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Discussione: Il dopo Berlusconi

  1. #421
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    Predefinito ciao testa matta

    [mid]http://www.irevan.com/nap/CACAO.mid[/mid]

    questa è la casa intitolata al repubblicanesimo, ergo di tutti coloro che a torto o a ragione vi si richiamano ed Nuvola Rossa ha il merito di averla aperta e di farvi gli onori.

  2. #422
    McFly
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    Cmq vedete di convincervi veramente dall' affrancarvi da bellachioma! convincete Nucara e rifamo di nuovo tuttiinsieme il buon vecchio PRI nel centrosinistra! magari modernizzato nell'ELDR italiano la cui costituente parte a settembre da inziativa comune di tutti i repubblicani buoni, e non tentate di fare altri scatti in avanti come lo pseudo accordo con i liberal-banani del PLI che avete fatto voi (e poi siete pure stati scomunicati!!!)

    Basta bananismo, serietà perdio!!!

  3. #423
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    mac scusa ma tu ti sei per caso letto liberazione in questi giorni, a proposito di centrosinistra?

  4. #424
    Salviamo Bondi !
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    Comunista per i bananas :) Ulivista convinto
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    Citazione Originariamente Scritto da McFly Visualizza Messaggio

    Basta bananismo, serietà perdio!!!

    Difficile che il PRI di Nucara e la Malfa ritorni nel csx....

    Poi con questa "novità": BERLUSCONI, DON VERZE’ E LO STUDIO PER ARRIVARE A 120 ANNI…

    (AGI) - Roma, 26 lug. - Qualche ragionamento sulla politica italiana, sulla legge elettorale, sulla situazione in Senato (”Anche oggi sono riusciti a convincere Dini a non presentare l’emendamento sulla copertura finanziaria riguardante la riforma delle pensioni, un’altra occasione persa”) e sul futuro (intese con il Pd? “Non escludo nulla, ma per il momento la condizione e’ molto difficile…”), poi battute e confidenze. Silvio Berlusconi, dopo aver incontrato senatori e deputati oggi ha pranzato con i parlamentari europei di FI.
    Ad un certo punto, spiegano i presenti, si e’ parlato dell’iniziativa avviata a Verona da don Verze’. “Si tratta - ha spiegato l’ex premier - di un centro che lavora sul genoma. Con l’utilizzo di cellule staminali sarebbero in grado di portare la vita a 100 anni gia’ oggi… Ci credo molto in questa ricerca, a me puo’ servire…”, ha scherzato il leader ‘azzurro’. “Fini e Casini - ha detto sorridendo - sono preoccupati per questo aspetto della ricerca, sanno che io posso arrivare anche a 120 anni…”. (AGI)

    Difficilmente si staccheranno da FI perchè vorranno usufruire della "ricerca"

  5. #425
    colleziono trofei
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    Citazione Originariamente Scritto da calvin Visualizza Messaggio
    aspetto di sapere quando la malfa mi ha mai dato due pappine davanti a tutti. Poi questa è casa mia, sei tu che vieni qua, senza il garbo che pure servirebbe quando si è ospiti.
    a dirla tutta sei te che sei ospite del forum repubblicano che è ospite del forum di POL che è ospite della Repubblica Italiana dove comanda Prodi.

    Quindi per cortesia adesso cancellare tutti i thread di insulti al Professore, vi do' tre giorni.

  6. #426
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    Da far circolare, per conoscenza, tra tutti "Los Cogliones" ...

    Crollano i teoremi sulla nascita di Fininvest. Il perito: ho sbagliato


    di Gianluigi Nuzzi

    Francesco Giuffrida, il funzionario della Banca d'Italia che al processo Dell'Utri per il Pool di Palermo ricostruì la nascita della Fininvest con una monumentale e super-pubblicizzata perizia, adombrando flussi di capitali tanto misteriosi da venir citato per danni dal gruppo di Segrate, ha accettato e sottoscritto una transazione per chiudere il contenzioso civile con il gruppo finanziario. Fininvest chiedeva un risarcimento perché si sentiva accusata ingiustamente. Nella transazione Giuffrida ammette che la propria consulenza fu parziale, tanto da lasciare insoluta l'origine di otto operazioni finanziarie.

    Ma spiega anche i motivi della parzialità del suo operato. E bacchetta la procura. Sottolinea infatti che la sua attività andava completata ma ciò mai avvenne perché il procedimento finì archiviato. Aggiunge che il suo lavoro era «costantemente sottoposta allo specifico e ineludibile coordinamento ed al diretto controllo dei Pm». E anzi fu proprio sotto le loro strette direttive che si arrivò alla «scelta dei documenti da consultare e acquisire agli atti». Frasi incisive quindi nelle cinque pagine dell'accordo stipulato tra il perito e il gruppo televisivo. E che si rifletteranno nei processi ancora in corso. Tanto che sia il difensore di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini, sia la Fininvest sottolineano come questa transazione «smentisce in modo assoluto e indiscutibile - si legge in un comunicato dell'azienda - la campagna mediatica pesantemente diffamatoria condotta per anni in danno della Fininvest».

    Si spinge oltre Ghedini: «La transazione dimostra inequivocabilmente l'assoluta infondatezza di ogni ipotesi di di illeicità o carenza di trasparenza dell'origine del denaro utilizzato per fondare la Fininvest. Denaro lecito, derivante da operazioni finanziarie tutte ricostruite fino all'ultimo centesimo». L'aspetto infatti più rilevante di questo accordo non è tanto quello giudiziario quanto quello mediatico. La relazione di Giuffrida, infatti, e la tesi di possibili capitali mafiosi presenti nella costituzione dell'azienda non avevano finora ottenuto alcun esito processuale visto che l'indagine sull'origine della Fininvest già si era chiusa con un nulla di fatto. Ma il lavoro di Giuffrida per anni ha alimentato le accuse mediatiche. «Berlusconi ha creato ricchezza e decine di migliaia di posti di lavoro in modo assolutamente corretto - continua Ghedini - Questo è tutto ciò che si evidenzia dopo anni e anni di inattendibili ricostruzioni. Oscuri giornalisti sono diventati famosi e analfabeti di ritorno sono diventati scrittori, diffamando Berlusconi in merito all'origine del suo patrimonio. Molti, e fra questi anche politici di rilievo dell'attuale maggioranza, dovrebbero scusarsi per aver tentato negli anni passati di strumentalizzare vicende del tutto infondate. Solo la volontà e la pervicacia di Berlusconi hanno consentito di dimostrare la realtà e la verità dei fatti ma in questo paese, dove si diviene garantisti soltanto per difendere i propri amici, la coerenza è un mero auspicio e la decenza è del tutto inesistente. Rimane un dato oggettivo: Berlusconi e la Fininvest hanno sempre agito con totale e assoluta correttezza».

    La vicenda inizia il 5 dicembre 1997 quando la procura di Palermo, dopo aver sentito dei pentiti di mafia secondo i quali Fininvest avrebbe utilizzato capitali sporchi, affida proprio a Giuffrida l'incarico l'incarico di «verificare la legittimità degli apporti finanziaria intervenuti alle origini della Fininvest da parte di soggetti terzi». Giuffrida compie le sue analisi e deposita le sue considerazioni nell'aprile del 1999. Il gip Gioacchino Scaduto le legge e archivia a dicembre di quell'anno il procedimento. Mancano le prove. Passano sei mesi e la relazione finisce al processo Dell'Utri. In aula, si legge sempre nella transazione «Giuffrida sostiene che per otto delle operazioni esaminate non era riuscito ad identificare l'origine della provvista. Il che aveva generato nell'opinione pubblica la convinzione che la società potesse avere effettivamente goduto dell'apporto di capitali di provenienza mafiosa». Accuse pensanti che spingono l'azienda, dopo la definizione in primo grado del procedimento, ovvero nel 2006, a citare Giuffrida per i gravi danni patiti. In pratica la Fininvest sostiene che il perito poteva ricostruire le otto operazioni e verificare che i denari «erano pacificamente rivenienti da persone, fisiche o giuridiche, tutte immediatamente riferibili all'allora costituendo gruppo Fininvest e quindi senza alcun afflusso di denaro dall'esterno».

    Giuffrida replicava sostenendo che la consulenza era incompleta perché costituiva «solo una prima ipotesi di lavoro», da integrare. Ma, in realtà, quella relazione non venne mai approfondita visto che poi il procedimento per il quale era stata redatta venne archiviato. Se non fosse poi resuscitata, seppur parziale, al processo Dell'Utri. Per questo ora «riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest».

    gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it

    sabato 28 luglio 2007 tratto da http://www.ilgiornale.it/

  7. #427
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    Il thread La rivolta dei bananas ... e' stato accodato ... ed i post mancanti sono stati eliminati dalla moderazione direttamente dalla Amministrazione di POL ...

  8. #428
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    Quella perizia di nascondere la notizia che riabilita Berlusconi

    di Filippo Facci

    A fare l’indignato che fa volar gli stracci, dopo anni di mestiere, cominci a sentirti anche un po’ scemo: le passioni si spassionano, il cinismo fa capolino, i toni alti e bassi li impari a regolare come quelli dello stereo, talvolta non riesci neppure più a capire dove comincia la tua opinione e dove quella del tuo ruolo in commedia. Ma qui, davvero, non è questione di gioco delle parti, la domanda è vera: com’è possibile che alcuni giornali, ieri, non abbiano completamente dato (completamente dato) la notizia che la famosa perizia-Giuffrida, quella che nel 1997 ipotizzava una provenienza oscura dei primi capitali Fininvest, è stata giudicata sbagliata e incompleta proprio dal perito che la elaborò? Come-è-possibile?

    Riassunto brevissimo per chi avesse letto solo Corriere o Repubblica o Stampa o Unità, e non capisse quindi di che stiamo parlando: la Procura di Palermo, nel 1997, affidò al perito della Banca d’Italia Francesco Giuffrida l’incarico di verificare se dei soggetti terzi (tipo la mafia) avessero potuto contribuire a formare eventualmente il gruzzolo primordiale della Fininvest. La perizia, pur genericamente, non riuscì a individuare la precisa origine di otto operazioni, e partì da questo una macchina mediatica formidabile, un leimotiv che trasformò Giuffrida in eroe e Berlusconi in mafioso. Giuffrida, ora, ha messo per iscritto che le famose operazioni erano in realtà «tutte ricostruibili, e tali da escludere l’apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest»; non solo: Giuffrida ha ammesso che a margine della perizia fu sovente messo alle strette dalla Procura di Palermo e soprattutto che il lavoro non poté neppure terminarlo, perché il procedimento contro Berlusconi fu infine archiviato.

    Circostanza che non impedì di riutilizzare la stessa perizia e la sua testimonianza, benché incomplete, nel corso del processo contro Marcello Dell’Utri per appoggio esterno in associazione mafiosa. Ora: come si valuta una notizia come questa, o meglio: come si valuta la smentita di una notizia e di una perizia di dieci anni fa? In cento modi, ma non c’è smentita che non vada calibrata secondo le conseguenze che la notizia falsa intanto abbia avuto. Nel caso della perizia di Giuffrida si parla di qualcosa che adombrò «mafia» attorno all’uomo più popolare del Paese, forse dopo il Papa, qualcosa che, come illustrato splendidamente da Luca Fazzo ieri su queste pagine, divenne architrave delle frotte di libri dei berluscologi Ruggeri & Guarino, poi rimpiazzati dall’altra coppia Gomez & Travaglio, senza contare le copertine dell’Espresso, quelle di Diario, il conosciuto libro L’odore dei soldi (quelli guadagnati da Travaglio, in realtà) scritto da Elio Veltri e Travaglio medesimo, lo stesso poi riversato nella nota e galeotta puntata con Daniele Luttazzi su Raidue, dunque sui centinaia di video reperibili sul sito Youtube.

    Il sedimento decennale di una notizia-perizia del genere, ora smentita, ha creato mostri, si è trascinata come una pesca a strascico di sostanziali cazzate; per esempio su centinaia di blog, addirittura in un pamphlet coadiuvato dall’eurodeputato Gianni Vattimo e distribuito a Bruxelles in quattro lingue, e addirittura in appelli «Forza Giuffrida» senza contare l’incipit del famoso Caimano di Nanni Moretti, insomma classiche note di antiberlusconismo professionale. Ci vorrebbero in teoria dieci anni per pareggiare i conti, e non si può, d’accordo, le cose vanno come vanno, e però, ora, come-è-possibile non dare neppure la notizia? Neppure-la-notizia? Oddio, Repubblica l’ha con 14 righe a pagina 22, e il titolo è «Fininvest, niente causa al consulente dei pm di Palermo». Anche la Stampa ha pubblicato uno straccetto d’agenzia non firmato a pagina 18. L’Unità niente, e si capisce, anzi no, una cosa del genere non è perdonabile neppure su l’Unità, perché il direttore Antonio Padellaro è uno che le notizie perlomeno le ha sempre date. Non si pretende magari che possa titolare come ha fatto Libero di ieri, che in prima pagina ha sparato «Su Silvio un mucchio di balle». Ma che dire del solito Corriere della Sera? Non ha scritto niente. Niente. Presente il Corriere della Sera? Non ha scritto niente.

    Ovvio che a Fininvest interessasse ristabilire la verità, è per questo che a suo tempo promosse una causa civile per forza di cose contro Francesco Giuffrida. Ma l’obiettivo era appunto la verità, non Giuffrida: nella transazione infatti il Gruppo riconosce «che i limiti della consulenza del dottor Giuffrida non sono dipesi da sua negligenza, ma da eventi estranei alla sua volontà». Chiusa qui. E pensare che nel tardo novembre 2006 l’apposito Marco Travaglio diffuse addirittura un appello a favore di Giuffrida, martire vessato dalla Fininvest: «Perché questo appello?», scriveva. Risposta: «Per rompere il silenzio e la solitudine che lo circondano». Ma quale silenzio. Dieci anni di baccano fatto alle sue spalle, dieci anni di santificazione non richiesta per un funzionario che ora ammette la sua serafica verità. Il silenzio, silenzio su questa verità, è quello dei giornali di ieri e di oggi e di domani. Tendi l’orecchio: non si sente niente.

    domenica 29 luglio 2007
    Filippo Facci

    tratto da http://www.ilgiornale.it/

  9. #429
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    Un po' di chiarezza
    Cadono le accuse ma l'antiberlusconismo è duro a morire

    L'ex condirettore della Banca d'Italia, Francesco Giuffrida, perito tecnico nei processi concernenti i finanziamenti Fininvest, concluse sette anni fa la sua indagine spiegando di non essere in grado di accertare l'effettiva provenienza dei fondi per almeno otto operazioni della Fininvest. Mentre, a rigore di legge, la perizia di Giuffrida non era certo tale da dimostrare che i finanziamenti della Fininvest fossero di origine mafiosa - non c'era un argomento positivo in essa - tanto bastò perché venisse avallata implicitamente l'accusa secondo la quale tali finanziamenti potessero avere un'origine legata alla criminalità organizzata.

    Dopo essere stato citato in giudizio dalla Fininvest, Giuffrida ha ora firmato una transazione nella quale si riconoscono "i limiti delle conclusioni" a cui pure era giunto, e spiega anche che le operazioni di cui si era occupato "erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo". Con il che sette anni di illazioni dovrebbero concludersi. Perché se la formula di Giuffrida usata all'epoca non era sufficientemente chiara, oggi è tale da non consentire più nessun appiglio ai grandi accusatori della Fininvest. Per nostra disgrazia, non solo l'antimafia è una professione, ma anche l'antiberlusconismo, così che si alimenta la prima e si demonizza il secondo. Perché è evidente che il proprio avversario non può semplicemente sostenere delle idee diverse, ma deve essere anche il ricettacolo di ogni negatività. Così per una certa parte politica Craxi era un agente degli Usa, e Andreotti in odore di Cosa Nostra. Berlusconi invece è entrambi, e peggio: stuoino della Casa Bianca, affiliato alla Mafia e quant'altro, senza nemmeno che ci si preoccupi di evitare il senso del ridicolo in cui cade ad esempio Nando Dalla Chiesa, il quale, a fronte della transazione di Giuffrida, asserisce di non esserne convinto: "Se fossi un perito e mi accorgessi di aver sbagliato, direi dove e perché". Pensiamo sia inutile far presente all'onorevole Dalla Chiesa che la perizia di Giuffrida non è necessariamente sbagliata, ma, per l'appunto, limitata, non completa e come tale suscettibile di interpretazioni.

    Sono le interpretazioni che si basano su quella perizia ad essere sbagliate, tanto che esse dovrebbero essere azzerate immediatamente. Ma la verità, come diceva Gramsci è sempre rivoluzionaria, per cui meglio non preoccuparsi mai di accertarla, visto che spesso finisce per contraddire le magnifiche idee che si propagandano impunemente.

    Roma, 30 luglio 2007

    tratto da http://www.pri.it

  10. #430
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