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Discussione: Il dopo Berlusconi

  1. #171
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Voto senza entusiasmo

    Se alle suppletive si mobilitano solo gli elettori dell'opposizione

    Chiudendo il nostro giornale poche ore dopo che saranno iniziate le operazioni di scrutinio nei collegi chiamati al voto per le suppletive, non ci stupiremmo se, all'indomani, tutti i sette neoparlamentari fossero assegnati al centrosinistra. Questo sulla base della bassa affluenza ai seggi, stimata, intorno al 40,2%, l'esatta metà registrata nel maggio del 2001. Un dato che fa pensare alla mobilitazione degli elettori dell'opposizione, sicuramente più motivati e più organizzati dell'area degli elettori che votarono nel 2001 per l'attuale maggioranza.

    La ragione di questo è che, mentre l'opposizione ha delle ottime ragioni per recarsi in massa a votare, l'elettorato di riferimento di Berlusconi e dei partiti che lo sostengono, ancora attende di capire quanto effettivamente il premier abbia realizzato del suo contratto con gli italiani, e si mostri quindi prudente prima di rinnovargli la fiducia. Questo è valso per le elezioni europee, probabilmente varrà per le regionali, e farebbe bene il presidente del Consiglio a prestare molta attenzione a questo clima di attesa ed anche di preoccupazione.

    Lo stesso contenzioso che si registra sulle aliquote fiscali all'interno della maggioranza è probabile indice dell'attuale apatia dell'elettorato. Si cerca infatti ancora di capire quale ricetta il governo intende adottare per la crescita, quali saranno i redditi che se ne avvantaggeranno, se si ritiene che occorra far sì che siano i redditi più alti ad avere i benefici necessari per svolgere un ruolo di traino, o se invece è possibile aiutare subito quelli più bassi ad avere maggiore denaro da spendere nella propria borsa. La discussione che si sta svolgendo è di tale importanza che è quasi fisiologico per l'elettorato vederne una composizione, per poter giudicare l'azione del governo e quindi confermargli la fiducia o toglierla.

    Se poi dovessimo seguire gli umori che pure si sono manifestati nei cittadini in questi mesi, il governo si accorgerà che c'è un disagio crescente con il quale bisognerà pure confrontarsi ad un dato momento, ed in maniera esauriente. Ad esempio, ad una trasmissione radiofonica di grande ascolto come "Radio anch'io", hanno suscitato impressione le tante proteste degli ascoltatori per la trascuratezza della riforma del risparmio. In questa sede ci si è chiesti perché il governo - come ha scadenzato i tempi per la riforma costituzionale alla Camera, ad esempio - non si è comportato altrimenti per approvare quella sul risparmio: avrebbe dato una dimostrazione tangibile di non preoccuparsi solo degli aspetti determinanti ai suoi equilibri interni, rispondendo ad un esigenza di fiducia da recuperare all'interno del Paese e presso gli investitori internazionali. E' inutile nascondersi il fatto di un sospetto pesante presso l'opinione pubblica di una maggioranza preoccupata solo di difendere gli interessi supposti o reali del premier. Poter dare una dimostrazione concreta dell'infondatezza di questa accusa sarebbe stato - ed è ancora - oltremodo utile.

    Vi è un altro aspetto poi che ci interessa sottolineare. In un editoriale del "Corriere della Sera" di domenica scorsa, il direttore del quotidiano, Stefano Folli, ha posto al centrosinistra il problema di indicare compiutamente una classe dirigente credibile, oltre al ruolo di leader che il professor Prodi dovrebbe assumere. Scrivendo testualmente che il gruppo dirigente del centrodestra si è già potuto giudicare per quello che vale. Ci chiediamo: non teme la maggioranza un giudizio severo, neanche troppo criptico, in questa affermazione? Non sarà che in questa maniera si è voluto dire che il centrosinistra non ha ancora un gruppo dirigente credibile, ma che quello del centrodestra pone l'esigenza di far sì che l'opposizione si doti in fretta di uno alternativo?

    L'onorevole Berlusconi è convinto di avere impiegato le migliori risorse nell'ampio fronte di forze che lo hanno sostenuto? Sono domande che bisogna avere il coraggio di porsi, sperando di trovare presto una soluzione adeguata, visto anche il gradimento che, a torto o a ragione, pretestuosamente o meno, la figura della candidatura italiana alla Commissione europea ha ricevuto preso i parlamentari di Bruxelles. Ora noi crediamo che ci sia molta prevenzione - e ben consolidata negli anni - contro l'Italia, di cui si debba sempre tenere conto. Ma forse anche l'Italia può fare qualcosa di più per rimuovere questo cattivo pensiero che l'accompagna.

    Roma, 25 ottobre 2004

  2. #172
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    Predefinito PRI e Nuovo PSI entrino nel Governo

    e si apra una nuova fase politica della CDL.

    Se la maggioranza non cambia registro, le elezioni regionali dell'anno prossimo sono perdute (a parte qualche roccaforte), dopodichè si va diritti ad elezioni anticipate, con probabile vittoria della GAD.

  3. #173
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    Predefinito 7-0, di Davide Giacalone

    7-0
    Elezioni suppletive, sette seggi in palio, sette seggi alla sinistra. La maggioranza di centro destra la può girare come gli pare, può parlare di astensioni record (ha votato solo il 40,2 per cento), di collegi non favorevoli. Ma quando, a Milano, anche Zaccaria riesce a battere il medico di Bossi (che per il resto dei suoi giorni sarà “il medico di Bossi”, privato d’identità personale), vuol dire che tutte le spie sono accese e tutti i campanelli dall’allarme suonano.
    Il bello è che, come alle elezioni europee, non è la sinistra a vincere, ma la destra a perdere. Gli elettori che votano a sinistra non aumentano, mentre crescono quelli che smettono di votare a destra. La causa, dunque, non sta nella migliore proposta politica offerta dai concorrenti, ma nelle delusioni provocate dalla maggioranza. E sono delusioni fondate, non sensazioni passeggere, malmostosità stagionale.
    Dalle grandi cose, tipo la questione fiscale, dove gli annunci e le promesse sono divenuti talmente tanti che gran parte della gente non crederà alla diminuzione delle tasse nemmeno dopo che l’avranno fatta (se la faranno). Alle cose più minute, tipo il pedaggio sulle strade, con un ridicolo balletto che oggi ripropone l’idea di far pagare sul raccordo anulare di Roma e sulla Roma-Fiumicino. Una castroneria, all’evidenza, ma che getta una luce inquietante sulla tenuta mentale della maggioranza e del governo.
    Manterranno in finanziaria anche l’orrore di rendere obbligatoria l’assicurazione sulla casa? Faranno questo regalo alle compagnie d’assicurazione, già largamente beneficiate dalla RCA? Si accomodino, e sempre più elettori se ne staranno a casa.
    La maggioranza di centro destra è vittima di se stessa, della sua incapacità di avere dato vita ad una degna classe dirigente, in gran parte impregnata di quel paternalismo, di quell’assistenzialismo, che sono l’esatto contrario di quel che serve e di quel che gli elettori hanno chiesto.
    Gli allarmi sono accesi. Se intendono reagire, tengano presente che il tempo s’avvicina all’esaurimento.

    Davide Giacalone

    www.davidegiacalone.it
    .............................
    tratto dalla pagina web http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...i/message/1191

  4. #174
    Golia
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    Questa destra avrà i suoi difetti ma rimane pur sempre da preferire a questa sinistra giacobina, radicale e girotondina capitanata dall'estremista che muove i fili da Bruxelles.

    Poco condivido dell'articolo catastrofistra di Davide. Secondo me la mancata vittoria è soprattutto dovuta a problemi di comunicazione conseguenti allìegemonia della sinistra nei media e nella carta stampata, specie quella estera.

    Bisognerebbe assoldare Brunik per comunicare agli italiani con maggior incisività i vantaggi delle riforme del Presidente Berlusconi.

  5. #175
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    Originally posted by Golia Giocalone
    Questa destra avrà i suoi difetti ma rimane pur sempre da preferire a questa sinistra giacobina, radicale e girotondina capitanata dall'estremista che muove i fili da Bruxelles.

    Poco condivido dell'articolo catastrofistra di Davide. Secondo me la mancata vittoria è soprattutto dovuta a problemi di comunicazione conseguenti allìegemonia della sinistra nei media e nella carta stampata, specie quella estera.

    Bisognerebbe assoldare Brunik per comunicare agli italiani con maggior incisività i vantaggi delle riforme del Presidente Berlusconi.
    Per cortesia Brunik: fa finta che la Sx non abbia l'egemonia dei mass media a Cuba e che tu sia un vero leader reaganiano, in maniera da spiegare agli italiani i vantaggi delle riforme d'Italia.

    Saluti

  6. #176
    Golia
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    Gli esempi di rivoluzione copernicana sono molteplici.

    Ad esempio, la devoluscion avvicinerà il cittadino all'amministrazione pubblica favorendo una maggior trasparenza e minori costi per lo stato. Un solo appunto: peccato che parte nel 2016.



    Poi c'è la riforma delle pensioni da tempo auspicata, che permetterà ai cittadini che vogliono di rimanere sul luogo di lavoro per usufruire di maggiori contributi e godersi una pensione più ricca e soddisfacente. Un solo appunto: peccato che parta nel 2008.

    E nel 2006 finalmente ci taglieranno le tasse: 60 euro all'anno a testa per noi, 15.000 per Giacalone, 900.000 per Berlusconi.
    Un solo appunto: peccato che dovevano farlo nel 2002.

    Nell'ottobre 2004, finalmente, entra a regime la legge Biagi, indicata da ormai due anni come la causa dell'aumento dell'occupazione: le aziende dovranno assumere per forza i cococo o lasciarli a casa. Un solo appunto: peccato che questo triplichi i contributi a loro carico, per cui li lasceranno a casa.

  7. #177
    Christianity Under Fire
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    Predefinito Non Ne Vedo L'Ombra

    Mi viene il dubbio che il tuo reaganismo ti avvicini più a Davide che alla CDL, e che la devolution intraveda la possibilità di scaricare scorie e debiti sul Mezzogiorno "confederato" fin quando il patrimonio non ne venga liquidato.

    Carburanti, autostrade e tasse andavano tagliati subito e drasticamente, così come la speculazione della transizione all'euro andava vigilata: questo sarebbe stata Reaganomics...

    Reagan però non era in conflitto d'interesse per reduplicazione veloce di potere e patrimonio.

    Quando i difetti della Dx e della Sx si fondono a scapito delle possibili convenienze, non saprei se parlare di Zar o Gran Compagno.

    Se il taglio delle tasse e la vera liberalizzazione dovevano costare il taglio della "Social Security", la situazione attuale è quella delle tasse senza liberalizzazione e social security.

    Di Reaganomics in Italia non ne vedo l'ombra - cosa che rende più credibile il CSx - alla fin fine persino per gli investimenti stranieri ed il rilancio dell'economia!

  8. #178
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 27 ottobre 2004

    L’astensionismo del Polo è il segreto dell’Ulivo

    di Enzo Balboni

    L’Ulivo sperava nell’astensione. E l’astensione c’è stata, a livelli mai registrati in passato. Pensate: a Napoli hanno votato in trentacinquemila con un’astensione tale per cui Sergio D’Antoni, l’ex sindacalista della Cisl, co-fondatore di Democrazia europea, presentandosi con l’Ulivo (voltagabbana?) ha battuto la concorrenza, succedendo con soli 14mila voti di preferenza ad Alessandra Mussolini che, per “passare” con uno striminzito 50,2 per cento, aveva avuto bisogno di 37mila voti: più di quanti sono stati complessivamente gli elettori di queste suppletive “di saldo”.

    A Napoli il dopo-Mussolini è stato malgestito dalla Casa delle Libertà che si è presentata in ordine sparso per dare visibilità ai candidati alleati a tutti i costi, anche a quello di perdere un “seggio” (l’ultimo rimasto) a Napoli. De Michelis, preso di petto, ha dichiarato: “Alleanza Nazionale rivendica un diritto di usucapione sulla candidatura in quel collegio e noi non accettiamo metodi del genere. Tutto qui”. Una “presa di posizione e di principio” che ha finito per far male alla coalizione. Di questo passo...

    Sergio D’Antoni, cinquattottenne di Caltanissetta, è riuscito finalmente ad entrare in Parlamento. Sotto le insegne della “Gad” (Grande alleanza democratica) che accoglie tutti e che ha fatto esclamare a Romano Prodi: “Uniti si vince”, riecheggiato a dismisura da altri “leaderotti”. La neo-nata “Grande alleanza democratica” infatti è una alleanza omnicomprensiva che comprende dalla Margherita a Bertinotti, oltre all’ultimo arrivato: Di Pietro. Una formazione tutt’altro che omogenea, unita. L’esultanza di Prodi è di circostanza, fa bene alla sua pretesa di leadership, ma non ha nulla di concreto da suggerire.

    Le mini-elezioni per i sette seggi lasciati vuoti da chi ha preferito rifugiarsi in Europa non hanno altro significato se non quello di segnalare che il sessanta per cento dei votanti se ne è restato a casa. Che non gliene importava un bel niente. Tanto la vera resa dei conti sarà tra un anno e mezzo, alle politiche del 2006. Gridi di dolore? Tanti nella maggioranza. Follini parla di sconfitta e non di un cataclisma. Chissà se avrà imparato anche la “mini-lezione”? Che c’è.

    A Genova-Nervi si eleggeva un deputato al posto di Gianfranco Cozzi, deceduto. Cozzi era dell’Unione di Centro. Bastava che ci fosse unità di vedute (come avrebbe dovuto accadere a Napoli) per vincere la partita. Invece i voti si sono sparpagliati e ha vinto (per la “Gad”) addirittura Stefano Zara ex-presidente degli industriali genovesi, imprenditore “ulivista” che certamente non andrà d’accordo con Bertinotti e che l’ha avuta vinta in uno scontro tra “pari peso”. Bruno Tabacci si è arrabbiato di brutto: “Il partito deve essere riorganizzato a livello locale”! Avendo come risposta una sorta di “rimbalzo”: “Se a Roma pensano ad un posto di governo…”.

    Maretta forte. Quello che “fa specie” è la sconfitta subita a Milano Tre, il collegio di Bossi. Dopo aver perduto la provincia (Colli) ecco un nuovo colpo alla Casa delle Libertà e a chi “gestisce” Milano. Nella bagarre tra i piccoli l’ha spuntata – guarda chi si rivede – Roberto Zaccaria, ex presidente della Rai vestito di “ulivo” da sempre: ha vinto di misura (51,4 per cento) con 19 mila preferenze. Zaccaria stappa la bottiglia di champagne (è un uomo di mondo) e fa bene, ma l’Ulivo non può sorridere: ha perduto oltre 19mila voti rispetto alle ultime politiche.

    Roberto Zaccaria è simbolo della tendenza della Rai a preparare e dare un piedistallo di notorietà ai suoi “fedeli”. Dopo Santoro e Lilly Gruber, dopo la designazione di Marrazzo per le regionali, ecco il colpo di Zaccaria a Milano. Non è una catastrofe; ma si è aperta una “fessurina”. Con il rischio che proprio da una “fessurina” possa svuotarsi - goccia dopo goccia - tutto il contenitore. Il 7 a 0 non deve fare impressione ma serve da lezione perché appare evidente che si tratta di autentici autogol della Casa delle Libertà. Dove è diritto dei “piccoli” dire la loro, ma senza mettere i bastoni tra le ruote. Altrimenti spariranno.

    Ultima considerazione. I sette nuovi deputati resteranno in carica fino alla tarda primavera del duemilasei, meno di un anno e mezzo. Il seggio che hanno ottenuto sembra proprio il premio di fedeltà per tenere il posto caldo per chi, nella “Grande Coalizione Democratica” dovesse trovarsi in difficoltà. Un premio che sfrutta il voler apparire a tutti i costi di certi personaggi. Riflettere.

    Enzo Balboni

  9. #179
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    Predefinito Re: tratto da L'OPINIONE 27 ottobre 2004

    Originally posted by nuvolarossa
    L’astensionismo del Polo è il segreto dell’Ulivo

    di Enzo Balboni


    Ve lo dico io qua'è il segreto dell'Ulivo: SILVIO BERLUSCONI.

    Non lo vuole più nessuno, lo volete capire o no, craponi che non siete altro? Lo sapete che il 62% degli italiani ha capito che è lì solo per farsi gli affari suoi? Che il 54% degli italiani pensa che sia un quaquaraquà? Che l'8% degli ex elettori CDL è passato all'Ulivo? Che il 60% degli imprenditori e il 62% degli operai non lo toterebbe più?

    E voi che lo difendete sempre?

    Per dirla alla Calvin: mi fate pena, mozzaorecchi.


  10. #180
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    Predefinito Brunik

    Perchè fai la spia?
    Fai il gioco del nemico?
    Fortuna che, come dice Lui, qui comando io se no tutti a casa e non vi pago più i conti.
    Tex Willer

 

 
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