





BERLUSCONI ALLA CARICA: NON C'E' PIU' DEMOCRAZIA, VIA I COMUNISTI
In Molise per le Regionali: "Primo test su governo Prodi"
Campobasso, 12 ott. (Apcom) - La riscossa di Silvio Berlusconi contro il governo Prodi, oggi reo di aver "aggredito le mie proprietà e le mie aziende", comincia dal Molise. Dalla regione che tra venti giorni (5-6 novembre) sarà teatro della prima tornata elettorale dopo le elezioni "taroccate" che hanno portato il centrosinistra al governo.
"Voi avete una grande, grande responsabilità - ha detto l'ex premier davanti a oltre cinquemila persone riunite in piazza della Prefettura a Campobasso - quella di essere i primi a votare contro questo governo che come un rasoio taglia i vostri risparmi", che "non ha una maggioranza legittima in Parlamento", che "ha aperto la via fiscale al regime".
La giornata molisana di Silvio Berlusconi è tutto un fuoco di fila contro il governo. Che il Cavaliere è in grande forma lo si capisce di buon mattino quando, incontrando i cronisti al Centrum Hotel, dice la sua sul provvedimento che il Consiglio dei ministri riunito proprio in quel momento si appresta a varare per modificare la legge Gasparri e mandare Rete 4 sul satellite: "Non ci credo - dice l'ex premier - sarebbe un atto di banditismo". Poi, a ddl Gentiloni approvato, prima di salire sul palco per il comizio elettorale a sostegno del candidato della Cdl alle Regionali Michele Iorio, Berlusconi non si tiene più e spara: "Oggi difficilmente possiamo considerarci una democrazia: una democrazia infatti non è tale quando la parte che va al governo attacca l'altra parte nel suo leader aggredendo la sua proprietà privata e la sua azienda".
Dal palco Berlusconi rispolvera tutti i suoi 'must'. Prima di tutto il credo laico rimodulato sul governo Prodi: "Chi è bugiardo, io o Prodi?", chiede alla folla che in un tripudio di bandiere tricolore risponde: "Prodi". Poi agita lo spettro del comunismo, che "era, è e resterà sempre l'impresa più criminale della storia. I signori del governo ancora affondano le loro decisioni nelle teorie che il comunismo ha portato avanti. Noi non vogliamo fare la fine dei Paesi dove il comunismo ha portato solo terrore, miseria e morte. Battiamoci tutti per mantenere la piena e concreta libertà".
Quindi, l'investitura finale al popolo molisano, chiamato per primo a scegliere "tra l'Italia della libertà e l'Italia delle tasse": "Siete missionari di libertà. Andate a casa e telefonate ai vostri ex fidanzati e alle vostre ex fidanzate per coinvolgerli in questa battaglia. Battiamoci tutti per mandare a casa Prodi". Quindi, sulle note di 'Azzurra libertà', Berlusconi si concede un lunghissimo bagno di folla, poi risale sul palco e promette che tornerà in Molise per chiudere la campagna elettorale.
tratto da http://notizie.alice.it/home/index.html


Come se la racconta il militante: “A Roma due milioni di inquisiti”
di Odoardo Reggiani
Durante una delle sue numerose visite in terra di Romagna, nel 1940 Mussolini fece tappa a Imola. Da Castel San Pietro, che dista una dozzina di chilometri, partì con ogni mezzo un folto manipolo di fascisti, ansiosi di vedere da vicino il Duce e ascoltare il suo vibrante discorso. Nella tarda serata una piccola folla si radunò davanti al bar Italia in attesa del ritorno delle avanguardie di quei fortunati per sentire a caldo la cronaca di quella storica giornata. Quando la Balilla del maestro Pieroni, segretario del fascio locale, sbucò coi suoi fari rossastri da dietro il torrione che dà sulla via Emilia, fu costretta a fermarsi, bloccata dal capannello di curiosi. “Cos’ha detto il Duce?” chiese subito Tonino, il messo comunale, antesignano dei gossipari e smanioso di raccontare ogni cosa l’indomani mattina in piazza e nelle osterie. A quella domanda il camerata Pieroni rimase alcuni secondi in silenzio, come frugasse nella mente alla ricerca dell’incipit di una risposta articolata e solenne. Dopo essersi guardato intorno come per invitare tutti all’ascolto rispose con tono fermo e grave “Tutto. Il Duce ha detto tutto”.
Quella risposta era più che sufficiente. Ci è venuto in mente quel lontano episodio mentre assistevamo l’altro giorno alla seduta dei “senatori” al bar Italia, che è sempre lì, come allora, davanti all’edicola e alla stazione delle corriere ma è profondamente cambiato nei decenni. In peggio. Ormai è uguale a tutti gli altri bar, anonimo, freddo, frequentato prevalentemente da impiegati e gente di passaggio. Sono scomparsi i divani e le poltroncine di marocchino rosso, la monumentale Faema, sormontata da una dea alata che sembrava la Madonnina del Duomo. Non ci sono più i biliardi sui quali si giocavano interminabili partite a goriziana con sfidanti che venivano da Bologna e scommettitori che puntavano anche cifre consistenti; spariti come il fumo delle Nazionali e delle Alfa che si tagliava col coltello e bruciava negli occhi. Toselli era appena rientrato dalla grande manifestazione romana contro la Finanziaria e i “senatori” volevano sentire dalla sua viva voce qualche dettaglio di quella adunata oceanica che le televisioni non avessero mostrato o i giornali taciuto. Esordì come al solito Bernagozzi, bravissimo ad accendere la miccia. “Berlusconi non ha badato a spese. Con tutti i miliardi che ha guadagnato evadendo tasse e facendosi votare leggi a vantaggio delle sue aziende può anche aver pagato due milioni di persone per farsi incoronare leader delle destre, visto che Casini gli vuol fare le scarpe”.
“Ma come” ha replicato Toselli, calmo e divertito per la chance offertagli dall’incauto attacco di Bernagozzi “Il partito non ti ha ancora consegnato la velina con il commento da fare sulla manifestazione di Roma? Eppure l’ha scritto da par suo Furio Colombo sull’Unità. Non l’hai letto? A Roma eravamo due milioni di inquisiti, di evasori fiscali, di cialtroni di ogni risma, di nazisti e biechi possessori di Suv. Che è il massimo dell’obbrobrio. Secondo Prodi, i dimostranti di piazza San Giovanni erano semplicemente persone “senza cervello” mentre il ministro comunista Ferrero, che è un vero democratico, ha concesso che fra quella moltitudine incazzata ci fosse anche qualche persona per bene ma la maggioranza era sicuramente formata da notai, industriali, commercianti, artigiani, finanzieri, e compagnia a delinquere, desiderosi di conservare i privilegi a loro concessi dal governo delle destre facendo ricadere i sacrifici sulle classi meno avvantaggiate. Non vi è neanche passato dall’anticamera del cervello il pensiero dei poliziotti, dei carabinieri, dei ricercatori universitari, degli insegnanti, che sono scesi in piazza a manifestare il loro malcontento.
Non vi dicono niente gli operai della Fiat che hanno subissato di fischi i rappresentanti della triplice sindacale giudicata complice del governo nell’elaborazione di provvedimenti come lo scippo del Tfr, la raffica di imposte indirette, il ticket sul pronto soccorso e tutto il resto? Evasori, nazisti, eccetera anche loro? E le contestazioni clamorose a Prodi e Bersani nella (ex) roccaforte rossa di Bologna, sono state anch’esse pagate e organizzate da Berlusconi? Suvvia! E pensare che a piangere dovevano essere i ricchi. Cos’altro ci vuole perché vi convinciate che dovete togliere il disturbo? Non li leggete i sondaggi? La popolarità di Prodi è scesa sotto quella di Lilly Gruber, Forza Italia si avvicina al 30% e la Cdl se si votasse oggi prenderebbe il 57%. Non contenti vi siete messi in testa di zapaterizzare l’Italia cattolica con le unioni omosessuali, con l’eutanasia, la fecondazione artificiale eccetera. Avete perfino lanciato volantini ostili sul corteo del Papa. Andate avanti così, compagni, perché a noi scappa da ridere”. Colpito da quella raffica di uppercut Bernagozzi sembrava un pugile rintronato. Mise sul tavolo i cinque euro dell’aperitivo e se ne andò senza salutare. Non era mai successo.
tratto da http://www.opinione.it/


La promessa di Berlusconi: "Torno presto. La Cdl è avanti di 15 punti"
di Marcello Foa
GENOVA - «Se penso a Prodi mi vengono le extrasistole», ma «grazie alle malefatte del suo governo il centrodestra oggi è in vantaggio di quindici punti sulla sinistra». Parola di Silvio Berlusconi che a Genova, in un palazzetto dei Magazzini del Cotone stracolmo di sostenitori, presenta i candidati della Casa delle Libertà alle amministrative di primavera nel capoluogo ligure.
Il leader di Forza Italia è di buon umore e scherza sulla sua recente operazione al cuore. «Voglio rassicurare tutti», ha esordito. «Sono andato a Cleveland per esaudire i desideri dei miei figli e per mettere un salvavita. Non ne avevo assolutamente bisogno, ma tutti intorno a me piangevano e nonostante io abbia detto “guardate che non c'è motivo” l’ho fatto per tranquillizzarli». «Io ho un cuore di atleta, che batte piano, soltanto 30 volte al minuto. Certo che se di notte avessi pensato a Prodi il battito mi sarebbe aumentato di due. Se poi avessi pensato anche a Bertinotti e al Pdci il rischio era quello di un arresto cardiaco». Ma adesso sta bene. «Mi hanno alzato le pulsazioni fino a 40. Se prima dormivo tre ore adesso ne dormo due - assicura - e sono pronto a fare tutto, anche a innamorarmi».
Il Cavaliere snocciola le cifre dei sondaggi in suo possesso che dimostrano il malcontento del Paese per l’operato dell’attuale governo, giudicato positivamente solo dal 27,5% dei cittadini. La Casa delle Libertà sarebbe al 57,2% contro il 42,2% dell’Unione, mentre nel confronto diretto con Prodi, il leader di Forza Italia sarebbe avanti di 28 punti. E la ragione di tanta disaffezione va cercata nelle politiche dell’esecutivo che «non solo non produce nulla di positivo, bloccato com’è dai contrasti, ma fa di tutto per mettere a zero le riforme varate nella precedente legislatura». Così «lo sviluppo rallenta: la situazione è davvero preoccupante».
Berlusconi attacca Prodi che, «non avendo superato lo choc dell’autunno ’98 quando fu destituito proprio da Bertinotti, ora tende ad ossequiare Rifondazione comunista e ogni proposta della sinistra radicale». Questo è un governo che non fa le i le proposte sbagliate della sinistra massimalista» e in cui «le coop rosse sono una vera metastasi». Una signora dalla platea urla: «Mandiamoli a casa». Il Cavaliere risponde definendo la battuta «rozza ma efficace». Insomma la condivide; «l’esecutivo è impossibilitato a operare» e lui è pronto a tornare a Palazzo Chigi.
Solo su due punti tende la mano all’attuale maggioranza, parlando con i giornalisti alla fine del comizio: il primo è l’Afghanistan. «Noi siamo persone coerenti e gente seria e daremo il nostro appoggio al rifinanziamento della missione. Il nostro voto è scontato». Il secondo tema è quello delle liberalizzazioni. «In questo campo io sono il campione da sempre - giura -. Immaginatevi se non siamo disposti a discutere, anche se nella passata legislatura in reltà sono stati altri alleati ad opporsi...». Chi? Il riferimento, implicito, è al leader dell’Udc Casini. Ma ora il centrodestra è disposto «a dire sì a tutte le iniziative legislative che l’Unione proporrà e che verranno ritenute utili per il bene del Paese. Visto che la sinistra fa le leggi per i suoi elettori, mentre noi guardiamo all’interesse comune della nazione».
Già, il centrodestra. Durante il discorso ricorda che il leader della coalizione è ancora lui e che il progetto di una federazione dei partiti della Casa delle Libertà «è assolutamente indispensabile». Senza menzionarlo lancia un’altra frecciata a Casini, ricordando che «qualcuno, quando era Palazzo Chigi, gli impedì di abbassare l’aliquota fiscale al 33 per cento». Poi attacca ancora Prodi («la laurea ad honorem? Paradossale») e i partiti della sua coalizione che «non sono nemmeno capaci di fare una politica sociale», considerato che le nuove tasse e i balzelli come il ticket al pronto soccorso penalizzano soprattutto i meno abbienti. Una stoccata la riserva alla magistratura. «I giudici sono sottoposti al potere della corporazione dei pubblici ministeri» e annuncia che non lascerà la trincea politica fino a quando non avrà ottenuto la separazione delle carriere. «I pm facciano categoria a sé stante, devono stare in immobili diversi e possibilmente distanti dai - proclama -. Devono entrare nell’ufficio di un giudice con il cappello in mano e dandogli del lei. Solo così si avrà la certezza di un giudizio equilibrato e giusto».
Prima di concludere invita il pubblico, come sempre entusiasta, a mobilitare la società civile promuovendo i Circoli della libertà. Il finale è un inno all’America. Definisce «una figuraccia il ritiro del contingente italiano dall’Irak» e ritiene che «la nostra politica estera debba essere chiara e leale», perché «ci può essere un solo Occidente: noi e gli Stati Uniti, uniti nel combattere il terrorismo». Berlusconi non ammette distinguo né tentennamenti.
tratto da http://www.ilgiornale.it/


«No, ragazzi. Vi sbagliate di grosso se pensate che daremo una mano alla sinistra».
Silvio Berlusconi chiude la porta. Niente aiuti, nessuna intesa con l’Unione. E nemmeno alcuna trattativa. «A meno che...». A meno che, spiega il Cavaliere, «non si faccia avanti «un interlocutore serio, che non veda in me soltanto il demonio». Insomma, il Cavaliere torna a Roma in grande forma, rinvigorito dalla trasferta genovese. E detta la linea: avanti tutta la con la Federazione della Libertà, frena sulla legge elettorale. Berlusconi convoca i segretari dei partiti della Cdl per fare il punto sulla situazione politica. E soprattutto per studiare le prossime mosse. Si comincia con Gianfranco Rotondi, leader della Dc per le autonomie, un vecchio amico (del quale il Cavaliere è stato anche testimone di nozze) al quale il leader di Forza Italia cede qualche confidenza e si lascia andare. Con lui c’era anche un amico invece incontrato strada politica facendo, il segretario del Pri Francesco Nucara. Oggi probabilmente sarà il turno di Gianfranco Fini, mentre un colloquio con Umberto Bossi non è stato ancora fissato, visto che il leader della Lega aspetta di sapere come la Cdl si comporterà sulla legge elettorale. In realtà nel centrodestra anche il Pri non intende «firmare» un documento che, sottolinea Nucara, contempla una carta dei valori con riferimento soltanto a radici cristiane, famiglia e Chiesa, secondo i dettami del Ppe. Lo stesso Nucara spiega anche che non intende esprimersi sulla federazione: «Silvio, abbiamo il nostro congresso tra un mese. Non posso presentarmi all’assise avendo già esposto una posizione a te. Non si può, ne riparliamo più avanti». E insiste: «E poi, se aderiamo alla federazione cosa ci aspetta per il futuro?», chiede il leader repubblicano. Berlusconi, da par suo, è trabordante, spara battute. E attacca: «Il prossimo leader sarà un quarantenne...», si lascia scappare. Ma anche Nucara è in vena: «Visto che non hai intenzione di ritirarti a breve, il prossimo candidato della Casa delle Libertà ora sta frequentando la terza liceo...». E Rotondi aggiunge: «No, forse è ancora all’asilo». Risate. Arrivano le tradizionali pizzette di casa Berlusconi, il Cavaliere è su di giri. Rotondi continua sul filo dell’ironia: «Ma la Moratti quanti anni ha?». E il leader della Cdl: «La Moratti è brava... Ma è testona. È una testa dura, quando si mette una cosa in testa... Non ha ancora la mediazione che serve in politica». Ma Nucara e Rotondi temono soprattutto un nome: Gianfranco Fini. Fanno capire che lo stimano personalmente, però i loro elettorati non sono ancora pronti a votare un uomo di destra: «Sì, anche Gianfranco...», confessa Berlusconi, come a voler rassicurare gli alleati. Prende un attimo di respiro e sbotta: «Non saluta mai, è troppo freddo e anche un po’ altezzoso. Ancora non va». Poi il capo del centrodestra svela che in cima ai suoi pensieri ora c’è Pier Ferdinando Casini: «Sto facendo di tutto per recuperarlo. Intanto ha smesso di attaccarmi tutti i giorni, è già un risultato». Infine, il capitolo governo. Berlusconi chiarisce: «Se cadono, sono affari loro. Non daremo un sostegno, scordatevi che ci faremo coinvolgere direttamente in un esecutivo delle larghe intee. Siamo in testa ai sondaggi e una roba del genere potrebbe farci solo del male». Sarà, ma non è un caso che ieri mattina ha sentito per mezz’ora Sergio De Gregorio, il senatore fuoriuscito dal centrosinistra e sostenitore del «governissimo»: «Abbiamo parlato solo del premio che gli daremo. Tutto qua. Per il resto, la mia opinione non è cambiata: serve un governo delle buone intenzioni che ci faccia uscire da questa fase di transizione». De Gregorio si spinge oltre. Ha già varato le sue piccole larghe intese, almeno per le amministrative. A Genova corre da solo, a Palermo forse con il centrodestra, in Emilia con il centrosinistra. Anche il Cavaliere ci sta prendendo gusto.
di FABRIZIO DELL’OREFICE
giovedì 25 gennaio 2007
tratto da http://www.iltempo.it/




Intervista a Renzo Foa/L'"equivicinanza" di Massimo D'Alema è solo una mossa propagandistica
I riformisti? Non possono stare accanto ai massimalisti
di Riccardo Bruno
"L'Italia Libera" del 1945 riproduceva nel taglio alto della sulla prima pagina l'intervento di Ugo La Malfa all'ultimo congresso del Partito d'Azione. Nel taglio basso, quello di Vittorio Foa. Non potendo chiedere a Ugo La Malfa cosa pensa dell'alleanza del Pri con Berlusconi, possiamo almeno chiedere al figlio di Vittorio, Renzo, vice presidente della fondazione Liberal, fresco reduce da un convegno dedicato al "berlusconismo", cosa pensa suo padre della scelta di sostenere il Cavaliere al punto di elevarlo ad un fenomeno politico.
Non è che dopo il convegno sul berlusconismo suo padre Vittorio le ha tolto il saluto?
Veramente i rapporti con mio padre sono eccellenti. Del resto egli non è mai stato l'esponente di una visione dogmatica della politica. Egli non ha mai riconosciuto un imperante monolitismo secondo cui bisogna stare dove si è sempre stati. Perché questa è una bugia che si racconta agli altri e a cui non crede nemmeno chi la racconta. Prenda una data: il 1990. Vogliamo ricordare le figure pubbliche di allora, ancora presenti sulla scena pubblica di oggi? Quali posizioni ricoprivano nella vita politica? Fino al 1990 si parlava di sinistra o di appartenenza ai partiti? Quando non c'era il bipolarismo era dirimente stare nel Pci, nel Psi o no? Quali erano i rapporti fra il Pci ed i movimenti? Forse che erano nello stesso blocco bipolare Bifo e Pecchioli? Oppure quando mai il Pci fu alleato di governo con il Pri o in maggioranza con Craxi? Siamo adulti e non crediamo più alle favole.
Ci dica allora qual è la realtà.
Beh, magari questo è pretendere troppo. Ma posso dire con una certa tranquillità che la trasposizione della storia d'Italia nel bipolarismo è un'impresa impossibile. Dove sta la sinistra? Guardi che anche nella Prima Repubblica il Pci dal ‘45 all'80 cambiò profondamente, figurarsi cosa è accaduto in un bipolarismo nato intorno alla figura di Berlusconi, che è un fenomeno complicato, troppo per chi è convinto che il mondo cambia, è vero, ma che, ciononostante tutto, deve restare come prima.
E suo padre, mi perdoni, a che sinistra appartiene?
Vittorio Foa è sempre stato un irregolare. E, come ogni irregolare, uno che si è mosso molto, che ha una vera difficoltà personale a uniformarsi politicamente. La sua curiosità intellettuale lo ha distinto più della collocazione politica, e questa sua irrequietezza è il suo principale pregio, che ne ha fatto non un uomo di schieramento, ma un critico di tutte le posizioni.
Va bene, ma Berlusconi mica è di sinistra?
Perché mai no? Viene da una famiglia socialista antifascista. Era legato a Craxi, di cui ora i suoi nemici riconoscono le ragioni riformiste. Con questo metro, se Intini e Bobo Craxi sono di sinistra, lo dovrebbe essere anche Berlusconi.
Quale è il metro che dobbiamo usare, invece?
Che Berlusconi ha avuto un peso sostanziale nella vita italiana e lo ha avuto in senso progressista, non conservatore.
Ce lo dimostri!
Ma perché con tutti i suoi limiti da non professionista della politica, ha saputo interpretare le culture che con la fine del comunismo e la crisi della socialdemocrazia cercavano libero spazio in Europa, che emergevano con prepotenza. Torniamo all'89. Crolla il muro di Berlino, si sgretola il mondo del socialismo reale, ma è anche immediata la ripercussione devastante sulle socialdemocrazie occidentali.
Ricordo un Craxi a Berlino che rimane stordito davanti alla scritta "sozialism kaputt".
Per l'appunto. La socialdemocrazia europea ha espresso un modello di welfare che ha retto per tutto il secondo dopoguerra e che poi non trova più risorse ed idee per fronteggiare l'allargamento ad Est.
Va bene, ma che c'entra Berlusconi?
Berlusconi comprende che il cittadino non può fare a meno del welfare, ma sa anche che può produrre ricchezza e contribuire individualmente allo sviluppo della nazione. La sinistra, quella magari di origine comunista in Italia, non è in grado nemmeno di comprendere questo fenomeno. E tanto meno la vecchia Democrazia Cristiana.
Perché?
Ma perché il Pci e la Dc avevano una comune impostazione dirigistica, il loro riformismo, chiamiamolo così, è dall'alto verso il basso e si svolge sempre comunque attraverso l'intervento dello Stato. Guardi la politica dell'equo canone. Le intenzioni magari sono eccellenti, i risultati sono che non si trovava più un affitto in tutta Italia. Un fallimento terrificante. E' fin troppo ovvio che dopo cinquant'anni così occorresse dare la misura che il contributo individuale di ciascuno può essere più importante di un intervento programmato dello Stato. Era questa la spinta che veniva dall'Est europeo, soprattutto, che aveva investito la Germania ed arrivava anche in Italia. Berlusconi ha dato espressione politica a questa spinta.
E in che modo, scusi?
Innanzitutto con l'idea della riduzione delle tasse.
Beh, mica le ha poi così ridotte.
Ma il suo governo non le ha aumentate. E' stato il primo governo della Repubblica italiana che non ha aumentato la pressione fiscale. Sono arrivati questi di adesso e gli italiani hanno subito visto cosa significa, tanto che Berlusconi, che si dava per spacciato, oggi viaggia nei sondaggi.
Che viaggi pure, tanto mica si vota!
E chi può dirlo? Poi vi è un altro elemento: la visione del mondo.
Berlusconi?
Sì Berlusconi: una visione di libertà e di responsabilità che al nostro Paese mancava e che si è incarnata nella missione a Nassiriya, anche a Kabul è ovvio, ma soprattutto a Nassiriya. Una volta la sinistra italiana era internazionalista, adesso lei forse non si è accorto che è diventata isolazionista.
Ma come? La sinistra sostiene il multilateralismo. Non vede D'Alema?
Per l'appunto, un'idea che pretende un governo globale. Un ‘appeasement' con tutti. Cos'è che sosteneva D'Alema?
L'equivicinanza.
Appunto: ma se lo immagina lei essere equamente vicini a due stati in guerra fra loro? Ma come si fa a spararle così grosse? Noi ci siamo svegliati nell'89 sapendo che le tirannie si abbattono, non si evolvono. Chi aveva confidato nella perestrojka gorbacioviana, nella morbida riforma di un sistema tirannico, si è dovuto disilludere in fretta. E un governo serio, responsabile, le tirannie le affronta. E guardi che non si tratta di un problema di diritti umani: è un problema di libertà dell'individuo. E Berlusconi nella sua politica, ad eccezione nel rapporto con Putin, ha dato corpo a questo principio.
Insomma, fra tasse ed Iraq il governo Berlusconi è stato prodigioso!
Per la verità i suoi risultati politici sono stati modesti. Sono state fatte meno riforme di quanto si poteva sperare, se escludiamo la legge Biagi. Lo scalone di Maroni è pur sempre stato un passo avanti. La riforma Moratti aveva un impianto buono, tanto che lo riconosce anche questo governo, e poi le grandi opere per ammodernare il Paese e far circolare un po' di denaro. Ma è anche stato assente in tanti altri settori importanti, facendo meno di quello che ci si aspettava. Sono dell'idea che la sua riforma più importante resta quella di non aver aumentato le tasse.
In fondo Ricolfi sostiene che Berlusconi ha soddisfatto il 75 per cento o quasi del suo patto con gli italiani, nemmeno malaccio.
Berlusconi ha dato una scossa e questo ne fa un leader politico autentico.
Ho capito, ma è proprio di questo che si discute. Voi avete fatto un convegno sul berlusconismo: non è che il berlusconismo è il problema della successione a Berlusconi?
Una leadership politica non necessariamente coincide con la guida del governo. E' chiaro che se oggi si dovesse andare a votare, Berlusconi sarebbe il candidato premier della sua coalizione. Tra quattro anni non lo so. Il fatto è che la leadership la si conquista sul campo e tutto si può dire fuorché che quella di Berlusconi sia logorata. Semmai il problema è inverso: e cioè come si potrà affermare una leadership al posto di Berlusconi.
Secondo lei nel centrosinistra c'è una leadership?
Certo. Prodi è il vero leader del centrosinistra, anche se di centro ha sempre meno.
Pensa che Prodi abbia rotto con la sua matrice democristiana?
Al contrario: conferma che nella Dc esisteva una cultura comune alla sinistra ottocentesca: ridistribuzione, dirigismo, statalismo, sono il collante fra tutte le componenti del centrosinistra, radicali esclusi ovviamente. Prodi la esprime perfettamente, e questo gli va riconosciuto. Semmai difetta nei rapporti con i poteri non rappresentativi. De Benedetti, per dire. Ma se gli regala l'Alitalia, credo che anche quei rapporti miglioreranno.
Anche Berlusconi ha avuto dei problemi con il mondo dei poteri rappresentativi. Non ha fatto niente per contrastare l'elezione di Montezemolo alla presidenza di Confindustria quando era premier.
E' lo stile di Berlusconi, che si compensa con la performance di Vicenza.
La mia impressione semmai è che il centrodestra non abbia mostrato una particolare capacità di occupazione del potere.
Se per questo il centrodestra è stato del tutto incapace. E sotto questo profilo si prenderà una sonora lezione dai nuovi vincitori. Anche questa è una questione culturale, l'imprenditore Berlusconi non ha un retaggio gramsciano di conquista "delle casematte", lui si fida della parola data. Mentre la politica è l'arte della parola smentita.
Ma non è che voi che avete militato e poi lasciato il Pci, lei, Adornato, Bondi, Ferrara, siete tutti affascinati da Berlusconi come suprema eresia, come il gusto per il proibito?
Io sono convinto che vi sia una complessità culturale maggiore fuori dalla sinistra tradizionale nella quale pure mi sono formato politicamente fin da giovanissimo. Berlusconi ha saputo provocare le remore ed i tabù di questa sinistra, incontrando non solo il mio sostegno o quello di Bondi, ma quello di almeno metà degli italiani che gli hanno riconosciuto questa capacità e che ancora gliela riconoscono. La sinistra, invece, rispondendo con la demonizzazione, lo ha sottovalutato.
E' anche vero che la sinistra vent'anni dopo sa riconoscere i suoi errori, veda con Craxi.
Guardi, non mi sento di escludere che se non in venti anni, in dieci, ci sarà qualcuno a sinistra a dire - come disse D'Alema con Craxi - che anche Berlusconi aveva ragione. "Lui e non noi". Ma è un po' inutile questa rincorsa al passato dei vecchi marxisti. La politica hai i suoi tempi e le sue occasioni, se si perdono, difficilmente si recuperano.
Ma insomma, ci sarà un momento nel quale supereremo Berlusconi?
Solo quando la sinistra si dividerà. Quando riconosceranno che i riformisti non stanno accanto ai massimalisti. Quando la smetteranno di inseguire terze vie in politica estera. Guardi, questi sono i figli cresciuti male di Berlinguer. Berlinguer voleva "la terza via", ma essa era comunque un modo per allontanarsi dall'Unione sovietica. D'Alema nella sua neutralità sul conflitto fra terrorismo ed Occidente, prende le distanze financo dalla socialdemocrazia europea, e nemmeno se ne accorge. Lui se ne va a passeggio con gli esponenti di Hezbollah. Ma sa chi per primo in Europa denunciò Hezbollah come organizzazione terroristica? Il leader del Pse Lionel Jospin nel 1998. Ma D'Alema che ne sa? Per lui Israele è la Palestina.
tratto da http://www.pri.it


Berlusconi: "Cei si esprima libera"
"Ma noi possiamo pensarla all'opposto"
Intervenendo al congresso del Pri, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha commentato le dichiarazioni del presidente della Cei monsignor Bagnasco in merito ai Dico. "Siamo dei laici - ha detto Berlusconi - ma da laici riconosciamo il diritto e il dovere dei vescovi di dire quello che pensano e da laici abbiamo il diritto di ascoltare quello che dicono i vescovi e di pensarla esattamente nel modo opposto".


Cari amici repubblicani è ora di dare un segnale netto, secco e definitivo di emancipazione dei repubblicani da berlusconi e da forza italia. E' ora di dire basta a tutte le vergognose ed umilianti imposizioni e costrizioni che abbiamo subito in questi anni. Ci un vuole un taglio netto: Per cui voteremo SI all'autorizzazione a procedere nei confronti di D'Alema e Fassino.