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Discussione: anticlericale.net

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    Predefinito anticlericale.net

    Poche osservazioni sulla proposta di Legge costituzionale d’iniziativa dei Deputati Maurizio Turco, Beltrandi, Bernardini ecc.


    Inviato da Nicola Mignogna il Mar, 01/20/2009 - 16:25

    http://www.anticlericale.net/node/52

    NO al Concordato

    Poche osservazioni sulla proposta di Legge costituzionale d’iniziativa dei Deputati Maurizio Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci e Zamparutti per il rafforzamento della laicità dello Stato

    di Nicola Mignogna

    1. Un disegno di Legge dai connotati fortemente laicali quello presentato dagli Onorevoli Maurizio Turco, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci ed Elisabetta Zamparutti, tutti eletti nelle liste del Partito Democratico ma di chiara formazione radicale e dalla carriera politica troppo nota e importante per essere qui illustrata con poche e brevi parole. Dirò soltanto che il progetto di riforma, presentato il 29 aprile del 2008 e assegnato il 24 giugno in sede referente alla I Commissione Affari costituzionali, testimonia l’ennesima battaglia del Partito Radicale per il superamento delle vecchie architetture legislative legate all’esclusivismo della Chiesa cattolica nella vita religiosa del paese, nonché dei suoi privilegi in materia di finanziamento pubblico.
    Il disegno di Legge sembra muovere dalla presa di coscienza delle numerose modificazioni che i repentini e talvolta problematici flussi migratori hanno apportato nella composizione confessionale della società italiana, ma le cose, in realtà, stanno in modo molto diverso. La riforma in questione rientra, infatti, in un progetto più ampio teso a favorire la laicità dello Stato attraverso l’abrogazione dei trasferimenti di denaro pubblico alle “Chiese”, cioè dell’8 per mille sul gettito Irpef, come si evince da un altro progetto di Legge sul finanziamento della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose mediante un’addizionale ecclesiastica dell’Irpef, presentato dagli stessi Deputati radicali il 29 aprile del 2008.

    I due disegni di Legge sono identici a quelli presentati il 5 giugno del 2007 dagli Onorevoli Maurizio Turco, Beltrandi e D’Elia e assegnati alla I Commissione nell’ottobre dello stesso anno, ma rimasti senza esito, giacché la caduta del governo Prodi e la fine anticipata della XV Legislatura (28 aprile 2006-24 gennaio 2008) chiuse ogni discussione in merito al problema dell’e-guaglianza giuridica di tutte le confessioni religiose e del finanziamento pubblico alle “Chiese”. Sappiamo, però, che le proposte dei radicali, allora riuniti nella Rosa nel pugno, suscitarono una grande opposizione tra i partiti del centrodestra. Il capogruppo vicario alla Camera della Dc per le Autonomie, Giampiero Catone, parlò di un “accanimento stucchevole” nei confronti della Chiesa, mentre Isabella Bertolini di Forza Italia vide nei due progetti di Legge un attacco deliberato contro il Vaticano se non addirittura un “disegno di intimidazione” nei confronti del Papa. (Cfr. “La Discussione”, 28 agosto 2007, Duro attacco dell’Onorevole Giampiero Catone a Maurizio Turco: Giù le mani dalla Costituzione ). Luca Volonté, capogruppo dell’Udc alla Camera, prendeva le distanze dalle dichiarazioni di Monsignor Kasteel – “ignoto e autorevole Padre” – che si dichiarava disponibile a modificare il Concordato, peraltro senza averne titolo, quando Maurizio Turco ribadiva la necessità di abrogare l’articolo 7 della Costituzione, l’8 per mille e “tutte le leggi che creano un privilegio per la Chiesa”:

    Altrimenti continueranno a essere giustificate tutte le nefandezze legislative appro-vate in oltre sessant’anni dai diversi Governi. Un gioco dell’oca truccato e dispendioso in cui gli unici a pagare sono i contribuenti italiani. (Cfr. “La Stampa”, 28 agosto 2007, Basta intimidazioni al Vaticano, di Paolo Stefanini).

    Il governo, attraverso il Sottosegretario all’economia Paolo Cento, faceva sapere che discutere dei privilegi di cui gode il Vaticano non può e non deve essere un tabù, giacché bisogna sempre distinguere la funzione sociale svolta dalla Chiesa dalla sua attività di gestione di beni immobili o di esercizi commerciali. Le parole del Sottosegretario all’economia ci danno l’indicazione della reale posta in gioco nella lotta politica accesa dai radicali: l’immunità reale della Chiesa, cioè i privilegi e le esenzioni fiscali.
    Intanto, il dibattito sul caso Ici-Chiesa si fa sempre più serrato dopo l’entrata in scena del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede, che riconosce negli “attacchi di qualche gruppo ben connotato politicamente” delle “meschine polemiche che danneggiano l’immagine pubblica dell’Italia”, giacché “la Chiesa non gode di privilegi e tantomeno di vantaggi fiscali”. (Cfr. “La Repubblica”, 5 settembre 2007, Basta con gli attacchi alla Chiesa, danneggiano l’Italia e i poveri, di Orazio La Rocca). Lascio ben volentieri al Cardinal Bertone l’analisi dei propri sofismi, cogniti soltanto alle alte gerarchie ecclesiastiche, e passo allo studio dei fatti attraverso la ricostruzione fatta da Curzio Maltese:

    C’è chi è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l’accusa di anticlericalismo. L’anomalo rapporto fra Stato italiano e clero è invece finito da tempo sul tavolo dell’U-nione europea, che si prepara a mettere sotto processo il nostro Paese per i vantaggi fiscali concessi alla Chiesa cattolica, contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. Oltre che alla Costituzione, meno di moda. Al centro del caso è l’esenzione del paga-mento dell’Ici per le attività commerciali della Chiesa. La storia è vecchia ed è tipicamente italiana. (Cfr. “La Repubblica”, 25 giugno 2007, La Ue pronta a processare gli sconti Ici alla Chiesa, di Curzio Maltese).

    Così Curzio Maltese che calcolava, con molta prudenza, fra i 400 e i 700 milioni di euro il mancato incasso dell’Ici, in 500 milioni lo sconto del 50% su Ires, Irap e altre imposte, e in 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del “turismo religioso”. (Cfr. C. Maltese, La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani, Milano, 2008, p. 40).
    La storia della Legge sull’Ici è nota a tutti: promulgata nel 1992, esentava dal pagamento gli immobili della Chiesa cattolica. Respinta dalla Corte di Cassazione con una sentenza del 2004 fu riesumata dal governo Berlusconi con un decreto del 2005. A questo punto “a Bruxelles cominciano a spazientirsi”, osserva l’Onorevole Turco, e “chiedono notizie”:

    “Nel frattempo arriva il centrosinistra che, col disegno di Legge Bersani, risolve il problema. In teoria”. In teoria perché a Palazzo Chigi cominciano subito a fare “ammuina”. Nel senso, dice Turco, “che il governo, col decreto attuativo di quella legge, tentò di salvare la Chiesa esentando tutti gli immobili destinati non esclusivamente a fini religiosi. Insomma non solo non si paga l’Ici sulle chiese, ma anche sugli alberghi di proprietà degli enti religiosi, basta che dentro ci sia, che so, una cappella votiva”. (Cfr. “L’indipen-dente”, 27 giugno 2007, Tasse e fede. “Il governo Prodi sarà costretto a eliminare il privilegio”, dice il radicale Maurizio Turco: Ici, la Chiesa rischia di pagare, di Marco Palombi).

    In queste pagine, però, non mi occuperò del caso Ici-Chiesa, né della vertenza aperta in sede europea per ottenere l’abolizione di questo privilegio reale che sembra proietti la nostra Repubblica in pieno antico regime spingendo indietro le forze della storia anche rispetto al Concordato del 1741 tra Carlo III di Borbone e Benedetto XIV. Le mie osservazioni si concentreranno sull’analisi della Legge costituzionale proposta dai radicali per il solo aspetto giuridico e dei diritti civili, della reale incidenza sulla vita sociale e delle sue possibili ripercussioni sull’ordinamento repubblicano.

    2. Com’è noto, la proposta di Legge prevede la riforma di tre articoli della Costituzione: due dei Principi fondamentali e precisamente il 7° e l’8° e uno, il 19°, nella Parte prima della Legge Fondamentale. Le motivazioni che i cinque Deputati adducono a sostegno della riforma sono di ordine storico e politico, ma la preponderanza delle argomentazioni giuridiche sembra essere il vero fondamento di tutto il progetto. Gli estensori chiedono che “si cancelli finalmente dall’ordinamento italiano il regime concordatario introdotto con i Patti fra la Chiesa cattolica e il regime fascista e inserito poi nella Costituzione repubblicana con il voto concorde di democristiani e comunisti”:

    Il principio stesso del concordato è inconciliabile con un sistema democratico liberale: comporta un accordo fra lo Stato e la Chiesa in base al quale i cittadini appartenenti alla Chiesa – le gerarchie ecclesiastiche, i fedeli – hanno diritti, privilegi e obblighi particolari, diversi da quelli comuni agli altri cittadini, in violazione del principio di ugua-glianza. ... L’autentica libertà religiosa, invece, si realizza quando lo Stato democratico liberale la riconosce piena e uguale a ogni cittadino e a ogni confessione, in quanto per propria natura è impegnato a garantire le libertà fondamentali e l’uguaglianza di ognuno di fronte alla legge. (Cfr. Camera dei Deputati, n. 241, Proposta di Legge costituzionale d’iniziativa dei Deputati Maurizio Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Zamparutti per il rafforzamento della laicità della Repubblica, 29 aprile 2008, p. 1).

    L’articolo 3 e il richiamo all’eguaglianza di diritto costituiscono il fulcro dell’intera riforma; si rigetta perciò ogni trattato di accomodamento fondato
    “sull’ineguaglianza giuridica” tra lo Stato e la Chiesa, tra la condizione dei laici e quella degli ecclesiastici. Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Quindi non si capisce perché “lo Stato e la Chiesa cattolica (solo essa!) sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” e per quale oscura ragione la Chiesa di Roma debba essere “più eguale delle altre” e la sola a beneficiare di un trattamento di favore mentre alle altre confessioni si riserva “un sistema concordatario di minore dignità (le intese)”.

    La macroscopica disparità di trattamento che la Repubblica riserva alle “Chiese” è particolarmente evidente nei trasferimenti dell’8 per mille. Lo Stato, infatti, oltre a impegnarsi a non far concorrenza alla Chiesa cattolica, cioè a non influenzare i contribuenti per la destinazione dell’8 per mille, versa alla Cei un anticipo di circa il 90% sull’introito dell’anno successivo, mentre alle altre confessioni che rientrano nella ripartizione del denaro pubblico trasferisce il gettito delle quote – e nel caso dei valdesi e delle Assemblee di Dio solo delle quote espresse – con tre anni di ritardo. Questo clamoroso trionfo dell’ineguaglianza assurta al rango di sistema giuridico è possibile grazie all’articolo 8 della Costituzione dove si afferma che le confessioni religiose diverse dalla cattolica sono “egualmente libere dinanzi alla legge”, vale a dire che esse sono, come la Chiesa cattolica, libere di organizzarsi, di esercitare il culto e di farne propaganda, ma non sono eguali dinanzi alla legge. Questa differenza tra le “Chiese”, si comprende benissimo, non è di natura quantitativa ma qualitativa, nel senso che concerne la dignità delle “Chiese” stesse. Lo Stato teologo poteva così permettersi di ristabilire l’antico primato della Santa Sede, sia pur all’intero di una generalizzata libertà di culto, garantendo l’eguaglianza di diritto ai singoli ma non alle formazioni sociali in cui si realizza la pratica del culto, o almeno non a tutte nello stesso modo.

    In ogni caso, sarebbe un errore considerare il disegno di Legge come la semplice rivendicazione dell’egualitarismo repubblicano o come un adattamento della Costituzione ai mutamenti della società italiana innescati dai processi migratori e dalla presenza sul territorio nazionale di comunità religiose che ai tempi dell’Assemblea Costituente non potevano avere una così vasta diffusione. Voglio dire che la riforma partì dai radicali, ma servì al governo per esercitare una pressione politica sulla Chiesa di Roma in merito all’affare Ici, giacché è impensabile che i parlamentari della Rosa nel pugno, gli ulivisti, i verdi e lo stesso esecutivo pensassero realmente di abrogare l’8 per mille con un atto unilaterale dello Stato italiano. O forse si? Del resto, il potere di fare e disfare le Leggi appartiene solo alla Repubblica.

    La condanna dei Patti Lateranensi e della politica religiosa del regime mussoliniano rappresenta invece il movente storico della riforma. I Patti del ’29 furono accettati dalla Chiesa cattolica solo per salvaguardare, o recupera-re, posizioni di potere e di privilegio, ma con essi Benito Mussolini tradì gli ideali risorgimentali perché ristabilì il dominio temporale dei Pontefici.

    I Patti Lateranensi hanno costituito il modello che ha ispirato, almeno in Europa, tutti i successivi concordati fra Chiesa cattolica e stati nazionali firmati da dittatori fa-scisti (peraltro di nascita e formazione cattolica): Benito Mussolini (11 febbraio 1929), Adolf Hitler (20 luglio 1933, subito dopo la presa dei pieni poteri), il portoghese Antonio de Oliveira Salazar (7 maggio 1940) e lo spagnolo Francisco Franco (27 agosto 1953).
    La Chiesa ha rinnegato, con dolorosa riflessione, l’appoggio fornito all’avanzata del fascismo e del nazismo in Europa negli anni venti e trenta (per quanto il Mein Kampf non sia mai finito nell’Indice dei libri proibiti). Ma ha sempre lottato per conservare i principali frutti di quel “patto col diavolo”, ovvero i concordati. Le ragioni di questo in-teresse sono evidenti per chi si sia preso il disturbo di leggere le clausole economiche degli accordi. (Cfr. C. Maltese, La questua ..., cit. , p. 146).

    Mossi da tali considerazioni e dalla condanna postuma dei Patti Lateranensi, i cinque Deputati promotori della Legge illustrano infine i cardini della loro riforma costituzionale.

    - All’articolo 7 della Costituzione attualmente in vigore:

    Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
    I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettati dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

    - Si sostituisce il seguente:

    La Repubblica riconosce la libertà religiosa quale diritto fondamentale della persona.

    - All’articolo 8 della Costituzione:

    Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
    Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organiz-zarsi secondo in propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
    I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

    - Si sostituisce il seguente:

    Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge e
    hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e con i diritti inviolabili della persona.

    - All’articolo 19:

    Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

    - Si sostituisce il seguente:

    Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al rispetto dei diritti inviolabili della persona.

    3. Da una prima analisi della riforma si arguisce immediatamente la forte spinta laicale, “separatista” ed egualitaria che presiede alla redazione del-le norme. Infatti, all’articolo 7, cardine dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, si sostituisce un articolo autenticamente repubblicano, laico ed eguali-tario. Apparentemente nulla di irreparabile, anzi un trionfo, se non fosse che dietro quell’articolo ci sono i Concordati come del resto dietro il terzo comma dell’articolo 8, ma di essi si può fare un bel falò.

    Personalmente, considero la riforma più pomposa che utile semplicemente perché il nuovo articolo 7 pretende di retroagire sulla struttura della società, con buona pace di Marx ed Engels.
    La libertà di culto prima di essere una legge è un’opinione, un sentimento, un’idea di società. Intendo dire che il legislatore può anche pietrificare la Costituzione incidendo nella roccia una ad una le norme che la compongono, ma il libero esercizio dei diritti civili non sarà mai garantito fino a quando non si instauri nel corpo sociale un’autentica coscienza costituzionale. Il problema della tolleranza e della libertà religiosa interessa oggi prevalentemente i cit-tadini di religione musulmana; ebbene fino a quando la maggioranza dei cat-tolici continuerà a indicare in ogni musulmano un potenziale terrorista e in ogni moschea un’officina della sedizione questa libertà non sarà mai garantita.
    Fino a quando le amministrazioni comunali non riserveranno nei loro piani regolatori dei lotti idonei per le moschee o continueranno a non rilasciare le dovute concessioni edilizie per la loro edificazione, i cittadini di religione mu-sulmana saranno sempre discriminati.
    La libertà di culto per i musulmani pare contrasti oggi con il senso comune di una parte considerevole del corpo sociale e può essere perciò garantita solo con la forza, cioè con la forza della legge repubblicana. Lo Stato, però, si occupa della “Questione islamica” solo in termini di ordine pubblico o quando si tratta di reprimere eventuali spinte eversive, ma mai per garantire i diritti manifestando così chiaramente di non voler risolvere il problema.

    Quanto all’abolizione dei finanziamenti pubblici alle “Chiese” e alla completa separazione tra lo Stato e le confessioni religiose credo proprio si tratti di una suggestiva utopia che peraltro, nello stato attuale delle nostre co-se, affamerebbe il clero cattolico, visto che nell’Italia cattolicissima, nell’Italia di San Francesco e San Pio che adora le spoglie mortali degli eroi della fede i contributi volontari al culto cattolico, peraltro esentasse, non raggiungo i 30 milioni di euro l’anno.

    In conclusione, non posso far altro che ricordare a tutti coloro che hanno avuto la bontà di trattenersi con le mie fantasticherie politiche una semplice verità, per altro notoria: la Chiesa non rinuncerà mai ai suoi privilegi se non costretta da contingenze superiori, perché essa li considera una sua proprietà, un suo diritto sancito dalla storia, e in questo potrà sempre contare sulla cocciuta superstizione dell’uomo comune che vede nel Vaticano una realtà immanente e non modificabile, uno Stato sacro e intangibile creato da Dio e non dall'uomo e per questo responsabile dei suoi atti solo dinanzi a Dio stesso.

  2. #2
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    La sfida degli anticlericali alla Curia



    Inviato da admin il Mar, 02/03/2009 - 11:16


    I Radicali dell´associazione "Anticlericale.net" sono decisi ad andare a manifestare davanti alla Curia in via Altabella. Vogliono sfilare contro «la pedofilia nella Chiesa cattolica». Ma la Questura sta cercando di impedire l´appuntamento di sabato prossimo. Di Carlo Gullotta.

    IL TEMA è provocatorio e decisamente "forte": i Radicali ell´associazione "Anticlericale.net" vogliono andare a manifestare davanti alla Curia in via Altabella contro «la pedofilia nella Chiesa cattolica». Ma la Questura sta cercando di impedire l´appuntamento di sabato prossimo, alle 19, subito dopo il congresso degli anticlericali all´hotel Corona d´Oro, in via degli Albari (a due passi dalla Curia), e ha chiesto agli organizzatori di fare un passo indietro. Almeno sul luogo della manifestazione.

    Per ora, dice Monica Mischiatti, segretaria dei Radicali bolognesi, una richiesta informale, frutto di un colloquio avuto sabato scorso col dirigente della Digos Vincenzo Ciarambino. «Hanno fatto riferimento alla recente direttiva-Maroni che vieta manifestazioni politiche davanti ai luoghi di culto. Io non so se la Curia lo sia. Stamattina avremo un nuovo incontro. Noi vogliamo fare la nostra protesta e la fiaccolata: se ce lo impediranno, ne parleremo al congresso. Ricordo che nel 2005, Capezzone, durante una manifestazione anticlericale, pronunciò il suo discorso sul sagrato di San Petronio. La direttiva-Maroni? Lede gli elementari diritti dei cittadini a manifestare».

    Trattativa difficile per un sit in destinato a sollevare polemiche, in particolare dopo la preghiera islamica in piazza Maggiore il 3 gennaio e la successiva manifestazione per la pace in Palestina, col divieto di sfilare davanti alla cattedrale di San Pietro e a San Petronio imposto al corteo da Questura e Prefettura. Stamattina il questore, se gli anticlericali dovessero tenere duro, potrebbe imporre delle prescrizioni. «Dovranno metterlo nero su bianco - insiste Monica Mischiatti - noi vogliamo solo fare un sit in con una fiaccolata in via Altabella. Elementare dissenso, nient´altro. E vorremmo che in questo Paese la libertà di espressione fosse pienamente garantita».
    (02 febbraio 2009)

  3. #3
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    Colpo da K.O.



    Inviato da lafayette il Mar, 02/03/2009 - 190



    Arcivescovo Marcel Lefebvre

    Un bel colpo per tutti quei conservatori nostrani che si ostinano ad individuare nel magistero della chiesa cattolica,di quella ratzingeriana in particolare,la sola stella polare della loro speculazione teoretica e dell’agire politico.

    Senza tener conto,tranne che con la sufficienza riservata ad un qualche vecchio parente brontolone,del variegato e policromo spettro delle culture “moderate” ( o realiste per meglio definirle in contrapposizione all’utopismo deteriore di tutte le sinistre) che comprendono certamente il popolarismo cristiano-sociale o cristiano-democratico,le infinite gemmazioni del grande albero liberale e gli sviluppi,non necessariamente filo-confessionali,delle destre conservatrici.

    La Polemica cui faccio riferimento è,ovviamente,quella scatenatasi in conseguenza della riabilitazione della componente “tradizionalista” che faceva capo al defunto Monsignor Lefebvre.

    Passi per le diatribe teologiche che a suo tempo separarono,scismaticamente,la chiesa ortodossa dalla sua componente più rigorista,ma il vero nocciolo della questione risiede nell’irriducibile disprezzo della modernità e nel rifiuto di qualsiasi contaminazione con il “demone” della razionalità,foriero di corruzione e degrado universale,propagandato dai componenti della Fratellanza San Pio X.

    Non avrebbe dovuto stupirsi,chi di dovere,che l’antisemitismo virulento,capace di spingersi fino al punto di veicolare il negazionismo dello sterminio hitleriano,o l’odio riversato su tutti i tentativi di ridare dignità alla libera esistenza degli individui avrebbero causato delle risposte molto forti da tutti coloro che hanno ripudiato questi retaggi di antica, ma purtroppo in tanta parte del mondo moderna,teocrazia.

    Non sorprende,certamente, di scorgere nel novero di costoro la Cancelliera tedesca,Angela Merkel,donna dalla tempra tutta thatcheriana ancorchè smussata dall’influsso “christlich” che permea di sè il partito in passato guidato da Konrad Adenauer ed Helmut Kohl,che ha trovato tempo e modo,nonostante le incombenze elettorali,di rimbrottare severamente Sua Santità,il connazionale Joseph Ratzinger,e di esigere “parole chiare” sullo spiacevole evento.

    Dimostrazione,se ve ne fosse ancora bisogno,di quanto una politica emancipatasi dalle tossine dell’autoritarismo possa costituire un valido presidio alle conquiste ottenute a carissimo prezzo in un passato ancora recente.

    La Germania conservatrice e non più militarista ci è riuscita,altri non del tutto…

    http://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/

  4. #4
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    IV Congresso di Anticlericale.net: mozione generale e rinnovo degli organi



    Inviato da admin il Mar, 02/10/2009 - 15:28


    anticlericale.net

    IV CONGRESSO DI ANTICLERICALE.NET
    BOLOGNA, HOTEL CORONA D’ORO
    7 FEBBRAIO 2009

    MOZIONE GENERALE
    (approvata all’unanimità, con un astenuto)

    Il IV Congresso di Anticlericale.net, riunito a Bologna il 7 febbraio 2009:

    - udite le relazioni del Segretario e del Tesoriere, le approva;

    - saluta l’intervento del professor Gianfranco Pasquino, che ha voluto onorare l’Assemblea della sua partecipazione e del suo contributo;

    - dà mandato al Segretario, al Tesoriere, al Presidente e a un Comitato nazionale composto da Sergio Ravelli, Luca Ponchiroli, Antonio Stango, Piero Capone, Andrea Pessarelli, Monica Mischiatti, Bernardetta Graziani, Maria Antonietta Farina Coscioni, di rilanciare le iniziative e l’organizzazione dei radicali anticlericali, a partire dalla campagna per destinare l’otto per mille alla chiesa valdese e dalla lotta a tutti i privilegi ecclesiastici e a tutte le forme di co-gestione della cosa pubblica da parte dello Stato e della Chiesa cattolica;

    - delibera di tenere entro il prossimo 20 settembre il V Congresso ordinario;

    - elegge alla Segreteria Carlo Pontesilli, alla Tesoreria Michele De Lucia, alla Presidenza Maurizio Turco.

    Bologna, 7 febbraio 2009

  5. #5
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    L’Opus Dei: ecco come la descrive Monsignor Vladimir Felzmann, ex segretario del fondatore , Josemaria Escriva’ de Balaguer


    Inviato da icannone699 il Mar, 02/17/2009 - 13:19




    John Follain

    Si riporta la traduzione del nono capitolo del libro di John Follain, scrittore e corrispondente dall’Italia e dal Vaticano per il giornale inglese Sunday Times e autore del libro ‘The city of secrets – the truth behind the murders at the Vatican” (Citta’ dei segreti – la verita’ dietro gli assassinii al Vaticano).

    Il libro, uscito nel 2003 , e mai tradotto in italiano, descrive le indagini svolte dall’autore per capire le motivazioni del duplice delitto del comandante delle guardie svizzere Alois Estermann e di sua moglie Gladys Meza Romero commesso il 4 maggio 1998 dal ventitreenne caporale dei lancieri delle guardie svizzere Cedric Tornay.

    “Sin dall’inizio delle mie ricerche avevo cercato di stabilire dei contatti con L’Opus Dei. Ma gli uffici del quartier generale del movimento a Roma, a Villa Tevere, avevano rifiutato le mie ripetute richieste di discutere il coinvolgimento di Estermann nelle attivita’ dell’Opus Dei o l’estensione del suo supporto a questo movimento all’interno della Chiesa in generale e del Vaticano in particolare. La legge del silenzio in una istituzione soprannominata la “Santa Mafia” e’ impenetrabile come quella di Cosa Nostra in Sicilia.

    La sola conferma del collegamento della coppia Estermann alla Opus Dei era venuta da Alberto Vollmer Herrera, che in quanto ambasciatore del Venezuela presso la Santa Sede era stato il datore di lavoro di Meza Romero. Egli mi disse, quando riuscii a fargli una mezza imboscata durante una conferenza nell’auditorio papale, che gli Estermann erano “amici” della Opus Dei, ma si rifiuto’ di entrare nei dettagli.

    Fu quando ero ancora a Londra che trovai un ex membro della Opus Dei disposto a ricevermi, Monsignor Vladimir Felzmann. Avevo letto quanto aveva detto in una intervista in cui descriveva l’Opus Dei come il gruppo piu’ vicino alla ricreazione degli ordini militari del Medio Evo: una immagine particolarmente attraente, immaginai, per un uomo come Estermann, un appartenente alla “Quinta Colonna di Dio” , il corpo delle guardie svizzere. Volevo sapere da lui cosa rappresentasse l’Opus Dei per Estermann e Tornay. Egli accetto’ prontamente di incontrarmi quando gli telefonai.

    Quando arrivai alla “Casa dell’Arcivescovo”, vicino alla Stazione Vittoria, Felzmann nonostante il cattivo tempo stava aspettandomi sotto il portico. Era un uomo alto e dinoccolato con una faccia gommosa ed una testa calva a forma di uovo che mi avverti’ allegramente facendomi entrare in un ufficio spazioso a pian terreno: “non credere che questo posto sia il mio; io ho solo un buco nella cantina. Ma il segretario alle finanze me lo lascia usare in sua assenza.”

    Sebbene fosse mattina inoltrata fuori era cosi’ buio che lui accese la luce al neon, che lentamente comincio’ a propagarsi. Ci sedemmo in due poltrone con spalliere alte a striscie di fronte ad un vuoto caminetto. Felzmann si mise a sedere subito e mi vide mentre osservavo un cuscino sulla sua poltrona. Il cuscino era rosso cardinale e v’erano disegnati due bastoni da golf. Prima che si mettesse seduto avevo fatto in tempo a leggere il motto ricamato con lettere color crema: il mio cuore e' con Dio ma il mio corpo e' sul campo da golf.

    Dietro alla scrivania era appesa una fotografia incorniciata di Cormac Murphy-O’Connor, l’arcivescovo di Westminster che proprio quella mattina a Piazza San Pietro era stato nominato cardinale dal Papa. Fra coloro a cui veniva consegnato il berretto di seta, o cappello da cardinale a tre punte, v'era un membro dell’Opus dei, l’Arcivescovo di Lima Juan Luis Cipriani Thorne – il primo membro diventato principe della Chiesa, per cortesia di Giovanni Paolo II.

    Felzmann mi disse che egli era nato in una famiglia privilegiata cecoslovacca impegnata tradizionalmente nell’attivita’ diplomatica. Suo nonno era stato ambasciatore a Bruxelles e suo padre primo segretario a Londra. Ma la famiglia perse tutto quello che possedeva quando i comunisti occuparono Praga nel 1948, spingendo suo padre a dimettersi e a passare dal ruolo di promettente diplomatico a quello di un rifugiato politico.

    Felzmann aveva nove anni a quel tempo e la sua vocazione religiosa combinata alla tragedia della presa del potere dei comunisti lo rese facile preda dell’Opus Dei. Vi fu trattenuto per ventidue anni finche’ non ne usci fuori nel 1982 ed entro’ nella diocesi di Westminster, dove lavora come cappellano dei giovani.

    Chiesi a Felzmann come era stato reclutato.

    “Fu molto facile. Stavo facendo il "cammino" della Settimana Santa insieme agli altri studenti, avevo quasi vent’anni, ed un uomo mi si avvicino’ con fare amichevole. Si rivelo’ essere un membro dell’Opus Dei. Loro usano l’amicizia come esca. Per me questo e’ terribile perche’ l’amicizia e’ uno dei doni piu’ grandi di Dio. Ma Josemaria Escriva’ de Balaguer, il fondatore, usava dirci che bisogna essere come dei nuotatori subacquei, avvicinarsi al pesce da prendere e subito dopo sparare con l’arpione.

    “Mio padre mori di infarto, durante una vacanza in Cornovaglia. In quel periodo avevo 21 anni. Escriva’ divenne per me la figura paterna. In quei giorni dai seguaci era chiamato il Padre, adesso e’ diventato il Nostro Padre in Paradiso. Veniva spesso a Londra e mi mostrava molta affezione. Gli piaceva il fatto che venissi da una buona famiglia; era questo molto importante per lui.”

    “Perche’ la chiamo’ a Roma?
    “Mi chiese di venire a Villa Tevere, il quartier generale della Opus Dei, per studiare e diventare prete. Gli fui utile in molti modi. Ero considerato il suo braccio destro. Avevo studiato ingegneria civile all’Imperial College, cosi’ mi chiese di mettere i microfoni dietro i quadri appesi sui muri in modo da registrare ogni cosa.”
    Felzmann si appoggio’ allo schienale della poltrona per godersi il mio atteggiamento stupito ed indico’ sorridendo un quadro con un paesaggio sopra al caminetto. “Non ti preoccupare, quello la’ non e’ in funzione.”

    Era la prima volta che avevo sentito qualcosa sull’interesse di Escriva’ nelle cimici spia. “Mette le cimici anche nel suo ufficio?” gli chiesi, domandandomi se la sua villa-fortezza , Villa Tevere, era ancora piena di cimici come lo era stato il Watergate.

    “No, no, le metteva solo nelle stanze dove avrebbe incontrato la gente. Il motivo che dava era che tutto doveva essere riportato fedelmente perche’ non voleva essere accusato di dire cose che non aveva mai detto.”

    “ Ma i suoi ospiti non avevano la minima idea che tutto venisse registrato?”

    “Certo che no.”

    Sedemmo in silenzio per un poco, l’unico rumore quello di un motore di un taxi, le ruote che sguazzavano nelle buche piene d’acqua. Guardando attraverso le alte finestre notai che il pub all’altra parte della strada era chiamato “il Cardinale.”

    Volevo sapere di piu’ su Ecriva’. La sua beatificazione, l’ultimo passo prima di essere fatto santo, erano state amaramente dibattute, e Felzmann era colui che aveva cercato di sottomettere elementi di critica a quella scelta del Vaticano. Il tentativo falli’. “Lei disse che Escriva’ era per lei una figura paterna. Era molto carismatico?” Gli chiesi.
    “Aveva un misto di qualita’ che erano quasi contradditorie, ma che messe insieme, costituivano una qualita’ di leadership. Poteva essere molto affettuoso, molto gentile, ma d’altro lato poteva essere estremamente duro. Se qualcuno gli disobbediva, anche di poco, veniva subito cacciato via da Roma. Poteva strillare come un ossesso. Se trovava che una porta non doveva essere chiusa a chiave si metteva a dare calci e a bussare finche’ qualcuno non l’apriva. Una volta mi disse, ‘Vlad – mi chiamava sempre cosi’ – quando saro’ morto e la gente chiedera’ com’era il Padre, di’ loro che sapeva come ridere, ma anche di come sapeva strillare.’ Dopo la sua morte, l’Opus Dei riferi’ che egli era stato sempre paziente e sempre sorridente.”

    Aveva tenuto le palme verso l’alto mentre faceva l’ultima dichiarazione, girando i suoi occhi verso la striscia di neon con finta pieta’.

    “Non mi sembra avesse una personalita’ molto carismatica,” dissi.

    Le sue palme diedero una pacca alle coscie. “ Oh, ma lo era. Escriva’ era totalmente concentrato a costruire come una famiglia per le persone intorno a lui. Era totalmente impegnato alla crescita dell’Opus Dei perche’ convinto che rappresentasse la salvezza della Chiesa. Era la piu’ cristallina, la piu’ pura forma di cristianita’ e lui l’aveva ricevuta come diretta ispirazione di Dio. Non c’e’ alcun dubbio: vedeva se’ stesso come la reincarnazione della parola di “Dio” nel ventesimo secolo. Un messia, inviato dal Signore. Se facevi quello che lui diceva ti veniva garantito il paradiso. Si trattava dell’assoluto. Come il Padre usava dire in spagnolo, todo o nada – tutto o niente.

    “Lei deve aver avuto dei dubbi.”

    “La cosa che piu’ rimase nella mia mente fu una affermazione che fece su Adolf Hitler. Una volta stavamo vedendo un film sulla guerra e le camere a gas, per controllare se era il caso di farlo vedere anche agli altri , e durante l’intervallo si volse verso di me.”

    Felzmann si piega in avanti con fare cospirativo e abbasso’ la voce. “Il fondatore mi disse: ‘Vlad, Hitler non poteva essere stato una persona cosi’ cattiva. Non poteva aver ucciso sei milioni di persone. Non poteva averne uccise piu’ di quattro milioni.”

    Felzmann arcuo’ le ciglia e raddrizzo’ la schiena, “Un pazzo. Naturalmente non dissi niente in quel momento. Il fondatore non era una persona che poteva essere contraddetta. Ma capivo che Hitler era uno dei suoi eroi e non poteva credere che avesse veramente fatto quelle cose. Non ce la faceva proprio ad essere anti – hitleriano.

    “Sicuramente avrai riferito la cosa al Vaticano quando si stavano preparando a beatificarlo? Cosa fece…..”

    Felzmann mi interruppe con un grido: “Certo che lo feci! Glielo dissi, ma non volevano ascoltare. E’ un perfetto catch 22. Secondo loro se una persona lascia l’Opus Dei allora si e’ macchiato di una colpa ed e’ considerato un prevenuto contro il movimento. Percio’ ogni cosa che quella persona dice non ha valore. Le uniche prove che accettavano erano quelle a suo favore.”

    Mentre ascoltavo Felzmann l’immagine dell’Opus Dei che mi venne in mente fu quella di una legione di guerrieri e cavalieri della fede in lotta per una nuova crociata. Forse un corpo come quello delle guardie svizzere nel cuore del Vaticano avrebbe potuto far parte di un tale grandioso disegno.

    Gli dissi che la madre di Tornay mi aveva riferito dei collegamenti di Estermann all’Opus Dei e dei suoi tentativi di reclutare le guardie nel movimento.

    Felzmann mosse la testa in segno d’assenso. “Estermann poteva essere oggetto di grande interesse da parte dell’Opus Dei. L’idea di Escriva’ era che se controllavi il capo di una organizzazione, avevi tutto. Faceva parte della sua nozione del controllo. Con Estermann l’Opus Dei sarebbe stata in grado di sapere come stava il Papa e chi veniva ricevuto ogni giorno. Si sarebbero potuti conoscere un certo numero di segreti sui cardinali, la loro salute, quel genere di cose. E tra i cardinali c’era il successore di Giovanni Paolo. Mai dimenticare che per l’Opus Dei la conoscenza e’ potere. Avrebbero potuto far entrare in Vaticano tutti coloro che volevano loro e le guardie non avrebbero fiatato. Se hai l’accesso allora sei una persona libera.

    “E’ anche una questione di status. Estermann costituiva un’attrazione a causa del suo rango. All’Opus Dei i titoli piacciono. Il fondatore fece una lunga battaglia per concquistarsi un titolo, quello di Marchese di Peralta. Fu molto importante per lui. Egli perseguiva l’aristocrazia del sangue, dell’intelletto e del denaro.”

    “A parte Estermann, per quale motivo la Opus Dei era interessata alle altre guardie svizzere?” Chiesi.

    “C’entrano assolutamente, avrebbero costituito il foraggio ideale. Sono tutti giovani e si supponeva avessero un forte impegno religioso. L’Opus Dei si sarebbe offerta di fornire una guida spirituale, per aiutare quei giovani a stare piu’ vicino a Dio. Avrebbe insegnato loro che il mondo sarebbe stato un posto migliore se invece di andare in giro ad ammirare le donne con i fianchi larghi nella citta’ eterna e a sognarci sopra avessero invece recitato il rosario.”

    “Ma non sono le guardie troppo giovani per essere reclutate?

    “Al contrario. Quando vi aderii l’Opus Dei reclutava ragazzi di quattordici anni che si impegnavano a stare nel movimento per tutta la vita. I minorenni vengono istruiti a non dire niente ai loro genitori perche’ non lo avrebbero capito. Era preoccupante quando i genitori venivano da me a dirmi che qualcosa di strano stava accadendo ai loro figli, che erano andati via da casa e si rifiutano di parlare con loro. Il fondatore usava dire che una vocazione era come un embrione, che doveva essere protetto nel grembo finche’ non fosse stato sufficientemente forte per venire alla luce. A vent’anni si e’pronti per dare i voti finali.

    Piu’ Felzmann descriveva i comportamenti dell’Opus Dei e piu’ chiara fu la mia idea sul perche’ Tornay aveva trovato cosi’ tanti motivi per respingerla. L’impegno religioso di Tornay non era del genere che potesse essere sfruttato dall’Opus Dei. Il fatto che “amasse la vita” e fosse “pieno di gioia “ – come aveva detto l’ex comandante Buchs - contrastava con tali pratiche ambigue. Se la lealta’ primaria di Tornay era stata data verso la Guardia Svizzera e il Papa, non avrebbe di certo accettato il tentativo di Estermann di reclutare nuovi membri nella caserma.

    “ Tornay aveva 23 anni quando mori’ e aveva cercato di scoprire le vere attivita’ dell’Opus Dei. Che possibilita’ avrebbe potuta avere?” chiesi.

    “L’Opus Dei e’ come un fuoco. Se ti ci avvicini puoi riscaldarti; se ci vai dentro potresti bruciarti. Tornay non avrebbe potuto far nulla.”

    “Perche no?”

    Felzmann si mise le mani sul mento, le punte degli indici premevano contro i lati della bocca. “Perche’ L’Opus Dei e’ una cultura costruita su fondamenta di paura, inganno e paranoia. Nacque sotto la terribile minaccia del comunismo. Per sopravvivere doveva nascondersi, fingere e ingannare. Gli esterni non avevano alcun diritto di conoscerla. E’ Orwelliana, riscrive la sua storia: vecchie pagine vengono tolte dai documenti interni e nuove pagine vi sono inserite per adattarli al pensiero corrente. I suoi aderenti si confessano soltanto con i preti che appartengono all’Opus Dei. Credono che il fine giustifichi i mezzi. E adesso rappresenta uno dei poteri piu’ forti al Vaticano, grazie non in piccola parte allo stesso Papa.”

    Quando il futuro Papa era ancora un cardinale, a solo pochi giorni prima del conclave da cui usci’ eletto, visito’ il quartier generale a Villa Tevere per pregare di fronte alla tomba di Escriva’. Dopo la sua elezione, concesse all’ Opus Dei il particolare stato di prelatura personale, mettendo il capo del movimento allo stesso livello dei vescovi, che poteva rispondere solo a Roma. Giovanni Paolo in seguito spinse per la beatificazione di Escriva’, che ebbe luogo solo 17 anni dopo la sua morte, un record per i tempi moderni. Il Cardinal Sodano, il segretario di stato, mostro’ lo stesso entusiasmo per la causa, inviando una circolare a centinaia di vescovi per sollecitarli a scrivere a Roma e chiedere di poter partecipare alla cerimonia. Fu anche lo stesso Giovanni Paolo che, mentre parlavo con Felzmann a Londra, stava dando a uno dei membri dell’Opus Dei un posto per il prossimo conclave. Era difficile immaginare cosa Giovanni Paolo avrebbe potuto fare di piu’.

    La benevolenza di Giovanni Paolo contrastava con la conflittualita’ del predecessore. Paolo VI aveva visto l’Opus Dei come sospetta, e temeva che i suoi preti dentro al Vaticano stavano fornendo decisioni riservate ad Escriva’, che, consapevole dell’ostilita’ papale, aveva espresso la sua rabbia nei confronti di quello che aveva definito “il marcio, quel male che proveniva dal seno della Chiesa e dalle sue gerarchie.” Il corpo mistico di Cristo, gridava, “e’ come un cadavere in maleodorante putrefazione.”

    “Che cos’e’ che Giovanni Paolo trova di attraente nell’Opus Dei?” chiesi.

    “Il Papa non e’ un membro ma c’e’ molto che li accumuna, a cominciare dal culto della Vergine Maria. E i valori della disciplina, gerarchia, ortodossia - tutti valori che avrebbero attratto qualcuno come Estermann. Il Papa e’ convinto che Dio lo aveva scelto per guidare la Chiesa nel nuovo millennio e l’Opus Dei crede la stessa cosa di se’ stessa. Appartengono entrambi all’ala destra; odiano il comunismo. Questo spiega perche’ il Papa si rivolse all’Opus Dei piuttosto che ai Gesuiti. I Gesuiti erano troppo di sinistra e troppo collegati alla teologia della liberazione.”

    “Cosa significa, ‘si rivolse all’Opus Dei’? Il Papa ne e’ direttamente coinvolto?”

    “Certo che lo e’. In ogni genere di cose. Volle imparare lo spagnolo prima di fare la sua prima visita in Messico. In modo che un prete spagnolo dell’Opus Dei facesse colazione con lui ogni mattina. Il denaro? Usavamo servirci del Banco Ambrosiano; io vi depositavo il denaro nel nostro conto. Quando il papa ebbe la necessita’ di recuperare 200 milioni di dollari che Calvi, il banchiere di Dio, doveva restituire al Vaticano nel 1982, l’Opus Dei glieli forni’. E a quel tempo l’Opus Dei divenne una prelatura personale del Papa. Quando il Papa ebbe bisogno di un portavoce, L’Opus Dei gli mando’ Navarro-Vals. E sempre c’e’ questo obiettivo nascosto dell’Opus Dei, crescere, crescere e crescere. Ci sono persone al Vaticano che non possono sopportare una simile cosa, ma questo non ha impedito all’Opus Dei dal diventare sempre piu’ potente. E’ ovvio che vorrebbero un Papa dell’Opus Dei.”

    Navarro-Valls rappresentava la piu’ visibile manifestazione del potere dell’Opus Dei al Vaticano. “Come puo’ qualcuno come Navarro-Valls essere leale sia al Papa che all’Opus Dei? Non sta servendo due padroni, anche se al Papa piace l”Opus Dei?” chiesi.

    Felzmann corrugo’ la fronte, le profonde rughe scolpite in linee irregolari. “Navarro-Valls ha due maschere. Vive a Villa Tevere e spesso deve incontrarvi i direttori . E’ un obbligo che hanno tutti i membri dell’Opus Dei. Navarro-Valls deve riferire del suo lavoro, delle sue preoccupazioni. Qualcosa come: ‘ Il Papa non sta bene come dovrebbe, ma sto dicendo al mondo che e’ in piena salute. Dovrei preoccuparmi di cio’?’ Il direttore allora lo assolve, dicendogli che sta facendo la cosa giusta, per il bene della Chiesa.”

    Felzmann continuo’. “ Conobbi Navarro-Vals piu’ di trent’anni fa. Quando faceva il giornalista a Barcellona. Un tipo arrogante. Era cosi’ arrogante da essere completamente rilassato. Io gli insegnavo l’inglese e lui mi insegnava a giocare a tennis. Mi ricordo cosa mi disse su come fare il servizio. Mi disse di posizionare la palla e di lanciarle contro la racchetta. E la cosa funzionava.”

    Salto’ in piedi per dimostrarmelo, le sue lunghe braccia che si muovevano nell’aria e poi colpivano la poltrona. Ma dopo si mise di nuovo a sedere.

    “ Naturalmente Navarro-Vals era terribilmente dedicato alla Opus Dei. Aveva molta affezione per il fondatore; rappresentava per lui una autorita’. Psicologicamente l’Opus Dei crea un dipendenza simile a quella che provano i bambini. Quando facevamo la doccia dopo aver giocato, vidi che Navarro-Valls aveva una macchia marrone sulla coscia. Era il marchio del cilicio, la banda fatta con maglia di catena che indossava fino a due ore al giorno. E’ obbligo indossarla per tutti i suoi membri. Vi sono fissate delle punte di metallo che graffiano la pelle e fanno sanguinare. Durante la quaresima debbono essere indossate ancora piu’ strette. I membri si devono anche flagellare con una intensita’ decisa da loro stessi. Cristo sulla croce mostro’ il suo amore attraverso la sofferenza, e loro dovevano fare la stessa cosa. Per lo meno questo e’ quello che affermano. Ma la verita’ e’ che crearsi una sofferenza artificiale non ha alcun significato. Non ti fa raggiungere la spiritualita’; e’ una forma di arroganza.”

    Queste orribili pratiche erano state introdotte da Escriva’. Le mura del bagno si diceva fossero costantemente piene di sangue a causa delle sue febbrili auto-flagellazioni con una frusta lunga un metro, simile alla frusta a nove code a cui erano stati attaccati frammenti di lamette per barba.
    Felzmann sorrise quasi a scusarsi e indico’ il suo orologio , Come ci alzammo, gli chiesi di sommarizzarmi cosa lo avesse persuaso a lasciare il movimento.

    “ Mi resi conto che nell’Opus Dei ci sono menzogne, c’e paura, e c’e’ controllo. E’ una setta; ti si dice che il tuo direttore rappresenta la linea di comunicazione con il fondatore, e quindi con Dio. Ti insegnano ad accettare quello che ti viene detto. Criticare significa mostrare orgoglio e questo per loro sarebbe un peccato. A ripensare al passato, quella fu la mia debolezza – non aver capito subito che Dio vuole invece che si dicano le cose cosi’ come sono.”

    “Quanto e’ stato difficile uscirne fuori?”

    “Molto. L’Opus Dei e Dio erano la stessa cosa nella mia mente. All’interno ero sconvolto. Era doloroso. Quando dissi per la prima volta che volevo lasciare mi sottoposero ad una enorme pressione. Mi fu detto che ero preda alle tentazioni del diavolo. Mi portarono a visitare la tomba di un ex membro che era caduto in tale profonda depressione quando lascio’ l’Opus Dei che dimentico’ di prendere le medicine per il cuore. Si trattava di un suicidio passivo. Fui invitato a pregare per la sua anima. Quello era il metodo che seguirono per avvertirmi. Dominare con la paura.”

    Felzmann cammino’ insieme a me lungo il corridoio, giu’ per la scalinata fiancheggiata da colonne di pietra verde, passando davanti a una monaca che siedeva vicino alla porta di una cabina adibita al ricevimento dei visitatori e che io non avevo notato quando ero entrato. “Dio ti Benedica!” mi grido’ appena uscito.

    Il giorno dopo comprai un giornale italiano per leggere cosa aveva detto il Papa a Piazza San Pietro ai suoi partner in color cremisi, i primi cardinali del nuovo millennio che avrebbero fatto parte del club piu’ esclusivo del mondo, dal quale sarebbe stato scelto il successore. Il Papa, la cui bianca tonaca simbolizza l’innocenza e la carita’, esorto’ i sue “venerabili fratelli” di non dimenticare mai che il colore delle loro nuove gonne era il colore del martirio – “un simbolo del fuoco ardente d’amore per la Chiesa che deve alimentare la nostra preparazione, se necessario, ad esserne con il nostro sangue i testimoni supremi.”

    Il discorso del papa non solo mi fece rammentare dei commenti di Felzmann sulle torture fisiche imposte agli aderenti dell’Opus Dei, ma anche al giuramento di fedelta’ della Guardie Svizzere e al sacrificio delle loro vite per il Papa se fosse stato necessario.””
    **********

    Mio personale quesito finale: e’ secondo voi Papa Ratzinger il Papa della OPUS DEI?

  6. #6
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    Maxi-schermi: piazza san Pietro come lo stadio



    Inviato da radicalmario il Mar, 03/17/2009 - 169



    maxischermo a san pietro

    Da La Stampa del 17 marzo, pagina 1

    di Giacomo Galeazzi

    Città del Vaticano

    Maxi-schermi: piazza san Pietro come lo stadio

    Il Grande Fratello a San Pietro per effetto di quattro maxischermi sul colonnato del Bernini. Da tempo nella piazza più famosa del mondo, in occasione dell’Angelus della domenica e dele udienze del mercoledì, vengono installati grandi pannelli luminosi che trasmettono immagini per i fedeli raccolti nel luogo-simbolo della cattolicità.

    Da alcune settimane, però le postazioni hi-tech vengono mantenute fissi anche nel resto della settimana. «Prima i totem luminosi venivano messi in piazza per rendere visibili a tutti i pellegrini le uscite pubbliche del Papa e poi rimossi- protestano i Radicali-.

    Da un mese e mezzo, invece, vengono lasciati lì ventiquatt’ore al giorno». Cioè, dopo le cerimonie, le funzioni religiose, le udienze. «E’ uno scempio assurdo che deturpa la piazza- protesta Giorgio Muratore, storico dell’architettura dell’università “La Sapienza” di Roma-.Siamo davanti ad uno spettacolo osceno, un’intrusione di smaccata modernità in un capolavoro senza tempo. Adesso San Pietro sembra un ippodromo, uno stadio da baseball». Dal Vaticano fanno sapere che per il momento non è stata presa una decisione definitiva sul mantenimento o la rimozione dei maxischermi dalla piazza che può contenere 50mila persone ed è l’emblema della Santa Sede.

    I Radicali, supportati da un dossier raccolto dall’associazione Italia Nostra, stanno preparando un’interrogazione al ministro dei beni culturali, Sandro Bondi richiamando anche la violazione del Trattato lateranense del 1929 che per gli immobili richiama il Vaticano, nell’articolo 16, alle «nobili tradizioni artistiche che vanta la Chiesa Cattolica» e, nell’articolo 18, specifica che «i tesori d’arte e di scienza esistenti nella Città del Vaticano e nel Palazzo Lateranense rimarranno visibili agli studiosi ed ai visitatori, pur essendo riservata alla Santa Sede piena libertà di regolare l’accesso del pubblico».

    I quattro maxischermi installati in piazza, invece, compromettono la completa fruizione del Colonnato e ne compromettono il meraviglioso colpo d’occhio.

    «Questa gerarchia vaticana sembra aver perso le "nobili tradizioni artistiche della Chiesa cattolica”- lamenta Mario Staderini, della Direzione nazionale di Radicali Italiani- Giulio II o Alessandro VII si rivolterebbero nella tomba.

    In una situazione analoga Antonio Cederna affermò che "per il paesaggio urbano non può valere l’assoluta sovranità della Chiesa sui beni culturali all’interno del Vaticano"».

    E aggiunge: «Non è solo questione di gusto, ma anche di rispetto del Trattato lateranense, il Vaticano è infatti obbligato, ai sensi dell'articolo 18 del Trattato, a rendere fruibili tesori d'arte come il colonnato del Bernini, senza nasconderlo con megaschermi da stadio». Ma non è la prima volta. «Pochi mesi fa, c’è stata un inaudita sopraelevazione sul palazzo del Vicariato, a pochi metri dal Pantheon- spiega Staderini-.Allora rifiutarono l’accesso ai vigili urbani per le verifiche urbanistiche ed il ministro Bondi ancora non risponde all'interrogazione fatta dal deputato Radicale Maurizio Turco. I privilegi dei Patti Lateranensi hanno dei limiti: e se decidessero di costruire un grattacielo accanto al Pantheon o in piazza San Pietro? Mi aspetto che l’ambasciatore vaticano in Italia chiarisca, e che il Governo dica almeno una parola».

    Non esiste al mondo un complesso di edifici che uguagli il Vaticano per interesse ed importanza storica e artistica. «Abbiamo una sorpresa orrenda- lamenta Andrea Costa del direttivo di Italia Nostra di Roma-.In questo modo il senso estetico viene calpestato dalla Chiesa che è stata maestra di stile da secoli per l’arte. Adesso, invece, dà il cattivo esempio con la trasformazione di una piazza-gioiello in un arengo. I quattro in maxischermi in “surround” incidono sui significati architettonici e simbolici. San Pietro diventa uno spazio per eventi, che tradisce la sua vocazione primigenia e sacra di contemplazione». Ora «lo sguardo viene convogliato su strutture tecniche, la dimensione mediatica entra nel luogo sacro per eccellenza e lo snatura», evidenzia Costa.

    «Il governo deve chiarire l’ambito di applicazione degli articoli 16 e 18 del Trattato Lateranense, non è pensabile che il Vaticano possa fare di tutto- aggiunge Staderini-.Il riconoscimento della sovranità dello Stato Città del Vaticano è condizionato al rispetto del patrimonio storico ed artistico che lo Stato italiano gli ha affidato. A dire il vero non mi sorprendo: posizioni integraliste portano sovente ad ignorare l’arte, la storia. Non dimentico che i Talebani in Afganistan presero a cannonate gli antichi Buddha scolpiti nella roccia nella valle di Bamiyan».

  7. #7
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    Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti Lateranensi a oggi - Presentazione del libro di Michele Ainis (Editore Garzanti)


    Michele Ainis


    Presentazione del libro di Michele Ainis (Editore Garzanti)

    Presentazione del libro di Michele Ainis (Editore Garzanti) nell'ambito della Giornata Radicale Anticlericale. La Chiesa cattolica attinge abbondantemente alle risorse pubbliche dello Stato italiano: ogni anno milioni di euro vengono dirottati dal governo centrale e dagli enti locali, che si sono fatti di recente ancor più solerti. Questo tuttavia non impedisce al Vaticano pesanti incursioni nella vita pubblica del nostro paese: è pressoché impossibile che un provvedimento legislativo venga approvato senza il suo benestare; e quando accade, le resistenze della Chiesa cercano di impedirne l'applicazione. È una situazione abnorme, che trova il suo fondamento nel Concordato siglato l'11 febbraio 1929 da Pio IX con Benito Mussolini, che lo stesso pontefice aveva definito "l'uomo della Provvidenza". Quel patto venne accolto dalla Costituzione repubblicana attraverso l'articolo 7. Infine nel 1984 il Concordato fu rinnovato dall'accordo tra Craxi e Giovanni Paolo II. Oggi il trattamento privilegiato di cui gode il Vaticano non ha più alcun fondamento giuridico, argomenta Michele Ainis: l'articolo 7 era una norma provvisoria, e oggi è un farmaco scaduto. Oltretutto quelle dei vertici della Chiesa si configurano come vere e proprie ingerenze di uno stato straniero nei nostri affari interni. Infine, in una società sempre più complessa, i privilegi concordatari creano inevitabilmente una disparità di trattamento rispetto a cittadini italiani che seguono altre fedi (e soprattutto a quelli che non si sentono affiliati ad alcuna chiesa).

 

 

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