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Discussione: Il dopo Berlusconi

  1. #181
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    Predefinito Volare, di Davide Giacalone

    Volare

    La compagnia Volare entra in crisi, si scopre che i conti erano tenuti in maniera fantasiosa, che le solite società di revisione hanno svolto il loro compito con la consueta solerzia, che i passeggeri restano a terra ed i lavoratori disoccupati, e, allora, che si fa? Il governo pensa subito a rivedere ........ (continua ... al link)

    http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...i/message/1493

  2. #182
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    Predefinito

    sono perfettamente d'accordo con Giacalone e mi fa specie Maroni.

  3. #183
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    Predefinito VOLARE?

    Maneggiare con cura....

  4. #184
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    Predefinito Re: tò

    Originally posted by calvin
    sono perfettamente d'accordo con Giacalone e mi fa specie Maroni.
    To' anch'io stavolta sono d'accordo con Giacalone e addirittura con Calvin.

    Sono io che sto diventando pollista o sono loro che stanno diventando ex-pollisti?

    INCREDIBILE GIACALONE: ADESSO MI E' DIVENTATO UN GIUSTIZIALISTA: "NON SONO LE LEGGI CHE SI DEVONO ADEGUARE AI DELINQUENTI, SONO I DELINQUENTI CHE SI DEVONO ADEGUARE ALLE LEGGI".

    Una regola aurea da incorniciare.


    Piuttosto che correre a correggere le leggi, inseguendo la realtà, si provveda a far rispettare le leggi, inseguendo i delinquenti. Qui qualcuno ha commesso reati gravi, siano stati gli amministratori, i proprietari, le società di revisione o quant'altri, chi li ha commessi deve pagare. E deve pagare in tempi ragionevoli, non con procedimenti che si trascineranno nei prossimi dieci anni.
    Un'adeguata miscela di mercato aperto e competitivo, accompagnato da regole chiare e sanzioni certe, è quella che meglio può alimentare il motore grazie al quale i disoccupati saranno riassorbiti, le imprese malate saranno seppellite e quelle sane potranno crescere.
    Già sento il coretto che definisce questo ragionamento “liberismo scolastico”, il che mi sta anche bene, in un Paese di statalisti trinariciuti.

  5. #185
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    Predefinito Vedrete

    quello che succederà in SAVE, la società che gestisce lo scalo aeroportuale di Venezia e di cui era annunciata la quotazione in Borsa: ha qualche milione di euro di crediti verso VOLARE....

    Peraltro, SAVE vanta crediti anche verso ALPI EAGLES, che non se la passa proprio bene neanche lei. Però il Presidente ed AD di ALPI EAGLES è anche amministratore di SAVE...

    Poi ci si chiede perchè COMUNE DI VENEZIA e PROVINCIA DI VENEZIA, azionisti SAVE, hanno impugnato il bilancio...

    Non mancheranno colpi di scena: ne vedremo delle belle!

  6. #186
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    Predefinito ne vedremo delle belle

    quando leggo che un'ora di volo costava 5.700 euro e a volare ti facevano pagare 4.600, posso solo pensare che questa compagnia fosse stata messa in piedi per arraffare il bottino in fretta e darsi ancora più in fretta. Come mi pare che sia successo. Volare non ha un patrimonio e neppure una prospettiva di competitività, ma solo di fallimento! Mo' vedremo di spiegarlo pure a Maroni, che è una bella impresa!

  7. #187
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    Predefinito Lo ha detto pure Sinigaglia,

    Presidente di VENETO SVILUPPO e Presidente e AD di ALPI EAGLES, imprenditore ponte tra Forza Italia e Lega, che applicare la Prodi Bis per una compagnia aerea è una fesseria.

    E' che per la Lega far fallire VOLARE è un incubo, visto che il grosso del personale e dell'indotto gravita su Varese.

    Speriamo solo che l'operazione non serva a far finire ciò che rimane di VOLARE in ALITALIA, con la scusa che gli slots sono pregiati e che la ex compegnia di bandiera "deve recuperare quote di mercato"...

  8. #188
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    Predefinito

    Amici, non preoccupiamoci.

    Morta una company se ne fa un'altra.

    Il management Volare (quelli che Giacalone chiama delinquenti) si è trasferito in massa nella nuova Myair, il cui motto è "Professionalità e Motivazione"

    Il Giornale di Vicenza 20.11.04

    La nuova compagnia aerea con sede a Vicenza e base operativa a Orio al Serio
    Myair decolla il 17 dicembre Destinazione Italia e Europa


    (m. l. d.) Decollerà dalla base di Orio al Serio l’esperienza di Myair, la nuova compagnia aerea low cost, che ha la sede commerciale a Vicenza e si presenta con le credenziali di una flotta di Airbus A320 di ultima generazione e prezzi altamente competitivi. L’avventura inizierà il 17 dicembre con voli per Brindisi, Catania, Napoli, Madrid e Bucarest. «Sono tre i presupposti su cui la compagnia intende sviluppare la propria attività - annuncia il presidente Carlo Bernini - massima efficienza e affidabilità della flotta, qualità del servizio e assoluta puntualità». Per puntare a livelli di efficienza molto elevati, pur a prezzi vantaggiosi, la vendita dei biglietti avverrà on line, sul sito www.myair.com, oppure chiamando il call center, in funzione dalle 7 alle 21 al numero 899500060, in modo da rendere più snelle ed economiche le operazioni di prenotazione e acquisto dei biglietti. I biglietti potranno essere acquistati anche nelle biglietterie aeree aeroportuali e le agenzie di viaggio registrate al servizio tramite un sito messo appositamente a loro disposizione www.myagentnet.com.
    Consultando il sito www.myair.com è anche possibile verificare la disponibilità e i prezzi: un servizio che offre al passeggero la massima flessibilità nell’acquisto del biglietto. Con una telefonata o con un clic, ovunque ci si trovi, è possibile acquistare il biglietto virtuale: un codice di prenotazione che vale come il biglietto cartaceo, ma consente di risparmiare nei costi di gestione.
    L’attività di linea low cost sarà operativa 7 giorni su 7, ma durante il fine settimana sarà sviluppata anche un’attività di charter verso il Mediterraneo e altre destinazioni turistiche a corto e medio raggio. Per la campagna di lancio Myair propone biglietti gratuiti, chiedendo il solo pagamento delle tasse aeroportuali, validi per tutta la stagione invernale.
    La flotta sarà inizialmente formata da tre airbus, che a gennaio diventeranno quattro, mentre ad aprile, con il potenziamento dei voli, se ne aggiungeranno altri due. Il piano industriale quinquennale prevede una crescita della flotta che a fine 2005 sarà di otto aeromobili. L’amministratore delegato di Myair è Merrick Adelstein, una lunga esperienza maturata in Volare, il presidente è l’ex ministro dei trasporti Carlo Bernini.

    http://web4.myair.com/docs/cust/it/company.shtml

  9. #189
    Garibaldi
    Ospite

    Predefinito

    ... volareeee oh ohhhh
    cantare oh oh oh ohhhh
    nel blu, dipinto di blu
    felice di stare lassu'.

  10. #190
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    Predefinito tratto da LA REPUBBLICA 22 gennaio 2005

    Amato: arrivare a vere primarie o all'investitura collettiva
    di Prodi. La sigla Unione per la democrazia? E' una buona ipotesi

    "Bertinotti lavori per la ditta - no a vetrine e conte dei voti"

    Fecondazione: "La legge va modificata. La Cei sull'astensione sbaglia. Un dibattito nel merito può portare a una soluzione"

    di MASSIMO GIANNINI

    ROMA - Presidente Amato, il centrosinistra non ha fatto in tempo a trovare un accordo sulle candidature alle Regionali e già si è di nuovo clamorosamente diviso sulle primarie l'autolesionismo dell'opposizione è dunque una malattia incurabile?
    "Ora il vero tema per il centrosinistra è convincere il Paese a guardare a noi, in vista della prossima legislatura come a una vera e propria forza di governo. Ed è quindi essenziale che gli italiani, quando ci ascoltano, sentano che stiamo parlando di loro, e non di noi. E lo dico perché sono convinto che, nonostante tutto e nonostante le divergenze che per altro ci sono anche nei grandi partiti dei sistemi bipartitici, tra noi c'è un grande potenziale di convergenza. Molto di più di quanto non sembri quando parliamo di liste, di elezioni primarie, e di nomi da dare a noi stessi".

    Il problema è che proprio questi nodi tengono banco, e il centrosinistra non riesce a parlare che di quelli.
    "E' vero. Ci troviamo in una situazione non facile. Ma è davvero il momento di concentrarci sui temi del futuro governo del Paese. E io mi aspetto che la prima grande occasione politica che abbiamo di fronte, e cioè il congresso dei Ds, si occupi di questo, e riesca a diffondere esattamente questa immagine. Discussioni astratte, tipo ciò che è vivo e ciò che è morto della socialdemocrazia, provocano per forza contrapposizione. Ma filtrate attraverso il punto-chiave per noi fondamentale, e cioè come offrirci al Paese quale forza di governo, sono destinate ad essere "biodegradate" in una visione comune del problema italiano e nelle grandi linee per poterlo risolvere".


    Quindi anche lei pensa che tutto si risolverebbe decidendo prima il programma? Non è questa una scorciatoia?
    "No, io non penso che basti il programma a dare un'identità all'alleanza in questo momento. Ma noi abbiamo, se fossi cattivo direi nostro malgrado, un'identità comunque condivisa. Ed è quel fondo su cui poggia il potenziale di convergenza da cui siamo partiti. Il problema allora è che l'immagine sia costruita sviluppando quel potenziale e non perdendosi nei problemi organizzativi. L'obiettivo è fare emergere un'identità che convinca gli italiani perché soddisfa in primo luogo il loro stesso bisogno identitario, in una fase storica di grande cambiamento, e quindi di grande incertezza".

    "E' vero. Ci troviamo in una situazione non facile. Ma è davvero il momento di concentrarci sui temi del futuro governo del Paese. E io mi aspetto che la prima grande occasione politica che abbiamo di fronte, e cioè il congresso dei Ds, si occupi di questo, e riesca a diffondere esattamente questa immagine. Discussioni astratte, tipo ciò che è vivo e ciò che è morto della socialdemocrazia, provocano per forza contrapposizione. Ma filtrate attraverso il punto-chiave per noi fondamentale, e cioè come offrirci al Paese quale forza di governo, sono destinate ad essere "biodegradate" in una visione comune del problema italiano e nelle grandi linee per poterlo risolvere".

    Quindi anche lei pensa che tutto si risolverebbe decidendo prima il programma? Non è questa una scorciatoia?
    Come ci si riesce, se sulle primarie dopo il voto in Puglia è scoppiato un caos ingovernabile? Ha ancora senso farle, queste primarie, se servono solo a dividere ulteriormente il centrosinistra?
    "No, io non penso che basti il programma a dare un'identità all'alleanza in questo momento. Ma noi abbiamo, se fossi cattivo direi nostro malgrado, un'identità comunque condivisa. Ed è quel fondo su cui poggia il potenziale di convergenza da cui siamo partiti. Il problema allora è che l'immagine sia costruita sviluppando quel potenziale e non perdendosi nei problemi organizzativi. L'obiettivo è fare emergere un'identità che convinca gli italiani perché soddisfa in primo luogo il loro stesso bisogno identitario, in una fase storica di grande cambiamento, e quindi di grande incertezza".

    Come ci si riesce, se sulle primarie dopo il voto in Puglia è scoppiato un caos ingovernabile? Ha ancora senso farle, queste primarie, se servono solo a dividere ulteriormente il centrosinistra?
    "Ho sempre pensato che le primarie debbano servire a dare alla leadership di Prodi un fondamento più solido di quello che oggi può fornirgli il consenso delle sole segreterie di partito. In questo senso rappresentano una risposta pertinente alla questione del rapporto tra partiti e società civile. Non è logico, invece, che si trasformino in una vetrina cui si affaccino leader che hanno già riconosciuto che Prodi sarà il capo indiscusso dell'alleanza, e mirino soltanto ad una banale conta dei voti".

    "Ho sempre pensato che le primarie debbano servire a dare alla leadership di Prodi un fondamento più solido di quello che oggi può fornirgli il consenso delle sole segreterie di partito. In questo senso rappresentano una risposta pertinente alla questione del rapporto tra partiti e società civile. Non è logico, invece, che si trasformino in una vetrina cui si affaccino leader che hanno già riconosciuto che Prodi sarà il capo indiscusso dell'alleanza, e mirino soltanto ad una banale conta dei voti".

    Questo sarebbe secondo lei l'effetto delle candidature di Pecoraro Scanio e di Di Pietro, oltre a quella già annunciata di Bertinotti?
    Questo sarebbe secondo lei l'effetto delle candidature di Pecoraro Scanio e di Di Pietro, oltre a quella già annunciata di Bertinotti?
    "Qui vedo un effetto paradossale. Sono stati soprattutto i partiti di sinistra a voler escludere che Prodi sia il candidato della nascente federazione unitaria. Se ora sono proprio i leader di questi partiti a presentarsi alle primarie, allora sono loro stessi che fanno diventare Romano automaticamente l'espressione della Federazione unitaria. In primo luogo per loro, una mossa del genere è del tutto controproducente".

    Ma finisce per esserlo anche per Prodi, che rischia di uscire indebolito anziché rafforzato. Come si esce da questa contraddizione?
    "Qui vedo un effetto paradossale. Sono stati soprattutto i partiti di sinistra a voler escludere che Prodi sia il candidato della nascente federazione unitaria. Se ora sono proprio i leader di questi partiti a presentarsi alle primarie, allora sono loro stessi che fanno diventare Romano automaticamente l'espressione della Federazione unitaria. In primo luogo per loro, una mossa del genere è del tutto controproducente".

    Ma finisce per esserlo anche per Prodi, che rischia di uscire indebolito anziché rafforzato. Come si esce da questa contraddizione?
    "Se ne esce ragionando e impostando bene il tema delle regole con le quali le primarie si dovranno svolgere. Possono essere le regole più diverse. Ma l'importante è che ci diano una bussola. E la bussola ci deve portare o a vere primarie, che come tali contrappongono dei candidati davvero alternativi, o a una forma di investitura collettiva di Prodi, che solo impropriamente chiameremmo primarie. Altrimenti un sistema pensato per rafforzare la leadership di Prodi finirebbe effettivamente, come lei dice, per indebolirlo".

    E' l'obiezione dei Ds, che infatti chiedono a Bertinotti di ritirare la sua candidatura, anche per non finire schiacciati nella morsa tra il Professore e Rifondazione.
    "Sì, so che questo genere di riflessioni circolano molto tra i Ds. E non c'è dubbio che di questa preoccupazione è doveroso che si tenga conto. I Ds sono il maggior partito della coalizione. Si sono adoperati per l'unità, e l'hanno fatto con grande coerenza. È giusto tener conto delle loro esigenze".

    D'accordo, ma Bertinotti secondo lei si deve ritirare o no?
    "Se ne esce ragionando e impostando bene il tema delle regole con le quali le primarie si dovranno svolgere. Possono essere le regole più diverse. Ma l'importante è che ci diano una bussola. E la bussola ci deve portare o a vere primarie, che come tali contrappongono dei candidati davvero alternativi, o a una forma di investitura collettiva di Prodi, che solo impropriamente chiameremmo primarie. Altrimenti un sistema pensato per rafforzare la leadership di Prodi finirebbe effettivamente, come lei dice, per indebolirlo".

    E' l'obiezione dei Ds, che infatti chiedono a Bertinotti di ritirare la sua candidatura, anche per non finire schiacciati nella morsa tra il Professore e Rifondazione.
    "Io dico che nelle primarie devono essere riconoscibili prima di tutto gli elettori che partecipano, per evitare intrusioni inquinanti. E poi devono esserci candidati veri, e non candidati finti. Perché se lo sono, fanno perdere alle primarie uno dei valori aggiunti che queste elezioni possono dare, e cioè irrobustire il leader prescelto con un consenso politico molto più largo. In caso contrario, si ottiene solo un effetto dispersivo, che non conviene a nessuno, neanche a Bertinotti. Per questo, adesso, il tema cruciale sono le regole. I partiti devono concordarle, e sottoscriverle al più presto. Altrimenti è come andare in un mare di scogli con una barca senza timone. E qui voglio davvero lanciare un sommesso appello".

    A chi vuole lanciarlo?
    "Sì, so che questo genere di riflessioni circolano molto tra i Ds. E non c'è dubbio che di questa preoccupazione è doveroso che si tenga conto. I Ds sono il maggior partito della coalizione. Si sono adoperati per l'unità, e l'hanno fatto con grande coerenza. È giusto tener conto delle loro esigenze".

    D'accordo, ma Bertinotti secondo lei si deve ritirare o no?
    "Io dico che nelle primarie devono essere riconoscibili prima di tutto gli elettori che partecipano, per evitare intrusioni inquinanti. E poi devono esserci candidati veri, e non candidati finti. Perché se lo sono, fanno perdere alle primarie uno dei valori aggiunti che queste elezioni possono dare, e cioè irrobustire il leader prescelto con un consenso politico molto più largo. In caso contrario, si ottiene solo un effetto dispersivo, che non conviene a nessuno, neanche a Bertinotti. Per questo, adesso, il tema cruciale sono le regole. I partiti devono concordarle, e sottoscriverle al più presto. Altrimenti è come andare in un mare di scogli con una barca senza timone. E qui voglio davvero lanciare un sommesso appello".

    A chi vuole lanciarlo?
    "Assolutamente sì. Una forza a vocazione maggioritaria si fa carico di tutti gli italiani in una vicenda complessa come questa. Quindi nel gestire un referendum che temo possa essere inevitabile davanti ai cavalli di frisia che si stanno ergendo davanti a una legge, che va invece modificata, occorre grande capacità di comprensione. Occorre evitare che nella gestione di questo referendum si innalzino altri cavalli di frisia. E allora l'appuntamento al Parlamento, per cui io sarei pronto oggi stesso, resti vivo anche per il domani. Per una regolazione condivisa nella fecondazione non basta eliminare le norme sbagliate della legge esistente. Occorre sostituirle con altre norme, che siano consapevoli e che riflettano le ragioni di tutti. Non si può dire che è materia di coscienza, se poi vi trovano ragione solo le coscienze degli uni e non quelle degli altri".

    Eppure in questo momento sembrano prevalere gli appelli all'astensionismo. Persino la Cei ha suggerito questa soluzione agli elettori.
    "La Cei ha sbagliato. Questa propaganda per l'astensione non aiuta la civiltà del confronto. Si propone l'astensione per difendersi non dalle ragioni dei referendari, ma dal quorum del referendum. Se confronto ha da esserci, confronto sia. Per me, che voglio soluzioni di incontro e non di scontro, è importante che vengano soluzioni valide per gli uni e per gli altri. E per questo ritengo che anche tanti cattolici oggi si trovino in difficoltà. Viceversa, una discussione sul merito se gestita con intelligenza potrebbe portare davvero ad una soluzione comune. Il centrosinistra deve collocarsi su questa lunghezza d'onde. Proprio per dimostrarsi, anche in questo caso, coalizione che ha a cuore il destino del Paese, e non solo se stessa. Da questo punto di vista, questo referendum sarà un test molto importante".

    Un altro test, altrettanto importante, di cui l'opposizione discute in questo momento riguarda il nome della coalizione. E' stata avanzata un'ipotesi: Unione per la democrazia. Lei cosa ne pensa?
    "Sì, il nome bisognerà cambiarlo. Ma evitando di trasformare anche questo in un problema. Da bambino mi dicevano: non affogare in un bicchier d'acqua. Quanto a "Unione per la democrazia", la mia impressione è stata buona. E' un'ipotesi. Potrebbero essercene anche altre. Purché si decida, e si decida senza traumi".

    Qualcuno ha letto il ritorno di Veltroni alla direzione della Quercia dell'altro ieri come il preludio di qualche svolta anche sul fronte della leadership del centrosinistra. Lei ha questa stessa sensazione?
    "Io ho apprezzato molto l'intervento di Veltroni. E' andato al nocciolo della questione. Nel nostro partito, ha detto, ci sono accenti diversi, ma noi dobbiamo essere l'asse della costruzione di una forza di governo. Se nei Ds dovesse venir meno questa consapevolezza, e cioè il fatto che gli italiani chiedono al sistema politico non solo di rappresentarli ma anche di governarli, questo sarebbe un grandissimo problema per tutti".

    Il sindaco di Roma ha anche rilanciato l'idea del partito riformista, di cui la federazione unitaria non può che essere l'embrione. Lei è stato il primo a dirlo. Ma non crede che voi riformisti sia stati troppo timidi, nel difendere questo progetto?
    "Ai leader dei partiti, al loro senso di responsabilità. Non ogni occasione della vita deve servire a mettere in evidenza se stessi. Ce ne sono alcune, ogni tanto, in cui si deve lavorare per la ditta. Solo così una forza di governo si può rivelare adatta alla guida del Paese, perché in caso contrario il ragionamento degli elettori è molto semplice: tu non sei adeguato e vai sugli scogli quando ti occupi di te stesso, e allora dove ci porterai quando ti occuperai di noi?".

    E' un ragionamento che vale anche per il referendum sulla fecondazione assistita?
    "Forse sì. La Federazione ha un senso solo se è davvero l'embrione di qualcos'altro. Tra l'embrione e la Federazione ci sono delle ovvie differenze: l'embrione procede inesorabilmente e felicemente verso la nascita, mentre la Federazione ha di fronte a sé molte scelte che dovranno essere compiute. Dando tempo al tempo. Ma un futuro condiviso bisogna volerlo, altrimenti neppure il tempo produce il risultato. Perché l'avventura inizi davvero, ci basta condividere un'aspettativa comune: quando arriveremo al risultato, nessuno sarà più quello che è oggi. In quel giorno non morirò io in un letto di margherite, così come altri non moriranno in un letto di rose".

 

 
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