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Discussione: Congresso Eucaristico

  1. #61
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    IL TEMA
    Le divisioni tra i cristiani davanti all’unico Pane spezzato al centro ieri al Congresso eucaristico La sferzata del presidente del Pontificio consiglio per l’unità:«Diamo scandalo ogni domenica. Che cosa impedisce di cominciare un dialogo chiaro e fraterno proprio dalla città dove greci e latini nel 1098 si incontrarono?»

    L’invito di Kasper: «A Bari un Sinodo ecumenico»

    «Solo insieme possiamo dare all'Europa quella nuova cultura di cui oggi ha bisogno Il proselitismo? Parliamone senza pregiudizi»


    Dal Nostro Inviato A Bari Mimmo Muolo

    Basta con lo «scandalo della divisione che diamo ogni domenica». Basta mettere «altare contro altare». I cristiani devono guardare avanti, alle vere sfide che vengono dalla società. Il secolarismo nell'Europa occidentale, le profonde lacerazioni lasciate dal comunismo nella parte orientale del continente. Per questo il cardinale Walter Kasper propone agli ortodossi: «Celebriamo qui a Bari un sinodo di vescovi greci e latini, come quello del 1098». E anche agli evangelici dice: «Facciamo un'alleanza in favore delle radici cristiane d'Europa». Infine, in entrambe le direzioni, rilancia l'idea che fu già di Giovanni Paolo II nell'enciclica Ut unum sint. «Un dialogo fraterno su come esercitare il ministero petrino oggi e nel futuro cosicché possa essere accettabile per le altre chiese. Cosa impedisce - chiede il porporato tedesco - di incominciare già oggi qui a Bari a discutere la proposta?». Nella giornata dell'ecumenismo, però, la sua domanda rimane senza risposta. Nonostante il presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani si presenti al Congresso eucaristico nazionale con una relazione di grande respiro. Fa un bilancio in chiaroscuro di questi anni, smentisce che sia in atto «un inverno ecumenico» o addirittura l'inizio di una «nuova era glaciale» nei rapporti tra diverse confessioni cristiane. Rassicura gli ortodossi sul proselitismo («non è la nostra intenzione, non è la nostra strategia e non è la nostra politica»). Ma agli ortodossi stessi chiede che sia messa al bando «la scandalosa prassi del ri-battesimo». E soprattutto invita a unire gli sforzi «in favore dei valori comuni: la cultura della vita, la dignità della persona, la solidarietà e la giustizia sociale, la pace e la salvaguardia del creato». «Sono convinto - afferma - che su questa strada già nel prossimo futuro potremmo fare passi concreti». Allo stesso tavolo del presidente del Pontificio consiglio siedono un arcivescovo del Patriarcato di Mosca, Kirill di Jaroslavl' e Rostov (da non confondere con il più noto omonimo, che in pratica è il "ministro degli esteri" di Alessio II), e il vescovo luterano di Helsinki, Eero Huovinen. L'arcivescovo di Terni-Narni-Amelia, monsignor Vincenzo Paglia, da moderatore. I due ospiti ecumenici ascoltano con interesse, ma come fanno intendere nella successiva conferenza stampa (della quale diamo conto a parte), la strada verso l'unità è ancora lunga. Lo stesso Kasper parla di «difficoltà da non sottovalutare». Ma l'impostazione del suo discorso è tutt'altro che pessimistica. Si parte proprio dall'Eucaristia. «Essere cristiani - dice il cardinale - significa vivere secondo la domenica». Ma proprio le divisioni fanno sì che ogni domenica vada in scena lo scandalo di aver posto «altare contro altare» e di aver «ferito l'unica Chiesa di Cristo». «Ecco l'importanza e l'urgenza dell'impegno ecumenico. Esso non è soltanto un affare intraecclesiale - ricorda il porporato -. Una nuova evangelizzazione dell'Europa non sarà possibile senza un nuovo avvicinamento delle chiese e comunità ecclesiali. Solo ecumenicamente saremo in grado di raggiungere una nuova cultura domenicale». L'ecumenismo, però, deve svolgersi a diversi livelli. Accanto al dialogo teologico «che è e rimane fondamentale», ci sono anche «il dialogo della carità, la purificazione della memoria, il superamento dei pregiudizi, un'approfondita mutua conoscenza, la cooperazione pratica nel campo pastorale, culturale, sociale e politico, incontri e visite amichevoli, e non ultimo amicizie personali». Importante soprattutto quella che il presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani definisce «la riconciliazione dei cuori». «Ogni Chiesa ha la sua lista delle lamentele, ma nessuna Chiesa è una comunità di angeli, senza errori e senza peccati». Allora bisogna cominciare dalla conversione. «Non aiuta chiamare solo gli altri a cambiare la rotta, a convertirsi e a pentirsi e ripetere tale richiesta come un ritornello nelle interviste. La convers ione deve cominciare da noi stessi, da ognuno di noi», ha sottolineato il cardinale con riferimento implicito alle continue polemiche da parte russo-ortodossa. All'indirizzo di Mosca Kasper afferma: «Noi riconosciamo che le chiese orientali nei loro Paesi tradizionali hanno improntato una ricca cultura cristiana millenaria. Noi apprezziamo e amiamo questa cultura. Non abbiamo per niente l'intenzione di rendere cattolici i Paesi dove voi fratelli ortodossi siete a casa da molti secoli. Se ci sono singoli casi che danno l'impressione o che sono veramente proselitismo, ne possiamo parlare concretamente e, se necessario, li cambieremo». Anche sul primato petrino la proposta del cardinale è chiara. «Giovanni Paolo II - fa notare - in occasione del sua vista qui a Bari (1984, ndr) ha proposto un'unità che non è assorbimento e neppure fusione. Perché non riflettere insieme su una osmosi fra il principio di sinodalità e collegialità e il principio petrino, che proprio nelle settimane passate ha mostrato la sua forza spirituale?». E proprio sull'«ecumenismo spirituale» mette l'accento da ultimo il presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani. Non si tratta di «una realtà puramente interiore, soggettiva e privata». Quella cristiana «è una spiritualità incarnata». E dunque «nella crisi attuale della cultura europea, questo continente ha bisogno della nostra comune testimonianza». «L'impegno ecumenico - conclude il cardinale - non è un'appendice o un lusso, ma fa parte essenziale della nostra missione». «Il pane eucaristico è il pane per la sopravvivenza della cultura cristiana in Europa».


    Avvenire - 26 maggio 2005

  2. #62
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    CONGRESSO EUCARISTICO: CARD. TOMKO, "RISVEGLIARE LA NOSTRA FEDE" A PARTIRE DALLA MESSA IN PARROCCHIA


    "Nell’Eucaristia Gesù offre oggi la sua salvezza per la vita del nostro mondo, per la redenzione di chi crede e di chi non crede ancora. Ogni volta, e ogni domenica". Lo ha detto il card. Jozef Tomko, presidente del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali, durante l’omelia della concelebrazione e processione eucaristica che si è svolta ieri sera in piazza della Libertà a Bari. Ripercorrendo la storia delle "origini" del sacramento eucaristico, dal Cenacolo fino alla vita delle prime comunità cristiane, il porporato ha sottolineato che "grazie all’Eucaristia la Chiesa rinasce sempre e di nuovo: non come Chiesa di pietre, ma come quella Chiesa viva che siamo tutti noi. Abbiamo un’immensa ricchezza tra le mani: la sorgente dell’amore, Gesù vivo, la misericordia di Dio, la sua forza e il suo sostegno a portata di mano". Di qui l’appello del cardinale: "Apriamo gli occhi! È tempo di sorgere dal sonno, di risvegliare la nostra fede. Non abbiamo bisogno di andare lontano: Gesù è qui, nell’Eucaristia, cammina con noi come con i viandanti di Emmaus". Quanto allo "stile" eucaristico, Tomko ha esortato ad "imparare dai testimoni del nostro tempo, come il cardinale Van Thuan, che riusciva a dire la messa nella cella del carcere con un pezzetto di pane e un goccio di vino avuto come medicina". "Questa fede - ha ammonito il cardinale - deve risorgere con pieno vigore e pieno slancio nelle nostre assemblee domenicali. Anche noi abbiamo bisogno di incontrare intimamente l’amore misericordioso di Gesù Cristo: per ravvivare la nostra fede, per riequilibrare la nostra esistenza, sbattuta tra le onde delle difficoltà della settimana", ma anche - ha concluso Tomko - per la qualità della nostra vita e per la salute mentale e spirituale, per la pace dell’anima e per la felicità del cuore".

    Agenzia Sir

  3. #63
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    CONGRESSO EUCARISTICO, PROCESSIONE
    CORPUS DOMINI CONTEMPORANEA AL PAPA


    In contemporanea alla solenne liturgia presieduta dal papa Benedetto a Roma, anche a Bari il Congresso Eucaristico nazionale ha svolto la sua celebrazione solenne con la processione del Corpus Domini nelle strade cittadine da Piazza della Libertà sino all'antica basilica di san Nicola dove poi è proseguita la devozione dell'adorazione eucaristica.

    La messa in Piazza della Libertà, gremita più che nei giorni passati, è stata presieduta dal cardinale Jozef Tomko, presidente del Comitato pontificio per i Congressi eucaristici internazionali.

    Nell'omelia centrata sull'Eucaristia come dono d'amore di Dio per l'uomo, Tomko ha invitato i fedeli a rispondere a questa iniziativa d'amore di Dio. "apriamo gli occhi - ha detto - è tempo di sorgere dal sonno, risvegliamo la nostra fede. Non abbiamo bisogno di viaggiare lontano; Gesù Cristo è qui, è nell'Eucaristia, cammina con noi come viandante di Emmaus".

    Al termine della messa si è snodata la processione con le confraternite, i disabili, i bambini della prima comunione, i Cavalieri del S.Sepolcro, religiosi e consacrate, seminaristi, diaconi, sacerdoti, cardinali e vescovi,
    autorità e popolo.

    Questa della processione è un'antica consuetudine che Benedetto XVI all'indomani della sua elezione aveva chiesto di ripristinare con solennità speciale specialmente in questo anno che la chiesa cattolica ha dedicato proprio all'Eucaristia.

  4. #64
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    CONGRESSO EUCARISTICO: BIGNARDI (AC), "IL CRISTIANO SI RICONOSCE DA COME VIVE LA DOMENICA"


    "Esiste uno stretto rapporto tra il modo in cui ciascuno vive la domenica e il tipo di cristiano che ciascuno è". Lo ha detto Paola Bignardi, presidente dell’Azione Cattolica italiana, intervenendo all’incontro sul laicato, svoltosi oggi a Bari. "La domenica - ha proseguito la presidente di Ac - può essere vissuta come giorno di riposo o di fuga, come tempo per Dio o tempo per il consumismo, come dono di sé o celebrazione di sé, come isolamento o come relazione". Scelte alternative, queste, che "valgono per i singoli ma anche per le parrocchie, i gruppi, le aggregazioni ecclesiali", perché "il crinale tra il dono di sé e la ricerca di sé è difficile da percorrere". La domenica dei laici, per la presidente di Ac, "non è centrata su noi stessi, ma condivisa, a partire dalla famiglia e da quella famiglia particolare che è la comunità parrocchiale", costituita da "persone che si accolgono reciprocamente così come sono, senza scegliersi". La domenica, ha detto Bignardi, è anche segno della volontà di "sincronizzare il tempo fra di noi" e della volontà di "sincronizzarsi con il cammino, con le ansie di ogni uomo e ogni donna del nostro tempo", perché l’Eucaristia è "spinta alla comunione con tutti, scuola di fraternità". Per i laici, ha concluso la presidente di Ac, partire dalla domenica vuol dire "approfondire quel percorso di dialogo e convergenza avviato in questi decenni", grazie ad una maggiore "maturità" auspicata anche dai vescovi nella "Lettera ai fedeli laici" pubblicata ieri, in modo da "far sentire al mondo il profumo del Vangelo".

    Agenzia Sir

  5. #65
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    CONGRESSO EUCARISTICO: BOFFO ("AVVENIRE"), I LAICI SONO ABITUATI "ALL’AUTONOMIA E ALLA LIBERTÀ DI COSCIENZA"


    "Negli ultimi due decenni, segnati dal carisma wojtyliano, è venuto emergendo un frutto quasi giunto alla sua piena maturazione: si tratta dell’autocoscienza delle aggregazioni laicali spronate a uscire da se stesse e misurarsi col metro della missione ecclesiale": lo ha detto questa mattina a Bari, Dino Boffo, direttore di "Avvenire", che ha coordinato la tavola rotonda delle aggregazioni laicali. Boffo ha poi aggiunto: "Perché stupirci per la convergenza ampia sulla prossima convocazione, avvertita per la rischiosità sul versante civile e culturale? Siamo dipinti con caricature come supini alla gerarchia. Ma non è vero. Noi siamo abituati all’autonomia e alla libertà di coscienza. Dobbiamo proseguire senza arretramenti, pronti per una nuova stagione accanto al successore di Papa Wojtyla, Benedetto XVI". Il segretario generale della Cnal (Consulta delle aggregazioni laicali), Gino Doveri, ha esortato a "prendere coscienza dei legami e della complementarietà tra le aggregazioni, mettendo i rispettivi doni al servizio della Chiesa e dell’annuncio del Vangelo".

    Agenzia Sir

  6. #66
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    CONGRESSO EUCARISTICO: CARD. RUINI, “GRAZIE AI LAICI PER L’IMPEGNO NEL REFERENDUM”


    Un “grazie” ai fedeli laici “per l’impegno attivo nel referendum, che alla fine è un impegno a favore di ciò che è proprio di ogni essere umano, che non può mai essere ridotto a un mezzo ma rimane sempre un fine”. A rivolgerlo da Bari è stato il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, al termine dell’incontro sul laicato. Dopo aver ringraziato i laici “per il percorso fatto in questi anni”, il cardinale li ha ringraziati anche “per il cammino ulteriore da percorrere, di cui l’Italia e in senso più ampio l’umanità hanno bisogno, perché il mondo cambia velocemente, e l’amore di Cristo va capito e vissuto sempre di nuovo. I laici - ha concluso il presidente della Cei - possono e devono farlo dentro il mondo, nella società, nella cultura, a favore della vita, per essere quel fermento di cui parla il Vangelo con umiltà e pazienza, ma anche con coraggio e fiducia”. Quanto al rapporto tra associazioni e movimenti all’interno della Chiesa, Ruini ha precisato: “La pluralità è legittima, e spesso è benefica, ma non deve perdere mai di vista la sua fonte, che è l’unità eucaristica: il popolo cristiano si nutre e ritorna all’Eucaristia, questo è il dinamismo profondo della vita cristiana”.


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  7. #67
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    CONGRESSO EUCARISTICO: LE AGGREGAZIONI LAICALI CATTOLICHE, LA NOSTRA UNIONE SI FONDA “SULLA COMUNIONE E SULL'AMORE RECIPROCO”


    “Non vi aspettate la creazione di strutture tipo il Katholikentag tedesco. Io personalmente sono contrario. Invece il rapporto tra le varie aggregazioni laicali deve fondarsi sulla comunione e sull'amore reciproco”: lo ha detto oggi a Bari il fondatore della Comunità di S.Egidio, Andrea Riccardi, durante la conferenza stampa che ha fatto seguito all'incontro mattutino sull'Eucaristia e le aggregazioni laicali. “La nostra unione - ha aggiunto don Julian Carron, presidente di Comunione e Liberazione - si vede nella missione che svolgiamo nel mondo, partecipando ai problemi dell’uomo nel vivere reale. La nostra missione si manifesta nel come viviamo da credenti la vita di tutti”. Secondo Gino Doveri, della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali, “ogni aggregazione è chiamata a svolgere un compito specifico, senza trascurare il compito più generale di tutti i cristiani che consiste nel dare il proprio contributo, collaborando - se necessario - per il bene della Chiesa e del mondo”. Anche da parte di Salvatore Martinez, del Rinnovamento nello Spirito Santo, è stato sottolineato che le aggregazioni sono da considerarsi “forme 'provvidenziali' nella Chiesa per rispondere a specifici bisogni. Le stesse sono chiamate a dare il loro aiuto alle Chiese locali”. Per Giuseppe Savagnone, docente di filosofia ed editorialista di diverse testate cattoliche “occorre un risveglio dei fedeli laici ‘comuni’ perché altrimenti si verifica che quasi gli unici laici che vivono una dimensione pubblica sono quelli delle aggregazioni”.


    Agenzia Sir

  8. #68
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    CONGRESSO EUCARISTICO: ASSOCIAZIONI CATTOLICHE “UNITE” SUL REFERENDUM


    Tra i gruppi, le associazioni e i movimenti cattolici c'è una “unità nel sentire sull’astensione, maturata nell'ambito della riflessione sul progetto culturale della Chiesa italiana in merito alla questione antropologica”. Lo ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, nel corso della conferenza stampa svoltasi oggi al Congresso eucaristico nazionale. “Questa unità nel sentire sull'astensione - ha detto Riccardi - è un discorso maturato molto coerentemente negli anni, quando poi ci si è trovati davanti ad una scelta specifica non ha fatto altro che concretizzarsi”. Ad una domanda su presunte “indicazioni” ai propri aderenti, Riccardi ha risposto rendendo nota la sua posizione personale, “io non andrò a votare”, e ha osservato: “Dobbiamo smetterla di decidere su questioni centrali per la vita della gente e per il cuore dell'uomo a botte di referendum. Il referendum è uno strumento inadeguato per questioni così delicate: se si va avanti così, decideremo su questioni che riguardano l'umanità dell'uomo a botte umorali e sentimentali”. Anche per Salvatore Martinez, coordinatore nazionale del Rinnovamento dello Spirito, “lo strumento referendario è inadeguato”, perché in gioco nella consultazione del 12 e 13 giugno c'è “la sacralità della vita”: la legge 40, ha aggiunto, “è una legge legittima, che attende di essere sperimentata, e la volgarizzazione di questi temi non rende giustizia all’intelligenza di coloro che l’hanno votata e che ora dovrebbero garantire la sua applicazione”. I cattolici, ha concluso Martinez citando Giovanni Paolo II, “hanno il dovere di astenersi quando ritengono che una legge già non conforme pienamente alla dottrina sociale della Chiesa potrebbe essere modificata in senso peggiorativo”. Dello stesso avviso, don Julian Carron, presidente di Comunione e Liberazione.

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  9. #69
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    A BARI IN 500.000 PER PAPA BENEDETTO XVI: UNA NOTTE DI LUCE PER ATTENDERLO. IN PUGLIA SARA' ANCHE INAUGURATA UNA SEDE REGIONALE DEI PAPABOYS.
    (di Francesco Baggetta) venerdì 27 maggio 2005 ore 20.20

    http://www.papaboys.it/


    BARI - (27 Maggio, h.20.21) - La città di Bari sta aspettando con gioia e trepidazione l’arrivo di Papa Benedetto XVI. Saranno circa 500.000 i fedeli che accoglieranno il Santo Padre con affetto e calore. Il sindaco del capoluogo pugliese, Michele Emiliano, si è espresso con toni entusiastici a proposito della partecipazione al Congresso Eucaristico sottolineando che “la presenza di ciascuno accanto al Papa è importante e richiesta. La città avrà la grande gioia di essere la prima meta in Italia del Papa”. Il sindaco ha affermato che " inizialmente nel comitato quasi non osavamo pensare alla cifra di 500mila presenze, temendo che la città non reggesse. Oggi ho motivo di ritenere che dovremmo farcela da ogni punto di vista: logistico, di servizi, di accoglienza e trasporto. Non c'è assolutamente da spaventarsi". Emiliano ha tenuto a precisare che "Bari è più pronta di quanto non pensavamo, possiamo dire con tranquillità a quanta più gente possibile di venire a Bari, senza timori di alcun genere". Sono tutti in attesa del Santo Padre che domenica 29 presiederà la Santa Messa conclusiva. Alla vigilia di questa occasione sabato 28 maggio alle 24.00, dall’Ansa Marisabella di Bari, andra’ in onda su RaiUno “Notte di luce… aspettando domenica”, una serata di festa e incontro presentata da Tosca D’Aquino, Caterina Verteva, Beppe Fiorello e Sergio Rubini con la partecipazione straordinaria di Giancarlo Giannini. “Notte di luce… aspettando domenica” e’ una proposta originale di spettacolo, sotto forma di narrazione, che prende ispirazione dall’idea di fondo di tutto il Congresso eucaristico “Senza la Domenica non possiamo vivere”.


    Alcuni partecipanti al Congresso Eucaristico

    In particolare si ricollega alla tradizione delle prime comunità cristiane che celebravano l’Eucaristia nella notte tra il sabato e la domenica. La serata si snoderà attorno a quattro momenti fondamentali: - L’esperienza della notte come tempo della ricerca e dello smarrimento, del dolore e della speranza, persi nelle tenebre ma in fiduciosa attesa dell’alba; notte in cui sembrano chiudersi le speranze come la pietra che sigilla il sepolcro di Cristo. - In questa notte vegliano figure femminili, donne che portano profumi di domanda e di ricerca: Chi ci rotolerà via la pietra dal sepolcro? Chi potrà farci ancora sperare? Tra le donne, Maria, la vergine di Nazareth si presenta come colei che spera contro ogni speranza e annuncia l’arrivo della luce. - Ma l’arrivo della Parola di risurrezione, schiude la pietra e apre la possibilità a uomini e donne di tutti i tempi di testimoniare la forza della vita che viene da Cristo Risorto. Testimoni del risorto sono i martiri di Abitene del IV secolo ed i martiri di oggi, dall’Iraq, al Vietnam, all’Africa. - L’incontro con il Risorto attraverso l’Eucaristia, nel giorno a Lui dedicato, diventa una danza contagiosa come fuoco che si spande e illumina una notte che sembra ormai non avere più oscurità. Il programma sarà caratterizzato da un continuo passaggio di testimone tra i partecipanti: ai conduttori e’ affidato il compito di sottolineare, grazie alla lettura di brani scelti, i diversi argomenti proposti, esaltati dalla proiezione di filmati, immagini e dall’uso di effetti sonori. Persone comuni, invece, racconteranno esperienze vissute, come la tossicodipendenza, la perdita del lavoro o la morte di un figlio. Il Maestro Leonardo De Amicis e i cantanti Ron, Linda, Antonella Ruggiero e i Matia Bazar insieme ad un coro gospel animeranno la serata con l’interpretazione di famosi brani musicali. “Notte di luce… aspettando domenica” e’ un programma di: Ivano Balduini, Massimo Bernardini, Alfredo Feretti e Giampiero Solari. La regia e’ di: Duccio Forzano Il programma e’ in collaborazione con la Ballandi Entertainment Spa Domenica 29 maggio alle 9,30, a conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale, verrà trasmessa sempre su Raiuno e a cura del Tg1 la Santa Messa presieduta da Papa Benedetto XVI. Telecronista Fabio Zavattaro Regia Milena Dilani.





    Il mese di giugno sarà ricco di iniziative per i Papaboys. Proprio in Puglia il 2 giugno è prevista l'inaugurazione della Sede provinciale dei Papaboys di Lecce/Brindisi in Via Gioberti a Veglie, alle ore 19 . Alle ore 20.30 presso Piazza Ferrari sarà rappresentato il Musical 'Madre Teresa (di Michele Paulicelli) a cura della Compagnia Teatrale Karol. Per informazioni il referente provinciale dei Papaboys è Gabriele Malerba (339/3113254 oppure 328/9126227) All'evento parteciperanno autorità politiche e religiose ed i rappresentanti nazionali e regionali dell'Associazione Papaboys. Il 15 giugno sarà la volta del I Congresso Nazionale dell'Associazione Papaboys presso l'Università Europea di Roma.Di seguito proponiamo la lettera indirizzata a tutti i nostri associati.

    Ciao amico,
    e' arrivato anche il momento dell'inizio ufficiale dell'attività dell'Associazione Papaboys a livello nazionale. Sempre al fianco di Papa Karol, consapevoli della importanza 'ereditaria' che ci ha lasciato: continuare a portare Gesù nel mondo di oggi, ai nostri amici, a chi la pensa come noi, ma anche a chi non ha ancora scoperto la bellezza di innamorarsi del Figlio dell'Uomo. In queste ore qui a Roma, dalla Presidenza Nazionale stiamo provvedendo ad inviare a tutti Voi il materiale dell'Associazione sia per i Soci Simpatizzanti, sia per quelli Sostenitori: grazie di aver risposto in tanti alla nostra chiamata, ma dobbiamo ancora crescere, essere sempre di piu', per cambiare un po' di questo mondo che non sempre ci piace. Sono già arrivati i cappellini e le magliette dell'Associazione, inoltre vi invieremo una prima copia della nostra rivista ufficiale: nei primi giorni di Giugno, inoltre, vi invieremo anche gratuitamente la copia della rivista che e' in tipografia e che parlerà anche del nostro 1° Congresso Nazionale del 15 Giugno a Roma. Quando ci vediamo? Questo è l'elenco delle nostre attività in tutta Italia da oggi fino al 30 del mese di Giugno. In ogni situazione ed incontro trovate dei riferimenti e referenti per essere presenti. Vi aspettiamo, per conoscerci di persona, e per iniziare a dar fuoco al mondo... con l'amore che Papa Karol ci ha lasciato e che Papa Joseph ha iniziato a trasmetterci. 29 Maggio: Con il Papa al Congresso Eucaristico di Bari, inaugureremo la sede regionale della Puglia... in Via Storto Molino dei Preti, 3 - Corato (Bari) Peppino Peppino (080/8727960 - 333/3204358).. e quale migliore occasione se non quella della conclusione del congresso Eucaristico e della presenza del nostro nuovo papa!!!
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  10. #70
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    ROMA
    Una grande partecipazione popolare ha accompagnato la tradizionale liturgia nel cuore dell’Urbe. Ratzinger ha chiesto di aprire le proprie case al Signore perché ogni vita umana a tutte le latitudini possa davvero riempirsi della sua presenza

    Il Papa: «Il Pane, luce per le nostre strade»

    Oltre 40mila fedeli alla celebrazione del Corpus Domini presieduta da Benedetto XVI Nell’omelia della Messa Ratzinger ha definito la processione un segno del compito affidato al popolo di Dio di portare il Vangelo ai confini del mondo Tantissima gente lungo il percorso che ha collegato il Laterano a Santa Maria Maggiore

    Da Roma Salvatore Mazza

    Il cammino del popolo di Dio. Per «portare il Vangelo nelle strade del mondo, ai confini del mondo, a tutte le nazioni». In cammino per testimoniare «la volontà di seguire Cristo», di seguire «colui che ci precede». Per dire pubblicamente l'unità degli intenti dei seguaci di Cristo. E, per questo, «la processione vuole essere una grande e pubblica benedizione per questa nostra città: Cristo è in persona la benedizione divina per il mondo, il raggio della sua benedizione si estenda a tutti noi». C'erano oltre quarantamila persone, ieri sera, sul sagrato di San Giovanni, cattedrale di Roma, per la messa del Corpus Domini celebrata da Benedetto XVI. E altre decine di migliaia lungo via Merulana, fasciata di bandiere bianche e gialle, che unisce la Basilica laterana a Santa Maria Maggiore, e percorsa dalla processione eucaristica che, terminata la celebrazione, lo stesso Papa Ratzinger ha guidato mentre a Roma iniziava a imbrunire. Una ricorrenza, questa del Corpus Domini, che con l'omaggio floreale dell'8 dicembre all'Immacolata in piazza di Spagna costituisce il più «romano» e popolare degli appuntamenti fissi del Pontefice, per la prima volta presieduto dal Benedetto XVI. Che nell'omelia della Messa ha sottolineato come nel sacramento dell'Eucaristia «il Signore è sempre in cammino verso il mondo», e chiede a tutti i credenti di «portare Cristo, presente nella figura del pane, sulle strade della nostra città», «affidando» così non solo le strade e le case di Roma, ma del mondo intero, «alla bontà del Signore». «Le nostre case - ha detto il Papa - siano case per lui e con lui! La nostra vita di ogni giorno sia penetrata dalla sua presenza. Con questo gesto - ha aggiunto - mettiamo sotto i suoi occhi le sofferenze degli ammalati, la solitudine di giovani e anziani, le tentazioni, le paure, tutta la nostra vita». Insistendo quindi «sull'aspetto universale della presenza eucaristica», Papa Ratzinger ha ancora posto l'accento sul fatto che «fare la comunione non è mangiare come un semplice pezzo di pane». Questo gesto infatti implica l'«entrare in comunione con la persona del Signore vivo»; e dunque «questa comunione, questo atto del "mangiare" - ha proseguito il Pontefice - è realmente un incontro tra due persone, è un lasciarci penetrare dalla vita di colui che è il mio Creatore e Redentore». Scopo di questa comunione, allora, «è l'assimilazione della mia vita alla sua, la mia trasformazione e conformazione a colui che è amore vivo. Perciò questa comunione implica l'adorazione, implica - ha insistito - la volontà di seguire Cristo, di seguire Colui che ci precede». E «adorazione e processione fanno perciò parte di un unico gesto di comunione: rispondono al suo mandato "Prendete e mangiate"». Significativo, a questo riguardo, che la tappa conclusiva della processione romana per antonomasia sia allora la basilica di Santa Maria Maggiore, «nell'incontro con la Madonna - ha spiegato - chiamata dal caro Papa Giovanni Paolo II "Donna eucaristica"». Infatti «davvero Maria - ha detto Benedetto XVI - ci insegna che cosa sia entrare in comunione con Cristo: Maria ha offerto la propria carne, il proprio sangue a Gesù ed è divenuta tenda viva del Verbo, lasciandosi penetrare nel corpo e nello spirito». All'inizio della messa, alla quale hanno partecipato tra gli altri i cardinali Julian Erranz, Sergio Sebastiani e Crescenzio Sepe, e monsignor Stanislao Dziwisz, segretario di Papa Wojtyla e prefetto aggiunto della Casa pontificia, Benedetto XVI ha invitato a chiedere «perdono per le mancanze che feriscono l'integrità del corpo ecclesiale». Alla preghiera dei fedeli, richiamando il Congresso eucaristico di Bari del quale, domenica prossima, Papa Ratzinger presiederà la Messa conclusiva, si è pregato «per la Chiesa italiana» e perché tra i suoi frutti l'appuntamento in corso nel capoluogo pugliese «rinnovi nelle comunità cristiane la consapevolezza che la domenica è la Pasqua della settimana, giorno del Signor e, giorno della Chiesa, giorno di festa che prefigura cieli nuovi e terra nuova». Terminata la celebrazione, come detto all'inizio, è stato lo stesso Pontefice a guidare il cammino processionale dei fedeli lungo la via Merulana. Inginocchiato davanti all'ostensorio, Papa Ratzinger ha atteso che partissero le Confraternite e i fedeli, quindi, quando anche cardinali e vescovi hanno lasciato il sagrato, portando l'ostensorio Benedetto XVI è salito col mantello bianco e a capo scoperto sull'autocarro aperto, coperto solo da un tendalino, già utilizzato in passato nelle stesse occasioni da Papa Wojtyla. Il Pontefice è rimasto inginocchiato per tutto il percorso della processione, accompagnata dalla lettura di brani delle Scritture e meditazioni rilanciate da un altoparlante. Benedetto XVI è giunto a Santa Maria Maggiore quando ormai era già buio, la piazza illuminata dalle fiaccole tenute in mano dai fedeli. Sceso dal veicolo, il Papa ha portato l'ostensorio fino all'altare allestito sul sagrato. Il rito si è concluso con il canto del Tantum ergo e la benedizione apostolica.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 
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