Uno stupro “costa” a un africano che lo ha compiuto solo 4 anni e due mesi



Uno stupro “costa” quattro anni e due mesi, il possesso di droga per spaccio 5 anni. Siamo arrivati all’assurdo: in questo si limita la condanna a chi rovina la vita ad una donna, in questo caso (ancora peggiore) ad una ragazza di soli 19 anni. Un immigrato della Sierra Leone che ha abusato di una ragazza torinese, ha marchiato la vita di una giovane e ora vedremo quanto tempo passerà realmente dietro le sbarre.
Altrettanto vale per un peruviano che ha violentato la cugina 20enne: solo 6 anni.
«Le norme che colpiscono chi commette uno stupro sono inadeguate rispetto alla gravità del reato». Con queste parole mercoledì il ministro per le Riforme e coordinatore delle segreterie della lega, Roberto Calderoli, ha commentato una sentenza pronunciata dal tribunale di Torino che ha «portato alla condanna di un immigrato extracomunitario a soli 9 anni di reclusione per aver violentato, dopo averla aggredita e sequestrata, una ragazza di appena 19 anni, con l’ulteriore aggravante di essere stato riconosciuto colpevole anche di spaccio di droga».
La sentenza «è una conferma di quanto stiamo dicendo in questi giorni, ovvero che la normativa vigente è inadeguata a dare le risposte, in termini di prevenzione, sicurezza e repressione, che i cittadini ci chiedono. Il colpevole di questo stupro avvenuto a Torino, condannato a soli 9 anni, sarà fuori, grazie ai benefici previsti dalla legge, nel giro di pochi anni, pronto a colpire nuovamente. È evidente - ha conclude Calderoli - che una condanna così lieve, per un reato così grave, conferma, purtroppo, la necessità di ricorrere a nuove misure, come la castrazione terapeutica, che possano dare risposte adeguate».
Sul caso è intervenuto anche il segretario della Lega Nord Piemont e sottosegretario alle Attività Produttive, Roberto Cota
Che ha definito la pena «troppo bassa che fa riflettere in negativo».
«Purtroppo - sottolinea Cota - questa città ha già tanti tristi primati. In un momento come questo serve una presa di coscienza da parte di tutti, politici e giudici, che la sicurezza dei cittadini è oggi prioritaria». «Quello che non serve a niente - conclude commentando le dichiarazioni di Follini - è fare a gara di buonismo, altro che gara a spararle grosse».
Con l’accusa d’aver stuprato una ragazza in un parco torinese un immigrato dalla Sierra Leone, Patrik Bau, 24 anni, è stato condannato a quattro anni e due mesi di reclusione con il rito abbreviato. L’extracomunitario è stato riconosciuto colpevole anche di spaccio di droga e condannato ad altri 5 anni. L’episodio contestato risale al 24 agosto 2004 e vede, nella parte della vittima, una ragazza di diciannove anni, di nazionalità italiana, consumatrice di sostanze stupefacenti. Quella sera la giovane litigò con il fidanzato e cercò conforto telefonando a un amico e fissando un incontro in una via del quartiere Lucento, in periferia. All’ora stabilita, però, si presentò un altro uomo, che la aggredì. Nel capo d’accusa formulato dal pm Antonio Malagnino si legge che lo sconosciuto la trascinò per quasi un chilometro tenendola per il collo; poi le strappò i jeans e gli slip, e la costrinse ad avere un rapporto sessuale con lui.
Bau venne identificato grazie alla testimonianza della ragazza, e tre giorni dopo i carabinieri che pattugliavano le strade del quartiere lo individuarono e lo arrestarono. Inizialmente l’immigrato negò ogni accusa; poi, quando fu incastrato dal test del Dna, disse che lei era consenziente. L’esame dei tabulati telefonici accertò che Bau aveva anche smerciato della cocaina (“al prezzo da 20 a 50 euro”, sostiene l’accusa). Al processo rispondeva di violenza sessuale, sequestro di persona e spaccio. Il gup Claudio Ferrero ha inflitto all’immigrato quattro anni e due mesi per la violenza sessuale, e cinque anni per lo spaccio di stupefacenti. La sentenza è arrivata al termine di un rito abbreviato, che in caso di condanna comporta sempre lo sconto automatico di un terzo della pena.
Probabilmente i giudici non hanno sentito le parole degli esponenti leghisti e si sono fatti beffe dell’opinione pubblica che chiede punizioni esemplari contro queste bestie, visto che un’altro immigrato, questa volta peruviano, è stato condannato soli a sei anni di reclusione per aver violentato la cugina ventenne nell’estate del 2002 in piazzale Martini a Milano.
L’imputato era uscito con la cugina, da poco arrivata in Italia, per passare la serata in alcuni locali. Si era poi offerto di riaccompagnarla a casa ma, sulla via del ritorno, in piazzale Martini l’aveva aggredita. La giovane era quindi tornata a casa e la sorella, poichè era sconvolta, l’aveva portata alla clinica Mangiagalli. Da lì era partita la denuncia ed erano iniziate le indagini della Squadra mobile. I giudici hanno accolto completamente la richiesta del pm Giancarla Serafini.


[Data pubblicazione: 24/06/2005]