Saldo demografico positivo dopo 12 anni, ma il maggior apporto arriva dagli extracomunitari
È cosparso di molte novità il bilancio demografico tracciato dall’Istituto di statistica al 31 dicembre 2004. In Italia si nasce di più e si muore di meno, ma solo perché per ogni italiano nato vedono la luce due bimbi figli di immigrati. E le culle che si riempiono di più sono proprio nel Nordest, l’area dove maggiore è l’afflusso di immigrati.
L’Istat ha fotografato dinamiche e tendenze nel movimento della popolazione che fanno sembrare, almeno per alcuni aspetti, ormai remoti i dati del Censimento generale del 2001.
Una prima novità: per la prima volta dal 1992, il saldo demografico naturale (il rapporto fra il numero delle nascite e le morti) è stato positivo sul 2003 per 15.941 unità. Una seconda novità: a fronte di un normale incremento dei nati vivi (562.599) è risultato in calo, sempre rispetto al 2003, il numero dei morti (39.810 in meno). Il calo sensibile delle morti rispetto al 2003 sarebbe da ascrivere all’eccezionale impennata di decessi provocata dall’ondata di caldo dell’estate 2003 e stimata in circa 20.000 unità, un numero ben superiore rispetto ai bilanci fino a oggi resi noti.
Una terza novità: le culle tornano a riempirsi o almeno non sono più vuote come accadeva a metà degli anni '90, ma un “aiuto” decisivo viene dagli immigrati. Infatti, per ogni italiano che nasce ci sono almeno due bimbi figli di immigrati che vengono alla luce. Una quarta novità: l’incremento maggiore delle nascite è nel Nordest (l'incremento sul numero dei nati nel 2003 è pari al 6,3%), nel Nordovest del 5% e nell’Italia centrale del 5,3%. Il Mezzogiorno perde il primato di area più prolifica del Paese. L’incremento delle nascite, fenomeno lieve ma costante negli ultimi anni, è particolarmente accentuato nel 2004 ed è da mettere in relazione anche alla maggior presenza straniera regolare. Negli ultimi 5 anni, infatti, l’incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente in Italia è più che raddoppiata, passando dal 3,9% del 1999 all’8,6% del 2004 (dato stimato).
Sono, in particolare, le regioni del Centro-Nord quelle che registrano valori percentuali di gran lunga superiori alla media nazionale, ovvero le aree del Paese con una tradizione migratoria più forte e con una presenza straniera più stabile e radicata.
Il tasso di natalità varia da 7,6 nati per mille abitanti in Liguria a 11,5 nella provincia autonoma di Bolzano, rispetto ad una media nazionale di 9,7 per mille. Tra le regioni del Nord-ovest il tasso di natalità più elevato si registra in Lombardia (10 per mille).
Nel Nord-est, registrano un tasso di natalità superiore alla media nazionale Bolzano e Trento (11,5 e 11 nati per mille abitanti) e il Veneto (10,1 per mille). Le regioni del Centro presentano tutte, tranne il Lazio (9,9 per mille), un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania e Puglia (11,3 e 10 per mille). Infine, la Sicilia presenta un tasso di natalità superiore alla media nazionale (10,3 per mille) mentre la Sardegna ha un valore pari appena all’8 per mille.
[Data pubblicazione: 28/06/2005]




Rispondi Citando
