IL TEMA
Le divisioni tra i cristiani davanti all’unico Pane spezzato al centro ieri al Congresso eucaristico La sferzata del presidente del Pontificio consiglio per l’unità:«Diamo scandalo ogni domenica. Che cosa impedisce di cominciare un dialogo chiaro e fraterno proprio dalla città dove greci e latini nel 1098 si incontrarono?»
L’invito di Kasper: «A Bari un Sinodo ecumenico»
«Solo insieme possiamo dare all'Europa quella nuova cultura di cui oggi ha bisogno Il proselitismo? Parliamone senza pregiudizi»
Dal Nostro Inviato A Bari Mimmo Muolo
Basta con lo «scandalo della divisione che diamo ogni domenica». Basta mettere «altare contro altare». I cristiani devono guardare avanti, alle vere sfide che vengono dalla società. Il secolarismo nell'Europa occidentale, le profonde lacerazioni lasciate dal comunismo nella parte orientale del continente. Per questo il cardinale Walter Kasper propone agli ortodossi: «Celebriamo qui a Bari un sinodo di vescovi greci e latini, come quello del 1098». E anche agli evangelici dice: «Facciamo un'alleanza in favore delle radici cristiane d'Europa». Infine, in entrambe le direzioni, rilancia l'idea che fu già di Giovanni Paolo II nell'enciclica Ut unum sint. «Un dialogo fraterno su come esercitare il ministero petrino oggi e nel futuro cosicché possa essere accettabile per le altre chiese. Cosa impedisce - chiede il porporato tedesco - di incominciare già oggi qui a Bari a discutere la proposta?». Nella giornata dell'ecumenismo, però, la sua domanda rimane senza risposta. Nonostante il presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani si presenti al Congresso eucaristico nazionale con una relazione di grande respiro. Fa un bilancio in chiaroscuro di questi anni, smentisce che sia in atto «un inverno ecumenico» o addirittura l'inizio di una «nuova era glaciale» nei rapporti tra diverse confessioni cristiane. Rassicura gli ortodossi sul proselitismo («non è la nostra intenzione, non è la nostra strategia e non è la nostra politica»). Ma agli ortodossi stessi chiede che sia messa al bando «la scandalosa prassi del ri-battesimo». E soprattutto invita a unire gli sforzi «in favore dei valori comuni: la cultura della vita, la dignità della persona, la solidarietà e la giustizia sociale, la pace e la salvaguardia del creato». «Sono convinto - afferma - che su questa strada già nel prossimo futuro potremmo fare passi concreti». Allo stesso tavolo del presidente del Pontificio consiglio siedono un arcivescovo del Patriarcato di Mosca, Kirill di Jaroslavl' e Rostov (da non confondere con il più noto omonimo, che in pratica è il "ministro degli esteri" di Alessio II), e il vescovo luterano di Helsinki, Eero Huovinen. L'arcivescovo di Terni-Narni-Amelia, monsignor Vincenzo Paglia, da moderatore. I due ospiti ecumenici ascoltano con interesse, ma come fanno intendere nella successiva conferenza stampa (della quale diamo conto a parte), la strada verso l'unità è ancora lunga. Lo stesso Kasper parla di «difficoltà da non sottovalutare». Ma l'impostazione del suo discorso è tutt'altro che pessimistica. Si parte proprio dall'Eucaristia. «Essere cristiani - dice il cardinale - significa vivere secondo la domenica». Ma proprio le divisioni fanno sì che ogni domenica vada in scena lo scandalo di aver posto «altare contro altare» e di aver «ferito l'unica Chiesa di Cristo». «Ecco l'importanza e l'urgenza dell'impegno ecumenico. Esso non è soltanto un affare intraecclesiale - ricorda il porporato -. Una nuova evangelizzazione dell'Europa non sarà possibile senza un nuovo avvicinamento delle chiese e comunità ecclesiali. Solo ecumenicamente saremo in grado di raggiungere una nuova cultura domenicale». L'ecumenismo, però, deve svolgersi a diversi livelli. Accanto al dialogo teologico «che è e rimane fondamentale», ci sono anche «il dialogo della carità, la purificazione della memoria, il superamento dei pregiudizi, un'approfondita mutua conoscenza, la cooperazione pratica nel campo pastorale, culturale, sociale e politico, incontri e visite amichevoli, e non ultimo amicizie personali». Importante soprattutto quella che il presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani definisce «la riconciliazione dei cuori». «Ogni Chiesa ha la sua lista delle lamentele, ma nessuna Chiesa è una comunità di angeli, senza errori e senza peccati». Allora bisogna cominciare dalla conversione. «Non aiuta chiamare solo gli altri a cambiare la rotta, a convertirsi e a pentirsi e ripetere tale richiesta come un ritornello nelle interviste. La convers ione deve cominciare da noi stessi, da ognuno di noi», ha sottolineato il cardinale con riferimento implicito alle continue polemiche da parte russo-ortodossa. All'indirizzo di Mosca Kasper afferma: «Noi riconosciamo che le chiese orientali nei loro Paesi tradizionali hanno improntato una ricca cultura cristiana millenaria. Noi apprezziamo e amiamo questa cultura. Non abbiamo per niente l'intenzione di rendere cattolici i Paesi dove voi fratelli ortodossi siete a casa da molti secoli. Se ci sono singoli casi che danno l'impressione o che sono veramente proselitismo, ne possiamo parlare concretamente e, se necessario, li cambieremo». Anche sul primato petrino la proposta del cardinale è chiara. «Giovanni Paolo II - fa notare - in occasione del sua vista qui a Bari (1984, ndr) ha proposto un'unità che non è assorbimento e neppure fusione. Perché non riflettere insieme su una osmosi fra il principio di sinodalità e collegialità e il principio petrino, che proprio nelle settimane passate ha mostrato la sua forza spirituale?». E proprio sull'«ecumenismo spirituale» mette l'accento da ultimo il presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani. Non si tratta di «una realtà puramente interiore, soggettiva e privata». Quella cristiana «è una spiritualità incarnata». E dunque «nella crisi attuale della cultura europea, questo continente ha bisogno della nostra comune testimonianza». «L'impegno ecumenico - conclude il cardinale - non è un'appendice o un lusso, ma fa parte essenziale della nostra missione». «Il pane eucaristico è il pane per la sopravvivenza della cultura cristiana in Europa».
Avvenire - 26 maggio 2005




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