IL 26 GIUGNO 1945 LA FIRMA DELLA CARTA DELLE NAZIONI UNITE
Onu, 60 anni tra riforma e scandali
New York - Sessant’anni di Nazioni Unite: tra appelli per una riforma che sia il più condivisa e incisiva possibile, critiche alla sua inefficienza e alla sua burocrazia malata, accuse ai funzionari di molestie sessuali e scandali che toccano i vertici del Palazzo di Vetro, l’Onu festeggia oggi i sessant’anni della Carta, atto di fondazione dell’organizzazione nata allo scopo di eliminare la guerra come strumento “per risolvere le controversie” tra gli Stati dopo le ferite inflitte dalle Guerre mondiali.
L’espressione “Nazioni Unite” venne coniata dall’allora presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt e usata per la prima volta nella “Dichiarazione delle Nazioni Unite” sottoscritta a Washington l’11 gennaio del 1942. Un anno dopo, alla Conferenza di Mosca dell’ottobre del 1943, venne ufficialmente prevista la costituzione di un’organizzazione internazionale sul modello della Società della Nazioni. Fu infine a Yalta, nel febbraio del 1945, che Roosevelt, il premier britannico Winston Churchill e il leader sovietico Josif Stalin decisero di convocare per il 25 aprile, a San Francisco, una Conferenza delle Nazioni Unite con il compito di elaborare la Carta della nuova organizzazione mondiale.
Alla conferenza di San Francisco presero parte 50 Stati, che il 26 giugno di 60 anni fa approvarono all’unanimità la Carta. Da allora, gli Stati membri sono diventati 191.
Il 2005 è diventato l’anno della riforma delle Nazioni Unite, anche se man mano che ci si avvicina all’appuntamento di settembre - la 60ª Assemblea generale - quell’obiettivo, che pure tutti dicono di condividere, sembra sempre più lontano. Soprattutto quando si parla di riforma del Consiglio di Sicurezza: gli Stati Uniti sono d’accordo con la proposta di aumentare il numero dei seggi permanenti, a condizione che non siano più di due, ma da assegnare al Giappone e probabilmente all’India, lasciando fuori la Germania e il Brasile.
Vogliono riformare le Nazioni Unite le cosiddette “medie potenze”, in testa l’Italia, che aspirano a “un posto al sole” nel Consiglio di Sicurezza. Battaglia che finiranno per vincere probabilmente solo grazie a insuperabili rivalità regionali e a forti aspirazioni nazionalistiche.
Vuole riformare le Nazioni Unite anche Kofi Annan, colui che ha detto no a George W. Bush sulla guerra in Iraq, definita “illegale”, e che adesso, coinvolto nello scandalo “oil for food”, è stato costretto ad abbassare i toni. Tuttavia, a tre mesi dall’Assemblea generale, sembrano essere ormai in pochi a credere alla possibilità di una riforma ampia e di largo respiro, soprattutto perché il dibattito si è inevitabilmente arenato sul Consiglio di Sicurezza.
[Data pubblicazione: 26/06/2005]




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