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    Gli allogeni sono tra noi

    L’asse israelo americano porta a fondo l’Europa






    GLi allogeni non sono alle porte:


    sono già da tempo fra di noi




    I lettori mi scuseranno se cito spesso un editorialista del Corriere del Ticino specialista, si fa per dire , di politica estera. Non ne farò il nome questa volta proprio per evitare ostilità personali che non esistono. Solo che nella sua visione politica a dir poco manichea sintetizza in modo esemplare tutte le castronerie che l’establishment luganese filo americano ( l’inglese è d’obbligo) vuole imporre all’opinione pubblica attraverso il suo benemerito giornale.

    Il nostro ce la mette tutta, fino al ridicolo: lo chiameremo Alì il comico, come il famoso ministro portavoce di Saddam, che aveva i marines ormai in cucina e annunciava ai poveri iracheni la vittoria ormai decisiva del rais nella madre di tutte le guerre.

    Anche l’Alì il comico del Corriere sogna di piantare dovunque la sua bandiera a stelle e strisce. Purtroppo per lui e per il Corriere del Ticino dopo l’11 settembre e il grido sgorgato dal cuore ( il loro ovviamente, non generalizziamo) del “siamo tutti americani” , le cose per gli yankees nostrani sono invece andate tutte di traverso.

    Questa meravigliosa america di Bush, esempio insuperato di bontà e democrazia , ha fatto cose turche. Ha violato tutte le leggi internazionali: invaso, rapito, incarcerato, torturato , assassinato, rubato, mentito spudoratamente e continuamente. In nome della libertà e della democrazia. Ha salutato con abbracci i peggiori tiranni purchè alleati e promette morte al leader iraniano che è stato eletto più democraticamente di Bush, vuol far morire di fame i palestinesi poiché hanno eletto democraticamente i capi di Hamas che Israele vuole morti ( con omicidi mirati, un sospetto e 10 poveri cristi, mica si può sempre mirare bene quando si combatte il “terrorismo”) vuole spazzar via la Bielorussia perché troppo amica di Putin e fra non molto vorrà spazzar via anche Putin.

    Il nostro Alì il comico ce l’ha messa tutta a seguire Bush. Ha applaudito tre anni fa la grande vittoria su Saddam che poneva fine alla guerra in Iraq e si indigna oggi per i “terroristi” che continuano a combattere a far secchi marines che sono là per portare pace e benessere, come a Falluja e a Rahmadi, con il modesto ausilio di qualche bomba al fosforo e bombardamenti “intelligenti” a tappeto. In un impeto di entusiasmo ha salutato dopo le elezioni irachene di puro stile democratico USA ( un voto, una bomba) la “primavera della democrazia in Medio Oriente. Una primavera appena un po’ in anticipo, come la vittoria finale di 4 anni fa.

    Purtroppo Alì il comico non ne imbrocca mezza e non basta negare l’evidenza ( la resistenza popolare di massa irachena, migliaia di morti e rovine senza cedimento da anni sotto un feroce esercito di occupazione, per esempio) per essere efficaci. Occorre almeno essere vagamente credibili, se no si scrivono barzellette, non informazioni.

    Ma c’è di peggio. Il nostro Alì rischia di scivolare nel politicamente scorretto.

    Sentite questo e commentate. E’ un estratto di Alì del CdT di qualche tempo fa.





    “a civiltà occidentale si troverà a fronteggiare una minaccia simile a quella delle invasioni barbariche che distrussero l’Impero romano. …E’ una proiezione fatta con dati alla mano e piedi per terra elaborata dal contrammiraglio Chris Parry, al quale il ministero della Difesa britannico ha assegnato l’incarico di individuare quali saranno, di qui a qualche decennio, le maggiori sfide per la sicurezza interna e internazionale. Parry dirige un apposito centro di studi situato a Shrivenham, nel Wiltshire, dove lavorano oltre cinquanta esperti di strategie del futuro. Un centro documentato e rigoroso nelle sue analisi e quindi distante da ogni ricerca di sensazionalismo. È per questo che, esponendo pochi giorni fa il risultato dei suoi studi al Royal United Services Institute di Londra, il contrammiraglio è stato preso con la dovuta serietà ed ha generato nel pubblico non poche preoccupazioni. Ecco che cosa dice in sostanza il rapporto.


    L’Europa corre il rischio di trovarsi invasa da un crescente numero di immigrati il cui senso di appartenenza ai Paesi ospitanti sarà pressoché nulla. Parry usa la definizione di «colonizzazione inversa». Si tratterà sempre più, come già in parte avviene, di gruppi di immigrati tali da formare nuclei isolati che rimarranno in contatto con i loro Paesi d’origine o via Internet o facendo frequenti puntate di soggiorno grazie ai voli a basso costo. La conseguenza: il concetto di assimilazione sarà da considerarsi superato.


    A ripercuotersi sulla sicurezza internazionale saranno anche le conseguenze di altri fenomeni: la distruzione ambientale, il boom demografico, l’avanzamento della tecnologia e il fondamentalismo islamico. Parry invita in particolare a non sottovalutare le migrazioni di massa che potrebbero scatenare i disastri naturali nel Terzo Mondo, una diaspora che il mondo occidentale può per ora solamente intravedere. Vittime di inondazioni e carestie sono destinate ad essere le zone più a rischio come la parte settentrionale dell’Africa, la maggior parte del Medio Oriente e dell’Asia centrale e la striscia geografica che si estende dal Nepal all’Indonesia e alla Cina.


    Parry fissa poi tra il 2012 e il 2018 il periodo in cui è prevedibile uno sfascio dell’attuale struttura del potere globale, in cui Paesi come Cina, India,Brasile e Iran sfideranno gli Stati Uniti nel loro ruolo di unica superpotenza. Contemporaneamente si svilupperanno a vista d’occhio «attività irregolari» come terrorismo, crimine organizzato e associazioni di mercenari, tali da rappresentare un concentrato di fuorilegge e i cui effetti saranno ingigantiti da frontiere sempre più «porose» e dall’indebolimento dei controlli governativi.


    Secondo i calcoli del rapporto, la popolazione mondiale toccherà gli 8 miliardi e mezzo nel 2035, in confronto agli attuali 6 miliardi e mezzo. Di tale popolazione un 68 per cento vivrà nelle aree urbane, con la conseguenza che gigantesche metropoli diventeranno ingovernabili. Nel tentativo di controllare la crescita demografica, alcuni Paesi saranno tentati di adottare la politica cinese di un solo figlio per ogni coppia e tale scelta, insieme alla diffusa preferenza per i figli maschi, potrebbe portare a un rapporto maschi-femmine di 150 a 100. Ciò potrebbe generare a sua volta un’eccedenza di giovani maschi con poche prospettive economiche e nessuna compagnia femminile. Terreno fertilissimo, questo, per il rafforzarsi di bande criminali e il massiccio reclutamento di giovani islamici pronti ad immolarsi per la «Jihad».


    I conseguenti spostamenti in massa delle popolazioni suggerisce così a Perry lo scenario da antica Roma. L’Impero romano d’Occidente crollò tra il quarto e quinto secolo d.C. dopo che Ostrogoti,Visigoti, Unni e Vandali ruppero le frontiere e calarono su Roma, rompendo ogni argine, sconvolgendo ogni ordine costituito e mettendo a ferro e fuoco la Città Eterna. Il rapporto suona da avvertimento. Parry non lo menziona apertamente, ma sono i politici a essere chiamati fin d’ora a tenerne concretamente conto.


    Un altro fenomeno di cui il rapporto non parla, ma che può risultare altrettanto prevedibile, è il rischio sempre maggiore che l’umanità si rinchiuda entro le sue differenze culturali. Nel delicato passaggio storico successivo all’11 settembre 2001, l’insorgere del terrorismo e del fondamentalismo possono indurre a pensare che le differenze di credo, etnicità e cultura siano barriere invalicabili che ci rendono irrimediabilmente estranei gli agli altri. In questo senso rischia di cadere nel vuoto l’appello ad un’umanità come entità unica lanciato da un saggio del filosofo Kwame Anthony Appiah dal titolo «Cosmopolitanism. Ethics in a world of Strangers» che la casa editrice Norton ha da poco pubblicato negli Stati Uniti. Appiah si ispira alla visione dei filosofi cinici greci, secondo cui ogni uomo è innanzitutto cosmopolita (ovvero cittadino del mondo) e legato da doveri etici in primo luogo verso i propri simili, piuttosto che verso la comunità cui appartiene. Di fronte alla negazione di ogni cosmopolitismo come quella rappresentata da Bin Laden e da Al Qaida la reazione comprensibile dell’Occidente sarà tendenzialmente quella di opporre sempre più le trincee dei propri singoli microcosmi. Perché in ogni uomo si potrebbe nascondere il barbaro.


    Avete letto bene. L’avesse scritto Le Pen sarebbe dieci anni fa sarebbe stato qualificato come xenofobia da spazzatura, secondo i dettami politicamente corretti. dell’Europa giudaico-cristiana , colonia dell’Impero finanziario-militare americano. Ma adesso, guarda un po', si correggono da soli. L'immigrazione ( ma in realtà solo quella islamica) comincia a non essere più nei loro interessi. Ecco le invasioni barbariche.



    Esaminiamo dunque cosa arriva a scrivere il Corriere del Ticino citando questo acuto generale dell’armata atlantica.

    Saremmo secondo lui alla vigilia della caduta dell’impero romano, con Unni e Visigoti alla porte.

    Cominciamo con il consigliare all’esimio militare e ai suoi estimatori giornalisti di leggere qualche testo storico. C’è l’eccellente testo di Mazzarino “la caduta dell’Impero romano” che ne analizza brillantemente le cause. Che non sono Unni o Visigoti ma il crollo della potenza militare dovuto alla crisi finanziaria e alla nefasta influenza sulla romanità del cristianesimo che aveva ovviamente una visione antitetica a quella classica. Al punto che molti movimenti cristiani arrivavano a vedere positivamente i barbari, “nostri fratelli” , cui bisognava aprire le frontiere. Questo è il solo punto in comune che si può annotare con le invasioni dei migranti attuali. Il cristianesimo, si veda appunto Mazzarino, aveva peraltro contribuito in modo notevole alla crisi economica per la sua gestione “clientelare” e anti statale degli immensi beni che la Chiesa già andava rapidamente accumulando in quei tempi. Ma il discorso ci porterebbe lontano.

    Interessante, come detti, è però qui notare che dopo tanto blaterare sulla necessità di accogliere torme di migranti oggi si sostenga da parte di “politicamente corretti” l’esatto contrario e addirittura si parli di nuovi barbari.

    Perché? Perché le comunità sioniste dall’impareggiabile influenza mediatica, dopo aver favorito l’immigrazione terzomondista in funzione antinazionale oggi hanno capito che l’immigrazione distrugge sì i fermenti di riscossa nazionale dei popoli europei annegandoli nel calderone multi razziale, ma crea anche delle entità etniche aliene incontrollabili dai governi centrali.

    Improvvisamente i sionisti hanno capito ( ma lo sapevano benissimo, difatti a casa loro praticano una politica razziale e di pesante apartheid verso gli arabi) quel che i nazionalisti dicevano da sempre: che un immigrato regolare si integra perché il suo arrivo è previsto e regolamentato ( permesso di lavoro, visite mediche, previsioni logistiche ecc.) mentre i barconi di migranti sono le avanguardie di trasferimenti di massa. Masse straniere non si integrano anzi creano immensi ghetti: non sono voluti dalle popolazioni autoctone, non sono affatto voluti dall’economia produttiva che al massimo ne utilizza una parte per dumping salariale.

    E se non si integrano ecco che si materializza l’incubo dei sionisti: gli islamici. Nel Medio Oriente l’odio per la politica folle, criminale e criminogena di Israele è generale. L’Islam tuttavia non era per molti decenni un pericolo per gli ebrei. Contro Israele si muovevano piuttosto regimi laici: il panarabismo di Nasser in Egitto per esempio, o i regimi socialisti nazionali di Saddam d’Iraq e di Assad di Siria. Lo stesso Al Fatah palestinese di Arafat. Tutti laici e spesso anti islamici. Ma anno dopo anno la disperazione palestinese e le umiliazioni subite degli arabi per le vessazioni americanosioniste hanno spinto le masse verso la religione, anche in seguito alla caduta dell’Urss che forniva appoggio ai regimi laici.

    L’Islam si è da parte sua radicalizzato: il fondamentalismo ha preso piede e gli ebrei stanno sperimentando quanto sia più difficile combatte un credente pronto a morire che un combattente laico che non muore per il paradiso, ma al massimo per un eroico sacrificio personale. Da qui è partito il contrordine, il politicamente scorretto. Per farlo per esempio in Italia hanno usato una portinaia dei poteri forti come la Fallaci. Ma sul Corriere della Sera ultimamente persino un islamico addomesticato alla Fini come Magdi Allam si è scagliato contro la proposta delle sinistre di concedere la cittadinanza facili: più arrabbiato di Le Pen. Perché? Perché i suoi padroni hanno capito che se danno la cittadinanza a due milioni di islamici quelli non fondano di sicuro l’associazione “amici di Israele”. Lì sta il loro problema.

    Altrettanto dicasi per il “terrorismo” dei nuovi barbari. Il terrorismo non nasce contro l’Europa, nasce contro la politica sionista. Se Israele non ci fosse o fosse uno stato arabo-ebreo ( toh, uno stato semita: altro che anti semitismo) il terrorismo non ci sarebbe e nemmeno le ricorrenti crisi petrolifere nate dopo la guerra del ’73.


    La guerra eterna al terrorismo di Bush ha ammazzato a livello esponenziale più civili di quanti il terrorismo ne ammazzerà mai. Ed è servita ad occupare e rapinare interi paesi. Il terrorismo è una scusa per invadere, uccidere e occupare. E’ vero che esiste, è vero che aumenta ma è frutto avvelenato di chi l’ha seminato e forse lo sfrutta. E’ un male, ma non cesserà mai sinchè non cambiano le condizioni quadro: in Irlanda è cessato quando l’Ira ha raggiunto un valido accordo. Il resto sono balle.


    Vero è invece, ma non serviva il generale britannico, l’abbiamo modestamente previsto anche noi già anni orsono, che tra non molto gli assetti mondiali di potere cambieranno.

    Oltrettutto sembra essere una costante storica dei tempi moderni: nell’1812-1815 crollano dopo Waterloo gli assetti europei dominati dalla Francia bonapartista, nel 1914-1918 crollano gli Imperi centrali, ( la seconda guerra mondiale fu solo una continuazione della prima e così la guerra fredda con la totale vittoria delle forze anglo americane e dei sionisti) ora siamo nuovamente agli anni fatidici: 2012- 2018 dice il generale e probabilmente ha ragione.

    Ma dice castronate colossali – e con lui Alì il comico - quando parla di invasioni barbariche paragonando l’impero nordatlantico a quello romano.

    Dopo duecento anni di dure lotte e crollato il fronte morale con la morte del credo pagano, i romani – o meglio quel che rimaneva dell’Impero d’Occidente, non erano più in grado di tenere le frontiere. I romani non sapevano neppure più combattere, il cristianesimo ne aveva spezzato la volontà di potenza, le legioni erano composte ormai da Germani e tribù barbare.

    L’Europa oggi potrebbe facilmente difendere le frontiere e i popoli europei lo vorrebbero se fossero ben informati. Ma sono governati da una classe politica inetta e servile e plagiati da un’informazione che è pura propaganda. Le invasioni barbariche in Europa sono arrivate ben prima e si sono già installate al potere. Oggi ci si vuol spingere con una fasulla e “fallace” guerra di civiltà contro il mondo islamico che quegli stessi cialtroni ci hanno portato in casa con la politica “ cosmopolita” di cui parla Alì il comico ( e vagamente schizoide) : i mussulmani non sarebbero mai venuti se non avessimo spalancato le frontiere e non farebbero del terrorismo a casa nostra se Israele e gli americani non lo facessero a casa loro. Vogliono trascinare l’Europa in guerra : se la facciano gli ebrei e gli americani se ci tengono tanto. Non vogliamo morire per Tel Aviv.

    Non vogliamo –lo ripetiamo- considerare civili coloro che rubano le terre, massacrano spietatamente i civili, non hanno legge ( carceri senza processi e senza prove come Guantanamo, torture ovunque, rapimenti, menzogne , violazioni di tutte le leggi internazionali: eccoli i barbari, altro che “siamo tutti americani”) e mirano spudoratamente al dominio del mondo.

    Ma – e qui involontariamente lo stratega citato da Alì il comico dà buone speranze – effettivamente tutto sta per cambiare.

    Gli Stati Uniti non eviteranno una pesante crisi economica, l’Iraq non si arrenderà, aggravando la crisi, prima o poi faranno la cretinata di attaccare l’Iran.

    E sarà il 2012-2018 come dice il generale britannico: perché l’Europa sarà costretta, nonostante gli strepiti isterici dei sionisti e dei loro giornali, ad appoggiarsi sulla potenza energetica russa, suo alleato naturale, che sarà la nuova grande potenza. L’altra sarà la Cina e forse l’India.

    Il sogno americano di dettar legge al mondo svanirà per sempre. E’ la nostra profezia, non fra un secolo ma al massimo fra un decennio. A meno che questi pazzi scatenino una guerra nucleare “preventiva”. Allora il sipario calerà per tutti.

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    Chi e cosa di cela dietro l'immigrazione
    Di Giuli Valli, da: «Il vero volto dell’immigrazione: la grande congiura contro l’Europa», 1993

    Un primo consistente indizio per sapere dove andassero cercati i meno occulti promotori di questo grandioso fenomeno ci fu offerto da un articolo apparso sul quotidiano «Alto Adige» del 10 agosto 1989, dal titolo: «Ondata di immigrati africani». Vi si riferiva l’intervista col presidente degli ambulanti trentini aderenti alla «Confesercenti», il quale, tra l’altro, dichiarava: «si calcola che nei prossimi anni, 30-40 milioni di africani verranno in Europa, e i governi centrali, su direttive dell’ONU, (il corsivo è nostro), hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore.
    Sembra che l’Italia, nella spartizione internazionale, debba farsi carico dell’immigrazione senegalese, e si stima in 5 milioni la dimensione numerica: quasi una persona ogni dieci italiani»
    Dunque l’ONU veniva indicata come la centrale da cui è partito l’ordine che è alle origini di questa vicenda e le si attribuiva un preciso programma che non potrà non incidere in maniera sconvolgente sul prossimo avvenire del popolo italiano, i cui destini, al di là dell’amena tavoletta della sovranità popolare, evidentemente sono in mano di lontani e sconosciuti padroni.
    Successive ricerche confermano che la pista era quella giusta: l’Italia, con la legge 10 aprile 1981 n.158, ha ratificato la convenzione n.143 del 1975 della Organizzazione Internazionale del Lavoro (uno degli organi dell’ONU), recante il titolo: «sulle migrazioni in condizioni abusive e sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti». Da qui si vede che già almeno dall’ormai remoto 1975 si venivano addensando sul capo degli ignari italiani fosche nubi foriere di tempesta. In obbedienza a quei patti, il Governo nazionale proponeva e il Parlamento approvava la legge 30.XII.1986 n.943 che sin da allora garantiva (art.1) «a tutti i lavoratori extracomunitari parità di trattamento e piena eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani», nonché il godimento “dei servizi sociali e sanitari” e il diritto “al mantenimento dell’identità culturale, alla scuola e alla disponibilità dell’abitazione”. E all’art.2 prevedeva, proprio come riferito dal citato articolo dell’”Alto Adige”, “accordi bilaterali e multilaterali previsti dalla convenzione dell’OIL n.143 del 24 giugno 1975…per disciplinare i flussi migratori»
    Si aprivano, insomma, fin da allora – in nome di una convenzione dell’OIL, e cioè di un istituto specializzato dell’ONU, le porte dell’immigrazione, nonostante che ancora, malgrado le statistiche del CENSIS, il fenomeno non fosse neppur lontanamente così evidente, come è diventato oggi. E, in realtà, l’Italia non era affatto allora, così come non lo è a tutt’oggi, un paese che possa ragionevolmente attirare un consistente flusso immigratorio: di modesta estensione, montagnosa, povera d’acqua e di materie prime, densamente popolata, con grave penuria di alloggi già per i suoi abitanti, grazie anche a mille pastoie burocratiche che ostacolano le nuove costruzioni e persino il restauro di quelle già esistenti, con ancora molti suoi figli emigrati all’estero e una lieve disoccupazione e sotto-occupazione interna, con servizi pubblici e sanitari largamente e spesso drammaticamente inefficienti, e insufficienti anche per la sola sua popolazione, davvero non si vede come potrà fronteggiare i mille problemi posti dalla valanga extracomunitaria.
    Invero, come si è visto e si ribadisce, per uno straniero senza arte né parte, le principali offerte di lavoro provengono dalla malavita organizzata, sempre bisognosa di manovalanza a buon mercato, e dall’ambiente dello sfruttamento della prostituzione, a meno di non volersi accontentare di un lavoro nero senza garanzie, della mendicità o di un misero commercio ambulante che, dalla mendicità vera e propria ben poco si distingue. Ma è facile capire come anche queste vie siano anch’esse facile anticamera al delitto!
    Cosa, dunque, era necessario fare per mettere in moto verso l’Italia l’immensa ondata di spiantati che la sta sommergendo? Occorreva una duplice disinformazione: una internazionale, volta ad ingannare gente ignorante o, comunque, non al corrente della nostra realtà sociale, presentando, con capillare propaganda, l’immensa menzogna di un’Italia simile a un nuovo Eldorado, un vero e proprio paese di Bengodi; e una all’interno dell’Italia stessa, tendente a fare apparire come un frutto ineluttabile della storia quello che, invece, è l’effetto della cinica e meditata orchestrazione.
    A tal fine, con ammirevole improntitudine, si osa parlare di imprescindibili esigenze di mano d’opera nel nostro mercato e di carenza delle nostre forze lavorative, ma su ciò rimandiamo al lettore a quanto si è già detto al capitolo VIII della prima parte di questo studio.
    (…)
    In tutto questo piano, la parte dell’ONU è primaria ed evidente.
    Infatti, la legge Martelli esordisce (art.1 comma 1) presentandosi come emanata in attuazione della convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, che fu appunto promossa dall’ONU, e prosegue riconoscendo a un ufficio della stessa ONU – l’ACNUR, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – importanti poteri di ingerenza sulla immigrazione extraeuropea in Italia.
    Che poi si tratti di un piano su scala soprannazionale, preciso e programmato, lo si ricava anche dal fatto che da più parti si specificano i numeri e i tempi dell’invasione, così come abbiamo visto fare sulle colonne dell’«Alto Adige» del 10 agosto 1989. Ad esempio anche su un articolo de «Il Giornale» del 9 novembre 1989, intitolato: «L’Italia deve affrontare la mina vagante degli immigrati di colore», si legge che, entro 20 anni, gli immigrati dovrebbero essere 5 o 6 milioni. Ci si domanda come sarebbe possibile formulare previsioni del genere se si trattasse di un fenomeno spontaneo, imprevisto e imprevedibile, e non di un piano controllato, studiato a tavolino.
    Similmente il Cardinale Carlo Maria Martini, dando prova di sorprendenti carismi profetici, intervenendo nel corso di una mattinata di «studio e riflessione» sul tema: «Per una società dell’accoglienza verso un’Europa multirazziale», tenuta in preparazione della IX giornata della solidarietà, proclama nella sua diocesi, preconizza, a quanto riferisce Daniela Bozzoli sulle colonne di «Avvenire», che il fenomeno toccherà la sua punta massima nei prossimi vent’anni.
    (…)

    Dal libro: «Il vero volto dell’immigrazione: la grande congiura contro l’Europa», Editrice Civiltà, 1993


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    Nel 2050 ci saranno 230 milioni di migranti.
    E' il dato che emerge dal Rapporto 2003 dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
    I migranti regolari nel mondo sono 175 milioni, un 3 per cento della popolazione mondiale. Di questi 56 milioni vivono in Europa, 49,7 in Asia e 40,8 in America del nord, le zone del mondo con il più alto numero di persone immigrate solo nel 2000.
    Fonte: "Il Nuovo", 1 luglio 2003

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    La libertà di immigrazione nel mondo intero
    Tratto da: «Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia»

    Guttmacher[1] ha dichiarato che un programma efficace di contraccezione sarà in grado di apportare un «significativo contributo a un nuovo ordine mondiale»
    G. Brock Chisholm[2], ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha già definito in che modo questo nuovo ordine mondiale potrà essere realizzato:
    «Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale»[3]
    Quando si dice chiarezza.
    Una commissione di razze già efficacemente tratteggiata nel 1925 da uno dei padri della Sinarchia europea, il massone d’alto grado Coudenhove Kalergi, fondatore della «Paneuropa», che nel suo libro «Praktischer Idealismus» vaticinava:
    «L’uomo del futuro sarà di sangue misto (…) La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità». Collo di bottiglia, questo della fusione delle razze, obbligato per ogni progetto mirante alla cancellazione di fatto di ogni identità religiosa, etnica e nazionale. Dal 1989, riferisce la stampa specializzata, l’ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissariato per i Rifugiati è stato centrale per orchestrare migrazioni di massa di musulmani nord-africani in Europa e di slavi dei paesi dell’Est.
    Alla Francia, ad esempio, è stata assegnata una quota di 24 milioni di emigrati che ne cancelleranno letteralmente il volto e la storia.[4] Scriveva Maurice Caillet, fuoriuscito dalla massoneria dopo aver raggiunto il 18° grado, di Cavaliere Rosacroce, trattando della piaga dell’aborto nelle nostre contrade, in una lettera indirizzata al Ministro della Sanità francese Martine Aubry: «Tutte queste misure avranno, inoltre, il merito di risolvere il problema demografico che mette in pericolo le pensioni e che permette all’ONU di proporci un’immigrazione importante»[5]
    Se John Foster Dulles vivesse oggi potrebbe dirsi soddisfatto: gli Stati (fra cui l’Italia) hanno persino cambiato le proprie leggi per consentire un afflusso massivo e scarsamente controllato di extracomunitari sui loro territori, e la nuova battaglia ovunque proclamata dai mezzi di comunicazione sembra ormai essere quella contro il razzismo.
    Un razzismo affatto estraneo a popoli di grande memoria storica e culturale come l’italiano che, a fronte di un’invasione in poco tempo di qualche milione di africani che si contendono il pane con una gioventù che incontra serissime difficoltà di accesso ad un lavoro qualificato, a fronte di mali endemici come l’emigrazione verso l’estero, oggi ripresa, del nostro bel Sud, a fronte di una malavita organizzata sempre più arrogante, a fronte di uno Stato presente con solerzia solo a riscuotere tasse dai suoi cittadini piuttosto che a tutelarli e difenderli, reagisce con un senso di insofferenza e talvolta di rifiuto verso l’estraneo imposto in casa propria. Con la massima ipocrisia si etichetta come razzismo questo rifiuto, demonizzando chi fa notare come la Storia sia lì ad insegnare che operazioni d’innesto di una tradizione sopra un’altra, effettuate per lo più in tempi brevi, non siano né indolori né prive di forme di rigetto anche gravissime.
    Ma la Storia sembrerebbe oggi essere fatta dai mezzi di comunicazione, come osserva il massone Raymond Abellio, pseudonimo adottato nel dopoguerra da George Soulès (1907-1987), a firma di una produzione letteraria tutta intrisa di occultismo, astrologia e gnosi:
    «La nostra epoca di mass-media trasforma la soggettività della storia, che per lungo tempo non fu un problema che per i filosofi, vale a dire di un numero piccolo, in strumento universale per violare e plasmare la coscienza delle folle e, di conseguenza, in fattore politico essenziale e primario».
    Parole come logica, tolleranza e razzismo sembrano allora assumere sensi e valenze diverse a seconda dei popoli alle quali vengono applicate, appunto, dalla martellante grancassa mediatica: alla scomparsa di ogni religione e tradizione, fuse nella nuova razza senza memoria storica né principi, viene opposta la sopravvivenza e il consolidamento di un’unica tradizione e religione.
    Così, mentre il rabbino canadese Abraham Feinberg dalle colonne della «Maclean’s Review», rivista cristiana di Toronto, rivolgendosi ai suoi lettori, cattolici e protestanti, lanciava un appello:
    «La sola soluzione ai conflitti razziali è il matrimonio interrazziale, (…)» è dunque urgente che «(…) la legge incoraggi la mescolanza del sangue», poiché: «il richiamo deliberato ai matrimoni interrazziali è il solo modo di accelerare il processo per eliminare totalmente i pregiudizi razziali e quindi le razze separate», sul New York Times appariva nel corso del 1974 una pubblicità a piena pagina, a cura del «National Commitee for Furtherance fo Jewish Education» (Comitato nazionale per la promozione dell’istruzione ebraica), indirizzata alla gioventù israelita, dove i matrimoni interrazziali venivano così stigmatizzati:
    «I matrimoni misti sono un suicidio nazionale e personale. Il mezzo più sicuro per distruggere un popolo è farlo sposare al di fuori della sua fede (…) Uomini e donne hanno la certezza di perdervi la loro identità. I valori e i principi che tanto hanno contribuito alla cultura e alla civiltà contemporanea scompariranno dalla faccia della terra.
    L’esperienza accumulata in tremila anni, il ricco retaggio di un popolo, tutto ciò che è assolutamente vostro sarà indegnamente annientato. Che pena! Che disastro! Che vergogna!»[6]

    Tratto da: «Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia»


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    [1] Membro del Bilberberg Group e fondatore nel 1965 con Gianni Agnelli dell’Istituto Affari Internazionale italiano
    [2] Membro del Movimento universale per una Federazione mondiale
    [3] «USA Magazine», 12/08/1955
    [4] In «Lectures Francaises», n. 528, aprile 2001, p. 38
    [5] Idem, giugno 2000, p. 42
    [6] Y. Mocomble, «Du viol des foules…», pp. 283-284

  5. #5
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    Come è stato provocato il grande esodo
    Tratto da: «Il vero volto dell’immigrazione» di Giuli Valli, editrice Civiltà

    Non è certo impresa da poco provocare una migrazione di popoli così imponente come quella cui stiamo assistendo.
    La manovra necessaria è stata certamente lunga e complessa e va molto al di là della propaganda svolta da prezzolati o comunque sordidamente interessati arruolatori, come l’uomo mascherato di cui abbiamo parlato al capitolo I di questa seconda parte, e anche delle inutili complicità dei centri di propaganda e dei governi dei paesi di provenienza, che debbono essersi attivamente impegnati a creare tra quelle genti la falsa immagine dell’Eldorado italico.
    D’altronde è evidente che esodi di queste proporzioni non possono avvenire senza il consenso dei paesi di origine. Tale consenso, peraltro, è scontato in partenza; è noto invero, o almeno dovrebbe esserlo, quanto penetrante sia l’influenza massonica su tutti i governi del globo, resa visibile dalla stella a cinque punte, simbolo della setta, che compare sulle bandiere o sui sigilli di moltissimi paesi di ogni razza e continente, dalla bandiera degli USA, a quella dell’URSS, a quella cinese, al sigillo di Stato italiano. Infatti, sul già citato articolo dell’Alto Adige del 10 agosto 1989, si legge che l’immigrazione in atto non è spontanea, ma che si tratta «di una cosa accettata dal nostro governo al tavolo delle grandi decisioni internazionali», decisioni cui, evidentemente, hanno partecipato sia i paesi di partenza che quelli di destinazione. L’articolo prosegue dicendo che: «si calcola che, nei prossimi anni, 20-40 milioni di africani verranno in Europa e i Governi centrali, su direttive dell’ONU, hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore». Con tanti saluti all’evento storico spontaneo e ineluttabile che i nostri politici vorrebbero farci credere!
    Comunque, tornando al nostro ragionamento, né arruolatori, né moderni mezzi di propaganda, né complicità governative, nei controlli all’espatrio e all’ingresso sarebbero sufficienti a spiegare un fenomeno così imponente. Infatti, individui saldamente e tradizionalmente radicati nei loro gruppi tribali e nei loro clan familiari, legati ai secolari schemi e ritmi di vita dei loro villaggi, sono assolutamente refrattari ai richiami di remote e problematiche fate morgane.
    Per mettere in moto una simile fiumana sono, dunque, stati necessari due momenti: il primo, ha comportato la creazione, in patria, di posti di lavoro nell’industria e nella pubblica amministrazione, sorti per iniziativa di stati burocratici e centralizzati di tipo europeo moderno, per l’innanzi del tutto ignoti agli altri popoli della terra, che hanno portato alla nascita di centri urbani, popolati da individui senza più alcuna coesione perché oramai avulsi dal loro contesto tradizionale, a somiglianza del disfatto mondo occidentale dove la Rivoluzione è all’opera orami da secoli.
    Dopo di che, si è ricorsi a una stretta creditizia ed economica, che ha scaraventato nella categoria dei disoccupati quel ceto operaio e impiegatizio ormai sradicato e semi-occidentalizzato, nel senso deteriore del termine.
    Il principale strumento di questa tanto lungimirante quanto cinica e perversa manovra è un organismo finanziario che opera in intima collaborazione con l’ONU: il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Questo istituto, dopo aver concesso ai paesi del cosiddetto «Terzo Mondo» presi di mira, al fine di incoraggiare l’urbanizzazione e la occidentalizzazione, rilevanti crediti, cui classi politiche afflitte da frenesia modernizzatrice e da megalomania, e inoltre voraci, corrotte e sperperatrici – secondo le migliori tradizioni di quella benemerita categoria – fanno largo e sconsiderato ricorso, indebitando i loro paesi fino al collo, a un certo momento, tira i cordoni della borsa aumentando gli interessi. A questo punto, per far fronte ai propri impegni, il paese debitore è costretto alle più rigide economie che il FMI rigorosamente impone: drastica riduzione delle importazioni per diminuire la spesa, e pareggiare la bilancia dei pagamenti; radicale taglio delle spese e dei programmi di sviluppo pubblici; svalutazione monetaria per esportare a prezzi più bassi possibili battendo la concorrenza. Ne conseguono il crollo dell’occupazione pubblica e privata e la svalutazione delle retribuzioni.
    Si tratta, insomma, di un’operazione di strozzinaggio su scala internazionale, perché la svalutazione, riducendo il valore della moneta, produce una parallela moltiplicazione degli interessi, in un circolo vizioso.
    Ha così origine, per effetto della disoccupazione, una occulta tratta di sventurati senza arte né parte, schegge vaganti staccate dai tronchi delle strutture sociali tradizionali, sensibili a qualunque suggestione, disponibili per ogni proposta. Abbattuta l’economia, infatti, entrano in scena i reclutatori e l’esodo comincia. E’ una «tratta» manovrata dall’Alta Finanza che si svolge su scala planetaria e stritola individui e popoli con spietata determinazione.
    Gli stessi giornali dell’establishment partitocratrico.

  6. #6
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    Il vero volto dell’immigrazione
    Marcello Pamio – 1/08/2005

    Fare attenzione alle date...

    10 aprile 1981
    La legge 158 ratifica la convenzione nr. 143 del 1975 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro dal titolo: «Sulle migrazioni in condizioni abusive e sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti»

    30 dicembre 1986
    Legge nr. 943 che garantiva: «A tutti i lavoratori extracomunitari parità di trattamento e piena eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani»

    10 agosto 1989 – Tratto dal quotidiano “Alto Adige”
    «Si calcola che nei prossimi anni, 30-40 milioni di africani verranno in Europa, e i governi centrali, hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore. Sembra che l’Italia, nella spartizione internazionale, debba farsi carico dell’immigrazione senegalese, e si stima in 5 milioni la dimensione numerica»

    9 novembre 1989 – Tratto dal quotidiano “Il Giornale”
    Titolo: «L’Italia deve affrontare la mina vagante degli immigrati di colore». Entro 20 anni gli immigrati dovrebbero essere 5 o 6 milioni!

    19 gennaio 1990 – Tratto dal quotidiano “Il Corriere della Sera”
    Titolo: «L’Italia impara a convivere con Maometto». «L’Italia sta diventando la nuova frontiera dell’Islam»

    28 febbraio 1990 La legge nr. 39 firmata da Claudio Martelli apre definitivamente le porte all’immigrazione…

    Legge Martelli
    Il 28 febbraio del 1990 Claudio Martelli firma la legge nr. 39. Una legge rivoluzionaria!
    - L’articolo 13 demolisce tutte le norme del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza (18 giugno 1931) in materia di controllo sugli stranieri, rende l’espulsione estremamente difficile, consentendo perfino il ricorso ai tribunali amministrativi.
    - L’articolo 9, comma 2 dispone che l’extracomunitario privo di documenti, possa “regolarizzare” la sua posizione sulla base di una attestazione della sua identità resa da due persone incensurate.

    Articolo 9 - Comma 2. Gli interessati sono tenuti a presentarsi agli appositi uffici delle questure o dei commissariati di pubblica sicurezza territorialmente competenti, muniti di passaporto o di altro documento equipollente o, in mancanza, di dichiarazione resa al comune di dimora abituale dall'interessato e della contestuale attestazione dell'identità personale dello straniero, resa da due persone incensurate, aventi la cittadinanza italiana ovvero appartenenti allo stesso Stato dell'interessato o, se apolide, allo Stato di ultima residenza abituale dell'interessato e regolarmente soggiornanti in Italia da almeno un anno…

    - L’articolo 10 prevede la concessione di licenze di commercio agli immigrati a condizioni agevolate rispetto a quelle richieste per gli italiani

    Cui Prodest?
    Rileggendo con attenzione le date, si evince chiaramente che fin dagli anni ‘80 sono state votate leggi permissive ad hoc - in merito all’immigrazione - che avrebbero pian piano portato alla situazione odierna. Semplice coincidenza o fredda programmazione?
    E poi, come formulare previsioni del genere se si trattava di un fenomeno spontaneo?
    Gli articoli pubblicati dai giornali nazionali non lasciano spazio a dubbi: qualcuno era a conoscenza per tempo dell’”invasione” clandestina che ci sarebbe stata. Perché allora non state messe in atto strategie politico-economiche per impedirla?
    Chi ha interesse che milioni di poveri disperati si riversassero nelle città europee creando instabilità sociale? E soprattutto chi ha il potere di attuare un simile e perverso programma?

    La longa mano dell’Alta Finanza Internazionale
    Tutti i paesi del Terzo Mondo sono soffocati dai debiti: è un dato di fatto!
    Ma debito nei confronti di chi? Ovviamente delle grandi istituzioni bancarie occidentali, come per esempio il Fondo Monetario Internazionale, per dirne uno.
    Questo Fondo, nato a Bretton Woods (USA) nel 1944 con lo scopo ufficiale di favorire lo sviluppo dei paesi poveri, si è rivelato nel corso degli anni invece per quello che realmente è: lo strumento principe nelle mani della Sinarchia[1] per indebitare sempre più i paesi che ne chiedono l’aiuto e/o che ne accettano la sottoscrizione. Il tutto per avere il controllo globale.
    Quando infatti uno stato o un paese non riesce a pagare i propri debiti alle banche, interviene immediatamente il FMI (per salvare le banche ovviamente), il quale costringe i governanti, siano essi dittatori o meno, ad una politica basata su privatizzazioni, riduzioni degli sprechi (sanità, istruzione, terziario, ecc.) e svalutazione monetaria (per favorire le esportazioni di noi occidentali). Tali politiche finiscono per indebitare sempre più lo stato o il paese. Chi entra nel Fondo Monetario, difficilmente ne esce.
    Le conseguenze finali di queste operazioni di strozzinaggio legalizzato sono, nei paesi industrializzati: inflazione, disoccupazione, crisi economiche; mentre nei paesi più degradati: fame, guerre ed…emigrazione!

    Conclusioni
    L’immigrazione clandestina dai paesi africani è per tanto la conseguenza di politiche economiche e finanziarie mafiose da parte degli organi sopranazionali (ONU, FMI, WTO, Banca Mondiale, ecc.), ma anche la conseguenza di politiche colonialistiche europee (vedi Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Italia, ecc.) che hanno privato i cittadini delle risorse primarie (l’Africa avrebbe tutto: oro, diamanti, petrolio, rame, ecc.) lasciando il continente devastato e impoverito.
    Detto questo però si può affermare che l’immigrazione è stata agevolata e assolutamente non impedita perché funzionale! Ma funzionale per chi?
    - A mafia e malavita organizzata che vedono nell’economica manovalanza extracomunitaria una manna dal cielo: sfruttamento della prostituzione, spaccio di droga, mercato di organi, killer usa e getta, ecc.
    - Alle associazioni caritatevoli che ricevono proprio per l’immigrazione fondi e sovvenzioni dal governo (voci di corridoio dicono che un noto gruppo italiano dedito alla carità, “ordina” per telefono una imbarcazione o un canotto pieni di disperati, quando ha bisogno di quattrini…). Sono solo voci, ovviamente!
    - Per ultimo, ma non per importanza, l’immigrazione clandestina è funzionale a quei personaggi che vogliono fomentare una destabilizzazione della società per meglio controllarne le masse. Mi riferisco alla massoneria deviata e alle lobbies di potere!
    E’ risaputo che quanto più una società è tenuta sotto una campana costante di paura che viene alimentata quotidianamente da violenze gratuite, terrorismo, sciaccallaggio, rapine, stupri, ecc., tanto più le persone che appartengono a questa società sono manipolabili e controllabili.
    Il terrorismo islamico, il Male per antonomasia, in tutto questo s’inserisce alla perfezione.
    Il panico che i kamikaze e le loro bombe stanno veicolando - grazie ai media compiacenti - viene sfruttato dai medesimi personaggi per far passare leggi restrittive sempre più severe, guarda caso, nei confronti delle libertà civili delle persone normali. Queste leggi mirate, sono leggi che limiteranno le nostre libertà o quelle dei veri terroristi?
    Anche in questo caso è applicabile, come sempre, la legge aurea del controllo: Problema – Reazione – Soluzione.
    Prima hanno creato il Problema: apertura delle frontiere, leggi e decreti che favorivano l’immigrazione, anche clandestina.
    La Reazione è sotto gli occhi e le orecchie di tutti: basta chiedere in giro cosa pensa la gente dei marocchini, islamici, Vu comprà, albanesi, della droga e della prostituzione, ecc. Per non parlare dei kamikaze…
    La Soluzione per tutto questo? Semplice: telecamere ovunque, controllo totale di internet, della posta elettronica, dei messaggi SMS, delle telefonate, dei fax, dei vostri soldi. Prelievo coatto (cioè con la forza) della saliva (se siete onesti di cosa vi preoccupate?) che sarà archiviata nella centrale mondiale del DNA a Bruxelles. Fermo di polizia fino a 24 ore senza avvocato, maggiori poteri all’esercito, ecc. ecc.

    Avete capito dove vogliono arrivare?


    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] Sinarchia: dal greco Syn (assieme) e Arché (comando) s’intendono quel gruppi elitario che controllano il mondo

  7. #7
    W Radetzky
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    E intanto ogni giorno continuano ad arrivare barconi dall'Africa!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Wolfe's Hofe
    E intanto ogni giorno continuano ad arrivare barconi dall'Africa!
    io propongo di fargli deviare verso il paese dei meticci.

  9. #9
    Ridendo castigo mores
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    per tornare alle " tesi" di " ali' il comico" e tipico del cattivo storicismo invertire le cause con gli effetti specie quando si vogliono nascondere le cause . Il mito di " roma distrutta dai barbari" tornava comodo nell' ottocento sia ai nazionalisti romantici nordici che ai loro imitatori " latini" illusi di poter rifare una "nuova roma " ..( e non e un caso che sia gli uni che gli altri erano tutti massoni ..)
    In realta' come e' stato ampiamente dimostrato dai pochi storici veri ( ad esempio A. Toynbee o l' ebreo M. A LEVI ( )) roma e collassata dall' interno e i "barbari" hanno semplicemente riempito una spazio potilicamente e socialmente "vuoto" in quanto morto . la forza di questultimi era nel momento del loro " trionfo" incredibilmente piu debole di alcuni secoli prima basti pensare ai cimbri e ai teutoni annientati in massa da mario i quadi ei marcomanni annientati da una roma gia' morente nel 250 DC e financo i famosi goti considerati " distruttori dell' impero " perche' alla fine lo occuparono con poche migliaia di uomini discendenti dai sopravvisuti (per " concessione imperiale" ) al terribile massacro operato dai romani ai naisso nel 330 DC e ulteriormente decimati ad adrianopoli nel 424 .

    e la vera ragione del collasso romano e stato dai pochi storici degni di rispetto perfettamente individuata nel " tradimento delle elite" che a distrutto la forza etnica del popolo che le aveva rese padrone del mondo . La ragione di questo processo e stata perfettamente descritta da Toynbee che ne trasse una regola " matematica" per cui previse:
    1) il sopravvento degli anglosassoni sugli europei esattamente sulla stessa falsariga del sopravvento romano sul mondo " ario" del mediterraneo . La data imperiale " anglosassone" fu posta sulla fine del secoloXX
    2) la fine dell' europa e del sistema di potere anglosassone esattamente come fini' roma e il mondo " euromediterraneo" .la data di questo " finis europae" fu posta intorno alla meta' del XXI

    in realta' avverra ' anche prima , dal momento che le nostre elites massoniche sono veramente assatanate nell' esecuzione dei loro "programmi" ( o meglio degli ordini ricevuti dai loro " superiori incogniti" .. )

    .... perche' mai nella storia si sono viste elites piu' idiote delle " nostre" . I vecchi patrizi romani erano magari piu' corrotti di loro ma non furono mai cosi' imbecilli , loro a morire ci impiegarono 500anni e non 50 ..
    e dico "morire" perche' questa sara' la loro reale fine . Le elites che tradiscono i loro popoli portano ben piu' al disastro la loro discendenza che quella dei loro sfortunati sottoposti .Se i patrizi romani si facevano discendere dalle mitiche storie dei greci e se ancora oggi le attuali elites possono ricondurre la loro storia alle elites dei "barbari " germani ( esempio i " reali" nordici a capo della maledetta massoneria) nessuno puo' ricondursi al patriziato romano che " nell' ora buia" scomparve totalmente, pure nel ricordo .
    eppure nessuno aveva mai avuto nella storia gloria piu' grande di quelle 70 famiglie ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

 

 

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