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    Predefinito Il lato oscuro di Varese brava gente

    Chi può aver paura degli "albanesi" in una terra così solida?
    Il lato oscuro di Varese
    brava gente


    Maria R. Calderoni


    A Besano non manca niente. Il paese fa parte di una comunità montana, quella della Valceresio, ma non soffre certo di abbandono o degrado come dalle parti dell'Irpinia o della Calabria. Besano, 11 chilometri da Varese, a due passi dalla Svizzera, a un tiro di schioppo da Campione d'Italia, gode ampiamente della sua felice posizione di terra di confine, ha un benessere diffuso e un Pil di tipo elvetico. Meno di 2.400 anime, brava gente di provincia ricca, chi non ha la villetta a schiera c'ha l'appartamentino; disoccupazione praticamente a zero; nel sacro box di famiglia anche più di un'auto. Si parla lumbard, si va a messa e si vota Lega. Ci sono tre bar, una pizzeria che si chiama Jolly ed è gestita dall'odiato albanese, una chiesa parrocchiale del '500, una storica "Fiera dei Malsani", e Giovanni Battista come santo protettore. Ex feudo dei Visconti e dei Borromeo, Besano ha anche un museo civico di Paleontologia, che è una attrazione scientifica oltre che turistica, per via dei suoi preistorici, millenari fossili. Senza quei colpi di coltello al bar Lory, quel piccolo agglomerato di 850 famiglie attaccato alla Svizzera avrebbe continuato ad essere noto come il paese del porfido quarzifero rosso.

    Un posticino tranquillo per gente tranquilla, dove non succede mai niente. Dove, secondo i dati dell'Osservatorio sulla immigrazione in provincia di Varese, gli immigrati non sono più di una trentina.

    Besano come Varese, che è una provincia di gran brava gente. Laboriosa, cattolica, ex zona bianca di dc e industriali, oggi leghista della prima ora, patria di Bossi e di Speroni, ultimo vero presidio del potere padano. Qui dove la Lega prende ancora tra il 21 il 25 per cento ed è ancora padrona sul territorio e nelle istituzioni. Qui dove Varese è il capoluogo di provincia con sindaco leghista.

    I "danèe e il lauraa", i soldi e il lavoro: l'interpretazione locale di una sorta di autoctono "order and law", su cui la Lega soffia in modo nefasto, sembra vigere in certi strati, da queste parti.

    Potente Varesotto. Con 120 comuni - dall'a di Azzate alla vu di Viggiù - già spettacolare punta di diamante del celebrato "triangolo industriale" - la sua storia è tutta scritta dentro un territorio ad alto sviluppo capitalistico tra i più forti del Paese, con i grandi stabilimenti tessili, calzaturieri, metalmeccanici di un tempo e una miriade di piccole e medie aziende, di terziario avanzato e non, di servizi e banche. E con città tipo Busto Arsizio, 70 mila abitanti, nota internazionalmente come la Manchester italiana per la sua industria tessile, e già forziere del gruppo bancario Alto Milanese, roccaforte della finanza lombarda.

    Chi può aver paura degli "albanesi" in una terra così solida, benestante, cattolica e timorata?

    Eppure è così, gratta un certo cittadino di queste parti - le quali sono anche così belle e amene, tra laghi e monti celebrati - e ci trovi il filisteo. Chiuso nella corazza del suo benessere sudato, ammantato dentro la sua indigena legalità pelosa, ormai anche lui insidiato dal precariato, dalla insicurezza del posto, dalla pesante de-industrializzazione in corso da anni, è incline ad esprimere la sua "filosofia" essenzialmente con due concetti fondamentali: "quelli là" o ci portano via il "lauraa" o ci portano qui la delinquenza.

    "Quelli là" sono gli "albanesi", gli immigrati in genere. Una filosofia che non è certo prevalente, anzi faremmo torto grave al grande cuore varesino. Che c'è e si vede, ad esempio, nella grande rete del volontariato laico e cattolico, nelle mille associazioni di solidarietà che pullulano nei piccoli e grandi centri, nelle lotte sindacali e nelle tante iniziative politiche. Ma l'anima leghista, venata di razzismo e xenofobia, in quella buona percentuale di popolazione varesotta, «inquina», dice senza mezzi termini il segretario del Prc Giovanni Bonometti. In più, dice, questo di Varese è anche un terreno-laboratorio per certe frange della destra estrema.

    C'è chi ha messo insieme la graduatoria. Ebbene, tra le "curve" più permeate di spirito naziskin, in testa c'è quella di Varese. Quella nobile accolita di teppisti da stadio che dal 1998, a colpi di catene e bastoni, ha preso il sopravvento nel Varese Calcio e che si fregia dello slogan, per l'appunto un motto SS, "Blood & Honour": per l'appunto i protagonisti della marcia "vendicatrice" che ha attraversato in questi giorni il capoluogo, delle vetrine spaccate, del quasi linciaggio, dei vessilli inneggianti alla giustizia sommaria.

    Episodio isolato, reazione esagerata dopo l'uccisione di Claudio Meggiorin, povero ragazzo, uno di loro? Non proprio.

    Nel 2003 un gruppo di scalmanati tifosi varesini contesta e insulta il cestista di colore Carlton Myers; ultras si scatenano contro calciatori del Camerun e dell'Algeria; e c'è chi non ha dimenticato quella partita del marzo '79, quando i giocatori israeliani del Makkabi vengono accolti con cori inneggianti a Hitler e sventolio di croci...

    E non soltanto naziskin da tifoseria.

    I Blood&Honour scorrazzano anche fuori dallo stadio, agiscono indisturbati, una infezione di sigle di estrema destra che è incominciata sul finire degli anni 90.

    Aggressioni agli stranieri, scritte razziste, svastiche sui muri, vandalismi contro sedi di Rifondazione e della Cgil, energumeni che interrompono concerti rock a colpi di crick, militanti di Forza nuova che affrontano con le catene un corteo antirazzista.

    Gli episodi sono numerosi e si infittiscono negli ultimi anni, nel 2004, per le elezioni europee, Forza nuova proprio a Varese è in campo a favore della Mussolini.

    Sempre secondo l'Osservatorio, in provincia di Varese gli immigrati regolari, muniti di visti e permessi di soggiorno, sono tra i 20 e i 25 mila. Distribuiti in pressoché tutti i comuni, sono tuttavia concentrati per circa il 50 per cento in alcuni centri più grossi, tra cui Varese (sui 7.000), Gallarate, Saronno, Castellanza, Busto Arsizio.

    Mai comunque più dell'1-2 per cento rispetto alla popolazione residente (appunto, chi ha paura degli "albanesi"?). Quanto ai Paesi di provenienza, gli africani sono al primo posto; seguono quelli dall'Asia e poi quelli dall'Est.

    «Tra violenze, aggressioni, rapine, stupri - asserisce col suo solito stile soft il ministro Calderoli - nelle nostre città vi sono interi quartieri ormai invivibili».

    Strano. Abbiamo sott'occhio la mappa sanguinosa della dozzina di morti ammazzati nel Varesotto nell'ultimo anno e mezzo. Eccola.

    Gennaio 2004, Mariangela Pezzotta, 27 anni, trovata uccisa in uno chalet di Golasecca, vittima delle bestie di Satana, bravi ragazzi di Busto Arsizio

    Nella stessa città, tre mesi più tardi un muratore uccide i due figli e si spara.

    L'11 settembre a Comerio il boscaiolo Carlo Ossola viene ucciso a colpi di roncola.

    In novembre ad Arcisate sono crivellati di colpi Emanuele Costa e Giuseppe Petralia.

    Il 21 gennaio 2005, a Somma Lombardo Efisio Serra uccide sorella, nipote e una cliente del bar Fogadore e poi si suicida.

    In marzo un neonato è ritrovato in un sacchetto di plastica, accusata la giovane madre.

    Un mese fa, a Viggiù il 28enne Gaetano Restivo uccide i due fratelli minori, Gianni e Antonio.

    Basta? Di albanesi non c'è traccia.


    Ma non è evidentemente la criminalità il vero punto. Con un questionario inviato a tutti i comuni, lo stesso Osservatorio ha messo in evidenza i problemi più gravi segnalati per quanto riguarda la condizione degli immigrati nella provincia.

    Lasciamo la parola all'Osservatorio medesimo. «Al primo posto tra i problemi si trova la difficoltà degli immigrati a trovare una abitazione, sia in assoluto che con standard abitativi adeguati e canoni d'affitto sostenibili. Al secondo posto, le difficoltà relative all'inserimento nel mondo del lavoro e quelle connesse con l'integrazione». Già, si registra «la forte incidenza delle assunzioni con contratto atipico (il 54,2 per cento a tempo determinato, il 13,8 a tempo parziale», chissà che ne pensa Calderoli...

    Ion Cazacu, una storia varesina, marzo 2001. Era un ingegnere rumeno, ma qui in Italia, precisamente in una città di alto livello industriale e civile che si chiama Gallarate, faceva l'operaio comune, un semplice piastrellista.

    Laggiù al suo paese aveva lasciato moglie e due figli, e lui, in Italia, si era rassegnato ad accettare la nuova "legge bronzea", lavoro sottopagato e in nero, stile Varesotto. Poi, quel 14 marzo 2001, si stufa e, insieme ad altri lavoratori immigrati, "osa" chiedere al datore di lavoro - che qui, standard gallaratese, è un "padroncino" - il regolare contratto.

    Nasce una discussione e il "padroncino" perde il controllo: prende una tanica di benzina, la versa addosso all'uomo e gli dà fuoco; estrema, inequivocabile risposta all'immigrato con pretese di parità e, addirittura, diritti.

    Ion morirà un mese dopo tra orribili sofferenze, una marcia con grande partecipazione attraverserà la città, sindacati in testa.

    E R. Franchi, sindacalista-cantautore della "Fragili Dita Band", «per non dimenticare Ion» scriverà una canzone

    «viaggiavano i monti partivano le parole/ per la tua rosa lontana i tuoi fiori di sole...».

    C'è anche la Varese migliore.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  2. #2
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    Predefinito

    CANZONE PER ION
    (Parole e musica di R. FRANCHI –aprile 2000)



    Partito da lontano per partire davvero
    Sei sceso con la pioggia e il tuo sguardo di cielo
    Giorni di frontiera dove i sogni vanno piano
    I treni sono viaggio e i rumori sono tuono……

    Arrivato da lontano nel paese in culo al mondo
    Un confine sulle spalle e un amore controvento
    Il tempo scivola piano come una vendetta
    La fatica in agguato è un dolore che ti aspetta…….

    Nella casa di ringhiera si contano le ore
    E non cade più la neve nella città senza stagione
    Dove il cielo è più scuro e la notte è più nera
    Per tutti i cuori stranieri nel freddo della sera…….

    Poi vennero i padroni del fumo e della tempesta
    Fabbricanti di nuvole nere e onde di fuoco per la festa
    Con le loro offerte speciali e una paga da soldato
    La tua bocca da cucire e un lavoro disperato…..

    Avevi mani di zucchero per disegnare arcobaleni
    Ora hai braccia di fango per costruire grattacieli
    Dove il sole è stanco e non riscalda il cuore
    La gente vive in fretta nel paese del dolore……

    Viaggiavano i tramonti partivano le parole
    Per la tua rosa lontana i tuoi fiori di sole
    Poi primavera arriverà primavera porterà l’amore
    In questo angolo di rabbia in questa terra senza viole ….

    Poi fu la notte delle stelle che cantavano alla luna
    Quando l’assassino bruciò i tuoi occhi di sfortuna
    O forse fu la luna che piangeva con le stelle
    Mentre morivano i tuoi anni e bruciava la tua pelle…..

    Partito da lontano arrivato davvero
    Ion figlio della pioggia che cercavi un nuovo cielo
    Giornate di frontiera sogni stretti in una mano
    Treni sempre in viaggio i rumori sono tuono…….

    Partito da lontano arrivato davvero
    Ion adesso sei con le stelle nel tuo nuovo cielo
    Giorni di frontiera sogni chiusi in una mano
    I treni adesso sono fermi i silenzi….. sono tuono
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  3. #3
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    Predefinito Re: Il lato oscuro di Varese brava gente

    [
    C'è anche la Varese migliore. [/B][/QUOTE]


    Io lavoro a Gallarate 5 gioorni su 7...c'è gente migliore...ma la peggiore è quella che si fa più sentire....la Lega ci marcia su questi fascisti e skinheads....li avremo al governo ancora per un anno

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Il lato oscuro di Varese brava gente

    In origine postato da linfield
    [
    C'è anche la Varese migliore.

    Io lavoro a Gallarate 5 gioorni su 7...c'è gente migliore...ma la peggiore è quella che si fa più sentire....la Lega ci marcia su questi fascisti e skinheads....li avremo al governo ancora per un anno [/B][/QUOTE]

    Chiamiamoli nazi-skin, non skinhead, per favore.
    Distinguiamo i movimenti skin neo-fascisti da quelli anti-fascisti e anti-razzisti (vedi S.H.A.R.P., SkinHeads Against Racial Prejudice)
    compagno +di&g0+

  5. #5
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    Predefinito

    la signora maria calderoni dovrebbe lavorare come fanno i varesotti anzichè scrivere stronzate contro un popolo che (come tutto il Lombardo-Veneto) mantiene mezza italia e in più si sente dare anche del razzista dai soliti professori parrucconi radical-scìc della sinistra.

  6. #6
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    Predefinito FN oggi a Varese

    Comunque oggi pomeriggio riuscita manifestazione di Forza Nuova a Varese.
    C'era anche la mamma del ragazzo ucciso !

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: FN oggi a Varese

    In origine postato da milite
    Eravate 50 CONTRO 500...
    Insomma, un pò come a Centocelel la scorsa settimana

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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    Predefinito Re: A Varese state a guardare!

    In origine postato da Gianmario
    Fonte: Indymedia

    vergogna

    oggi a varese si è consumata la giornata della vergogna. per quel che ho potuto vedere dalle immagini tv, i nazi di forza nuova hanno manifestato occupando militarmente la città. ma nonostante ciò dalla loro parte c'era la cittadinanza partecipe, mentre i compagni(un gruppetto davvero ridicolo per numero), era emarginato. ritengo questo un segnale preoccupante. è la prima volta che i compagni sono poche decine e i fognanovisti diverse centinaia con il sostegno popolare. mi domando cosa sta succedendo? siamo all'imbarbarimento?? siamo al preludio di una situazione che può farci conoscere l'affermazione di questi nazisti? e soprattutto dove cazzo erano i compagni??

    Dire che eravamo piu' di noi: va bene, a Varese ci può stare. Dire adirittura che avevate il sostegno popolare è una vaccata, e resta tale se detta da un "fognanovista" o da un compagno (o pseudo tale).

    Il presidio tanne Agostinelli era tutto Varesotto. I fognanovisti sono arrivati da tutto italia. La differenza è questa. Tratto da Varese News:

    Sono arrivati da Lodi, Milano, Treviso, Lucca, Crema, Novara, Brescia per protestare contro l'immigrazione.

    http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=24701

    P.G.
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    Predefinito La Varese migliore

    Varese - Un padre missionario comboniano, una storica commerciante del centro e un consigliere regionale, parlano del loro presidio contro il razzismo

    Negli immigrati c'è l'ottimismo che noi abbiamo perso



    Padre Pier Carlo Mazza, missionario comboniano, ha vissuto per 14 anni nel nord-est brasiliano. Ha deciso di partecipare al presidio indetto dal Comitato contro il razzismo in via Del Cairo in risposta al corteo di Forza Nuova. Gira con una bandiera brasiliana sulle spalle, la porta con orgoglio e affetto. «Noi missionari sappiamo bene quanto valgono gli stranieri - dice padre Carlo -. Io amo il popolo brasiliano. Negli immigrati si trovano un'umanità e solidarietà che noi abbiamo smarrito. Hanno molto da darci, perché hanno il senso della comunità e dell'aiuto reciproco, mentre noi abbiamo una tensione molto individualista. Loro sono ottimisti e in questo ottimismo c'è Dio, anche se magari non appartengono a nessuna confessione. Chi è ottimista nel futuro ha Dio dentro».

    Anche Teresa Lorenzi, 81 anni, di cui 56 passati a presidiare l'omonima coltelleria di via Del Cairo, sembra avere Dio dentro. Non è per niente preoccupata dell'aria che tira , a differnza diqualche altro commerciante. «Paura? Ma no - dice l'anziana commerciante con un placido sorriso -. Guardi che io ho subito quattro scippi e un paio di rapine. Una volta ho scacciato un ladro a colpi di bastone, sa ero stata appena operata all'anca. Non bisogna avere paura di queste cose, questo è un presidio pacifico. E poi io ho vissuto le manifestazioni degli anni Settanta, queste non sono nulla».

    Per Mario Agostinelli, consigliere regionale indipendente eletto nelle fila di Rifondazione comunista, il presidio è una risposta importante della città al «marchio devastante che vuole mettergli Forza Nuova e non solo. Sul piano emotivo puo' essere giustificabile, ma le istituzioni di una città devono dare risposte su un piano razionale e dare una risposta di accoglienza. Io ci son venuto perchè sono stato eletto e il primo compito di un politico è dare testimonianza democratica delle istituzioni, dato che se gli immigrati avessero avuto il diritto di voto e mi avessero eletto mi avrebbero chiesto di stare qui».

    http://www3.varesenews.it
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    Varese - Il consigliere regionale dei Verdi al presidio dei no global in via Veratti. Zappoli (Rifondazione): «siamo ancora qui, nel 2005, a ricordare ciò che dovrebbe essere ovvio per tutti»
    Monguzzi: «drammatico confondere gli immigrati con i criminali»


    Il presidio antirazzista dei no global, attivo dalle ore 15 in via Veratti, si anima anche di presenze politiche importanti. Su tutte spicca quella di Carlo Monguzzi , consigliere regionale dei Verdi, venuto a portare la sua solidarietà ai manifestanti per i diritti degli immigrati. «È drammatico che oggi si confondano le figure dell'immigrato e del criminale» lamenta Monguzzi. «I delinquenti vanno incarcerati, ma chi fugge dalla fame, dalla miseria e dalla disperazione va aiutato». Ciò non toghlie che l'allarme sia alto nell'opinione pubblica, che continua, stimolata in ciò dalle dichiarazioni dei più importanti esponenti del governo, a vedere in ogni immigrato, e in particolare nei numerosi clandestini, la fonte di ogni reato. Per il consigliere regionale «il problema cruciale è la mancanza di casa e lavoro. Quando mancano l'uno e l'altro e si è degli sradicati senza nessuno che ti aiuti, è naturale che si creino fenomeni di delinquenza. Io credo che compito di un Paese che si dice civile sia occuparsi di chi arriva cercando un'occupazione onesta e un tetto sotto cui vivere».

    Angelo Zappoli, consigliere comunale di Rifondazione Comunista, osserva che il gran numero di agenti delle forze dell'ordine presenti sul posto «non sono certo qui per noi, ma per la manifestazione dell'estrema destra che seguirà più tardi. Noi siamo qui per testimoniare che non c'è solo la Varese dell'altra manifestazione. Comunque è desolante notare che nel 2005 dobbiamo ancora essere qui a spiegare delle cose che dovrebbero essere ovvie per tutti, quali l'uguaglianza tra gli esseri umani e i diritti dei medesimi». Zappoli osserva che per la manifestazione del pomeriggio Forza Nuova si è mobilitata, in testa il segretario nazionale Roberto Fiore, per cavalcare la protesta dell'opinione pubblica dopo l'esecrabile delitto di Besano. «Forza Nuova, i Blood & Honor, nella manifestazione della destra mancheranno solo i Savoia e gli UFO...» commenta sarcastico Zappoli. «Quel che è certo è che non sono poi così uniti, perchè i Blood & Honor non amano che gli si porti via la piazza varesina». Se la destra è divisa, non lo è di meno la sinistra, tanto più che anche Sinistra Giovanile ha deciso di non partecipare al presidio odierno in via Veratti. «I DS hanno deciso così; ma quando ci sono stati gli incidenti in centro dopo l'omicidio di Besano avevano chiesto la convocazione del Comitato per l'ordine e la sicurezza. Il problema è un altro: non siamo in una qualsiasi emergenza di ordine pubblico, qui a Varese, bensì in una situazione in cui si richiedono risposte di tipo politico e non prefettizio».
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