TEHERAN (Reuters) - Il sindaco ultraconservatore di Teheran Mahmoud Ahmadinejad ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni presidenziali in Iran, un risultato che appare destinato a dissolvere le prospettive di riforme sociali e di tentativi di avvicinamento all'Occidente.
Ahmadinejad, 48 anni, è stato sostenuto dai ceti poveri dal forte radicamento religioso, battendo il potente avversario politico Akbar Hashemi Rafsanjani, appoggiato dai partiti riformatori e dai ricchi iraniani che temevano l'insediarsi di un potere intransigente nello stato islamico.
"I dati indicano che Ahmadinejad è il vincitore", ha detto ai giornalisti il portavoce del ministero dell'Interno Jahanbakhsh Khanjani.
Un funzionario del Consiglio dei guardiani, che deve approvare i risultati elettorali, ha detto che dei 24,8 milioni di voti scrutinati, Ahmadinejad ha ottenuto il 61,7%, superando le previsioni di un testa a testa con lo sfidante, l'ex presidente Rafsanjani.
L'affluenza è stata di circa 26 milioni di persone, pari al 56% degli aventi diritto al voto, in calo rispetto al 63% del primo turno, il 17 giugno scorso.
"E' finita, accettiamo la sconfitta", ha detto un assistente di Rafsanjani, presidente dell'Iran dal 1989 al 1997.
Sebbene la Guida suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, abbia l'ultima parola sulle questioni di stato, una presidenza ultraconservatrice allontana gli effetti dell'influenza moderatrice esercitata dal presidente riformista uscente Mohammad Khatami dal 1997.
Washington ha rotto i rapporti con l'Iran dal 1980 e lo accusa di sviluppare armi nucleari e di appoggiare il terrorismo, accuse che l'Iran, quarto produttore di petrolio, respinge.




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