Una fase di incertezza
Malessere nella CdL, nuove divisioni fra Rutelli e la sinistra
La maggioranza sta male, non solo perché ha perso le regionali, ma anche e soprattutto a causa di uno stato di incertezza che perdurerà per lo meno fino a giovedì prossimo, data del vertice richiesto da Berlusconi. Fino a quel giorno sarà opportuno riflettere sugli errori commessi e su quali possibilità vi siano di ripresa per l'azione del governo.
Certo ci hanno colpito le parole del neo presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, secondo il quale alla base del suo successo c'è il timore del Sud verso la riforma costituzionale del governo. Se ora la maggioranza fosse orientata a una riflessione sulla materia, sarebbe sicuramente un bene: peccato di aver perso l'occasione per accettare questo suggerimento che noi avanzammo con forza prima delle elezioni regionali.
Sicuramente sarebbe stato più utile.
Altrettanto impressiona leggere nelle cronache giornalistiche la volontà del premier di creare un Ministero per le politiche del Mezzogiorno. Una proposta che avanzammo ad inizio legislatura, presentando un ddl un anno fa. Adesso è difficile sapere se vi sia ancora il tempo sufficiente per un colpo d'ala, piuttosto che rischiare di ricadere nelle diffidenze ed i contrasti che emersero al tempo della verifica di governo e che evidentemente, da quello che si può capire, non sono mai finiti.
E non consola vedere insieme alle incertezze e alla paure della maggioranza lo stato di fibrillazione del centrosinistra, ma esso è tale da dare una ragione alle forze di governo per non mollare la presa. Perché non è cosa da poco un contrasto che riguarda la politica economica del centrosinistra - protagonisti Monti e Bertinotti - e dunque sull'asse strategico della coalizione. Prodi vorrebbe adottare la linea del suo ex commissario europeo, ma Bertinotti, i cui voti restano indispensabili per l'Unione, invita con garbo il professore a far parte di un altro governo. Lo stesso Rutelli, pacatamente, fa una apertura alle forze moderate del centrodestra, nel caso in cui queste prendessero atto della fine di un ciclo politico. Ma prima che si possa aprire un dibattito in questo senso, c'è già un Pecoraro Scanio che tuona no contro i "trasformisti", secondo lo stile della virtuosità della sinistra che gli è proprio. Uno stile che si rivelò fallimentare già in altre occasioni. Di questo passo, prima che il centrodestra affoghi, il centrosinistra potrebbe anche già essere annegato. Ma questo non significa una speranza per la ripresa di fiducia da parte del Paese.
Roma, 11 aprile 2005





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