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  1. #11
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    IL FATTO
    Essenzialità, chiarezza, semplicità sono gli elementi chiave del testo. Un vademecum che tocca i nodi fondanti la dottrina e si rivolge non solo ai credenti ma «a ogni persona di buona volontà». Alla fine della cerimonia in Vaticano il Papa ha consegnato il libro ai rappresentanti del popolo di Dio: una famiglia,un prete, giovani, ragazzi, catechisti,religiosi. E il cardinale Schönborn

    Andiamo alle radici della fede

    Benedetto XVI ha presentato il Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica


    Da Roma Salvatore Mazza

    Non un «nuovo» catechismo. Né diverso nell'essenza da quello pubblicato nel 1992, che resta «fonte... modello... punto di riferimento». Il Compendio del «Catechismo della Chiesa Cattolica» nasce dall'esigenza di poter disporre di una «sintesi, breve, che contenesse tutti e soli gli elementi essenziali e fondamentali della fede e della morale cattolica, formulati in una maniera semplice, accessibile a tutti, chiara e sintetica». E che a tutti, appunto, si rivolge: non solo ai credenti ma, «riconoscendolo corrispondente al bene non solo della Chiesa universale e delle Chiese particolari, ma anche del mondo d'oggi, assetato di verità... a ogni persona di buona volontà, che desideri conoscere le insondabili ricchezze del mistero salvifico di Gesù Cristo». Come, in qualche modo, dimostra la stessa scelta di metterli in vendita anche in luoghi di grande affluenza come supermercati, autogrill, aeroporti. Un testo, il Compendio presentato ieri da Benedetto XVI, che dunque anche in questo senso segna una svolta. Così da rendere più comprensibile la «grande gioia» nel promulgarlo, dichiarata dal Papa nel suo discorso di ieri mattina e manifestamente leggibile sul suo volto e in quelli dei presenti all'evento, che il Pontefice ha voluto inscrivere nella preghiera dell'ora sesta, tenuta per l'occasione in una Sala Clementina piena di cardinali e arcivescovi, di Curia e del Vicariato di Roma, e dei rappresentanti delle diverse componenti ecclesiali, ai quali simbolicamente Benedetto XVI avrebbe, al termine, consegnato il Compendio. Ad aprire la cerimonia, dopo l'invocazione iniziale «O Dio vieni a salvarmi», è stato l'indirizzo di saluto che il cardinale Dario Castrillon Hoyos, Prefetto della Congregazione per il Clero e membro della commissione che ha redatto il testo, ha rivolto a nome dei presenti al Papa, nel quale ha espresso «gratitudine» per il lavoro svolto dall'allora cardinale Joseph Ratzinger che, nella sua qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottr ina della Fede, era stato incaricato nel 2003 da Giovanni Paolo II di coordinare il lavoro della commissione. «Grazie di cuore Santità - ha detto Castrillon Hoyos - per aver dato la sua approvazione alla pubblicazione del testo». Quindi la preghiera è proseguita e, dopo la lettura, Benedetto XVI ha tenuto il suo discorso (che pubblichiamo integralmente a pagina 2, ndr), nel quale ha spiegato le motivazioni, ripercorso la storia e messo in evidenza le finalità del nuovo testo. Sottolineando, in particolare, come il Catechismo del 1992 «rimane sia la fonte, da cui attingere per comprendere meglio il Compendio stesso, sia il modello, a cui guardare incessantemente per ritrovare l'esposizione armoniosa e autentica della fede e della morale cattolica, e sia il punto di riferimento, che deve stimolare l'annuncio della fede e l'elaborazione dei catechismi locali». «Il Catechismo della Chiesa Cattolica - ha insistito - mantiene, pertanto, intatta tutta la sua autorevolezza e importanza, e potrà trovare, in tale sintesi, un prezioso incoraggiamento a essere meglio conosciuto e utilizzato». Papa Ratzinger s'è anche soffermato brevemente sulla scelta compiuta nell'articolazione del testo, cinquecentonovantotto domande con le rispettive risposte. Una «forma dialogica» attraverso la quale «si intende riproporre un dialogo ideale tra il maestro e il discepolo» e invitare così il lettore «a proseguire nella scoperta dei sempre nuovi aspetti della verità della sua fede». Un «genere» che inoltre «concorre anche ad abbreviare notevolmente il testo, riducendolo all'essenziale. Ciò potrebbe favorire l'assimilazione e l'eventuale memorizzazione dei contenuti». Concluso il discorso e, subito dopo, terminata la preghiera, Benedetto XVI ha quindi consegnato il Compendio ai rappresentati delle diverse componenti del popolo di Dio: il primo a ricevere il testo è stato il cardinale Cristoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, quindi monsignor Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, e poi un sacerdote, un diacono, un religioso, una suora, una famiglia, due giovani, due ragazzi, tre catechisti e un operatore pastorale.

    Avvenire - 29 giugno 2005

  2. #12
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    2005-06-28

    La sintesi del Catechismo riflette la “preoccupazione materna della Chiesa”

    Intervista al Capo dell’Ufficio Catechistico della Congregazione per il Clero

    CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 28 giugno 2005 (ZENIT.org).- Monsignor Tommaso Scenico, Capo dell’Ufficio Catechistico della Congregazione per il Clero, afferma che la pubblicazione di questo Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica riflette la “preoccupazione materna della Chiesa” “questo deposito della fede, nelle mani della gente”.

    In questa intervista concessa a ZENIT, monsignor Scenico, teologo pastoralista e catecheta, afferma che “essere dalla parte della Chiesa non significa soltanto schierarsi a parole, ma significa mettersi dalla parte della Chiesa nei fatti e allora accogliere ciò che la Chiesa crede, celebra, vive e prega”.

    Il Compendio del Catechismo è stato presentato quest’oggi, 28 giugno, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico in Vaticano da Benedetto XVI durante una solenne celebrazione liturgica.

    A partire dal 29 giugno il Compendio, nelle due edizioni in lingua italiana, si potrà trovare non solo nelle librerie italiane ma anche nei supermercati, negli autogrill e negli aeroporti.

    Si tratta di un’opera a sé?
    Mons. Tommaso Scenico: Gli insegnamenti non sono mutati. Il deposito della Fede presentato dal Catechismo della Chiesa Cattolica è un deposito unico ed irripetibile, tant’è che il Compendio ha una dipendenza strettissima dal Catechismo della Chiesa Cattolica nell’usare la stessa fraseologia del CCC, nell’ usare preferibilmente le stesse parole, rinviando al Catechismo con puntuale indicazione dei numeri di riferimento.

    Lo stesso Compendio, in questa dipendenza stretta dal Catechismo della Chiesa Cattolica, è suddiviso in quattro parti come in quattro parti è suddiviso il CCC e cioè: la Lex Credendi – il Credo; la Lex Celebrandi – i sacramenti; la Lex Vivendi – la morale e la Lex Orandi - la preghiera. Il depositum fidei non ha conosciuto mutamenti ma modalità di esposizione.

    Eppure, ancora oggi ci sono dei sostenitori del catechismo di San Pio X…
    Mons. Tommaso Scenico: Il catechismo di San Pio X favoriva la memorizzazione. Non era stato promulgato dal Papa per tutta la Chiesa Cattolica. Era fatto per la Diocesi di Roma. Poi, per allargamento, il Catechismo di San Pio X è arrivato in tutto il mondo ed è stato allora inteso come il Catechismo universale.

    Quando nel 1992 Giovanni Paolo II ha fatto dono alla Chiesa del CCC, è stata la prima volta che un pontefice promulgava un Catechismo per tutto il mondo. E devo dire che in questi tredici anni, dal ’92 ad oggi, il Catechismo è stato davvero norma sicura per l’insegnamento della fede, strumento valido e legittimo della comunione ecclesiale, strumento di rinnovamento al quale lo Spirito Santo incessantemente chiama la Chiesa, testo di riferimento per l’elaborazione dei catechismi locali e modello, in fine, di inculturazione della fede rivelata. Il CCC, il deposito della fede è dunque uno irripetibile.

    Era davvero necessario realizzare il CCC e poi il suo Compendio?
    Mons. Tommaso Scenico: Il Papa ha ritenuto che dopo un grande travaglio di secolarizzazione o addirittura di secolarismo, valeva la pena condensare in un volume abbondantissimo, quasi 990 pagine, ciò che la Chiesa crede, vive, celebra e prega. Questo è stato un dono enorme che Giovanni Paolo II ha fatto alla sua Chiesa.

    Ora, essere passati al Compendio è l’atteggiamento materno della Chiesa che è sempre Madre e Maestra per dirla con un’espressione di Giovanni XXIII. Ciò evidenzia l’intenzione di far passare concretamente questo deposito della fede, nelle mani della gente.

    Ecco la preoccupazione materna della Chiesa: vi offro il Bignami, cioè una sintesi ma dell’immutato ed immutabile deposito della fede. Prendete in mano questo testo, abbiatelo sul comodino, in borsa…sono stati pensati due formati: uno un poco più grande e uno un poco più piccolo proprio per portarlo con sé e per sapere che cosa la Chiesa crede, celebra, vive e prega.

    Essere dalla parte della Chiesa non significa soltanto schierarsi a parole, significa mettersi dalla parte della Chiesa nei fatti e allora accogliere ciò che la Chiesa crede, celebra, vive e prega. E’ quanto è contenuto nell’estrema sintesi di questo Compendio.

    Vi aspettate delle critiche sulla realizzazione del Compendio e in particolare da chi?
    Mons. Tommaso Scenico: Sì. La prima che io temo è “perché è stato tralasciato questo nel Compendio piuttosto che quest’altro”? Ovviamente moltissime cose sono state lasciate, la proporzione lo dice: 982 pagine – 205 paginette in formato anche più piccolo del CCC. Non c’è dubbio che la sintesi comporta questo rischio…critiche sono state già fatte e mi è dispiaciuto molto quando si è detto su una parte della stampa che il Papa continua la sua propaganda per la vita – il Catechismo ovviamente promuove la vita – e quindi solo l’incapacità di comprensione da parte di chi vuole criticare per forza non può pensare che il Compendio che è sintesi del Catechismo contraddica il Catechismo stesso.

    Queste sono critiche che non ci fanno paura. Io invito i mass media e coloro che dovessero far eco a questo dono d’amore della Chiesa alla Chiesa, che capiscano che non si tratta di un proclama pubblicitario ma della Fede della Chiesa. Della sintesi della Fede della Chiesa.

    Critiche ovviamente ci sono e ci saranno ma da parte di chi probabilmente non comprende che la Fede della Chiesa non vuole invadere campi altrui ma che ha il dovere di gridare la Fede incarnata da Gesù Cristo…andate e predicate, io sarò con voi…questo ha detto Cristo.

    Pretendere che la Chiesa dica altro, dica oltre o non dica, sarebbe non capire la realtà della Chiesa. E se la Chiesa non si comportasse secondo quanto ha ricevuto da Gesù Cristo, allora tradirebbe Gesù Cristo.

    tratto da agenzia Zenit

  3. #13
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    INTERVISTA
    Nel «Compendio» presentato martedì entrano per la prima volta le immagini; solo illustrazioni? Parla Timothy Verdon

    Il Catechismo con le figure

    «Molto prima degli scritti,la Chiesa si è servita dei dipinti per comunicare la fede: non era uno stratagemma funzionale, ma molto di più. Benedetto XVI ha reso giustizia all’arte cristiana»
    «Nel cattolicesimo i capolavori hanno un ruolo strutturale. Le parole sono inadeguate, la Rivelazione deve essere vista e toccata»



    Da Firenze Andrea Fagioli

    Il Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica dà ampio spazio alla tradizione artistica cristiana attraverso la riproduzione di alcuni capolavori. «Ma l’uso delle immagini sacre non è una novità», afferma monsignor Timothy Verdon, direttore dell’Ufficio per la catechesi attraverso l’arte della diocesi di Firenze. «Molto tempo prima che esistessero i catechismi scritti, la Chiesa – spiega Verdon – si è sistematicamente servita dell’arte per comunicare i contenuti della fede. Non è stato uno stratagemma funzionale, è stato molto di più ed è forse questo qualcosa in più che alcune volte, in passato, è stato frainteso o trascurato. Benedetto XVI ha reso giustizia all’arte cristiana. Certo a preparare la strada c’è stata la sensibilità e l’impegno dei predecessori. Ma ora, con questo importante passo, il Papa restituisce l’immagine al popolo di Dio precisamente là dove la Chiesa con il catechismo comunica al popolo il grande deposito della fede». Ma cos’è questo qualcosa in più che non sempre è stato capito? «Si tratta del ruolo strutturale, nella fede cristiana, dell’immagine – risponde il sacerdote storico dell’arte –. Paolo nella Lettera ai Colossesi definisce Cristo stesso immagine, icona dell’invisibile Padre. I Vangeli e le Lettere di Giovanni similmente enfatizzano il fatto che in Cristo ciò che prima era espressione verbale è diventata espressione iconografica: il Verbo si è fatto carne perché noi potessimo vedere. Il Verbo di Dio si è reso visibile, dice la prima Lettera di Giovanni, perché noi potessimo contemplare e vedere e toccare con mano. Quindi, come dice un altro testo paolino, ciò che Dio aveva detto molte volte ai nostri padri attraverso i profeti ora non lo dice più a parole, perché le parole si sono rivelate inadeguate al peso della comunicazione di Dio e alla capacità dell’uomo di accoglierne il messaggio. In questi ultimi tempi Dio ha parlato mediante qualcosa che tutti possono vedere: l’irradiazione del suo stesso essere nella gloria del suo Figlio». «Tutto il Nuovo Testamento – a giudizio di Verdon – insiste su un contenuto primariamente visivo. Le parole raccontano qualcosa che le persone hanno visto e toccato e che rimane visibile: "Chi vede me, vede il Padre". Chi vede il povero o il sofferente, vede Cristo. La nostra fede attraverso i secoli è stata questa. In un sistema di fede che strutturalmente colloca l’esperienza visiva in una posizione di tale centralità, il ruolo delle immagini non è solo quello che troviamo in molte altre religioni e cioè di supporto, aiuto o illustrazione. Il ruolo delle immagini è un’espressione parallela diretta di Dio. La stessa esperienza di quei fortunati che erano presenti quando nostro Signore era nel mondo, viene comunicata ai cristiani in primo luogo dai sacramenti. Ce lo dicono anche i Padri della Chiesa. San Leone Magno dice che ciò che era visibile in Cristo mentre era su questa terra, ora che è asceso al Padre, lo è nei sacramenti (segni visibili accompagnati da parole di realtà spirituale). Mentre lui era in mezzo a noi in persona si vedeva in un modo, ora si vede in modo un po’ diverso nei grandi segni che sono i sacramenti e in quei segni secondari che la Chiesa teologicamente da molti secoli definisce sacramentali, ovvero le immagini a servizio del culto e della vita di fede dei cristiani». Ora il Compendio del catechismo, riprende il sacerdote storico dell’arte, «dando uno spazio di grande onore alle immagini che la fede dei cristiani ha generato nei secoli, riconosce questa centralità non solo storica ma teologicamente strutturale della nostra fede. L’immagine è più vicina della parola alla realtà ultima. In cielo – spiega Verdon – non ci saranno più le Scritture, in cielo ci sarà la visione beatifica, la contemplazione: vedere Dio come ora noi siamo da Dio visti. Quindi l’esperienza dell’arte nella vita della Chiesa ha una centralità e una dinamicità vicina alla fonte vitale della nostra fede». All’obiezione che però l’attuale abitudine alle immagini non è più a quelle classiche e statiche, bensì a quelle dinamiche, monsignor Verdon replica con l’invito a «reimparare a guardare con quel minimo di pazienza che è una delle tante forme della carità. E poi, soprattutto la tradizione artistica occidentale, è decisamente accessibile. Si tratta quindi di superare un’iniziale soglia di diffidenza davanti a linguaggi stilistici un po’ diversi da quelli del nostro tempo. Ma chi apre un catechismo già apre anche se stesso all’apprendimento di verità e con un minimo di impegno personale potrà riscoprire la gioia di contemplare la fede attraverso queste grandissime produzioni scaturite dalla fede di cristiani d’altri tempi».


    Avvenire - 30 giugno 2005

  4. #14
    torquemada
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    Leggo sulla stampa che l'introduzione al volume contiene un errore: parla infatti del Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria, ma reca una data anteriore al decesso del Pontefice.

  5. #15
    Vox Populi
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    Originally posted by torquemada
    Leggo sulla stampa che l'introduzione al volume contiene un errore: parla infatti del Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria, ma reca una data anteriore al decesso del Pontefice.
    L'ho letto anch'io, sul Corriere della Sera. Speriamo che l'errore venga corretto nelle prossime edizioni del volume

  6. #16
    torquemada
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    L'ho divorato. Peccato che per le preghiere sia stato anteposto (l'orrendo) testo italiano.

  7. #17
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    Piuttosto di essere soddisfatto della presenza delle preghiere in latino....ti lamenti perchè, naturalmente, era anteposto il testo in italiano. Insomma: non va mai bene niente.

  8. #18
    torquemada
    Ospite

    Predefinito Non posso certo smentirmi




    Cmq, non è un'obiezione sciocca...

  9. #19
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Il Compendio del Catechismo: risposta ad esigenze di spiritualità
    di Stefano Doroni - 1 luglio 2005

    E' curioso, ma significativo, notare come a sinistra ti usano e ti gettano. Quando si trattava di fare del Papa un'icona pacifista e stringergli addosso i panni color arcobaleno in funzione antiamericana erano diventati tutti chierichetti (perfino Cossutta digiunava con Wojtyla). Ma se leggiamo La Repubblica del 29 giugno, all'indomani della consegna del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica da parte di Papa Benedetto XVI, ci accorgiamo che la Chiesa è tornata ad essere considerata quell'accolita di passatisti retrogradi, incapaci di comprendere il presente, insensibili verso l'umanità e i suoi sentimenti, che la cultura postmoderna, secolarizzata attraverso la tradizione illuminista e marxiana, ci ha insegnato a bollare d'infamia.

    E Papa Ratzinger appare come il «grande inquisitore», interessato alla «propaganda» di certe idee inattuali e disumane piuttosto che all'autentico messaggio evangelico, almeno secondo l'illuminato parere dell'ineffabile Cacciari. E che ne sa Cacciari del messaggio evangelico? Egli riesce solo a mettere insieme qualche giochetto di parole da festa dell'Unità, come quando sostiene che anche il Cristianesimo partirebbe dal fatto che «Dio è morto», scordandosi volutamente che la nostra fede si fonda sul fatto che poi è anche risorto, e che quindi le nostre radici culturali e spirituali non hanno molto a che fare col relativismo da lui difeso e presentato invece da Ratzinger come il nemico dell'uomo moderno, coperto sotto il velo della falsa libertà.

    «Dio è amore», proclama Cacciari dal suo pulpito; ma dimentica, non so se volutamente o per manifesta ignoranza, che Dio è anche giudizio; e che proprio nella duplice dimensione di carità e giustizia si realizza la Provvidenza del Signore. Il Dio che ci ha presentato la cultura sinistroide del dopoguerra, insieme con il cristianesimo sociale, ha una sola dimensione: quella del perdonatore; scompare perfino l'inferno, almeno inteso non come luogo fisico ma come dimensione dove si fa l'esperienza della mancanza definitiva della consolazione divina, come lo presenta Benedetto XVI nella cerimonia di consegna del Compendio.

    Questa nuova opera di divulgazione catechistica, perlatro voluta da Giovanni Paolo II fin dal febbraio 2003, non è dunque né una raccolta di «regolette» (sempre secondo l'omelia cacciariana) né un'opera di «propaganda», ma la risposta ad una esigenza di spiritualtà e di informazione. Il centro di riferimento rimane, e non potrebbe essere altrimenti, il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma il Compendio vuole essere uno strumento agile di riflessione e, in molti casi, di accostamento al messaggio della Chiesa sulla fede. La stessa struttura dialogica, presentata da Benedetto XVI come un immaginario colloquio fra discepolo ed allievo, risponde alla necessità di stringatezza e concisione consona al nostro tempo, e si apre alla comprensione di chi non ha dimestichezza con le pagine del Catechismo.

    In sostanza, questo Compendio non sostituisce - ché non potrebbe - lo strumento fondamentale del Catechismo, ma si accompagna ad esso come occasione di accostamento alla verità insegnata dalla Chiesa: è, lo vogliano o meno i giornali «progressisti» e i guru dell'intellighenzia accademica o di tendenza, un mezzo di evangelizzazione. La dottrina fatta a domande e risposte, che fa ricordare al mondo laicista lo schema del Catechismo di Pio X (peraltro da rivalutare piuttosto che condannare), non è il vero contenuto del Compendio: esso piuttosto tende a semplificare certi concetti e problemi espressi nel Catechismo in una veste teologica che può risultare difficile da comprendere a molti fedeli; in questo senso il Compendio è un'opera aperta, che la Chiesa, tramite il suo Pastore Supremo, mette a disposizione del mondo perché esso possa confrontarsi con la proposta di Gesù alla contemporaneità.

    E non ha senso, quindi, pretendere - come fa Cacciari - che la Chiesa rinunci ai pilastri della sua tradizione, o che li sminuisca, in omaggio ad un preteso adeguamento ai tempi moderni. Certe aperture conciliari hanno già offerto il fianco ad una deriva di questo tipo, portando la Barca di Dio oltre le acque in cui avevano cercato di spingerla i Padri Conciliari. La Chiesa, con buona pace di Cacciari e dei suoi sodali, non ha come missione quella di adattarsi al mondo ma di interpretarlo alla luce del Vangelo e della testimonianza di Cristo, confortata dal patrimonio della Tradizione; saper leggere i segni dei tempi (come esorta a fare lo stesso Gesù) non significa adattare la propria condotta ad essi ma scoprirne i meccanismi per penetrarne il significato.

    Il mondo non ha bisogno di una Chiesa moderna, di tendenza: ha bisogno di una Chiesa vigile, comprensiva, materna, e perciò anche severa dove serve, precisa nell'indicare agli uomini una strada chiara e sicura. Se a qualcuno questa strada non piace non è certo obbligato ad imboccarla: ma che almeno nessuno si prenda la briga di dire che è sbagliata.

    L'esempio di Cristo indica all'uomo una salvezza definitiva, attraverso un messagio e una proposta d'amore: i miti di Cacciari e compagni hanno insanguinato la storia.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  10. #20
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    Predefinito il viso del Papa

    Originally posted by Thomas Aquinas
    certo che ha proprio un bel viso ... e uno sguardo dolcissimo

 

 
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