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  1. #1
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    Predefinito Repubblicani e/o repubblichini

    25 aprile 2005.
    Il vecchio P.R.I. entra per la prima volta al governo insieme agli eredi di Salò, ai fascisti insomma (tali infatti per chi scrive sono sempre rimasti).
    Che fanno domani gli eredi del grande Ugo che fu tra gli artefici della Liberazione dai fascisti?
    Celebrano il 25 aprile con i partiti democratici ed antifascisti (tutti quelli dell'Unione) o spariscono dalla circolazione come sempre hanno fatto i loro nuovi alleati?
    Ed in tal caso, cosa significherà a partire da oggi la sigla P.R.I.?

  2. #2
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    Predefinito Re: Repubblicani e/o repubblichini

    In origine postato da Nuovo Azionismo
    25 aprile 2005.
    Il vecchio P.R.I. entra per la prima volta al governo insieme agli eredi di Salò, ai fascisti insomma (tali infatti per chi scrive sono sempre rimasti).
    Che fanno domani gli eredi del grande Ugo che fu tra gli artefici della Liberazione dai fascisti?
    Celebrano il 25 aprile con i partiti democratici ed antifascisti (tutti quelli dell'Unione) o spariscono dalla circolazione come sempre hanno fatto i loro nuovi alleati?
    Ed in tal caso, cosa significherà a partire da oggi la sigla P.R.I.?
    An e Pri insieme nello stesso governo. Sembra strano, ma non lo è.
    Il collante della CdL è l'impunità penale.

  3. #3
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    Predefinito Re: Repubblicani e/o repubblichini

    In origine postato da Nuovo Azionismo
    25 aprile 2005.
    Il vecchio P.R.I. entra per la prima volta al governo insieme agli eredi di Salò, ai fascisti insomma (tali infatti per chi scrive sono sempre rimasti).
    Che fanno domani gli eredi del grande Ugo che fu tra gli artefici della Liberazione dai fascisti?
    Celebrano il 25 aprile con i partiti democratici ed antifascisti (tutti quelli dell'Unione) o spariscono dalla circolazione come sempre hanno fatto i loro nuovi alleati?
    Ed in tal caso, cosa significherà a partire da oggi la sigla P.R.I.?
    Ovviamente l'impunità penale addotta a sproposito dal pessimo Drugo non c'entra niente.
    Che cosa ci faccia il PRI in compagnia dell'AN, della Lega Nord, e per molto tempo dell'MSFT io non te lo so dire.

  4. #4
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    Predefinito

    scusate ma lo stesso paragone può essere fatto per mastella con bertinotti: insomma decenni di guerra fredda dimenticati! purtroppo ( preferisco di gran lunga il proporzionale ) il sistema bipolare porta a queste alleanze.

  5. #5
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    Predefinito 25 aprile, di Davide Giacalone

    25 aprile

    Sessanta anni dalla Liberazione, eppure ancora polemiche. Una delle ragioni risiede nella pessima abitudine di raccontare la storia in modo mitico e di parte, finendo con l’occultare i problemi e, quindi, la lezione che se ne può trarre.

    L’Italia fu liberata dalle truppe anglo americane, impegnate in una guerra per combattere il governo che gli italiani si erano dati. Fummo liberati dall’occupazione nazista, cioè dai nostri alleati del giorno precedente, ma fummo liberati anche da noi stessi. E’ singolare, davvero, che a ritenersi paladini e tutori unici di quella liberazione siano gli stessi che non perdono occasione per accusare ogni impiego di truppe americane fuori da quel Paese.

    Alla nostra liberazione contribuimmo, con l’azione dei partigiani. A quelle formazioni prese parte il mondo laico e liberaldemocratico, con Giustizia e Libertà, il mondo cattolico, con i gruppi di Mattei e Taviani, certamente il mondo comunista, ma anche quello monarchico ed antifascista, con Edgardo Sogno. Il fascismo è il passato di tutti, l’antifascismo è patrimonio di tutti, tranne che dei fascisti. Molti partigiani si mossero con il sogno di portare il comunismo in Italia, il fatto che sia a noi oggi evidente quanto il comunismo non abbia avuto nulla da invidiare al nazifascismo, non diminuisce il valore della loro scelta.

    Si vuole che la Costituzione sia legata a quella fonte resistenziale, e, quindi, sia intoccabile. Ma quella Costituzione intoccabile è già stata toccata molte volte, e spesso da quanti oggi la ritengono intoccabile. Il che significa che ci si può ben dividere sull’opportunità o meno di certe riforme costituzionale, ma farne un tabù è una sciocchezza.

    Ecco, se la storia si provasse a studiarla e conoscerla, anziché tirarsela a casaccio dietro la schiena, non sarebbe un male.

    Davide Giacalone

    http://www.davidegiacalone.it
    25 aprile 2005
    .................................................. ...........................
    tratto da Groups.Yahoo " I Repubblicani"
    http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Repubblicani e/o repubblichini

    In origine postato da Jan Hus
    Ovviamente l'impunità penale addotta a sproposito dal pessimo Drugo non c'entra niente.
    Che cosa ci faccia il PRI in compagnia dell'AN, della Lega Nord, e per molto tempo dell'MSFT io non te lo so dire.
    Tu sicuramente ricorderai che sotto il Fascismo ci fu qualcuno (non mi ricordo chi) che costituì una associazione antifascista chiamata Alleanza Nazionale.....

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Repubblicani e/o repubblichini

    In origine postato da Jan Hus
    Ovviamente l'impunità penale addotta a sproposito dal pessimo Drugo non c'entra niente.
    tu un quarto d'ora senza sparare cazzate non ci sai proprio stare eh?

  8. #8
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 26 aprile 2005

    L’altra faccia del 25 aprile

    Rivi, vittima silenziosa della Resistenza rossa

    di Odoardo Reggiani

    Nella ricorrenza del 25 aprile abbiamo volentieri ceduto alla tentazione di unirci alla straripante ondata di memorie e rievocazioni, seppure con un racconto controcorrente che non leggerete nei paginoni agiografici dei grandi giornali e nella sfornata di nuovi libri usciti per l’occasione.
    Quella che vogliamo raccontarvi è infatti la storia di un seminarista quattordicenne trucidato dai partigiani comunisti in provincia di Modena il 10 aprile 1945. Non quella di un bieco rastrellatore repubblichino o di un manganellatore nero della prima ora e neppure di un sordido collaborazionista dell’invasore tedesco. È la storia di un ragazzino di 14 anni che voleva diventare sacerdote e missionario, la cui unica colpa era quella di indossare l’abito talare.
    Rolando Rivi, così si chiamava, era nato nel 1931 a San Valentino di Castellarano, un borgo di 400 abitanti in provincia di Reggio Emilia, terzo di quattro figli di una famiglia di contadini, estranea a qualsiasi attività che non fosse quella del lavoro e della frequentazione della parrocchia alle feste comandate. Sospinto da una fervida vocazione fin da bambino, Rolando Rivi entrò nel seminario di Marola nell’ottobre del 1942 e vestì subito la sottana nera come allora si usava. Nel 1945 il seminario rimase chiuso a causa dei bombardamenti e il ragazzo rientrò in famiglia ma continuò a indossare la “divisa” ecclesiastica noncurante delle derisioni e talvolta delle minacce perché, diceva, “È il segno della mia appartenenza al Signore”.
    La mattina del 10 aprile 1945, dopo aver servito la messa celebrata dal giovane cappellano don Alberto Camellini, Rolando si appartò a studiare su una panchina a poche decine di metri dalla chiesa sul limitare di un castagneto, come faceva ogni giorno. In giro non c’era nessuno. La poca gente rimasta era al lavoro nei campi. Sbucando all’improvviso dal boschetto arrivarono tre partigiani armati che cominciarono a sbeffeggiare il “pretino” e, impedendogli di fuggire verso la canonica, lo spintonarono l’un l’altro facendolo cadere più volte. Inutili le grida del ragazzino. Nessuno poteva sentirlo. Dopo essersi così divertiti, i tre lo portarono via lasciando sulla panchina il quaderno aperto sul quale avevano scritto questo messaggio “Non cercatelo. È venuto con noi partigiani. Torna subito”. Passarono le ore e Rolando non si presentò a casa per il pranzo. Passò tutta la giornata e quella seguente ma non si fece vivo. L’ansia e la disperazione dei congiunti diventarono insopportabili, così il padre Roberto e don Camellini decisero di andarlo a cercare. Qualcuno consigliò loro di recarsi in località Farneta dove c’era una formazione garibaldina ma in quella sede dissero di non avere notizie del seminarista. Raggiunsero allora il comando delle Fiamme Verdi, al comando di Ermanno Gorrieri e lì vennero a sapere che Rolando era stato ucciso dai comunisti alle Piane di Monchio, vicino a San Valentino. La conferma venne data dal partigiano delle Brigate Garibaldi Narciso Rioli: il giovane seminarista era stato processato e giustiziato, a suo dire, perché sospettato di essere una spia dei tedeschi. Una vera assurdità. Il commissario politico della brigata, Natalino Corghi, ammise freddamente, davanti al padre del ragazzo, di essere stato l’esecutore materiale della sentenza con due colpi di pistola al cuore e alla nuca dopo averlo denudato e fatto inginocchiare vicino a una fossa da lui stesso scavata. “Il ragazzo tremava, piangeva e pregava” - raccontò con sadico compiacimento il partigiano “ma sono tranquillo – aggiunse - perché era una spia. È stata una azione di guerra”. Nella brigata c’erano alcuni uomini di San Valentino che conoscevano bene la famiglia di Rolando Rivi e sapevano benissimo che quell’accusa era un ignobile pretesto, ma nessuno osò alzare un dito né pronunciare una parola. Un “burdigone” (scarafaggio, in dialetto) in meno”, sghignazzavano tutti dopo aver torturato e freddato un adolescente che voleva farsi prete. Era il 13 aprile 1945. La piccola veste nera dalla quale il giovane seminarista non volle mai separarsi diventò nelle mani dei partigiani comunisti un trofeo che fu appeso sotto il porticato di una fattoria vicina. Il cadavere, semisepolto, fu recuperato dal padre e portato su una carriola a casa. Adesso riposa nella chiesa della Consolata a san Valentino.
    Nel 1947 Natalino Corghi e Narciso Rioli, diventati nel frattempo pezzi grossi del locale partito comunista, furono processati e condannati in Cassazione a 22 anni di galera. Ne scontarono appena 6 e tornarono in libertà. Lungi da noi voler presentare questa storia come unica chiave di lettura, ma nella Resistenza “non tutto fu luce ed eroismo”, come ebbe a scrivere il partigiano medaglia d’oro Giovanni Pesce. Dedichiamo comunque il ricordo del martirio di Rolando Rivi ai preti e ai cattolici per i quali i comunisti sono solo una fissazione di Berlusconi.

 

 

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