in cui Gesù legge questo testo nella sinagoga di Nazareth, quando dice: «Oggi si è adempiuta questa scrittura». Al centro del testo profetico troviamo una parola che - almeno a prima vista - appare contraddittoria. Il Messia, parlando di sè, dice di essere mandato «a promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio». Ascoltiamo, con gioia, l'annuncio dell'anno di misericordia: la misericordia divina pone un limite al male - ci ha detto il Santo Padre. Gesù Cristo è la misericordia divina in persona: incontrare Cristo significa incontrare la misericordia di Dio. Il mandato di Cristo è divenuto mandato nostro attraverso l'unzione sacerdotale; siamo chiamati a promulgare - non solo a parole ma con la vita, e con i segni efficaci dei sacramenti, »l'anno di misericordia del Signore».
    «Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza - diveniamo disponibili a completare nella nostra carne »quello che manca ai patimenti di Cristo».


    Passiamo alla seconda lettura, alla lettera agli Efesini. Qui si tratta in sostanza di tre cose: in primo luogo, dei ministeri e dei carismi nella Chiesa, come doni del Signore risorto ed asceso al cielo; quindi, della maturazione della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, come condizione e contenuto dell'unitá nel corpo di Cristo; ed, infine, della comune partecipazione alla crescita del corpo di Cristo, cioè della trasformazione del mondo nella comunione col Signore. Soffermiamoci solo su due punti. Il primo è il cammino verso »la maturitá di Cristo»; così dice, un pò semplificando, il testo italiano. Più precisamente dovremmo, secondo il testo greco, parlare della »misura della pienezza di Cristo», cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minoritá. E in che cosa consiste l'essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere »sballottati dalle onde e portati qua e lá da qualsiasi vento di dottrina?». Una descrizione molto attuale!

    «Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all'altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all'individualismo radicale; dall'ateismo ad un vago misticismo religioso; dall'agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull'inganno degli uomini, sull'astuzia che tende a trarre nell'errore.

    Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare »qua e lá da qualsiasi vento di dottrina», appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».

    «Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la misura del vero umanesimo. »Adulta» non è una fede che segue le onde della moda e l'ultima novitá; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. È quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unitá e si realizza nella caritá. San Paolo ci offre a questo proposito - in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde - una bella parola: fare la veritá nella caritá, come formula fondamentale dell'esistenza cristiana. In Cristo, coincidono veritá e caritá. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, veritá e caritá si fondono. La caritá senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come »un cembalo che tintinna».

    «Veniamo ora al Vangelo, dalla cui ricchezza vorrei estrarre solo due piccole osservazioni. Il Signore ci rivolge queste meravigliose parole: »Non vi chiamo più servi? ma vi ho chiamato amici». Tante volte sentiamo di essere - come è vero - soltanto servi inutili. E, ciò nonostante, il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, ci dona la sua amicizia. Il Signore definisce l'amicizia in un duplice modo. Non ci sono segreti tra amici: Cristo ci dice tutto quanto ascolta dal Padre; ci dona la sua piena fiducia e, con la fiducia, anche la conoscenza. Ci rivela il suo volto, il suo cuore. Ci mostra la sua tenerezza per noi, il suo amore appassionato che va fino alla follia della croce. Si affida a noi, ci dà il potere di parlare con il suo io: »questo è il mio corpo...», »io ti assolvo...». Affida il suo corpo, la Chiesa, a noi. Affida alle nostre deboli menti, alle nostre deboli mani la sua verità - il mistero del Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; il mistero del Dio che »ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito». Ci ha reso suoi amici - e noi come rispondiamo?».

    «Ma cosa vuol dire Isaia quando annuncia il "giorno della vendetta per il nostro Dio"? Gesù, a Nazareth, nella sua lettura del testo profetico, non ha pronunciato queste parole - ha concluso annunciando l'anno della misericordia. È stato forse questo il motivo dello scandalo realizzatosi dopo la sua predica? Non lo sappiamo. In ogni caso il Signore ha offerto il suo commento autentico a queste parole con la morte di croce. "Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce?», dice San Pietro. E San Paolo scrive ai Galati: "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perchè in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede". La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l'anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi».

    «Il secondo elemento, con cui Gesù definisce l'amicizia, è la comunione delle volontà. Idem velle - idem nolle», era anche per i Romani la definizione di amicizia. »Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando». L'amicizia con Cristo coincide con quanto esprime la terza domanda del Padre nostro: »Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra». Nell'ora del Getsemani Gesù ha trasformato la nostra volontà umana ribelle in volontà conforme ed unita alla volontà divina. Ha sofferto tutto il dramma della nostra autonomia - e proprio portando la nostra volontà nelle mani di Dio, ci dona la vera libertà: »Non come voglio io, ma come vuoi tu». In questa comunione delle volontà si realizza la nostra redenzione: essere amici di Gesù, diventare amici di Dio. Quanto più amiamo Gesù, quanto più lo conosciamo, tanto più cresce la nostra vera libertà, cresce la gioia di essere redenti. Grazie Gesù, per la tua amicizia!».

    «L'altro elemento del Vangelo - cui volevo accennare - è il discorso di Gesù sul portare frutto: »Vi ho costituito perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». Appare qui il dinamismo dell'esistenza del cristiano, dell'apostolo: vi ho costituito perchè andiate? Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l'inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell'amicizia con Cristo. In verità, l'amore, l'amicizia di Dio ci è stata data perchè arrivi anche agli altri. Abbiamo ricevuto la fede per donarla ad altri - siamo sacerdoti per servire altri. E dobbiamo portare un frutto che rimanga. Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L'unica cosa, che rimane in eterno, è l'anima umana, l'uomo creato da Dio per l'eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane - l'amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l'anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perchè ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio».

    «Ritorniamo infine, ancora una volta, alla lettera agli Efesini. La lettera dice - con le parole del Salmo 68 - che Cristo, ascendendo in cielo, »ha distribuito doni agli uomini». Il vincitore distribuisce doni. E questi doni sono apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri. Il nostro ministero è un dono di Cristo agli uomini, per costruire il suo corpo - il mondo nuovo. Viviamo il nostro ministero così, come dono di Cristo agli uomini! Ma in questa ora, soprattutto, preghiamo con insistenza il Signore, perchè dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia. Amen».

  6. #6
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    Una splendida immagine del conclave, solo la Chiesa può raggiungere una simile grandezza.

  7. #7
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    Maria Sanctissima Mater Ecclesiae hora pro eos!

 

 

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