Voto senza entusiasmo
Se alle suppletive si mobilitano solo gli elettori dell'opposizione
Chiudendo il nostro giornale poche ore dopo che saranno iniziate le operazioni di scrutinio nei collegi chiamati al voto per le suppletive, non ci stupiremmo se, all'indomani, tutti i sette neoparlamentari fossero assegnati al centrosinistra. Questo sulla base della bassa affluenza ai seggi, stimata, intorno al 40,2%, l'esatta metà registrata nel maggio del 2001. Un dato che fa pensare alla mobilitazione degli elettori dell'opposizione, sicuramente più motivati e più organizzati dell'area degli elettori che votarono nel 2001 per l'attuale maggioranza.
La ragione di questo è che, mentre l'opposizione ha delle ottime ragioni per recarsi in massa a votare, l'elettorato di riferimento di Berlusconi e dei partiti che lo sostengono, ancora attende di capire quanto effettivamente il premier abbia realizzato del suo contratto con gli italiani, e si mostri quindi prudente prima di rinnovargli la fiducia. Questo è valso per le elezioni europee, probabilmente varrà per le regionali, e farebbe bene il presidente del Consiglio a prestare molta attenzione a questo clima di attesa ed anche di preoccupazione.
Lo stesso contenzioso che si registra sulle aliquote fiscali all'interno della maggioranza è probabile indice dell'attuale apatia dell'elettorato. Si cerca infatti ancora di capire quale ricetta il governo intende adottare per la crescita, quali saranno i redditi che se ne avvantaggeranno, se si ritiene che occorra far sì che siano i redditi più alti ad avere i benefici necessari per svolgere un ruolo di traino, o se invece è possibile aiutare subito quelli più bassi ad avere maggiore denaro da spendere nella propria borsa. La discussione che si sta svolgendo è di tale importanza che è quasi fisiologico per l'elettorato vederne una composizione, per poter giudicare l'azione del governo e quindi confermargli la fiducia o toglierla.
Se poi dovessimo seguire gli umori che pure si sono manifestati nei cittadini in questi mesi, il governo si accorgerà che c'è un disagio crescente con il quale bisognerà pure confrontarsi ad un dato momento, ed in maniera esauriente. Ad esempio, ad una trasmissione radiofonica di grande ascolto come "Radio anch'io", hanno suscitato impressione le tante proteste degli ascoltatori per la trascuratezza della riforma del risparmio. In questa sede ci si è chiesti perché il governo - come ha scadenzato i tempi per la riforma costituzionale alla Camera, ad esempio - non si è comportato altrimenti per approvare quella sul risparmio: avrebbe dato una dimostrazione tangibile di non preoccuparsi solo degli aspetti determinanti ai suoi equilibri interni, rispondendo ad un esigenza di fiducia da recuperare all'interno del Paese e presso gli investitori internazionali. E' inutile nascondersi il fatto di un sospetto pesante presso l'opinione pubblica di una maggioranza preoccupata solo di difendere gli interessi supposti o reali del premier. Poter dare una dimostrazione concreta dell'infondatezza di questa accusa sarebbe stato - ed è ancora - oltremodo utile.
Vi è un altro aspetto poi che ci interessa sottolineare. In un editoriale del "Corriere della Sera" di domenica scorsa, il direttore del quotidiano, Stefano Folli, ha posto al centrosinistra il problema di indicare compiutamente una classe dirigente credibile, oltre al ruolo di leader che il professor Prodi dovrebbe assumere. Scrivendo testualmente che il gruppo dirigente del centrodestra si è già potuto giudicare per quello che vale. Ci chiediamo: non teme la maggioranza un giudizio severo, neanche troppo criptico, in questa affermazione? Non sarà che in questa maniera si è voluto dire che il centrosinistra non ha ancora un gruppo dirigente credibile, ma che quello del centrodestra pone l'esigenza di far sì che l'opposizione si doti in fretta di uno alternativo?
L'onorevole Berlusconi è convinto di avere impiegato le migliori risorse nell'ampio fronte di forze che lo hanno sostenuto? Sono domande che bisogna avere il coraggio di porsi, sperando di trovare presto una soluzione adeguata, visto anche il gradimento che, a torto o a ragione, pretestuosamente o meno, la figura della candidatura italiana alla Commissione europea ha ricevuto preso i parlamentari di Bruxelles. Ora noi crediamo che ci sia molta prevenzione - e ben consolidata negli anni - contro l'Italia, di cui si debba sempre tenere conto. Ma forse anche l'Italia può fare qualcosa di più per rimuovere questo cattivo pensiero che l'accompagna.
Roma, 25 ottobre 2004




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