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  1. #1
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    Predefinito Rispondete, per favore:

    Rispondete, per favore:


    Oggi Ezio Mauro ha scritto su La Repubblica un commento di una chiarezza e profondita’, che secondo me meriterebbe il volantinaggio fuori dai licei.
    Pero’ c’e’ un passaggio che mi e’ risultato oscuro, e mi rivolgo a voi, professionisti della politica, per avere delucidazioni.

    Il passaggio e’ questo:

    Studiosi come Beck, come Bauman ci hanno avvertiti per tempo che i poveri sentono come per la prima volta i ricchi non abbiano più bisogno di loro, qui nel primo mondo. Ma se salta il nesso tra povertà e ricchezza, il conflitto e la dialettica tra servo e padrone, si spezza il vincolo storico di solidarietà necessaria, salta il "tavolo di pacificazione" dei conflitti, non è tutto il modello sociale e culturale europeo che entra in crisi?

    Ora, poiche’ sono certo che Ezio Mauro scriva quello che molti dirigenti della sinistra pensano, qualcuno mi saprebbe spiegare dove ci sta portando la Sinistra?

    Grazie.




    Per correttezza d’informazione
    Anche se qualcuno si annoia
    Posto il pezzo di Ezio Mauro:


    L'Italia a nudo
    nell'Europa debole
    di EZIO MAURO

    DOPO l'allarme francese, la conferma olandese. Dunque, la Francia non era la grande eccezione alla fede europea riconosciuta e accettata in tutta Europa. Anzi, il massiccio "no" olandese ci costringe a ricordare che proprio qui era cominciato tutto già tre anni fa, quando l'esecuzione pubblica di Pim Fortuyn avrebbe dovuto segnalare la perdita dell'"innocenza" per tutto il continente insieme con una scomoda novità: il modello di un'Europa multiculturale, virtuosa, comunitaria e politicamente corretta poteva essere infilzato e denudato dal moderno populismo di un leader che usciva in limousine dalle vecchie categorie di destra e sinistra, mettendo fuorigioco la politica tradizionale per rappresentare il nuovo spaesamento europeo con una voce talmente alta e talmente inconsueta da eccitare gli spari del suo assassino.

    Oggi - tre anni dopo - tutta la politica europea, tutta la sua classe dirigente indistinta deve affrontare all'improvviso il fallimento dell'ultima ideologia superstite dopo la morte delle religioni politiche del Novecento. È quell'europeismo senza politica e senza passione che si è costruito come un meccano di regole interne ed esterne, nella convinzione che potesse soltanto crescere e svilupparsi fino a compiersi e infine realizzarsi, come un sostituto moderno dell'"avvenire" bolscevico. Dico Europa senza politica perché si è data l'impressione che il Parlamento di Strasburgo fosse condannato ad una sovranità limitata, che la Commissione di Bruxelles fosse composta da politici retrocessi a funzionari, mentre i Capi di Stato e di governo restavano plenipotenziari ma distanti, occupati in cose più importanti, comunque "altrove".

    Soprattutto, si è pensato che la moneta unica potesse segnare da sola la trasformazione dell'Europa da mercato a soggetto politico. Volendo, questo avrebbe potuto essere un atto di fede straordinario, supremo, nel mercato, inteso addirittura come suscitatore e fondatore di istituzioni sovranazionali e democratiche. Ma nessuno ha avuto il coraggio di teorizzarlo.

    E la moneta è nata, così, politicamente e culturalmente sterile, come se fosse soltanto la proiezione geometrica dei parametri di Maastricht. È a questo punto che è sorto un problema, che nella sua essenza è un problema di democrazia. I parametri erano indispensabili per costruire a forza quella convergenza e quell'uniformità di base tra i Paesi necessarie per l'unione: e noi italiani lo sappiamo bene, meglio di tutti. Ma - ecco il problema che abbiamo segnalato nel dicembre del 2001 - i parametri sono per loro natura sordi e ciechi, non contemplano la variabile della pubblica opinione, sono indifferenti ad un problema capitale delle democrazie occidentali, il problema del consenso.

    Segue su: http://www.repubblica.it/2005/f/sezi...e/edirefe.html

  2. #2
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    Predefinito Re: Rispondete, per favore:

    In Origine Postato da AldoVincent
    Rispondete, per favore:


    Oggi Ezio Mauro ha scritto su La Repubblica un commento di una chiarezza e profondita’, che secondo me meriterebbe il volantinaggio fuori dai licei.
    Pero’ c’e’ un passaggio che mi e’ risultato oscuro, e mi rivolgo a voi, professionisti della politica, per avere delucidazioni.

    Il passaggio e’ questo:

    Studiosi come Beck, come Bauman ci hanno avvertiti per tempo che i poveri sentono come per la prima volta i ricchi non abbiano più bisogno di loro, qui nel primo mondo. Ma se salta il nesso tra povertà e ricchezza, il conflitto e la dialettica tra servo e padrone, si spezza il vincolo storico di solidarietà necessaria, salta il "tavolo di pacificazione" dei conflitti, non è tutto il modello sociale e culturale europeo che entra in crisi?

    Ora, poiche’ sono certo che Ezio Mauro scriva quello che molti dirigenti della sinistra pensano, qualcuno mi saprebbe spiegare dove ci sta portando la Sinistra?

    Grazie.




    Per correttezza d’informazione
    Anche se qualcuno si annoia
    Posto il pezzo di Ezio Mauro:


    L'Italia a nudo
    nell'Europa debole
    di EZIO MAURO

    DOPO l'allarme francese, la conferma olandese. Dunque, la Francia non era la grande eccezione alla fede europea riconosciuta e accettata in tutta Europa. Anzi, il massiccio "no" olandese ci costringe a ricordare che proprio qui era cominciato tutto .............................

    Segue su: http://www.repubblica.it/2005/f/sezi...e/edirefe.html
    Credo che non bisogna farsi delle masturbazioni mentali come fanno questi teorici della teoria.
    bisogna chiedersi chi sono i poveri?
    il povero di oggi (non mi riferisco all'ultrapoverta come barboni o mendicanti)è quello che vive del proprio lavoro ,maggiormente di quello dipendente non sono esclusi alcuni casi di artigiani di lavori marginali e non piu richiesti come prima, oppure i pensionati ceh vivono della pensione senza altre entrate.
    i ricchi chi sono?
    sono degli opportunisti che sono riusciti a prendere un treno che va piu veloce di altri vivono del lavoro e delle tasse del popolo senza farsi scrupolo se non quadrano i conti a licenziare,porre in cassa integrazione,alzare le tasse tutte manovre consentitegli dal gran potere che essi hanno e non costano a loro gran fatica ma solo qualche riunione che si svolge tra una battuta e un'altra................
    scusami ma a me piuace essere pratico

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Rispondete, per favore:

    In Origine Postato da VIVIBILITY
    Credo che non bisogna farsi delle masturbazioni mentali come fanno questi teorici della teoria.
    bisogna chiedersi chi sono i poveri?
    il povero di oggi (non mi riferisco all'ultrapoverta come barboni o mendicanti)è quello che vive del proprio lavoro ,maggiormente di quello dipendente non sono esclusi alcuni casi di artigiani di lavori marginali e non piu richiesti come prima, oppure i pensionati ceh vivono della pensione senza altre entrate.
    i ricchi chi sono?
    sono degli opportunisti che sono riusciti a prendere un treno che va piu veloce di altri vivono del lavoro e delle tasse del popolo senza farsi scrupolo se non quadrano i conti a licenziare,porre in cassa integrazione,alzare le tasse tutte manovre consentitegli dal gran potere che essi hanno e non costano a loro gran fatica ma solo qualche riunione che si svolge tra una battuta e un'altra................
    scusami ma a me piuace essere pratico
    =
    LA SINISTRA, QUESTA SINISIRA, VA DOVE è SEMPRE ANDATA...... A RIMORCHIO DEI PADRONI E CON IL TREALBERI IN BOLINA.....
    QUANTO ALL' ARTICOLO è UN'ACCOZZAGLIA DI LUOGHI COMUNI PARTICOLARMENTE ASSEMBLATI PER NON DIR NIENTE DI NUOVO NE DI INTERESSANTE.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Re: Rispondete, per favore:

    In Origine Postato da cciappas
    =
    LA SINISTRA, QUESTA SINISIRA, VA DOVE è SEMPRE ANDATA...... A RIMORCHIO DEI PADRONI E CON IL TREALBERI IN BOLINA.....
    QUANTO ALL' ARTICOLO è UN'ACCOZZAGLIA DI LUOGHI COMUNI PARTICOLARMENTE ASSEMBLATI PER NON DIR NIENTE DI NUOVO NE DI INTERESSANTE.

    E' un commento superficiale.
    Ma tu sai come si va in bolina?

  5. #5
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    Predefinito Re: Rispondete, per favore:

    [QUOTE]In Origine Postato da AldoVincent
    [B]Rispondete, per favore:


    Oggi Ezio Mauro ha scritto su La Repubblica un commento di una chiarezza e profondita’, che secondo me meriterebbe il volantinaggio fuori dai licei.
    Pero’ c’e’ un passaggio che mi e’ risultato oscuro, e mi rivolgo a voi, professionisti della politica, per avere delucidazioni.

    Il passaggio e’ questo:

    Studiosi come Beck, come Bauman ci hanno avvertiti per tempo che i poveri sentono come per la prima volta i ricchi non abbiano più bisogno di loro, qui nel primo mondo. Ma se salta il nesso tra povertà e ricchezza, il conflitto e la dialettica tra servo e padrone, si spezza il vincolo storico di solidarietà necessaria, salta il "tavolo di pacificazione" dei conflitti, non è tutto il modello sociale e culturale europeo che entra in crisi?
    Io non sono un professionista della politica però provo a rispondere cmq. Credo che sia veramente entrato in crisi il modello "post-89" scelto dalle classi dirigenti, dopo la caduta del muro di Berlino, e cioè quel modello politico basato sul liberismo, sul progressimo e sulla moderazione dialetica e culturale, le scelte europee si sono basate su questi tre canoni che di fronte all'invasione produttivistica orientale, all'invasione di diseredati di altri paesi, alle difficoltà economiche, non hanno retto. E la gente lo ha capito molto bene, e non si fida più delle promesse di moderazione sociale e "compartecipazione economica" fatte dai ricchi, perchè il peso da sopportare è tutto riversato da una parte sola.


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    Posto il pezzo di Ezio Mauro:
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    di EZIO MAURO
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    Oggi - tre anni dopo - tutta la politica europea, tutta la sua classe dirigente indistinta deve affrontare all'improvviso il fallimento dell'ultima ideologia superstite dopo la morte delle religioni politiche del Novecento. È quell'europeismo senza politica e senza passione che si è costruito come un meccano di regole interne ed esterne, nella convinzione che potesse soltanto crescere e svilupparsi fino a compiersi e infine realizzarsi, come un sostituto moderno dell'"avvenire" bolscevico. Dico Europa senza politica perché si è data l'impressione che il Parlamento di Strasburgo fosse condannato ad una sovranità limitata, che la Commissione di Bruxelles fosse composta da politici retrocessi a funzionari, mentre i Capi di Stato e di governo restavano plenipotenziari ma distanti, occupati in cose più importanti, comunque "altrove".
    Soprattutto, si è pensato che la moneta unica potesse segnare da sola la trasformazione dell'Europa da mercato a soggetto politico. Volendo, questo avrebbe potuto essere un atto di fede straordinario, supremo, nel mercato, inteso addirittura come suscitatore e fondatore di istituzioni sovranazionali e democratiche. Ma nessuno ha avuto il coraggio di teorizzarlo.
    E la moneta è nata, così, politicamente e culturalmente sterile, come se fosse soltanto la proiezione geometrica dei parametri di Maastricht. È a questo punto che è sorto un problema, che nella sua essenza è un problema di democrazia. I parametri erano indispensabili per costruire a forza quella convergenza e quell'uniformità di base tra i Paesi necessarie per l'unione: e noi italiani lo sappiamo bene, meglio di tutti. Ma - ecco il problema che abbiamo segnalato nel dicembre del 2001 - i parametri sono per loro natura sordi e ciechi, non contemplano la variabile della pubblica opinione, sono indifferenti ad un problema capitale delle democrazie occidentali, il problema del consenso.
    L'intero pezzo, non è sinceramente un gran lavoro, è la trasposizione in senso esteso del concetto che hai postato all'inizio: Studiosi come Beck, come Bauman ci hanno avvertiti per tempo che i poveri sentono come per la prima volta i ricchi non abbiano più bisogno di loro, qui nel primo mondo. Ma se salta il nesso tra povertà e ricchezza, il conflitto e la dialettica tra servo e padrone, si spezza il vincolo storico di solidarietà necessaria, salta il "tavolo di pacificazione" dei conflitti, non è tutto il modello sociale e culturale europeo che entra in crisi?
    Prosit


  6. #6
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    Come volevasi dimostrare:
    http://www.avvenire.it/
    Il no di Francia e Olanda, bocciatura per l'asse Parigi-Berlino

    Sconfitta una leadership velleitaria e verticistica


    Marco Olivetti

    Aprima vista, la vittoria del "no" nel referendum francese sembra dirci che la Francia - la terra dei lumi e della dea Ragione - ha parlato con le viscere, ha cioè espresso un umore del tutto irrazionale, individuando nella Costituzione europea il capro espiatorio di tutte le inquietudini che attraversano il vecchio Continente in questo problematico inizio secolo. Tuttavia, se appare arduo leggere dentro questo "no" francese, non è però impossibile individuare un effetto da esso prodotto in termini di responsabilità politica. Il "no" d'Oltralpe - al quale peraltro è seguita ieri sera una scelta analoga da parte olandese - è infatti la sconfitta di una leadership politica ben precisa, quella legata ai nomi di Jacques Chirac e Gerhard Schroeder. Il nuovo "asse" franco-tedesco - volto odierno di quelli fra De Gaulle ed Adenauer, Pompidou e Brandt, Giscard e Schmidt e poi Kohl e Mitterrand - è il principale responsabile del progetto politico impropriamente denominato Costituzione europea. Ai due leaders - sostenuti da un nutrito gruppo di comprimari - risale il progetto di rendere l'Europa più vicina ai cittadini, di colmarne il deficit democratico, di renderne visibili i vantaggi e i diritti. Un progetto che si è tradotto dapprima nella redazione della Carta dei diritti fondamentali di Nizza e poi nel Trattato costituzionale ora bocciato dagli elettori francesi. Un progetto che appare guidato da un gigantesco equivoco, ben espresso dall'uso della parola magica "Costituzione", con tutto ciò che di mitico e di ideologico essa comporta nella tradizione del costituzionalismo occidentale: l'evocazione di un demos europeo, di una democrazia europea, di una opinione pubblica europea. Soggetti e procedure, questi ultimi, ancora da costruire e che non avrebbero potuto vedere la luce senza svolte radicali, in settori come la politica estera e la difesa, che rimangono appannaggio degli Stati (nel Trattato di Nizza come, in fondo, in quello "costituzionale", malgrado qualche t imido passo avanti). Il disegno di un'Europa più vicina ai cittadini si è sovrapposto, d'altro canto, alle vecchie pratiche verticistiche. Come spiegare l'avvio delle trattative per l'adesione turca all'Unione europea quando l'opinione pubblica di vari ed importanti Paesi (Francia, Germania ed Austria per non citarne che alcuni) è decisamente contraria? Come interpretare la percezione sempre più diffusa che l'Europa si configuri come un grande livellatore delle diversità nazionali, e quindi smentisca in fatto di essere "unita nella diversità", come afferma il Preambolo del Trattato costituzionale? Come sostenere una Costituzione europea e al tempo stesso coltivare in politica estera una "via tedesca" - difesa a più riprese da Schroeder - che comporta, fra l'altro, la ricerca di uno spazio autonomo sulla scena mondiale, incluso il seggio permanente alle Nazioni Unite? Perchè insistere in un fondamentalismo del libero mercato quando è evidente anche ai bimbi che senza qualche misura protezionistica interi settori delle economie europee sono destinati ad essere rapidamente travolti dalla concorrenza cinese? Non è forse un caso che il risultato francese, che ha avviato (in maniera forse irreversibile) il declino politico di Chirac, sia giunto solo sette giorni dopo l'ennesima sconfitta della Spd di Schroeder in una elezione regionale, cui il Cancelliere ha reagito annunciando elezioni anticipate. La fine della leadership politica che ha dominato l'Europa nell'ultimo decennio - che segue del resto di poche settimane la vittoria dimezzata di Tony Blair nelle elezioni per la Camera dei Comuni, forse foriera di un cambio in corsa alla guida del governo inglese entro un anno - ci dice che l'eventuale prosecuzione del cammino della Costituzione europea sarà gestito da un'altra generazione di politici nei principali Paesi del continente. In questo contesto si pone anche il problema di quale specifico apporto potrà venire nei prossimi anni dalla futura leadership italiana.
    Prosit


  7. #7
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    Sparate pure su Ezio Mauro, ma il suo pezzo, che certo non sara' additato come il monumento alla semplicità è però molto meditato e profondo.

    Anch'io penso che il voto francese e olandese sia un voto "di pancia", conseguenza del fatto che Bruxelles viene guardata con diffidenza a causa anche e sopratutto di una autoreferenzialita' che ha portato a decisioni come la Turchia in Europa che nessuno tra il "popolo" voleva.
    Dopo il primo momento, in cui l'Europa veniva vista come una grande speranza e opportunita' ora serpeggia il pessimismo.
    I pescatori del Portogallo o i falegnami greci o quant'altro non si vedono piu' tutelati da oscuri burocrati finlandesi o lussemburghesi, ma anzi vedono la cosa come una minaccia.

    Purtroppo l'Europa politica anziche cercare un livello di coesione "reale" sopratutto in termini di "salvaguardia" delle persone, della loro capacità economica e del loro status, altro non ha fatto che cercare un livello di intesa che comprendesse la grossa industria e gli interessi dei potentati economici.
    E questo è stato chiaramente percepito alla base.

    L'errore di fondo è stato e rimane questo.

    L'Europa ha molto bisogno di "stato". Ma l'Europa non puo' permettersi di fare il "vigile urbano" tra interessi piu' o meno divergenti, se vuole nascere e rinascere ha bisogno, una volta per tutte, che i suoi cittadini percepiscano essa come un alleato e non come un nemico.
    Chi di voi ha chiaramente precepito una posizione Europea a se' favorevole magari in contrasto persino con la politica del proprio governo?
    Credo nessuno.
    Chi ha percepito una reale politica redistributiva ed una posizione dell'Europa favorevole alla salvaguardia di un welfare forte?
    Credo nessuno.
    Chi ha percepito un Europa che "chiedesse" ai suoi cittadini una qualche compartecipazione nelle decisioni?
    Credo nessuno.

    Ed è chiaro, che, appena chiamati ad una qualche decisione, l'Europa sia stata bocciata.

    Ma non è stata bocciata l'Europa, ma come essa si stava sviluppando.
    Mi auguro che questo si comprenda molto bene.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  8. #8
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    Predefinito Re: Rispondete, per favore:

    In Origine Postato da AldoVincent
    Rispondete, per favore:


    Oggi Ezio Mauro ha scritto su La Repubblica un commento di una chiarezza e profondita’, che secondo me meriterebbe il volantinaggio fuori dai licei.
    Pero’ c’e’ un passaggio che mi e’ risultato oscuro, e mi rivolgo a voi, professionisti della politica, per avere delucidazioni.

    Il passaggio e’ questo:

    Studiosi come Beck, come Bauman ci hanno avvertiti per tempo che i poveri sentono come per la prima volta i ricchi non abbiano più bisogno di loro, qui nel primo mondo. Ma se salta il nesso tra povertà e ricchezza, il conflitto e la dialettica tra servo e padrone, si spezza il vincolo storico di solidarietà necessaria, salta il "tavolo di pacificazione" dei conflitti, non è tutto il modello sociale e culturale europeo che entra in crisi?

    Ora, poiche’ sono certo che Ezio Mauro scriva quello che molti dirigenti della sinistra pensano, qualcuno mi saprebbe spiegare dove ci sta portando la Sinistra?

    Grazie.
    Sono i "poveri" che si rifiutano di fare gli operai nelle fabbriche, gli infermieri negli ospedali, di fare i cosiddetti lavori umili, ecc, ecc. Quindi e' il contrario: oggi in Italia sono i poveri a non aver bisogno dei ricchi


    In Origine Postato da AldoVincent

    Per correttezza d’informazione
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    L'Italia a nudo
    nell'Europa debole
    di EZIO MAURO

    DOPO l'allarme francese, la conferma olandese. Dunque, la Francia non era la grande eccezione alla fede europea riconosciuta e accettata in tutta Europa. Anzi, il massiccio "no" olandese ci costringe a ricordare che proprio qui era cominciato tutto già tre anni fa, quando l'esecuzione pubblica di Pim Fortuyn avrebbe dovuto segnalare la perdita dell'"innocenza" per tutto il continente insieme con una scomoda novità: il modello di un'Europa multiculturale, virtuosa, comunitaria e politicamente corretta poteva essere infilzato e denudato dal moderno populismo di un leader che usciva in limousine dalle vecchie categorie di destra e sinistra, mettendo fuorigioco la politica tradizionale per rappresentare il nuovo spaesamento europeo con una voce talmente alta e talmente inconsueta da eccitare gli spari del suo assassino.

    Oggi - tre anni dopo - tutta la politica europea, tutta la sua classe dirigente indistinta deve affrontare all'improvviso il fallimento dell'ultima ideologia superstite dopo la morte delle religioni politiche del Novecento. È quell'europeismo senza politica e senza passione che si è costruito come un meccano di regole interne ed esterne, nella convinzione che potesse soltanto crescere e svilupparsi fino a compiersi e infine realizzarsi, come un sostituto moderno dell'"avvenire" bolscevico. Dico Europa senza politica perché si è data l'impressione che il Parlamento di Strasburgo fosse condannato ad una sovranità limitata, che la Commissione di Bruxelles fosse composta da politici retrocessi a funzionari, mentre i Capi di Stato e di governo restavano plenipotenziari ma distanti, occupati in cose più importanti, comunque "altrove".

    Soprattutto, si è pensato che la moneta unica potesse segnare da sola la trasformazione dell'Europa da mercato a soggetto politico. Volendo, questo avrebbe potuto essere un atto di fede straordinario, supremo, nel mercato, inteso addirittura come suscitatore e fondatore di istituzioni sovranazionali e democratiche. Ma nessuno ha avuto il coraggio di teorizzarlo.

    E la moneta è nata, così, politicamente e culturalmente sterile, come se fosse soltanto la proiezione geometrica dei parametri di Maastricht. È a questo punto che è sorto un problema, che nella sua essenza è un problema di democrazia. I parametri erano indispensabili per costruire a forza quella convergenza e quell'uniformità di base tra i Paesi necessarie per l'unione: e noi italiani lo sappiamo bene, meglio di tutti. Ma - ecco il problema che abbiamo segnalato nel dicembre del 2001 - i parametri sono per loro natura sordi e ciechi, non contemplano la variabile della pubblica opinione, sono indifferenti ad un problema capitale delle democrazie occidentali, il problema del consenso.

    Segue su: http://www.repubblica.it/2005/f/sezi...e/edirefe.html
    Solo demagogia, disfattismo, terrorismo psicologico.

    Dal disfacimento della ue l'Italia e' il paese che ha da temere meno di tutti (esclusa la GB che pero' fa parte dell'Europa solo dal punto di vista geografico). Perche' il Nostro Paese gode della protezione del Vaticano e dell'America

 

 

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