Il Governo fa retromarcia sull’introduzione di una norma che di fatto depenalizzava la bancarotta. Infatti il Consiglio dei Ministri ha approvato un emendamento al decreto legge sulla competitività che dispone lo stralcio della parte penale del progetto di nuovo diritto fallimentare. E così le pene previste per il reato restano quelle indicate dall’attuale legge fallimentare: 10 anni sia per la bancarotta fraudolenta propria sia per quella impropria mentre nella versione approvata dal Senato la pena era stata invece abbassata nel massimo a 6 anni. Ripristinata anche la parte riguardante la prescrizione del reato: mentre attualmente il reato si cancella in 22 anni e mezzo, per effetto della riduzione delle sanzioni il tempo a disposizione per arrivare a una condanna definitiva sarebbe passato a 15 anni. Fortunatamente il Governo ha deciso di tornare sui suoi passi e molto probabilmente questa retromarcia è frutto della levata di scudi del mondo politico e civile di fronte a una norma che in fin dei conti avrebbe finito per favorire i protagonisti di alcune delle più vergognose vicende finanziarie dell’Italia degli ultimi anni, come i famigerati Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti protagonisti dei crac Parmalat e Cirio che hanno portato alla rovina un numero enorme di famiglie italiane. Il reato, infatti, colpisce chi in modo consapevole e volontario distrae e dissimula i suoi beni con lo scopo di danneggiare i creditori. Oppure chi distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili per evitare la ricostruzione del proprio patrimonio o del movimento dei suoi affari. Sarebbe stato davvero inopportuno ridurre le pene per il reato di bancarotta in quanto il nostro Paese esce da un periodo burrascoso caratterizzato da incresciosi fatti che hanno minato la fiducia del risparmio nei confronti dell’investimento in strumenti finanziari. Non si parlava fino a pochi mesi fa di risparmio tradito? Non si riteneva forse necessaria l’introduzione di norme in grado di tutelare il risparmio e di restituire fiducia ai mercati? All’indomani del crac Parmalat il Governo si era impegnato ad adottare provvedimenti che si ponessero come obiettivo prioritario quello della tutela dei risparmiatori. Ecco, la disposizione adottata dal Governo in materia di bancarotta fraudolenta in seguito corretta dall'esecutivo appare molto contraddittoria in tal senso. Quello che forse non è ancora del tutto chiaro è il fatto che per crescere la nostra economia ha bisogno in grandissima parte di fiducia da parte degli investitori e la decisione appena presa dal Governo di fare retromarcia si può definire corretta e di buon senso in quanto un mercato senza investitori può essere paragonato ad un cantante senza voce. Per cantare ci vuole la voce e la tutela del risparmio deve essere una priorità non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo.
Massimiliano Michele Mellone




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