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Discussione: 25 aprile

  1. #1
    Il cinismo ci salverà
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    Predefinito 25 aprile

    Mi permetto di riproporre a livello di 3d, il post di ariel su un articolo di Massimo Fini sul quale vorrei ci confrontassimo tutti, perché, effettivamente, pure con tutto il rispetto e l'ammirazione per la lotta partigiana, noi quella guerra l'abbiamo persa, sanguinosamente persa, e da sconfitti siamo stati trattati e altri ci hanno liberati, e altri ci hanno dato la libertà e la democrazia. Questo è quanto.

    da Il Giorno del: 29/04/2001 (Massimo Fini)

    Non mi ha mai convinto la festa del 25 aprile, la Festa della Liberazione, non tanto e non solo perché divide il Paese in buoni’ e cattivi’, causa ancor oggi, come tutti possono vedere, di catacombali risse fra antifascisti’ e anticomunisti’, ma perché ha ingenerato il pericoloso e non innocente equivoco che l’Italia si sia riscattata in libertà dalla dittatura e dall’occupazione nazista in virtù della Resistenza e della lotta partigiana e non grazie alle truppe angloamericane.

    Nell’ambito di quel grandioso e tragico evento che fu la seconda Guerra mondiale, la Resistenza fu un fatto marginale, che riscattò moralmente solo quelle poche migliaia di uomini e di donne che vi presero parte.
    Non il popolo italiano che aveva aderito compatto al Fascismo, e anche all’abominio delle leggi razziali, che lo abbandonò quando cadde e che poi stette alla finestra per vedere chi vinceva la partita, salvo scatenarsi, dopo il 25 aprile, nel più bestiale dei modi con lo scempio di piazzale Loreto.

    Questa è la verità della nostra Storia recente. La retorica, di cui abbiamo visto in questi giorni un gran dispiego, certo è un’altra cosa, ma la retorica, come avvertiva Alberto Savinio in un preveggente libretto del 943, Sorte dell’Europa, «è un male endemico del nostro paese, è il male che inquina la nostra vita, la nostra politica, la nostra letteratura, è una delle cause principali, se non addirittura la principale, delle nostre sciagure».E in quel prezioso libretto, che dipendesse da me farei distribuire nelle scuole al posto di tanti manuali di retorica della Resistenza e dell’Antifascismo, Savinio scriveva anche: «Il nostro territorio non siamo stati noi a liberarcelo ma altri ce lo hanno liberato, la nostra libertà di opinioni non ce la siamo conquistata noi ma altri ce l’hanno data».

    Io ho il massimo rispetto per i partigiani che si batterono e anche morirono per un’idea di libertà, ma ho altrettale rispetto per i ragazzi che, in nome di altri valori, l’onore e la lealtà, andarono a morire per Salò, ingannati e traditi da Mussolini che, dopo tanta retorica sulla bella morte’, fu pescato a fuggire travestito da soldato tedesco.

    Tutto secondo l’ignobile tradizione dell’armiamoci e partite’ che è tutta interna alla storia di viltà della classe dirigente italiana, dalla borghesia che si squaglia nelle retrovie, maledicendo i fanti-contadini che a Caporetto si erano stufati di immolarsi alla tattica omicida dell’attacco frontale del generale Cadorna (si legga La rivolta dei santi maledetti di Curzio Malaparte), al Re e Badoglio che abbandonano Roma in balìa dei tedeschi, all’editore Gian Giacomo Feltrinelli, a Toni Negri, ad Aldo Moro che dalla sua prigione scrive le lettere che scrive, ad Adriano Sofri, a Bettino Craxi che scappa negando la legittimità delle istituzioni di un Paese di cui pur era stato Presidente del Consiglio e però pretendendo di essere considerato esule, martire ed eroe, fino al comportamento tenuto, in prigione e fuori, da quasi tutti i ladri eccellenti di Tangentopoli.

    La retorica non è mai innocente. Quella della Resistenza ha consentito agli italiani di far finta di aver vinto una guerra che invece avevano perso, e nel peggiore dei modi, e quindi di non fare i conti con se stessi fino in fondo, a differenza dei tedeschi e dei giapponesi.
    Da questo voluto equivoco sono nati molti guai, molte sciagure, per dirla ancora con Savinio, che hanno successivamente funestato la storia del nostro Paese, compreso il terrorismo e quel suo ritorno di cui oggi tanto si parla, con la consueta retorica.

  2. #2
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    Predefinito Re: 25 aprile

    In Origine Postato da Logos
    Mi permetto di riproporre a livello di 3d, il post di ariel su un articolo di Massimo Fini sul quale vorrei ci confrontassimo tutti, perché, effettivamente, pure con tutto il rispetto e l'ammirazione per la lotta partigiana, noi quella guerra l'abbiamo persa, sanguinosamente persa, e da sconfitti siamo stati trattati e altri ci hanno liberati, e altri ci hanno dato la libertà e la democrazia. Questo è quanto.

    da Il Giorno del: 29/04/2001 (Massimo Fini)

    Non mi ha mai convinto la festa del 25 aprile, la Festa della Liberazione, non tanto e non solo perché divide il Paese in buoni’ e cattivi’, causa ancor oggi, come tutti possono vedere, di catacombali risse fra antifascisti’ e anticomunisti’, ma perché ha ingenerato il pericoloso e non innocente equivoco che l’Italia si sia riscattata in libertà dalla dittatura e dall’occupazione nazista in virtù della Resistenza e della lotta partigiana e non grazie alle truppe angloamericane.

    Nell’ambito di quel grandioso e tragico evento che fu la seconda Guerra mondiale, la Resistenza fu un fatto marginale, che riscattò moralmente solo quelle poche migliaia di uomini e di donne che vi presero parte.
    Non il popolo italiano che aveva aderito compatto al Fascismo, e anche all’abominio delle leggi razziali, che lo abbandonò quando cadde e che poi stette alla finestra per vedere chi vinceva la partita, salvo scatenarsi, dopo il 25 aprile, nel più bestiale dei modi con lo scempio di piazzale Loreto.

    Questa è la verità della nostra Storia recente. La retorica, di cui abbiamo visto in questi giorni un gran dispiego, certo è un’altra cosa, ma la retorica, come avvertiva Alberto Savinio in un preveggente libretto del 943, Sorte dell’Europa, «è un male endemico del nostro paese, è il male che inquina la nostra vita, la nostra politica, la nostra letteratura, è una delle cause principali, se non addirittura la principale, delle nostre sciagure».E in quel prezioso libretto, che dipendesse da me farei distribuire nelle scuole al posto di tanti manuali di retorica della Resistenza e dell’Antifascismo, Savinio scriveva anche: «Il nostro territorio non siamo stati noi a liberarcelo ma altri ce lo hanno liberato, la nostra libertà di opinioni non ce la siamo conquistata noi ma altri ce l’hanno data».

    Io ho il massimo rispetto per i partigiani che si batterono e anche morirono per un’idea di libertà, ma ho altrettale rispetto per i ragazzi che, in nome di altri valori, l’onore e la lealtà, andarono a morire per Salò, ingannati e traditi da Mussolini che, dopo tanta retorica sulla bella morte’, fu pescato a fuggire travestito da soldato tedesco.

    Tutto secondo l’ignobile tradizione dell’armiamoci e partite’ che è tutta interna alla storia di viltà della classe dirigente italiana, dalla borghesia che si squaglia nelle retrovie, maledicendo i fanti-contadini che a Caporetto si erano stufati di immolarsi alla tattica omicida dell’attacco frontale del generale Cadorna (si legga La rivolta dei santi maledetti di Curzio Malaparte), al Re e Badoglio che abbandonano Roma in balìa dei tedeschi, all’editore Gian Giacomo Feltrinelli, a Toni Negri, ad Aldo Moro che dalla sua prigione scrive le lettere che scrive, ad Adriano Sofri, a Bettino Craxi che scappa negando la legittimità delle istituzioni di un Paese di cui pur era stato Presidente del Consiglio e però pretendendo di essere considerato esule, martire ed eroe, fino al comportamento tenuto, in prigione e fuori, da quasi tutti i ladri eccellenti di Tangentopoli.

    La retorica non è mai innocente. Quella della Resistenza ha consentito agli italiani di far finta di aver vinto una guerra che invece avevano perso, e nel peggiore dei modi, e quindi di non fare i conti con se stessi fino in fondo, a differenza dei tedeschi e dei giapponesi.
    Da questo voluto equivoco sono nati molti guai, molte sciagure, per dirla ancora con Savinio, che hanno successivamente funestato la storia del nostro Paese, compreso il terrorismo e quel suo ritorno di cui oggi tanto si parla, con la consueta retorica.


    GRANDE MASSIMO FINI, COME SEMPRE!
    E NON DATEGLI DEL FASCISTA, PERCHE' FORSE NON TUTTI SANNO SUA MADRE E' EBREA!

    RIPETO: GRANDE MASSIMO FINI!

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Re: 25 aprile

    In Origine Postato da onestuomo
    BENE,VEDO FINALMENTE CHE ANCHE TU SEI RINSAVITO E NON ODI PIù GLI EBREI ED ANZI LI LODI.

    ma te le fai e te le ridi?
    io ho detto che stimo Massimo Fini perchè è "un libero pensatore" che se ne fotte della retorica antifascista e dice quello che pensa, nonostante le origini della madre!


    ABOLIRE LA FESTA DEL 25 APRILE E' UN DOVERE!

  4. #4
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    Predefinito

    Non mi sembra che l'articolo di Massimo Fini brilli particolarmente per acume e intelligenza. Scritto in un determinato momento politico, è una riflessione abbastanza accroccata nei suoi passaggi logici, anche se con abilità retorica (già proprio la retorica che tanto lo infastidisce) ciò è nascosto dalla vaga condivisibilità di alcuni argomenti, presi di per sé.

    Il fatto che il fascismo fu una assoluta sciagura per l'Italia ormai sono pochi a metterlo in dubbio. "Male assoluto" ha detto qualcuno che non è certo riconducibile alla sinistra. Ebbene, non vedo cosa ci sia di male a festaggiare il fatto di esserci liberati di un male assoluto. Ricordare che in quel male ci siamo finiti dentro per nostri sbagli, come popolazione, potrebbe aiutarci ad evitare in futuro sbagli analoghi.

    Fini sostiene che non fu l'intera popolazione a contribuire al 25 aprile, ma poche migliaia di valorosi combattenti, mentre il resto degli italiani restava pavido in attesa degli eventi. Giusto. E allora? Chi ha detto che una festa deve essere per forza un'autocelebrazione? Forse i cristiani celebrando la Pasqua ritengono che sia merito loro se Gusù è risorto? Una festa è solo un modo per celebrare la ricorrenza di un evento lieto. Se il fascismo è stato il male assoluto, il 25 aprile fu un evento lieto. Se per qualcuno il fascismo NON è stato il male assoluto, lo dica apertamente. Ma è questo che si sta sostenendo quando si critica l'opportunità delle celebrazioni del 25 aprile. Diciamo le cose come stanno.

    Nell'articolo di Fini si tenta anche la similitudine tra i partigiani e i combattenti di Salò. Similitudine inappropriata. Combattere per un ideale, con fede, lealtà, onestà, non è in assoluto un valore. Bisogna vedere per quale ideale si combatte: battersi per la libertà e la democrazia (di cui tutti oggi usufruiamo) non è esattamente la stessa cosa che difendere un regime antidemocratico che ha spadroneggiato in Italia per 20 anni, conducendo il paese alla rovina. E se, come nota giustamente lo stesso Fini, i combattenti di Salò si offrivano al martirio per un leader che li tradiva e fuggiva travestito, pensando solo alla propria pellaccia, tutta la loro fedeltà, lealtà ed onestà non ne fa degli eroi, ma dei coglioncelli col cervello pieno di belle parole, abbindolati dal solito furbo.

    Anche i kamikaze di Bin Laden combattono per una causa, per un ideale, e sono fedeli onesti e leali, ma non mi sento per questo di farne degli eroi.

    Andiamo avanti. Trovo insostenibile affermare che il 25 aprile abbia mai fatto credere a qualcuno che la II guerra mondiale l'Italia l'abbia vinta. Forse semmai aiuta a ricordare che per liberarci dal fascismo abiamo avuto bisogno di un bagno di sangue del genere. In questo senso la celebrazione del 25 aprile è un ottimo monito.

    La perla finale è la cosa più degradante. Insinuare nella testa del lettore anche la sola possibilità di un rapporto di causa-effetto tra le celebrazioni del 25 aprile e il terrorismo che ha funestato il paese, è una mostruosità che scredita tutto l'articolo. E' a tutti gli effetti un passaggio logico inconsistente. Ma proprio mentre tuona contro la retorica, il Fini ne usa le tecniche più squallide a piene mani. In fondo non c'è bisogno che una logica ci sia. All'ignorante, incolto, piccolo borghese che legge i suoi articoli, l'associazione (assurda e improponibile) tra la sinistra democratica che incarna i valori antifascisti del 25 aprile e il terrorismo rosso, è una associazione che piace, perché giustifica i propri viscerali pregiudizi da benpensante. E lui, Fini, non fa altro che fornire ai propri maiali altro letame in cui crogiolarsi. Gettando contemporaneamente ulteriore benzina sul fuoco delle "catacombali risse tra antifascisti e anticomunisti" dalle quali a inizio articolo sembra tanto infastidito. Piccolo squallido ipocrita.

    Davvero qualcuno si aspetta che gli si dica "bravo"?

  5. #5
    Il cinismo ci salverà
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    In Origine Postato da xlater
    Non mi sembra che l'articolo di Massimo Fini brilli particolarmente per acume e intelligenza. Scritto in un determinato momento politico, è una riflessione abbastanza accroccata nei suoi passaggi logici, anche se con abilità retorica (già proprio la retorica che tanto lo infastidisce) ciò è nascosto dalla vaga condivisibilità di alcuni argomenti, presi di per sé.

    Il fatto che il fascismo fu una assoluta sciagura per l'Italia ormai sono pochi a metterlo in dubbio. "Male assoluto" ha detto qualcuno che non è certo riconducibile alla sinistra. Ebbene, non vedo cosa ci sia di male a festaggiare il fatto di esserci liberati di un male assoluto. Ricordare che in quel male ci siamo finiti dentro per nostri sbagli, come popolazione, potrebbe aiutarci ad evitare in futuro sbagli analoghi.

    Fini sostiene che non fu l'intera popolazione a contribuire al 25 aprile, ma poche migliaia di valorosi combattenti, mentre il resto degli italiani restava pavido in attesa degli eventi. Giusto. E allora? Chi ha detto che una festa deve essere per forza un'autocelebrazione? Forse i cristiani celebrando la Pasqua ritengono che sia merito loro se Gusù è risorto? Una festa è solo un modo per celebrare la ricorrenza di un evento lieto. Se il fascismo è stato il male assoluto, il 25 aprile fu un evento lieto. Se per qualcuno il fascismo NON è stato il male assoluto, lo dica apertamente. Ma è questo che si sta sostenendo quando si critica l'opportunità delle celebrazioni del 25 aprile. Diciamo le cose come stanno.

    Nell'articolo di Fini si tenta anche la similitudine tra i partigiani e i combattenti di Salò. Similitudine inappropriata. Combattere per un ideale, con fede, lealtà, onestà, non è in assoluto un valore. Bisogna vedere per quale ideale si combatte: battersi per la libertà e la democrazia (di cui tutti oggi usufruiamo) non è esattamente la stessa cosa che difendere un regime antidemocratico che ha spadroneggiato in Italia per 20 anni, conducendo il paese alla rovina. E se, come nota giustamente lo stesso Fini, i combattenti di Salò si offrivano al martirio per un leader che li tradiva e fuggiva travestito, pensando solo alla propria pellaccia, tutta la loro fedeltà, lealtà ed onestà non ne fa degli eroi, ma dei coglioncelli col cervello pieno di belle parole, abbindolati dal solito furbo.

    Anche i kamikaze di Bin Laden combattono per una causa, per un ideale, e sono fedeli onesti e leali, ma non mi sento per questo di farne degli eroi.

    Andiamo avanti. Trovo insostenibile affermare che il 25 aprile abbia mai fatto credere a qualcuno che la II guerra mondiale l'Italia l'abbia vinta. Forse semmai aiuta a ricordare che per liberarci dal fascismo abiamo avuto bisogno di un bagno di sangue del genere. In questo senso la celebrazione del 25 aprile è un ottimo monito.

    La perla finale è la cosa più degradante. Insinuare nella testa del lettore anche la sola possibilità di un rapporto di causa-effetto tra le celebrazioni del 25 aprile e il terrorismo che ha funestato il paese, è una mostruosità che scredita tutto l'articolo. E' a tutti gli effetti un passaggio logico inconsistente. Ma proprio mentre tuona contro la retorica, il Fini ne usa le tecniche più squallide a piene mani. In fondo non c'è bisogno che una logica ci sia. All'ignorante, incolto, piccolo borghese che legge i suoi articoli, l'associazione (assurda e improponibile) tra la sinistra democratica che incarna i valori antifascisti del 25 aprile e il terrorismo rosso, è una associazione che piace, perché giustifica i propri viscerali pregiudizi da benpensante. E lui, Fini, non fa altro che fornire ai propri maiali altro letame in cui crogiolarsi. Gettando contemporaneamente ulteriore benzina sul fuoco delle "catacombali risse tra antifascisti e anticomunisti" dalle quali a inizio articolo sembra tanto infastidito. Piccolo squallido ipocrita.

    Davvero qualcuno si aspetta che gli si dica "bravo"?
    Ascoltami, che l'articolo di Fini possa essere troppo provocatorio, e quando si usa la provocarietà si spinge sempre un ragionamento agli "estremi", d'accordo. Che poi quel tipo di terrorismo non sia frutto di una "certa sinistra", questo è altrettanto indifendibile, mi dispiace. Le Br si formarono nelle fabbriche, fra operai e sindacalisti, quelle furono le loro basi d'appoggio, quella la "respsonsabilità oggettiva" di un partito che si fece sfuggire di mano la situazione...

  6. #6
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    In Origine Postato da Logos
    Ascoltami, che l'articolo di Fini possa essere troppo provocatorio, e quando si usa la provocarietà si spinge sempre un ragionamento agli "estremi", d'accordo. Che poi quel tipo di terrorismo non sia frutto di una "certa sinistra", questo è altrettanto indifendibile, mi dispiace. Le Br si formarono nelle fabbriche, fra operai e sindacalisti, quelle furono le loro basi d'appoggio, quella la "respsonsabilità oggettiva" di un partito che si fece sfuggire di mano la situazione...
    Non ho capito bene che cosa ritieni che sia indifendibile. Non ho capito bene cosa tu intenda con "certa sinistra" tra virgolette. Non ho capito bene come possa un partito essere "responsabile oggettivo" del comportamento di persone che non fanno parte di quel partito. Ma questi sono altri discorsi.

    Soprattutto non ho capito cosa c'entri tutto questo con il 25 aprile, nei ragionamenti tuoi e di Massimo Fini.

    Credo che tra l'essere profondamente e convintamente antifascisti (io lo sono; tu lo sei?) e festaggiare di conseguenza l'anniversario della liberazione dell'Italia dal nazifascismo, ed essere militanti, fiancheggiatori, o anche solo vagamente simpatizzanti del terrorismo rosso, ci sia una bella differenza. Non credi?

    Trovo lampante la disonestà intellettuale di chi fa una serie di discutibili equivalenze approssimate in serie (del tipo: antifascista = di sinistra, di sinistra = comunista; comunista = terrorista rosso) per concludere che festeggiare la liberazione dell'Italia dal fascismo equivale più o meno ad iscriversi alle BR.

    Spero che sia lampante anche a te.

  7. #7
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    In Origine Postato da xlater
    Non ho capito bene che cosa ritieni che sia indifendibile. Non ho capito bene cosa tu intenda con "certa sinistra" tra virgolette. Non ho capito bene come possa un partito essere "responsabile oggettivo" del comportamento di persone che non fanno parte di quel partito. Ma questi sono altri discorsi.

    Soprattutto non ho capito cosa c'entri tutto questo con il 25 aprile, nei ragionamenti tuoi e di Massimo Fini.

    Credo che tra l'essere profondamente e convintamente antifascisti (io lo sono; tu lo sei?) e festaggiare di conseguenza l'anniversario della liberazione dell'Italia dal nazifascismo, ed essere militanti, fiancheggiatori, o anche solo vagamente simpatizzanti del terrorismo rosso, ci sia una bella differenza. Non credi?

    Trovo lampante la disonestà intellettuale di chi fa una serie di discutibili equivalenze approssimate in serie (del tipo: antifascista = di sinistra, di sinistra = comunista; comunista = terrorista rosso) per concludere che festeggiare la liberazione dell'Italia dal fascismo equivale più o meno ad iscriversi alle BR.

    Spero che sia lampante anche a te.
    Il mio è un discorso semplicissimo. Ho detto che l'articolo di Fini lo condivido nella sostanza, pur riconoscendovi una certa provocatorietà estremizzante. Sul terrorismo non faccio associazioni sul 25 aprile che non mi interessano, mi limito a ripetere che esso non solo "costeggiò" certi ambienti, ma ne fu pervaso, ambienti di iscritti al pci, ovviamente, che ne prese le distanze, uffcialmente...

  8. #8
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    In Origine Postato da Logos
    Il mio è un discorso semplicissimo. Ho detto che l'articolo di Fini lo condivido nella sostanza, pur riconoscendovi una certa provocatorietà estremizzante. Sul terrorismo non faccio associazioni sul 25 aprile che non mi interessano, mi limito a ripetere che esso non solo "costeggiò" certi ambienti, ma ne fu pervaso, ambienti di iscritti al pci, ovviamente, che ne prese le distanze, uffcialmente...
    Se mi permetti di riassumere: prendi le distanze dalle "provocazioni estremizzanti" di Massimo Fini; riconosci tranquillamente che non ha senso associare il 25 aprile al terrorismo rosso.

    Al netto di quanto sopra dici di "condividere la sostanza" di questo articolo. Sapresti in grado si sintetizzare in due tre righe in cosa consista "la sostanza" dell'articolo, la sua tesi centrale?

    Perdonami la franchezza, ma non credo che tu ne sia in grado. Sono pronto a riconoscere, nel caso, di essermi sbagliato.

    Se tu fossi riuscito a sintetizzare un concetto centrale da questo articolo di quattro anni fa, lo avresti fatto tuo, e oggi lo avresti espresso a parole tue, arricchendolo con qualche riflessione tua originale, magari ricollegandolo alla realtà attuale. Non avresti fatto il mero copia-e-incolla.

    Secondo me (e sono sempre pronto a riconoscere l'errore) ti è semplicemente piaciuto un articolo evidentemente polemico e provocatorio nei confronti della sinistra, che appare scritto bene ad un'analisi superficiale che non ne indaghi la logica. Ti è piaciuto a livello epidermico, istintuale, "di tifo", ma non credo che tu abbia capito davvero qual è la tesi che l'autore sottintende (non potendola esprimere esplicitamente).

  9. #9
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    In Origine Postato da xlater
    Se mi permetti di riassumere: prendi le distanze dalle "provocazioni estremizzanti" di Massimo Fini; riconosci tranquillamente che non ha senso associare il 25 aprile al terrorismo rosso.

    Al netto di quanto sopra dici di "condividere la sostanza" di questo articolo. Sapresti in grado si sintetizzare in due tre righe in cosa consista "la sostanza" dell'articolo, la sua tesi centrale?

    Perdonami la franchezza, ma non credo che tu ne sia in grado. Sono pronto a riconoscere, nel caso, di essermi sbagliato.

    Se tu fossi riuscito a sintetizzare un concetto centrale da questo articolo di quattro anni fa, lo avresti fatto tuo, e oggi lo avresti espresso a parole tue, arricchendolo con qualche riflessione tua originale, magari ricollegandolo alla realtà attuale. Non avresti fatto il mero copia-e-incolla.

    Secondo me (e sono sempre pronto a riconoscere l'errore) ti è semplicemente piaciuto un articolo evidentemente polemico e provocatorio nei confronti della sinistra, che appare scritto bene ad un'analisi superficiale che non ne indaghi la logica. Ti è piaciuto a livello epidermico, istintuale, "di tifo", ma non credo che tu abbia capito davvero qual è la tesi che l'autore sottintende (non potendola esprimere esplicitamente).


    Ecco i passi che condivido sostanzialmente, e visto che sono scritti ad un livello molto superiore al mio, perché doverli reinterpretare, dato che sono tanto limpidi e incontrovertibili?
    Credo che uno degli effetti, involontari, ovviamente, ma "deteriori" della Resistenza, sia quello che anche Fini dice, e cioè che ci ha troppo facilmente permesso di "autoassolverci" come popolo, di fronte ad una responsabilità storica pesante e largamente condivisa, come quella fascista e le leggi razziali.
    L'ho capito molto bene, credimi, quest'articolo, e l'ho ripostato tale e quale, perché Fini ha una autorità, come Pansa, a sinistra, che certo io non posso vantarmi o pretendere di avere, no?

    1) Non mi ha mai convinto la festa del 25 aprile, la Festa della Liberazione, non tanto e non solo perché divide il Paese in buoni’ e cattivi’, causa ancor oggi, come tutti possono vedere, di catacombali risse fra antifascisti’ e anticomunisti’, ma perché ha ingenerato il pericoloso e non innocente equivoco che l’Italia si sia riscattata in libertà dalla dittatura e dall’occupazione nazista in virtù della Resistenza e della lotta partigiana e non grazie alle truppe angloamericane.

    2) Nell’ambito di quel grandioso e tragico evento che fu la seconda Guerra mondiale, la Resistenza fu un fatto marginale, che riscattò moralmente solo quelle poche migliaia di uomini e di donne che vi presero parte.
    Non il popolo italiano che aveva aderito compatto al Fascismo, e anche all’abominio delle leggi razziali, che lo abbandonò quando cadde e che poi stette alla finestra per vedere chi vinceva la partita, salvo scatenarsi, dopo il 25 aprile, nel più bestiale dei modi con lo scempio di piazzale Loreto.

    3) La retorica non è mai innocente. Quella della Resistenza ha consentito agli italiani di far finta di aver vinto una guerra che invece avevano perso, e nel peggiore dei modi, e quindi di non fare i conti con se stessi fino in fondo, a differenza dei tedeschi e dei giapponesi.

  10. #10
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    Ecco i passi che condivido sostanzialmente, e visto che sono scritti ad un livello molto superiore al mio, perché doverli reinterpretare, dato che sono tanto limpidi e incontrovertibili?
    Credo che uno degli effetti, involontari, ovviamente, ma "deteriori" della Resistenza, sia quello che anche Fini dice, e cioè che ci ha troppo facilmente permesso di "autoassolverci" come popolo, di fronte ad una responsabilità storica pesante e largamente condivisa, come quella fascista e le leggi razziali.
    L'ho capito molto bene, credimi, quest'articolo, e l'ho ripostato tale e quale, perché Fini ha una autorità, come Pansa, a sinistra, che certo io non posso vantarmi o pretendere di avere, no?

    1) Non mi ha mai convinto la festa del 25 aprile, la Festa della Liberazione, non tanto e non solo perché divide il Paese in buoni’ e cattivi’, causa ancor oggi, come tutti possono vedere, di catacombali risse fra antifascisti’ e anticomunisti’, ma perché ha ingenerato il pericoloso e non innocente equivoco che l’Italia si sia riscattata in libertà dalla dittatura e dall’occupazione nazista in virtù della Resistenza e della lotta partigiana e non grazie alle truppe angloamericane.

    2) Nell’ambito di quel grandioso e tragico evento che fu la seconda Guerra mondiale, la Resistenza fu un fatto marginale, che riscattò moralmente solo quelle poche migliaia di uomini e di donne che vi presero parte.
    Non il popolo italiano che aveva aderito compatto al Fascismo, e anche all’abominio delle leggi razziali, che lo abbandonò quando cadde e che poi stette alla finestra per vedere chi vinceva la partita, salvo scatenarsi, dopo il 25 aprile, nel più bestiale dei modi con lo scempio di piazzale Loreto.

    3) La retorica non è mai innocente. Quella della Resistenza ha consentito agli italiani di far finta di aver vinto una guerra che invece avevano perso, e nel peggiore dei modi, e quindi di non fare i conti con se stessi fino in fondo, a differenza dei tedeschi e dei giapponesi.
    A sinistra non c'è autorità che tenga. Fa parte della mentalità di sinistra accogliere con diffidenza tutto quello che arriva ex-cathedra. Fa molta miglior figura, davanti ad un occhio di sinistra, chi cerca di pensare con le proprie meningi, magari cercando la propria via al di fuori dagli schemi.

    Ti avevo chiesto una sintesi, un'elaborazione originale, una chiosa, un commento, ad un articolo che condividi. Mi hai risposto, di nuovo, con dei copia-e-incolla. Peccato. Avrei preferito riconoscere un errore, piuttosto che costatare amaramente di aver avuto ragione.

    Secondo me non hai capito veramente cosa abbia davvero scritto Fini in quell'articolo, quale sia la tesi di fondo intorno cui si articola il discorso.

    Ti faccio innanzitutto notare che la posizione di Fini è contraria a quella espressa da molti esponenti del centrodestra oggi. Ho sentito da più parti (Casini per primo) sostenere che la Resistenza è patrimonio di tutti gli italiani, e non solo di una parte o di un partito. Moltissimi italiani, delle più diverse estrazioni ideologiche (comunisti, socialisti, repubblicani, cattolici, azionisti, monarchici) hanno dato il loro contributo alla Resistenza, e sbagliano coloro che tentano di appropriarsene indebitamente, come fosse una loro esclusiva.

    E' esattamente il contrario di quello che dice Fini, per cui la Resistenza fu opera di quattro gatti comunisti, con impatto minimo sulla storia, mentre la maggior parte degli italiani si barricava in casa al grido di "non mi impiccio".

    Secondo te, ha ragione Massimo Fini, o hanno ragione i leader del cdx che si oppongono allo "scippo" della Resistenza da parte delle forze di csx?

    Ma, a prescindere da questo, la tesi di Fini, abilmente dissimulata tra le righe, è questa.

    Il popolo italiano è costituito in grandissima parte, quasi totalità, da una massa di cialtroni, incapaci di ogni slancio ideale, e di ogni elaborazione politica, pronti ad inchinarsi al primo furbacchione vile e infingardo, o alla prima classe politica vile ed infingarda, che viene a prenderlo per il c**o.

    Le sporadiche eccezioni alla regola, non sono altro che inutili idioti: tali sono i combattenti di Salò che si sacrificavano eroicamente mentre il loro capo pensava a mettere il sederino in salvo. Tali sono quei quattro gatti dei partigiani, che in fondo è esattamente come se non ci fossero stati. E da allora in poi tutti quelli che si allontanano dal pattern del popolo cialtrone, fanno più danni che altro, finendo nella migliore delle ipotesi ad alimentare le fila del terrorismo. Nero o rosso che sia.

    Insomma viva il popolo cialtrone, viva i furbacchioni che lo abbindolano, dandosi periodicamente il cambio. Per cui, continua Fini, è scandaloso che questo popolo di cialtroni si appassioni ai valori dell'antifascismo, della libertà e della democrazia, perché se non fosse stato per gli alleati anglo-americani a quest'ora stavamo tutti ancora a leccare gli stivali di Mussolini e di Hitler, e magari eravamo anche contenti di farlo.

    Quando Fini scriveva quell'articolo effettivamente in Italia spirava un vento di idiota qualunquismo che entro un mese avrebbe consegnato il Paese nelle mani del tuo amico. Questo per Fini era cosa buona e giusta, esattamente il meglio che potesse capitare a questo popolo di cialtroni, ansiosi di farsi abbindolare.

    Prova a rileggerlo alla luce delle mie parole, e vedrai che il filo logico nascosto viene clamorosamente fuori.

    Condividere la posizione di Fini significa riconoscersi in quel popolo di cialtroni abbindolabili e contenti. Me compreso, te compreso.

    Io invece penso che nel '45 il popolo si fosse davvero rotto le scatole di Mussolini, e lo avrebbe fatto fuori con o senza l'aiuto della storia, con o senza l'aiuto degli americani. Penso che gli italiani siano pure abbindolabili dallo stesso "puzzone", ma non in eterno.

    Aggiungo: ho l'impressione che da allora siamo ancora migliorati. Se allora ci sono serviti vent'anni per riconoscere un "puzzone", oggi abbiamo ridotto i tempi ad un quarto. Ancora un po' e saremo un popolo normale.

    Nel frattempo, celebrare i valori dell'antifascismo, della libertà e della democrazia, quei valori che distinguono un popolo qualunquista e cialtrone da un popolo capace di incidere positivamente sul proprio destino, sicuramente non fa male. Anzi, dovrebbe velocizzare il processo. E se ci scappa un po' di retorica qui e lì, fidati: è ben spesa.

 

 
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