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Discussione: Brigata Garibaldi

  1. #31
    anticomunista
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    In Origine Postato da JollyRoger239
    Noi all'URSS abbiamo sempre guardato come una speranza per il futuro....
    DA INCORNICIARE!

  2. #32
    Simply...cat!
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    In Origine Postato da Gappista
    Mamma mia, questo è fuori come un balcone. Roba che le Brigate Garibaldi avevano degli effettivi che quelle degli altri partiti neanche si sognavano. Va bene piccolino, vai a dormire, queste discussioni non fanno per te. Fatti cantare una bella ninna nanna e non tremare troppo al pensiero dell'arrivo dei cosacchi...
    Insisto...infatti nelle elezioni del '48 s'è visto a chi ha creduto di + la popolazione.

    Ah già certo...immagino già l'obiezione: erano elezioni al soldo degli americani...quei delinquenti che ci hanno liberato

  3. #33
    Idealista DemoProletario :-)
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    In Origine Postato da Dragonball
    Comunque Gappista eravate talmente solo voi protagonisti nella Resistenza che infatti nel '48 avete vinto alla stragrande le elezioni,vero?

    Evidentemente nel '48 la popolazione ha capito la vostra vera natura ditattoriale...

    Il Popolo è sovrano...ricorda
    Scusa ma che c'entrano le elezioni del '48 con la composizione ideologica dei nuclei partigiani!?
    Eppoi nel paese dove ancora oggi non si muove foglia che il Papa non voglia ti sembra strano che un movimento marxista sia relegato all'opposizione?! Anzi...il PCI in 50 anni di pentapartito deteriore possiamo dire che si e' difeso egregiamente...
    Saluti
    "HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!"

  4. #34
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    In Origine Postato da Gappista
    Te l'ho detto, sei suonato come Frazier dopo i tre incontri con Cassius Clay. Solo uno andato fuori con l'accuso può mettere in relazione i voti presi dai partiti, con l'effettiva consistenza delle forze partigiane. Del resto da un legaiolo cosa aspettarsi?
    Tipico: uno alle corde sa solo insultare.

  5. #35
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    In Origine Postato da Gappista
    Tipico: non hai argomenti e non rispondi a quello che ti ho detto: che c'entrano i consensi presi alle elezioni con i voti presi nelle successive elezioni dell'italia democratica?
    centrano eccome visto che secondo voi eravate solo voi eravate la Resistenza.

    Evidentemente il Popolo,saggio,vi ha smentito.

    Siete sempre stati una minoranza: una minoranza esaltata,ma pur sempre minoranza.

  6. #36
    decolonizzare l'immaginario
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    le campane sono più di una...


    L'opinione della domenica on-line


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    Intervista a Marco Pirina autore del libro:
    “1945-1947 Guerra Civile. La Rivoluzione Rossa”
    Le pagine del diario
    di una storia nascosta

    di Michele Avola

    A sole tre settimane dall’uscita nelle librerie (15 gennaio 2004) il volume di Marco Pirina, “1945-1947 Guerra Civile. La Rivoluzione Rossa” (Edito dal Centro Studi e Ricerche Storiche Silentes Loquimur. Tel. 0434-209008), è già arrivato alla terza ristampa ed ha raggiunto le 40.000 copie vendute. Un traguardo importante per un libro che punta i riflettori su un periodo storico, fino ad oggi, immerso nelle tenebre della memoria. Letteralmente scomparso. Che successe dopo il 25 aprile del 1945? E perché fu strappata un’importante pagina della storia d’Italia? Il libro di Marco Pirina recupera fatti, nomi, storie e raccoglie i frammenti dei feroci massacri compiuti dai partigiani comunisti verso i fascisti, gli ex, i repubblichini e gli inermi, fra cui preti, imprenditori e borghesi. Tutti coloro, insomma, che non accettarono di partecipare al diabolico “disegno” e che non condividevano, o intralciavano, la strada dei partigiani comunisti verso “il progetto rivoluzionario”. Così, l’autore, porta alla luce le pagine del diario di una Storia rimasta nascosta per più di 50 anni. “La ricerca è iniziata nove anni fa - spiega Marco Pirina -. Quando ho avuto la volontà di ricomporre quella pagina della storia strappata: il post-dopoguerra. Come nei libri di testo scolastici mancano ancora le Foibe e la guerra civile, così i testi degli storici di questi ultimi 50 anni si erano lasciati indietro l’analisi del post-dopoguerra. Che cosa era successo quando la Resistenza era finita? Qualcuno pensava di realizzare qualcos’altro...”.
    Ma cosa?
    “Un progetto rivoluzionario. Finita la Resistenza si è passati alle esecuzioni sommarie di fascisti, di ex fascisti, di quanti coinvolti con la Repubblica Sociale Italiana e di civili innocenti. Un tema che ha, per fortuna, interessato gli amici Gianpaolo Pansa e Giovanni Pisanò…”.
    Qual è la differenza tra il suo approccio e quello di Pansa, “Il sangue dei vinti”, o di Pisanò, “Il triangolo rosso”?
    “Io ho lavorato su documenti e testimonianze, su atti giudiziari, su inchieste, su fonti giornalistiche e religiose. Il mio libro non è, né un racconto né una ricostruzione storica, è la ricerca storica degli avvenimenti con una dimensione, una data ed un riferimento preciso; dove non c’è nulla di opinabile. È un ‘diario cronologico’ di tutte le regioni del nord Italia, provincia per provincia, dal 1945 ai primi del 1948. Abbiamo ricomposto, insieme ai miei collaboratori del Centro Studi, episodi e fatti avvenuti in tante parti del nord Italia e gli abbiamo dato una chiave di lettura: ciò che accadde in Emilia Romagna aveva uno stesso messaggio, un medesimo disegno, identico alle altre regioni del nord Italia…”.
    Che cosa intende dire?
    “Che vi era un progetto, perché ciò che accadde in Istria, in Venezia Giulia, in Friuli, corrispondeva esattamente a quanto successe in Emilia Romagna, in Piemonte, in Lombardia…”.
    Un ‘piano’, una strategia. Non solo vendette?
    “Un piano preciso. Cominciato ben prima della fine della guerra, con Porzus il 7 febbraio del 1945 con l’uccisione dei partigiani cattolici e azionisti socialisti, ammazzati dai partigiani comunisti. Successivamente anche la chiave di lettura che in questi ultimi anni si è data delle Foibe è stata molto falsata perché è stato accentuato un principio di lettura etnico: si è detto che sono stati gli slavi. Invece non è vero!”.
    Perché c’erano anche i partigiani comunisti italiani…
    “Sì, i quali fisicamente sono andati a prelevare coloro che erano nemici del progetto rivoluzionario. Del ‘progetto internazionalista comunista’. Perché sul confine era più facile. Era possibile realizzare il ‘piano’ meglio che in Emilia Romagna, perché l’annessione avrebbe portato all’estensione anche territoriale”.
    La sua ricostruzione riguarda solo le uccisioni dei fascisti?
    “No. Ed è qui la novità. Nelle altre regioni del nord Italia si è passati, dopo l’uccisione dei fascisti, all’uccisione di un Sindaco socialista a Bologna (solo per citare un esempio), di preti, di commercianti, di borghesi, di imprenditori, di gente che col fascismo non aveva avuto niente a che fare, ma che faceva parte di quel ‘ceto’ che rifiutava il progetto rivoluzionario comunista. E nei territori dove il controllo era maggiore, perché più forti erano state le formazioni partigiane garibaldine che non avevano mollato le armi, questo progetto si estese nel tempo! Così a Milano, per esempio, la Volante Rossa continuò ad ammazzare con stile ‘gappista’ fino al 1949 quando i principali responsabili, invece di essere processati, furono fatti scappare dal partito e da Togliatti stesso…”.
    Il capitolo dedicato alla Volante Rossa è sconvolgente…
    “…e i responsabili poi, occuparono dei posti di enorme prestigio nei paesi dell’Est…”.
    Togliatti li difese?
    “Proprio così. Furono protetti da Togliatti, il quale, da una parte fece finta di minimizzare o di isolare questa scheggia impazzita e dall’altra la difese facendo andare all’estero oltre 34.000 responsabili. Terribile fu, quando con le due amnistie del 1952 e del 1953 (quando la Dc ha il controllo del governo in senso maggioritario) furono coperti tutti i reati avvenuti dal ’45 al ’47. Questo è importante perché mostra con chiarezza la chiave di lettura che ho dato: del tentativo rivoluzionario”.
    Dunque venivano eliminati i “nemici” di questa “rivoluzione rossa”?
    “Infatti, la differenza di lettura tra il mio libro e quello di Pansa è che lui esamina il momento della ‘jacquerie’ rivoluzionaria nei confronti dei vinti, che c’è stata ed è presente anche nel mio libro, ma poi? Perché non è finita?".
    Perché?
    “Una scheggia del Partito Comunista, che faceva riferimento a Pietro Secchia, non vuole perdersi il momento buono: avevano le armi, avevano il controllo di alcuni territori, avevano tutto… quindi, ci potevano provare. Non ci sono riusciti, ma ci hanno provato. E per farlo c’erano da eliminare tutti coloro che rappresentavano un pericolo per il ‘disegno’, come nel caso di Gorizia dove vengono uccisi i membri del Comitato Liberazione Nazionale. O come a Trieste, o come gli industriali di Reggio Emilia…”.
    Poi, con le elezioni del 18 aprile 1948?
    “Si alimenta la fiammata rivoluzionaria. Le schegge minime continuano ad essere presenti nelle varie cellule e nei diversi paesi dove c’è una predominante elettorale comunista. Poi si vanno a riversare negli anni ’60 e ’70, in quelle che poi diventeranno le Brigate Rosse…”.
    C’è dunque un legame che unisce l’azione dei partigiani comunisti, dopo il 25 aprile, con l’attività terroristica delle Br?
    “Sì, c’è un legame. Un ‘filo rosso’, come lo chiama Massimo Caprara, che continua sempre. E l’esame di queste radici storiche l’ho voluto fare sui fatti. Basta leggere, nel capitolo di Reggio Emilia, le dichiarazioni del partigiano William: ‘il Partito Comunista mi ha ordinato di uccidere e di fare la rivoluzione’”.
    Fino ad oggi tutto sommerso…
    “Ma senza la lettura di questi fatti, svanisce anche l’interpretazione della grande spaccatura che c’è, ancora oggi, tra gli italiani; proprio perché non è mai stato esaminato con serenità quello che successe in quegli anni”.
    Attraverso il suo metodo, la trascrizione di episodi violenti, di flash crudeli, non si rischia di riaccendere l’odio?
    “Assolutamente no. Se lo si legge con lo spirito che gli ho voluto dare, restituisce dignità alla memoria. Il rancore nasce proprio dal silenzio. Vanno ricordati sia le vittime che i responsabili”.
    Come mai lascia, in fondo al libro, delle pagine bianche?
    “Per coinvolgere i testimoni, finché ci sono…”.

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  7. #37
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    In Origine Postato da Dragonball
    Già.
    Peccato che nelle vostre manifestazioni i poveri ragazzi australiani,americani,inglesi e neozelandesi che sacrificarono la loro vita per liberarci non li ricordiate affatto come fossero carne da macello dovuta.

    Vi prendete solo voi il merito.
    Immagino la tristezza dei tuoi posti...dalle mie parti invece, ogni hanno si festeggia l'avvenimento invitando quelli che tu hai appena elencato.
    Al monumento della Faggiola come al monumento dell'Omo Morto (sfregiato dai fascisti e subito restaurato) monumento dedicato agli USA che persero decine di giovani per un'imboscata nazista...

    Inutile cercare di rivoltare la storia con la pretesa di accumunare i partigiani ai nazisti..il pansapensiero non passerà.

  8. #38
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    Predefinito La legge di Ohm...

    In Origine Postato da Foetus
    Studiare veramente la cosidetta "resistenza", non quella che ci propinano i Martini e Company, è la più grande propaganda per il fascismo.

    Hanno incarnato tutto il peggio di quegli anni.
    Confondi il culo con le quarantottore come sempre....


  9. #39
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    Predefinito

    In Origine Postato da Gallo Senone
    Altra considerazione caro Ferruccio, io sono per la pacificazione definitiva, senza commistioni e senza dimenticare il passato. Comunque riconosco l'onore delle armi ai giovani di Salò, in buona parte anche loro figli del Nord.
    Io la parola Resistenza la scrivo sempre con la R maiuscola il che e' significativo.Ma c'era anche un Resistenza con la r minuscola..............idem per la RSI.

  10. #40
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Brigata Garibaldi

    In Origine Postato da Ferruccio
    .........sì , dopo morto Stalin ..................
    ===
    BALLE....
    IL GIORNO CHE SUBì L'ATTENTATO SE AVESSE VOLUTO SAREBBE SUCCESSA LA RIVOLUZIONE..... E NON SAREBBERO RIMASTI VIVI NE FASCISTI NE DEMOCRISTI ....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 
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